12 agosto 2010

Il paradosso della sicura

Nel paradosso del gatto di Schrodinger si cerca di illustrare con un semplice esempio come sia impossibile determinare la condizione di un certo sistema senza osservarlo. In sostanza, nulla conosciamo dello stato delle cose sino al momento in cui non ci sbattiamo le corna per sapere come sono fatte. Questo semplice paradosso (e qualcos'altro, ok) procurò a Schrodinger il nobel per la fisica, grazie al cui premio in denaro riuscì a fronteggiare le spese processuali per le querele delle associazioni animaliste.

C'è però uno stadio successivo a questo esperimento che non solo ci mostra come sia impossibile conoscere la condizione di un sistema, ma persino che siamo noi stessi, con la nostra osservazione e solo con essa, a determinarla.

Il paradosso che sto per esporvi non si limita a spostare verso l'alto la frontiera delle conoscenze scientifiche, ma tenta persino di dare risposta all'ultima fra le domande fondamentali dell'essere umano:

-Chi siamo?
-Dove andiamo?
-Ho chiuso la macchina?

Come tutti voi certamente saprete, non appena la porta dell'ascensore si chiude alle vostre spalle, verrà in mente l'atavica questione. Ora, vi sono due strade percorribili: ignorare la domanda, aprirsi una birra e sedersi sul divano a guardare la televisione, oppure, ancora armati di pacchi e con quel fastidioso bisogno di urinare trascinatosi ormai da un'ora, tornare indietro a controllare la macchina.

Nel primo caso, è scientificamente dimostrato che la macchina era aperta. Il caso vuole che a questa combinazione faccia seguito la presenza del frontalino della radio in bella vista e del cellulare dimenticato sul sedile. Altrimenti, tornando indietro a controllare, si noterà la sicura ben abbassata e le portiere ben sigillate.

Il paradosso della sicura non è banale: la posizione della sicura risulta effettivamente determinata dal nostro agire e come corollario possiamo affermare che tornando alla macchina in un tempo breve avremo la certezza che questa era chiusa.

Altrimenti, la realtà si prefigura simile a quella del paradosso del gatto: esso è contemporaneamente vivo o morto e così la sicura sarà sospesa in un limbo fra un parcheggio tranquillo ed un'ecatombe di bestemmie.

Notiamo anche come nel caso in cui la domanda non venga in mente la macchina risulterà regolarmente chiusa. Ricordate tuttavia che non è possibile ingannare la scienza fingendo di non averci pensato o abbozzando un dietrofront solo per qualche istante: nell'esatto istante in cui ci si pensa la sicura scatta verso l'alto per poi abbassarsi docilmente al nostro arrivo.

Adesso beh, per vincere un nobel dovrei capire a cosa serve questo paradosso.

6 commenti:

kurdt ha detto...

Il problema che hai posto è singolarmente simile al paradosso dell' "Controlla il gas" inventato da mia madre,eoni fa.

SCIUSCIA ha detto...

Davvero notevole.

Devi solo trovare il modo di infilarci un animale carino che crepa ed il Nobel è cosa fatta.

Anonimo ha detto...

Non ho capito nulla, dev'essere colpa della pasta con le melanzane

Luce ha detto...

Tutta questione di quanti.
Quanti piani ti separano dal piano terra..
quante bestemmie hai già tirato dall'alba al momento divano..
quante volte hai percorso il tratto macchina casa..
quanti frontalini hai già dimenticato sul sedile..
e così via.
All'aumentare dei "quanti", aumenta la possibilità che la macchina sia aperta, di conseguenza la certezza che è chiusa. Tu ci credi?

Hugo88 ha detto...

no, non ci credo.
ma contra factum non tenet argomentum.

essere disgustoso* ha detto...

vincere un nobel è facile.
dai, l'ha vinto anche kissinger.