25 settembre 2010

Mors Tua

Quello che mi dà veramente fastidio della morte è constatare quanto l'uomo sia poco avvezzo a considerarla come parte integrante della propria natura. Non so se sia per paura, ignoranza, tradizione religiosa (questo supposto che le tre non coincidano), ma credo che ci si soffermi sempre troppo poco a pensare alla fine nella sua essenza, e non come avvenimento parte di un disegno più grande, sia esso divino o meramente umano. Credo che se avessimo un rapporto più naturale con la morte, tenendo sempre presente che si tratta dell'unica certezza della vita, forse non correremmo il rischio di incappare in evidenti distorsioni.
Per esempio, cosa davvero ha creato tanto scalpore in merito alla condanna di Sakineh? Probabilmente il fatto che una nazione si arroghi il diritto di sottrarre la vita, che in definitiva è l'unica cosa che abbiamo, in funzione di leggi più o meno eque. Forse anche, all'occidente non piace pensare che possa essere uccisa una donna a pietrate, ma io non credo che il metodo faccia molta differenza: sarebbe assurdo protestare per modificare la proceduta dell'esecuzione. Certamente, la necessità di pulirci le coscienze immaginando che basti dichiararsi contrari ad un atto barbaro ogni due o tre mesi per considerarci a ragion veduta candidi di spirito.
Il problema è che la morte, appunto, assurge al ruolo di massima carnefice, interpreta il ruolo della cattiva per eccellenza. Forse per questo, nel momento in cui sopraggiunge, siamo pronti a schierarci dalla parte di chi viene da essa abbattuto, compatendolo e lavandone i torti e dimenticando gli atti compiuti in vita, che dovrebbero essere gli unici rilevanti nel giudizio dell'individuo.
Eppure, quando non sono ormai più in vita, fioriscono statisti, eroi, simboli. Qualche tempo fa avevo scritto, mi cito testualmente, che "la morte raccontata non ha una causa, ma soltanto un fine, sia esso mostrare la generosa solidarietà di un governo verso i suoi figli o piuttosto vituperare popoli, razze, etnie nel nome di esigenze politiche".
In sostanza, che Sakineh sia una barbara omicida piuttosto che una povera donna incastrata dal maschilismo dei fanatici iraniani, diventa del tutto irrilevante. Ed intendiamoci, non sarò certo io a sostenere che se fosse appurata la sua natura di omicida allora meriterebbe la condanna. Al contrario, mi rendo conto che non è questo il motivo di tanta risonanza, non può esserlo, non si può essere contrari alla pena di morte solo per i presunti innocenti, o per le donne.
Già, ma allora, se non si tratta delle modalità ed il punto non è la revisione del processo, allora perchè soffermarsi sul caso di Sakineh in maniera così reiterata e non, per esempio, sulla donna uccisa oggi negli Stati Uniti, peraltro dotata di un QI di 70 (cioè più basso di quello di Forrest Gump e di Gasparri. No, forse di Gasparri no)? O sulle altre 52 donne americane che attendono l'esecuzione?
Perchè stavolta il ruolo della signora con la falce lo vogliamo attribuire ad una nazione in particolare, trasferendo quindi la frustrazione verso questa morte così invalicabile su qualcosa di tangibile: uno stato, una cultura, un popolo. Credo che sia tanto odioso dover compatire un omicida quanto ammettere che il capo di uno degli stati più barbari del mondo, l'Iran, ha ragione nell'affermare che tutta questa mobilitazione non è nulla più che un complotto inscenato dall'occidente, USA in testa. E stiamo attenti, perchè il nostro cieco buonismo, anche se impiegato per una causa nobile, diventa semplicemente uno strumento per amplificare le differenze fra popoli. Perchè quello che emerge dalla storia di Sakineh non è l'assurdità della pena di morte, ma che questi arabi del cazzo conservano delle usanze da cultura inferiore. Raccontate la storia a 60 milioni di italiani e provate a immaginare quanto l'impressione di voler fare a meno degli immigrati, questa gente così rozza, si sedimenterà ulteriormente nelle menti di questo popolo. Rendendo di fatto legittimato un governo che agli immigrati va incontro sparando loro prima che possano mettere piede nel nostro paese.
Con tanti saluti alla pena di morte, maledetti negri.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Hai ragione, sacrosanta ragione. L'ultima riflessione mi ha colpito di più, ancora non ci avevo pensato.

Il punto è che nessuno si ricorda cosa combinassero i fanatici cattolici qualche secolo fa

Unknown ha detto...

Sottoscrivo in pieno il commento di Inneres. Ripeto quello che ho già detto in altri blog: è molto semplice prenderla con i "cattivi", e cosa c'è più cattivo, in questo momento, dello stato iraniano? E quanto è difficile, invece, condannare il gesto efferato di una nazione considerata "civile"?

SCIUSCIA ha detto...

Una delle migliori riflessioni sul tema.