15 giugno 2010

Scusate, c'è un carpentiere?

[post scritto l'11 Giugno 2009, dopo Italia-Nuova Zelanda 4-3]

Credo che non ci sia nulla di tanto rappresentativo per una nazione come la sua squadra di calcio, questo partendo dall'ovvio presupposto che si faccia un'analisi superficiale e fondata su leggende metropolitane e luoghi comuni. Basti pensare al Brasile, mix di divertimento e samba, alla Germania, dura e compatta e mai arrendevole, alla Francia, snob ma multietnica, all'Inghilterra, saccente (le seghe, avete inventato voi) e dotata più che incisiva. E noi? La nostra nazionale è estrosa, ma difensivista, arruffona e simpatica, svogliata sin quando non viene il momento di fare sul serio. E' un pò come l'italiota che va in vacanza all'estero e fa il caciarone e riesce a stare sulle balle ad ogni popolazione del pianeta, salvo contemporaneamente fottersi poi le loro donne millantando un inglese che non conosce.

Solo l'Italia poteva vincere un mondiale pieno di squadre fortissime e blasonate (1982) ed un altro con mezza rosa in serie B per calciopoli, o arrivare in finale con gente come Del Vecchio e Minotti. La stessa Italia che ha gettato alle ortiche il mondiale in casa o quello del '78, quando oggettivamente c'era poca trippa per gatti.
Ma d'accordo, gli esiti delle grandi manifestazioni sono spesso dettati dal caso, dalla fortuna, da un rigore di troppo, da una doppietta di un difensore che ha fatto 3 gol in carriera, compresi quei 2 in semifinale (ed il terzo peraltro al Milan in contropiede: è più probabile che Messi faccia un gol di testa in finale di Champions o che Gattuso apra una scuola di danza), da un rimbalzo dopo la traversa lontano mezzo metro dalla linea di porta che diventa gol per il fattore campo ed il fuso orario o faccende simili.

Però certe altre cose non hanno scusanti: ora io capisco che l'Italia di ieri sera abbia giocato con dei diciottenni scocciati perchè non possono aprire le discoteche della Versilia dopo un anno di lavoro e che la partita era utile più o meno quanto le primarie del Pdl. Capisco anche l'emicrania da altitudine, perchè chiaramente i nostri avversari che vengono da un arcipelago popolato da kiwi a 12 ore di fuso orario sono avvezzi a qualsiasi condizione climatica ed hanno il Key-Way incorporato. E posso anche capire uno svarione difensivo, un pallone che viene indirizzato in porta da un'aquila di passaggio, uno scivolone o un avversario che ti distrae indicando le tribune e strillando "Toh, Jessica Alba nuda" (si, in italiano). Ma cazzo, prendere tre pere dalla Nuova Zelanda è veramente ridicolo: peraltro dal capocannoniere del campionato di Tonga e da un altro che gioca in una squadra australiana che è stata fondata sei mesi fa e che annovera fra i suoi giocatori un portiere che si chiama Distratten ed il numero 10 Culina, vecchia baldracca del calcio europeo, noto per essere l'unico giocatore al mondo meno incisivo di Morfeo.
Potrei anche giustificare questa bella prestazione, se fosse un evento sporadico, ma il fatto è che la nostra nazionale reagisce sempre così: contro una squadra con dodici palloni d'oro che segna 5 gol a partita e non perde da quando Claudia Kohl non era ancora vergine (cit. riv.) gioca alla morte, non concede un tiro in porta e vince di culo in contropiede, ma senza demeritare. Invece quando si trova davanti una squadra di gente così scarsa che non l'avrebbe comprata neppure il Moratti dei tempi di Vampeta, Sorondo e Gamarra, colleziona inevitabili cattive figure: è storia recente la vittoria contro Cipro al 92° con Buffon migliore in campo, e non dobbiamo andare troppo indietro nel tempo per trovare il gol di Ahn, acquistato da Gaucci che lo scambiò per un purosangue e poi lo tenne a Perugia per far piacere ai nipotini che tanto ridevano delle sue imitazioni dei cartoni giapponesi: che giocasse a pallone, era sconosciuto ai più. L'altra Corea, quella del '66 che ha fatto storia, ci trafisse con un dentista che faceva il professore di ginnastica.
Ma certamente la figura di merda più plateale ce l'ha regalata Jacobsen, un giovane carpentiere faroese che è riuscito a segnare due reti all'Italia in altrettante partite, vergognosamente entrambe vinte dall'Italia, nonostante almeno una delle due sia stata chiusa con più di qualche brivido. Ecco, subire gol in maniera reiterata da una nazione che è 1250 volte più piccola di noi, nella quale non esiste il concetto di calcio e per la quale giocano solo magazzinieri, cacciatori di cetacei e spaccalegna non è un'impresa facile. Peraltro ho motivo di ritenere che i giocatori della nazionale nemmeno sapessero in che spicchio di mondo si trovavano al momento della partita. Gran parte neppure sospettava l'esistenza di una nazione con quel nome:
Totti: - Con chi giochiamo stasera?
Lippi: -FarOer, Totti.
Totti: - Io je faròer cucchiaio, invece.

