Come definireste uno che appena terminato l'interrogatorio riguardante una inchiesta basata su intercettazioni telefoniche esce dal tribunale e si mette al telefono a spifferare tutto ciò che gli hanno domandato?
17 marzo 2010
15 marzo 2010
Il velo blu (parte 5)
Clicca QUI per leggere la parte 4.
L'uomo tentava di risalire sulla barca, animato dall'impeto dell'istinto, dal desiderio di sopravvivere. Movimenti improvvisati e forti tentavano di rovesciare il vascello, mentre Carbutto s'allontanava dal naufrago. Ombre sconosciute, eccitate dal richiamo del suono, intanto s'avvicinavano fluttuando nel buio del profondo, emettendo echi minacciosi. La fine era ormai imminente. Uno dei misteriosi esseri era giunto, la sua forma non era più celata. Un grosso serpente, questa era la sua natura, s'apprestava ad avvolgere sinuoso il corpo dello stolto, in un abbraccio di morte e sofferente sollievo. Virgo s'arrendette a quella stretta, si lascio trasportare giù in fondo, respirando l'acqua per risparmiarsi il dolore. E fu la scelta giusta, il buon senso giunge ai folli solo prima della morte. Le ossa si spezzavano e si frantumavano all'aumentare della pressione, al morire dell'uomo. Poco dopo il serpente iniziò a mordergli la testa, strappando i capelli, e poi i tessuti dal cranio, colorando il mare di rosso e profumandolo di sangue. Altre creature sopraggiunte divorarono il resto. Le membra si staccavano e s'estendevano tirate da piccoli pesci pronti a contendersi le sottili carni. Animali di maggior taglia sbranavano con rapidi e veementi morsi il fegato, la milza e gli intestini.
Bolle rosse salivano su a galla, poi esplodevano a salutare il sole. La fine di quell'uomo era scritta.
Clicca qui per leggere la parte 6
L'uomo tentava di risalire sulla barca, animato dall'impeto dell'istinto, dal desiderio di sopravvivere. Movimenti improvvisati e forti tentavano di rovesciare il vascello, mentre Carbutto s'allontanava dal naufrago. Ombre sconosciute, eccitate dal richiamo del suono, intanto s'avvicinavano fluttuando nel buio del profondo, emettendo echi minacciosi. La fine era ormai imminente. Uno dei misteriosi esseri era giunto, la sua forma non era più celata. Un grosso serpente, questa era la sua natura, s'apprestava ad avvolgere sinuoso il corpo dello stolto, in un abbraccio di morte e sofferente sollievo. Virgo s'arrendette a quella stretta, si lascio trasportare giù in fondo, respirando l'acqua per risparmiarsi il dolore. E fu la scelta giusta, il buon senso giunge ai folli solo prima della morte. Le ossa si spezzavano e si frantumavano all'aumentare della pressione, al morire dell'uomo. Poco dopo il serpente iniziò a mordergli la testa, strappando i capelli, e poi i tessuti dal cranio, colorando il mare di rosso e profumandolo di sangue. Altre creature sopraggiunte divorarono il resto. Le membra si staccavano e s'estendevano tirate da piccoli pesci pronti a contendersi le sottili carni. Animali di maggior taglia sbranavano con rapidi e veementi morsi il fegato, la milza e gli intestini.
Bolle rosse salivano su a galla, poi esplodevano a salutare il sole. La fine di quell'uomo era scritta.
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10 marzo 2010
Il principe azzurro

Trovo profondamente inappropriata la valenza cui assurge la figura del principe azzurro. In primis, per le aspettative che le donne possono nutrire verso il genere maschile o piuttosto per lo stereotipo dell'uomo perfetto che si forgia: in realtà poi, in tutte le storie Disney in cui questo principe-deusexmachina fa la sua apparizione egli si limita a rivelarsi un pirla, certo, anche un principe, ma pur sempre un pirla. Come altro classifichereste un tizio che gira casa per casa peggio dei testimoni di Geova facendo provare scarpe di materiali improbabili a tutte le donzelle del reame? E soprattutto, dove aveva guardato il principe per tutto il ballo se questo è il modo che ha giudicato più opportuno per riconoscere la sua fanciulla?
E non ascrivereste forse alla categoria dei necrofili il principe azzurro della bella addormentata, che non trova di meglio che limonare con la sua amata mentre questa è stesa su una lastra di pietra? Per non parlare poi del principe di Biancaneve, la cui apparizione nel cartone animato è circoscritta agli ultimi 28 secondi, in cui passava di lì e si prende la ragazza. Magari è uno stronzo, ma non importa, è il principe azzurro.
