[post scritto l'11 Giugno 2009, dopo Italia-Nuova Zelanda 4-3]
Credo che non ci sia nulla di tanto rappresentativo per una nazione come la sua squadra di calcio, questo partendo dall'ovvio presupposto che si faccia un'analisi superficiale e fondata su leggende metropolitane e luoghi comuni. Basti pensare al Brasile, mix di divertimento e samba, alla Germania, dura e compatta e mai arrendevole, alla Francia, snob ma multietnica, all'Inghilterra, saccente (le seghe, avete inventato voi) e dotata più che incisiva. E noi? La nostra nazionale è estrosa, ma difensivista, arruffona e simpatica, svogliata sin quando non viene il momento di fare sul serio. E' un pò come l'italiota che va in vacanza all'estero e fa il caciarone e riesce a stare sulle balle ad ogni popolazione del pianeta, salvo contemporaneamente fottersi poi le loro donne millantando un inglese che non conosce.
Solo l'Italia poteva vincere un mondiale pieno di squadre fortissime e blasonate (1982) ed un altro con mezza rosa in serie B per calciopoli, o arrivare in finale con gente come Del Vecchio e Minotti. La stessa Italia che ha gettato alle ortiche il mondiale in casa o quello del '78, quando oggettivamente c'era poca trippa per gatti.
Ma d'accordo, gli esiti delle grandi manifestazioni sono spesso dettati dal caso, dalla fortuna, da un rigore di troppo, da una doppietta di un difensore che ha fatto 3 gol in carriera, compresi quei 2 in semifinale (ed il terzo peraltro al Milan in contropiede: è più probabile che Messi faccia un gol di testa in finale di Champions o che Gattuso apra una scuola di danza), da un rimbalzo dopo la traversa lontano mezzo metro dalla linea di porta che diventa gol per il fattore campo ed il fuso orario o faccende simili.
Però certe altre cose non hanno scusanti: ora io capisco che l'Italia di ieri sera abbia giocato con dei diciottenni scocciati perchè non possono aprire le discoteche della Versilia dopo un anno di lavoro e che la partita era utile più o meno quanto le primarie del Pdl. Capisco anche l'emicrania da altitudine, perchè chiaramente i nostri avversari che vengono da un arcipelago popolato da kiwi a 12 ore di fuso orario sono avvezzi a qualsiasi condizione climatica ed hanno il Key-Way incorporato. E posso anche capire uno svarione difensivo, un pallone che viene indirizzato in porta da un'aquila di passaggio, uno scivolone o un avversario che ti distrae indicando le tribune e strillando "Toh, Jessica Alba nuda" (si, in italiano). Ma cazzo, prendere tre pere dalla Nuova Zelanda è veramente ridicolo: peraltro dal capocannoniere del campionato di Tonga e da un altro che gioca in una squadra australiana che è stata fondata sei mesi fa e che annovera fra i suoi giocatori un portiere che si chiama Distratten ed il numero 10 Culina, vecchia baldracca del calcio europeo, noto per essere l'unico giocatore al mondo meno incisivo di Morfeo.
Potrei anche giustificare questa bella prestazione, se fosse un evento sporadico, ma il fatto è che la nostra nazionale reagisce sempre così: contro una squadra con dodici palloni d'oro che segna 5 gol a partita e non perde da quando Claudia Kohl non era ancora vergine (cit. riv.) gioca alla morte, non concede un tiro in porta e vince di culo in contropiede, ma senza demeritare. Invece quando si trova davanti una squadra di gente così scarsa che non l'avrebbe comprata neppure il Moratti dei tempi di Vampeta, Sorondo e Gamarra, colleziona inevitabili cattive figure: è storia recente la vittoria contro Cipro al 92° con Buffon migliore in campo, e non dobbiamo andare troppo indietro nel tempo per trovare il gol di Ahn, acquistato da Gaucci che lo scambiò per un purosangue e poi lo tenne a Perugia per far piacere ai nipotini che tanto ridevano delle sue imitazioni dei cartoni giapponesi: che giocasse a pallone, era sconosciuto ai più. L'altra Corea, quella del '66 che ha fatto storia, ci trafisse con un dentista che faceva il professore di ginnastica.
Ma certamente la figura di merda più plateale ce l'ha regalata Jacobsen, un giovane carpentiere faroese che è riuscito a segnare due reti all'Italia in altrettante partite, vergognosamente entrambe vinte dall'Italia, nonostante almeno una delle due sia stata chiusa con più di qualche brivido. Ecco, subire gol in maniera reiterata da una nazione che è 1250 volte più piccola di noi, nella quale non esiste il concetto di calcio e per la quale giocano solo magazzinieri, cacciatori di cetacei e spaccalegna non è un'impresa facile. Peraltro ho motivo di ritenere che i giocatori della nazionale nemmeno sapessero in che spicchio di mondo si trovavano al momento della partita. Gran parte neppure sospettava l'esistenza di una nazione con quel nome:
Totti: - Con chi giochiamo stasera?
Lippi: -FarOer, Totti.
Totti: - Io je faròer cucchiaio, invece.
Che poi, pensandoci bene, quanti carpentieri ci possono mai essere alle Far Oer? Immagino scene di panico fra gli ingegneri che tiravan su l'unico palazzo da costruire nelle isole:
-Dove diavolo s'è cacciato Jacobsen?
-C'è l'Italia oggi, capo.
-Disdetta.. cercatemi un altro carpentiere. Se non ne trovate va bene un baleniere. O anche una mezz'ala.