Che poi, pensandoci bene, quanti carpentieri ci possono mai essere alle Far Oer? Immagino scene di panico fra gli ingegneri che tiravan su l'unico palazzo da costruire nelle isole:
-Dove diavolo s'è cacciato Jacobsen?
-C'è l'Italia oggi, capo.
-Disdetta.. cercatemi un altro carpentiere. Se non ne trovate va bene un baleniere. O anche una mezz'ala.

10 giugno 2010

Un taglio col passato

Litigare col barbiere alle porte dell'estate, rovinando così la propria estetica nel periodo in cui notoriamente gli umori della gioventù sono indirizzati all'accoppiamento, potrebbe essere visto come un dramma esistenziale.

In realtà non ho propriamente litigato col barbiere, ma indispettito dal suo ultimo taglio a "pene di segugio" nonchè sobillato da mia madre che mi esortava a mettere la testa a posto (più o meno letteralmente) da un parrucchiere che fosse in grado di fare il suo lavoro, l'ho tradito affidandomi appunto ai consigli del parentume.

Quello che mia madre non capisce, avvezza a sedute di ore in sale piene di signore truccate che sfogliano riviste con gente truccata che mostra i propri capelli con fierezza, è che sono abituato a rozzi barbieri di provincia che tagliano secondo la moda più tamarra del momento senza bisogno che tu dia loro indicazioni e che esercitano la loro attività in vecchi garage abusivi e sprovvisti di lavandini per lavare i capelli.

-Ok, siediti lì che ti faccio lo shampoo.
-Intende in ginocchio davanti a quella bacinella?
-Esatto.
-Ma non c'è il rubinetto.
-Non ti preoccupare che una soluzione la troviamo.
-Si potrebbe avere un po' più fredda l'acqua?
-Mi spiace, la temperatura è unica.
-Perchè l'acqua è gialla?
-Chiudi gli occhi, sta tranquillo.
-D'accordo. Ma non usa lo shampoo per lavare i capelli?
-Certo, un attimo che arriva anche quello.

Ecco, insomma, poi passano tutto il tempo a lamentarsi del governo e delle donne e alla fine ti fanno pagare 6 euro (peraltro il mio faceva anche la fattura).

Insomma, dopo aver appurato che la mia pettinatura è ogni giorno diversa ed arbitrariamente decisa dai miei capelli e non da me, decido che la cosa non può andare avanti e così vado in questo posto chic, con pavimenti di marmo bianco e decorazioni, ma nessun vecchio catarroso a chiaccherare col barbiere. Mi accoglie una ragazza carina e ben curata, mi fa uno shampoo con 12 creme, ciascuna con un'essenza diversa e alla fine mi fa accomodare su una comoda poltrona imbottita, ben diversa dallo sgabello a due gambe che mi ospitava dal vecchio barbiere.