E mi da fastidio il classismo di fondo: un cacciatore mette a repentaglio la propria vita, nonchè la propria carriera (e di questi tempi un posto da cacciatore non è per nulla semplice da trovare), sgozzando un cinghiale al posto della ragazza, ma alla fine della storia passa un principe a casaccio e se la porta nel suo castello. E se fosse stato un operaio rosso, invece? (d'accordo, pessimo esempio, gli operai rossi sono estinti) Allora, diciamo, un avvocato giallo? Un falegname nero? Per non parlare di quell'altro termine in -ismo che conierei per l'occasione che indica la discriminazione fra i colori. Se in Cenerentola il principe fosse stato vestito di verde l'avrebbero trattato peggio del giullare di corte, altro che matrimonio.
E ce l'abbiamo anche noi il nostro principe azzurro, qui in Italia: e non parlo di quel rampollo che si mette in ridicolo a mesi alterni ballando, cantando e pubblicizzando l'unico ortaggio che non gli farei assumere per via rettale. Parlo di quell'altro, il re che preferisce non farsi appellare "monarca", perchè lui è uno del popolo, giovane e avvenente. Non fa pesare differenze di altezza, capigliatura, potere e neppure reddito. Non ne ha bisogno lui, perchè il suo affetto è sincero, lui ama le donne, tutte; sincero come quello delle sue ammiratrici, perchè le donne non sono stupide, non si sposano per denaro. Si innamorano davvero dei principi milionari, prima di concedersi ad essi. E' anche azzurro, il nostro principe, così azzurro che quando si pensa a quel colore lo identifichiamo automaticamente con lui; prima che Celentano ci immaginiamo il principe che sorride su un cartellone largo 12 metri.
Ma vi ricordo che sono diffidente verso i principi azzurri, donne: e allora vi prego, smettete di festeggiare la data simbolo delle vostre sconfitte storiche; è ridicolo, o peggio masochista. Gli interisti il 5 maggio non si riuniscono per cantare l'inno della repubblica slovacca. Oppure avete mai visto un ebreo il 27 gennaio ballare fino all'alba in un locale a luci rosse pagando per lo streap di avvenenti signorine bionde vestite da generali SS? (anche se Max Mosley ha cercato di proporre questa soluzione innovativa, con scarsi risultati)
Cercate invece di non sostenere questi principi, perchè i princìpi dei prìncipi sono deleteri; i personaggi come loro sono la causa di ogni discriminazione e se nel XXI secolo siamo qui a discutere del fatto che il 50% della popolazione è letteralmente seduto sulla propria fortuna e quella fortuna, per crogiolarmi nell'eufemismo, diventa l'unico tratto che distingue un esemplare da un altro, forse potrebbe essere colpa vostra, oltre che della Disney. Almeno per un giorno.
E non ascrivereste forse alla categoria dei necrofili il principe azzurro della bella addormentata, che non trova di meglio che limonare con la sua amata mentre questa è stesa su una lastra di pietra? Per non parlare poi del principe di Biancaneve, la cui apparizione nel cartone animato è circoscritta agli ultimi 28 secondi, in cui passava di lì e si prende la ragazza. Magari è uno stronzo, ma non importa, è il principe azzurro.
E mi da fastidio il classismo di fondo: un cacciatore mette a repentaglio la propria vita, nonchè la propria carriera (e di questi tempi un posto da cacciatore non è per nulla semplice da trovare), sgozzando un cinghiale al posto della ragazza, ma alla fine della storia passa un principe a casaccio e se la porta nel suo castello. E se fosse stato un operaio rosso, invece? (d'accordo, pessimo esempio, gli operai rossi sono estinti) Allora, diciamo, un avvocato giallo? Un falegname nero? Per non parlare di quell'altro termine in -ismo che conierei per l'occasione che indica la discriminazione fra i colori. Se in Cenerentola il principe fosse stato vestito di verde l'avrebbero trattato peggio del giullare di corte, altro che matrimonio.