Credo che non ci sia nulla di tanto rappresentativo per una nazione come la sua squadra di calcio, questo partendo dall'ovvio presupposto che si faccia un'analisi superficiale e fondata su leggende metropolitane e luoghi comuni. Basti pensare al Brasile, mix di divertimento e samba, alla Germania, dura e compatta e mai arrendevole, alla Francia, snob ma multietnica, all'Inghilterra, saccente (le seghe, avete inventato voi) e dotata più che incisiva. E noi? La nostra nazionale è estrosa, ma difensivista, arruffona e simpatica, svogliata sin quando non viene il momento di fare sul serio. E' un pò come l'italiota che va in vacanza all'estero e fa il caciarone e riesce a stare sulle balle ad ogni popolazione del pianeta, salvo contemporaneamente fottersi poi le loro donne millantando un inglese che non conosce.
Solo l'Italia poteva vincere un mondiale pieno di squadre fortissime e blasonate (1982) ed un altro con mezza rosa in serie B per calciopoli, o arrivare in finale con gente come Del Vecchio e Minotti. La stessa Italia che ha gettato alle ortiche il mondiale in casa o quello del '78, quando oggettivamente c'era poca trippa per gatti.
Ma d'accordo, gli esiti delle grandi manifestazioni sono spesso dettati dal caso, dalla fortuna, da un rigore di troppo, da una doppietta di un difensore che ha fatto 3 gol in carriera, compresi quei 2 in semifinale (ed il terzo peraltro al Milan in contropiede: è più probabile che Messi faccia un gol di testa in finale di Champions o che Gattuso apra una scuola di danza), da un rimbalzo dopo la traversa lontano mezzo metro dalla linea di porta che diventa gol per il fattore campo ed il fuso orario o faccende simili.
Però certe altre cose non hanno scusanti: ora io capisco che l'Italia di ieri sera abbia giocato con dei diciottenni scocciati perchè non possono aprire le discoteche della Versilia dopo un anno di lavoro e che la partita era utile più o meno quanto le primarie del Pdl. Capisco anche l'emicrania da altitudine, perchè chiaramente i nostri avversari che vengono da un arcipelago popolato da kiwi a 12 ore di fuso orario sono avvezzi a qualsiasi condizione climatica ed hanno il Key-Way incorporato. E posso anche capire uno svarione difensivo, un pallone che viene indirizzato in porta da un'aquila di passaggio, uno scivolone o un avversario che ti distrae indicando le tribune e strillando "Toh, Jessica Alba nuda" (si, in italiano). Ma cazzo, prendere tre pere dalla Nuova Zelanda è veramente ridicolo: peraltro dal capocannoniere del campionato di Tonga e da un altro che gioca in una squadra australiana che è stata fondata sei mesi fa e che annovera fra i suoi giocatori un portiere che si chiama Distratten ed il numero 10 Culina, vecchia baldracca del calcio europeo, noto per essere l'unico giocatore al mondo meno incisivo di Morfeo.
Potrei anche giustificare questa bella prestazione, se fosse un evento sporadico, ma il fatto è che la nostra nazionale reagisce sempre così: contro una squadra con dodici palloni d'oro che segna 5 gol a partita e non perde da quando Claudia Kohl non era ancora vergine (cit. riv.) gioca alla morte, non concede un tiro in porta e vince di culo in contropiede, ma senza demeritare. Invece quando si trova davanti una squadra di gente così scarsa che non l'avrebbe comprata neppure il Moratti dei tempi di Vampeta, Sorondo e Gamarra, colleziona inevitabili cattive figure: è storia recente la vittoria contro Cipro al 92° con Buffon migliore in campo, e non dobbiamo andare troppo indietro nel tempo per trovare il gol di Ahn, acquistato da Gaucci che lo scambiò per un purosangue e poi lo tenne a Perugia per far piacere ai nipotini che tanto ridevano delle sue imitazioni dei cartoni giapponesi: che giocasse a pallone, era sconosciuto ai più. L'altra Corea, quella del '66 che ha fatto storia, ci trafisse con un dentista che faceva il professore di ginnastica.
Ma certamente la figura di merda più plateale ce l'ha regalata Jacobsen, un giovane carpentiere faroese che è riuscito a segnare due reti all'Italia in altrettante partite, vergognosamente entrambe vinte dall'Italia, nonostante almeno una delle due sia stata chiusa con più di qualche brivido. Ecco, subire gol in maniera reiterata da una nazione che è 1250 volte più piccola di noi, nella quale non esiste il concetto di calcio e per la quale giocano solo magazzinieri, cacciatori di cetacei e spaccalegna non è un'impresa facile. Peraltro ho motivo di ritenere che i giocatori della nazionale nemmeno sapessero in che spicchio di mondo si trovavano al momento della partita. Gran parte neppure sospettava l'esistenza di una nazione con quel nome:
Totti: - Con chi giochiamo stasera?
Lippi: -FarOer, Totti.
Totti: - Io je faròer cucchiaio, invece.
Che poi, pensandoci bene, quanti carpentieri ci possono mai essere alle Far Oer? Immagino scene di panico fra gli ingegneri che tiravan su l'unico palazzo da costruire nelle isole:
-Dove diavolo s'è cacciato Jacobsen?
-C'è l'Italia oggi, capo.
-Disdetta.. cercatemi un altro carpentiere. Se non ne trovate va bene un baleniere. O anche una mezz'ala.