-Allora, come li facciamo?
-Ecco, beh, vorrei un po' accorciarli, vede, si sparano a casaccio. Solo, dietro li vorrei lasciati un po' più lunghi.

La ragazza resta interdetta. Mi guarda con la faccia di una velina davanti ad una lavagna con formule di costruzioni meccaniche e mormora:

-Scusa, non ho capito.
-Beh, sì, li vorrei accorciare tutti, ma sopra di più.
-Ma in che senso?
-Nel senso che sopra me li fa lunghi così (mostrando due dita) e dietro lunghi così (mostrandone tre)

La ragazza arranca. Si percepisce distintamente il rumore delle rotelle nella sua testa. Alla fine esclama:

-Quindi sopra li lasciamo un po' più lunghi e te li taglio dietro e ai lati?

'Ma certo' penso io sconsolato. Il taglio tamarro in Toscana è questo, mica come in Sicilia, dove non è affatto raro imbattersi in personaggi rasati ma con la chioma dietro come i moicani.
Conscio che la ragazza non avrebbe mai capito, mi arrendo.

-Cominci a tagliare ai lati e poi accorciare dietro, a tagliare sopra siamo sempre in tempo.

La ragazza prende una macchinetta con rinnovato vigore e mi rasa completamente sia dietro che ai lati. Poi comincia a spuntare con le forbici i capelli sopra, lasciandoli sostanzialmente identici. Io la osservo basito ed interdetto.

Alla fine, terrorizzato dalla piega (ahahha) che stava prendendo la situazione, prendo il coraggio a quattro mani:

-Senta, sa che facciamo? E' estate e fa caldo, tagli tutto.

Prima morale: domani mi arruolo ed ho pagato più del doppio rispetto al barbiere tradizionale.

In serata vado al bar, incontro un mio amico che aveva appena fatto lo stesso (non andare al bar, rasarsi):

-Ah, anche tu hai la macchinetta?
-No, veramente sono andato da un parrucchiere.
-Se mi offrivi una birra te li tagliavo io a casa mia, pirla.

Seconda morale: quando vi fanno un danno, pensate subito che appostata all'angolo c'è anche la beffa.

8 giugno 2010

Uno di questi giorni

Ti ucciderò con un coltello,
taglierò tutto l'addome.
Srotolerò le tue interiora
e con esse
ti appenderò a una trave.
Arriveranno cani affamati
che saltando festosi
ti strapperanno a morsi i genitali.
Mentre corvi scesi dall'alto
beccheranno il tuo cranio,
ti caveranno dalle orbite gli occhi.
E delle tue urla, io sorriderò.

4 giugno 2010

Abbandoni indolenti

*nonostante il titolo, non si tratta di una ficton di Rete4

"Se avessi voluto un lavoro facile sarei rimasto al Porto, con una bella poltrona blu, la Coppa dei Campioni, Dio e dopo di lui io".


Da piccolo amavo sollazzarmi a pensare come avrebbero risposto allenatori e giocatori alle domande scomode che gli venivano poste poco prima dei bigmatch: restavo deluso, rispondevano non rispondendo.
1) Giornalista: che partita si aspetta?
All: l’Inter è un avversario difficile, sarà dura ma penso potremo farcela. Li rispettiamo ma non temiamo nessuno.2) Giornalista: con quante punte giocherà?
All: l’Inter è un avversario difficile, sarà dura ma penso potremo farcela. Li rispettiamo ma non temiamo nessuno
3) Giornalista: senza 5 vostri titolari, il bomber, il massaggiatore e l’addetto stampa avete quale possibilità di vincere?
All: l’Inter è un avversario difficile, sarà dura ma penso potremo farcela. Li rispettiamo ma non temiamo nessuno
4) Giornalista: pare che Snejider e Cambiasso vadano dallo stesso tricologo, quanto inciderà sul match?All: l’Inter è un avversario difficile, sarà dura ma penso potremo farcela. Li rispettiamo ma non temiamo nessuno
5) Giornalista: ha visto l’ultimo film di woody allen?
All: l’Inter è un avversario difficile, sarà dura ma penso potremo farcela. Li rispettiamo ma non temiamo nessuno.
Poi arrivò lui, Mourinho. Una vera rivoluzione nel mondo del pallone, perchè Mourinho è come una bella gnocca in un locale per gay che ti si avvicina ammiccando: non sai mai se ti sta prendendo per il culo. Ma lasciando stare questo (i gay, non la gnocca né Mourinho) bisogna riconoscergli grandissimi meriti.