E ce l'abbiamo anche noi il nostro principe azzurro, qui in Italia: e non parlo di quel rampollo che si mette in ridicolo a mesi alterni ballando, cantando e pubblicizzando l'unico ortaggio che non gli farei assumere per via rettale. Parlo di quell'altro, il re che preferisce non farsi appellare "monarca", perchè lui è uno del popolo, giovane e avvenente. Non fa pesare differenze di altezza, capigliatura, potere e neppure reddito. Non ne ha bisogno lui, perchè il suo affetto è sincero, lui ama le donne, tutte; sincero come quello delle sue ammiratrici, perchè le donne non sono stupide, non si sposano per denaro. Si innamorano davvero dei principi milionari, prima di concedersi ad essi. E' anche azzurro, il nostro principe, così azzurro che quando si pensa a quel colore lo identifichiamo automaticamente con lui; prima che Celentano ci immaginiamo il principe che sorride su un cartellone largo 12 metri.
Ma vi ricordo che sono diffidente verso i principi azzurri, donne: e allora vi prego, smettete di festeggiare la data simbolo delle vostre sconfitte storiche; è ridicolo, o peggio masochista. Gli interisti il 5 maggio non si riuniscono per cantare l'inno della repubblica slovacca. Oppure avete mai visto un ebreo il 27 gennaio ballare fino all'alba in un locale a luci rosse pagando per lo streap di avvenenti signorine bionde vestite da generali SS? (anche se Max Mosley ha cercato di proporre questa soluzione innovativa, con scarsi risultati)
Cercate invece di non sostenere questi principi, perchè i princìpi dei prìncipi sono deleteri; i personaggi come loro sono la causa di ogni discriminazione e se nel XXI secolo siamo qui a discutere del fatto che il 50% della popolazione è letteralmente seduto sulla propria fortuna e quella fortuna, per crogiolarmi nell'eufemismo, diventa l'unico tratto che distingue un esemplare da un altro, forse potrebbe essere colpa vostra, oltre che della Disney. Almeno per un giorno.
5 marzo 2010
Silvio's Lists

Diciamocelo, questa faccenda della bocciatura delle liste è niente che più che una simpaticissima farsa. Simpatica perchè rende perfettamente l'idea di quanto il rispetto delle regole sia scaduto in basso, se neppure per garantirsi i posti necessari per mangiare tutti ai danni del paese ci si presenta puntuali a tavola.
Come se vincessi un pranzo gratis ad un ristorante di lusso e mi presentassi dopo l'orario di chiusura, dopo essermi intrattenuto a mangiare panini dallo zozzone all'angolo. Grossomodo, quello che è successo davvero. A questo punto, invece di andarmene a casa, mi incazzo, forzo la serranda del ristorante con un piede del porco di Calderoli, sequestro i cuochi e mi faccio servire il mio pasto. Questo più o meno quello che invece accadrà.
Perchè non è niente più che mera stoltezza supporre che mancheranno liste e candidato berlusconiani nelle due regioni più importanti d'Italia. Con la netta maggioranza e la sfacciata faccia di suola che si ritrovano, utile a giustificare una moralità di un gradino più in basso rispetto a quella dei maniaci sessuali (cit.), non ci metteranno molto a varare delle leggine che rendano inutile la presenza di magistratura, capo dello stato, opposizione e burocrazia (che poi secondo me questa cosa delle raccolta firme è una cazzata inutile, ma soprassediamo).
La cosa che mi fa davvero ridere è pensare che in ogni caso le dispute elettorali sono risolte da cretini, che poi saremmo noi elettori. E senza il logo Pdl e la scritta "Berlusconi", la metà degli elettori di Roma non saprebbe neppure dove apporre la propria X. Voglio dire, il dato di base è che gran parte degli elettori se ne fotte della partecipazione politica e sceglie a caso, o per discendenza, dominato da retaggi culturali vecchi di decenni o secoli. Tant'è che per la Polverini hanno manifestato in così pochi che sembrava una riunione di condominio. Popolo della Libertà, che come un grande diceva, è Partecipazione.
Come se vincessi un pranzo gratis ad un ristorante di lusso e mi presentassi dopo l'orario di chiusura, dopo essermi intrattenuto a mangiare panini dallo zozzone all'angolo. Grossomodo, quello che è successo davvero. A questo punto, invece di andarmene a casa, mi incazzo, forzo la serranda del ristorante con un piede del porco di Calderoli, sequestro i cuochi e mi faccio servire il mio pasto. Questo più o meno quello che invece accadrà.