1) ha creato lo sfottò “zeru tituli” un tormentone che farà storia, un po’ come “ET, telefono casa” negli anni 90 o Mastrota che ti incita: "Alza la cornetta, Mondialcasa ti aspetta!”.
2) ha dimostrato che anni e anni passati a giocare a Scudetto o Football Manager potrebbero essere una risorsa utile per il futuro, sempre se dovesse fallire l’ambizione di diventare il padrone assoluto del mondo. Amo mou perchè è proprio come me, abbiamo la stessa preparazione calcistica da videogame. Se perdo o pareggio clicco su cambia tattica ed inserisco tutte le punte che ho in panca; se vinco invece imposto tieni possesso palla, e/o rallenta l’azione, e metto 2-3 difensori o centrocampisti incontristi negli ultimi 30-25 min.
3) ha gettato una pietra miliare del cabaret post-moderno adducendo il suo gesto della manette come una manifestazione non di protesta, ma di incitamento (alla protesta). Solo che forse si è dimenticato di dire la parte tra parentesi.
4) ha fatto vincere tutto all’Inter, non il Real o Barca o il Manchester..l’I-N-T-E-R, lo zimbello di tutta Italia da quando il calcio si chiama calcio, lo sbarco in Normandia ha avuto successo, è finita la guerra fredda, o semplicemente sono nato io.
5) ha dato prova che la fortuna non è importante nel calcio, è decisamente tutto.
Mourinho è un po’ come la mia ex (leggere “media donna comune”). Affascinante, seducente, pelosa al punto giusto.. ditelo che ci eravate cascati eh..
Davvero, è molto simile a lei, ma non fisicamente per quel che ormai ricordi. Cinico e intelligente come pochi, riesce a farsi dare ragione anche se palesemente in torto e ad evitare che qualcuno gli faccia notare le cazzate che va dicendo. E soprattutto, una volta ottenuto il massimo dai suoi ragazzi, li abbandona per cercare nuovi stimoli e portandosi dietro ciò che ritiene più utile alla causa. Ma il loro forte è decisamente la tempistica, roba da Guinness. Mou in lacrime per la vittoria e triste perchè sa che lascerà l’inter (scelta decisa non da lui , immagino, piange proprio per questo. Sarebbe stato assassinato altrimenti. Da chi? da ET, offeso per il suo tormentone scalzato?), tanto triste che la sera stessa resta a Madrid per brindare con Florentino Perez ed il giorno dopo, approfittando della ormai assodata e di lunghezza indefinita ebbrezza di Moratti, annuncia in mondovisione “Inter resterai per sempre l’unica nel mio cuore. Restiamo in buoni rapporti, se non mi metti i bastoni fra le ruote”. Lei, invece, in lacrime per quanto mi ama e triste perchè sa che mi lascerà (scelta a cui è stata costretta da mastro Geppetto), tanto triste che in 48 ore ne trova un altro e qualche giorno dopo mi confida candidamente: “Sei speciale, forse ho sbagliato tutto. Però sto bene adesso.”
Unica consolazione, almeno nel calcio non sono interista.
Anche se io non mi sono divertito per un anno intero, prima di essere abbandonato.