Perchè non è niente più che mera stoltezza supporre che mancheranno liste e candidato berlusconiani nelle due regioni più importanti d'Italia. Con la netta maggioranza e la sfacciata faccia di suola che si ritrovano, utile a giustificare una moralità di un gradino più in basso rispetto a quella dei maniaci sessuali (cit.), non ci metteranno molto a varare delle leggine che rendano inutile la presenza di magistratura, capo dello stato, opposizione e burocrazia (che poi secondo me questa cosa delle raccolta firme è una cazzata inutile, ma soprassediamo).
La cosa che mi fa davvero ridere è pensare che in ogni caso le dispute elettorali sono risolte da cretini, che poi saremmo noi elettori. E senza il logo Pdl e la scritta "Berlusconi", la metà degli elettori di Roma non saprebbe neppure dove apporre la propria X. Voglio dire, il dato di base è che gran parte degli elettori se ne fotte della partecipazione politica e sceglie a caso, o per discendenza, dominato da retaggi culturali vecchi di decenni o secoli. Tant'è che per la Polverini hanno manifestato in così pochi che sembrava una riunione di condominio. Popolo della Libertà, che come un grande diceva, è Partecipazione.
1 marzo 2010
La cosa (guest post by Cla)
Ho un amico che scrive cose. Scrive ogni tanto, ma lo fa bene. E' uno che conosce il fatto suo. Questa riflessione l'ha scritta lui, e m'ha chiesto se gliela pubblicavo. Beh, è bella, interessante, non potevo dir di no. Mi suggerisce anche di dirvi che si chiama Claudio Morgese, dice che magari diventa famoso. Non lo so, io ve l'ho detto come si chiama, il mio compito è finito. Leggetevi il post.
Esiste qualcosa che un giorno arriva, senza preavviso e senza indugi, arriva per chiunque. Puoi vivere in qualsiasi campagna, in qualsiasi ospedale, in qualsiasi metropoli o isola. Non c’è Dio o fortuna che impedisca la venuta di questo tornado, potente e indiscreto, capace di stravolgere tutto, ma proprio tutto; e qualsiasi mezzo tu disponga, non servirà a niente per ostacolare la sua furia. Dare un nome a questo tornado. Per capirlo, aggirarlo, indebolirlo, sottrarlo. Il nome eviterà che questo tornado agisca? O il suo estremo vigore, impavido e scortese, non ha pietà per nessuno? Chi non lo conosce, lo conoscerà presto. Chi l’ha affrontato, saprà come eluderlo, ma non abbastanza per sconfiggerlo. Chi l’ha sconfitto, avrà gloria ed onore, ma si renderà conto che le sue gesta non sono servite a niente. Il tornado arriva, per chiunque. È la passione, la smania, l’inquietudine, la frenesia. Di una “cosa”. Chiamiamola così.
C’è chi arde di bramosia per questa cosa. Il mondo e la vita quotidiana, diventano monotoni dopo un po’. Si cerca ad est, si cerca ad ovest. La cosa si nasconde, tra insicurezza e paura, non vuole essere trovata. Ma l’uomo cerca, cerca senza sosta, nonostante la vita continui a scorrere inesorabile e qualcuno, sembra, l’abbia già trovata. Chi prima, chi dopo. Quando il miraggio confonde la mente dell’uomo, quando l’illusione entra in scena, quando il sogno si avvicina prepotentemente alla realtà, sembra di essere riusciti a trovare la cosa. La brama e il desiderio aumentano sempre di più. Si pensa il modo con cui affrontare la cosa. Si fanno progetti, su come vivere la cosa. Si immagina la vita, con la cosa. L’uomo diventa pazzo, non conosce null’altro, meno che la cosa. Tutte le azioni del passato si sciolgono come zucchero nel latte, e tutti gli oggetti che ci sono sempre stati intorno, diventano come lacrime nella pioggia. Adesso c’è la cosa. Non conta più niente. Ma era solo illusione. In realtà non era nulla. E si ritorna a cercare, cercare e cercare. Cercare quel ti amo, da qualche parte, convinti che ci sia, e stia aspettando solo noi. In capo al mondo, nell’Inferno, dal personaggio più crudele di questa terra, dall’amico più fidato e mai abbandonato. Si cerca, come acqua nel