3 giugno 2010

Le vie dei canti

C'è stato un tempo in cui non sognavo mai. E non intendo dire che non mi ricordavo i sogni che facevo, perchè non è poi vero che nel sonno tutti hanno le loro belle visioni: è che proprio dal momento in cui cominciavo a dormire a quello in cui riaprivo gli occhi il pomeriggio successivo (questione di bioritmi) mi limitavo a vedere un enorme pannello nero. Il cervello si fermava, i pensieri evaporavano e quelle poche ore di sonno pesante come un mattone erano del tutto rigeneranti.

Certo, in realtà sognavo quando ero davvero piccolo. Ricordo che, quando iniziai le elementari, per diversi mesi venivo inseguito nel cortile di casa mia da un enorme quanto inetto tirannosauro e che per sfuggirgli con maggiore probabilità di successo entravo nella nostra macchina, che per l'occasione era gialla e senza tettuccio, e sgommavo con inevitabili partenze a razzo, risultato notevole per un'età nella quale le macchine notoriamente si azionano con una molla e si fermano schiacciandole con un piede, sino alla latteria all'angolo che, secondo il regolamento fra me ed il tirannosauro, era considerato limite invalicabile.

Era sempre lo stesso sogno, uguale in ogni dettaglio, forse per questo lo ricordo ancora perfettamente. Credo di dovere a Spielberg gran parte dei travagli della mia infanzia.

Invece, quando ero ancora più piccolo, in quel confuso dormiveglia che è la fase neonatale, non facevo altro che desiderare di succhiare tette, brama che del resto è tornata prepotentemente di moda alle superiori. E, sin qui, tutto normale.

Gli anni davvero imbarazzanti sono stati quelli successivi: la gente raccontava di sogni fantastici, faceva previsioni o sottili analisi psicologiche e riscontrava nei racconti degli altri similitudini ed analogie. Pare che tutti prima o poi sognino di cadere o scivolare, i miei compagni di classi raccontavano di mirabolanti avventure sessuali, le ragazze di principi venuti in sella ad un cavallo bianco. Io ascoltavo stando in disparte, pensando al mio bel 42" completamente nero che mi attendeva ogni notte.

Finchè una notte, in tempi assai recenti, sono caduto dal letto, ho messo le mani avanti per attutire il colpo e mi sono risvegliato dopo l'urto, ma ancora stabilmente sul mio letto.
Da allora sogno quasi tutte le notti: non voglio raccontarvi le storie e solo in parte perchè cercare di ricordare i sogni è come voler trattenere l'acqua con le mani. Scappa da tutti i pertugi e si resta inequivocabilmente all'asciutto. Però mi ricordo che vivo delle situazioni e che spesso mi sembrano talmente verosimili da sembrare vere.

Non ho ancora deciso se questo cambiamento repentino e radicale mi piaccia davvero. Da un lato riposo peggio, mi sveglio stanco e spesso con la fastidiosa sensazione di aver interrotto qualcosa di molto più bello della realtà. Dall'altro, i sogni sono l'unico espediente per ottenere quanto si desidera ardentemente e realizzare delle speranze inaccessibili, seppur in maniera aleatoria e fugace.

Adesso, pian piano, inizio addirittura a controllare i miei sogni, che del resto altro non sono che prodotti della mente. Non mi servono analisti, so perfettamente cosa voglio e perchè tutto questo compaia in modo ricorrente nelle mie notti. Arriva sempre uno stadio in cui mi rendo conto che si tratta solo di un sogno e, proprio mentre sto affondando nella delusione, il cervello si partiziona e si autoinganna, da una parte lasciando la ragione e la consapevolezza in attesa, dall'altra garantendo la prosecuzione del sogno su binari a me graditi.

Ed è davvero bellissimo autoingannarsi consapevolmente. In fondo, passiamo una larga fetta del nostro tempo dormendo. A me piace riuscire ad essere felice almeno per qualche ora. E' bello immaginare che la felicità semplice e genuina possa essere alla portata di tutti e garantita nient'altro che dalle scelte che facciamo.

Poi apro gli occhi e vedo che niente assomiglia ai mondi creati dalla mia immaginazione. Allora sopravvivo, in attesa di poter sognare di nuovo.