deserto. Pieno di miraggi, di illusioni, di inganni e allucinazioni. La passione s’è impossessata di noi, nulla ha l’abilità di cancellarla e rispedirla da dove è venuta. La testa diventa sempre più malsana, l’obiettivo sempre più cinico, le forze sempre più scadenti. Eccola, l’abbiamo trovata. È lei, ne siamo sicuri. Si è nascosta per bene stavolta. Non ci scappa. Ma una volta afferrata, questa cosa di ghiaccio si sbroglia nel deserto, ancora arido e minaccioso. Ma niente, non ci arrendiamo. Da qualche parte deve trovarsi questa cosa. E quel ti amo, quell’abbraccio, quel bacio, quel sapore di impeto, quel gelido amore. Si cerca solo questo, null’altro. Non si ha bisogno di niente. La vita non ha sapidità e nemmeno senso, senza la cosa. Così l’uomo ha programmato la sua esistenza. Dal più mingherlino al più coraggioso. Nessuno sfugge alla cosa. Tutti la cercano, tutti la vogliano. Chi fa finta di niente, ma in realtà è peggio di un leone alla ricerca della sua gazzella. Chi avvampa, brucia, soffoca, insistentemente non sa più dove pescare. Ma trova una via, uno sbocco. Qualcuno ha voluto dare un ulteriore opportunità. Bene, si cerca di sfruttarla. Ma niente. Era un altro miraggio. La rassegnazione fa la sua parte. La cosa è troppa furba, a volte riusciamo anche a trovarla, ma non era lei. Bensì qualcosa che la somigliava. Un ti amo falso e corrotto, un abbraccio freddo e schivo, un bacio bugiardo ed insignificante, un amore che non è mai stato amore. Ci guardiamo alle spalle. E vediamo tutto quello che abbiamo fatto e pensato. Abbiamo cercato per mari e monti, facendo bei sacrifici, e qualche sciocchezza di troppo. Ma la cosa, anzi la Cosa, non siamo mai riusciti a trovarla. Difficilmente la troveremo. Lei ha timore di essere scorta, la fuga è la miglior soluzione. Ma noi siamo troppo lenti ed attaccati alla vita, ai fatti, alla quotidianità. Poco propensi a volare, lassù dove puoi vedere tutto, anche la Cosa. Ma lei è sempre nella nostra mente. Cerchiamo di sostituirla, magari di scansarla, ma sappiamo che ci facciamo del male. Non troveremo mai quella Cosa, oppure riusciremo ad afferrare, qualcosa che possa avvicinarsi ad essa. Qualcosa che comunque possa sostituirla in qualche modo, da qualche parte, in qualche tempo. E ci accontentiamo. Troppo deboli, troppo sognatori, troppo fiacchi. Ma ricorderemo tutte quelle illusioni, come momenti di massima potenza. Solo grazie ad esse siamo riusciti a sognare e stamparci un sorriso in faccia, convinti di essere riusciti a trovare la Cosa. E per quanto possano essere perfide ed ipocrite, ci hanno donato per un brevissimo attimo sensazioni che abbiamo sempre inseguito. Un brevissimo attimo che ci ha consentito di vivere come abbiamo sempre voluto, fluidificanti nell’aria, più leggeri di una foglia, più luccicanti di una stella. Ma sono state e saranno pur sempre illusioni. Illusioni le quali sostituiranno quel Ti Amo che non arriverà mai.
Esiste qualcosa che un giorno arriva, senza preavviso e senza indugi, arriva per chiunque. Puoi vivere in qualsiasi campagna, in qualsiasi ospedale, in qualsiasi metropoli o isola. Non c’è Dio o fortuna che impedisca la venuta di questo tornado, potente e indiscreto, capace di stravolgere tutto, ma proprio tutto; e qualsiasi mezzo tu disponga, non servirà a niente per ostacolare la sua furia. Dare un nome a questo tornado. Per capirlo, aggirarlo, indebolirlo, sottrarlo. Il nome eviterà che questo tornado agisca? O il suo estremo vigore, impavido e scortese, non ha pietà per nessuno? Chi non lo conosce, lo conoscerà presto. Chi l’ha affrontato, saprà come eluderlo, ma non abbastanza per sconfiggerlo. Chi l’ha sconfitto, avrà gloria ed onore, ma si renderà conto che le sue gesta non sono servite a niente. Il tornado arriva, per chiunque. È la passione, la smania, l’inquietudine, la frenesia. Di una “cosa”. Chiamiamola così.
C’è chi arde di bramosia per questa cosa. Il mondo e la vita quotidiana, diventano monotoni dopo un po’. Si cerca ad est, si cerca ad ovest. La cosa si nasconde, tra insicurezza e paura, non vuole essere trovata. Ma l’uomo cerca, cerca senza sosta, nonostante la vita continui a scorrere inesorabile e qualcuno, sembra, l’abbia già trovata. Chi prima, chi dopo. Quando il miraggio confonde la mente dell’uomo, quando l’illusione entra in scena, quando il sogno si avvicina prepotentemente alla realtà, sembra di essere riusciti a trovare la cosa. La brama e il desiderio aumentano sempre di più. Si pensa il modo con cui affrontare la cosa. Si fanno progetti, su come vivere la cosa. Si immagina la vita, con la cosa. L’uomo diventa pazzo, non conosce null’altro, meno che la cosa. Tutte le azioni del passato si sciolgono come zucchero nel latte, e tutti gli oggetti che ci sono sempre stati intorno, diventano come lacrime nella pioggia. Adesso c’è la cosa. Non conta più niente. Ma era solo illusione. In realtà non era nulla. E si ritorna a cercare, cercare e cercare. Cercare quel ti amo, da qualche parte, convinti che ci sia, e stia aspettando solo noi. In capo al mondo, nell’Inferno, dal personaggio più crudele di questa terra, dall’amico più fidato e mai abbandonato. Si cerca, come acqua nel deserto. Pieno di miraggi, di illusioni, di inganni e allucinazioni. La passione s’è impossessata di noi, nulla ha l’abilità di cancellarla e rispedirla da dove è venuta. La testa diventa sempre più malsana, l’obiettivo sempre più cinico, le forze sempre più scadenti. Eccola, l’abbiamo trovata. È lei, ne siamo sicuri. Si è nascosta per bene stavolta. Non ci scappa. Ma una volta afferrata, questa cosa di ghiaccio si sbroglia nel deserto, ancora arido e minaccioso. Ma niente, non ci arrendiamo. Da qualche parte deve trovarsi questa cosa. E quel ti amo, quell’abbraccio, quel bacio, quel sapore di impeto, quel gelido amore. Si cerca solo questo, null’altro. Non si ha bisogno di niente. La vita non ha sapidità e nemmeno senso, senza la cosa. Così l’uomo ha programmato la sua esistenza. Dal più mingherlino al più coraggioso. Nessuno sfugge alla cosa. Tutti la cercano, tutti la vogliano. Chi fa finta di niente, ma in realtà è peggio di un leone alla ricerca della sua gazzella. Chi avvampa, brucia, soffoca, insistentemente non sa più dove pescare. Ma trova una via, uno sbocco. Qualcuno ha voluto dare un ulteriore opportunità. Bene, si cerca di sfruttarla. Ma niente. Era un altro miraggio. La rassegnazione fa la sua parte. La cosa è troppa furba, a volte riusciamo anche a trovarla, ma non era lei. Bensì qualcosa che la somigliava. Un ti amo falso e corrotto, un abbraccio freddo e schivo, un bacio bugiardo ed insignificante, un amore che non è mai stato amore. Ci guardiamo alle spalle. E vediamo tutto quello che abbiamo fatto e pensato. Abbiamo cercato per mari e monti, facendo bei sacrifici, e qualche sciocchezza di troppo. Ma la cosa, anzi la Cosa, non siamo mai riusciti a trovarla. Difficilmente la troveremo. Lei ha timore di essere scorta, la fuga è la miglior soluzione. Ma noi siamo troppo lenti ed attaccati alla vita, ai fatti, alla quotidianità. Poco propensi a volare, lassù dove puoi vedere tutto, anche la Cosa. Ma lei è sempre nella nostra mente. Cerchiamo di sostituirla, magari di scansarla, ma sappiamo che ci facciamo del male. Non troveremo mai quella Cosa, oppure riusciremo ad afferrare, qualcosa che possa avvicinarsi ad essa. Qualcosa che comunque possa sostituirla in qualche modo, da qualche parte, in qualche tempo. E ci accontentiamo. Troppo deboli, troppo sognatori, troppo fiacchi. Ma ricorderemo tutte quelle illusioni, come momenti di massima potenza. Solo grazie ad esse siamo riusciti a sognare e stamparci un sorriso in faccia, convinti di essere riusciti a trovare la Cosa. E per quanto possano essere perfide ed ipocrite, ci hanno donato per un brevissimo attimo sensazioni che abbiamo sempre inseguito. Un brevissimo attimo che ci ha consentito di vivere come abbiamo sempre voluto, fluidificanti nell’aria, più leggeri di una foglia, più luccicanti di una stella. Ma sono state e saranno pur sempre illusioni. Illusioni le quali sostituiranno quel Ti Amo che non arriverà mai.
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