4 maggio 2011

Gli Sgarbi di Mourinho

Il Real di Mourinho è uscito, prevedibilmente, dalla Champions League. Non è uno scandalo sportivo se una squadra viene eliminata da una competizione, specialmente quando la sua avversaria gioca nettamente meglio e realizza il 75% di possesso palla in due partite. Non ci sono scandali sportivi, l'anno scorso questa cosa l'ha vinta l'Inter, insomma! Il buon senso vorrebbe che tutta la discussione si esaurisse qui, magari illudendoci, in uno slancio di stoltezza, che l'allenatore perdente riconoscessi i meriti di quello vincente.

Ma qui c'è Mourinho, lo Sgarbi del pallone. Li trovo spaventosamente simili: sono entrambi personaggi costruiti a tavolino, intelligenti e competenti, possibilmente bellocci, che cambiano partito in continuazione professandosi ogni volta naturalmente predisposti verso quello in cui militano al momento, ma mantengono lo stesso sostrato di paraculaggine e la stessa stronza ostentata supponenza. Entrambi coi loro modi peggiorano il loro mondo e se ne compiacciono, osannati da una folla di pezzenti.

Infatti, un anno dopo, a S.Siro fanno ancora la pinolada quando l'arbitro assegna una rimessa laterale dubbia all'avversaria dell'Inter.

La differenza è che Mourinho non grida fino allo sfinimento, al posto suo lo fanno, come da programma, le televisioni ed i media.

Il risultato è che si costruisce un clima di guerra e tensione ed odio per ogni partita importante, questo sommato al secolare astio campanilistico, politico, sociale e sportivo fra Real e Barcellona. E, sempre come da copione, in campo non si gioca a calcio, ma ci si addentra per terreni inesplorati financo dalle arti arziali. I catalani si adeguano, col tipo che centrato da un capello si rotola per terra come se gli fosse arrivato un mattone sui coglioni. E Mourinho si lamenta del clima che lui stesso ha creato per impedire agli avversari di asfaltarlo di legnate, lui, che è così scorretto che si sparerebbe ad un piede pur di accusare gli altri.

E poi Mou difende Pepe, che è uno che io espellerei a prescindere. Perchè tu non sai cosa ha fatto, ma lui sì. Nel Real lui e Sergio Ramos mi danno proprio un'idea materazzica.

Sapete che da quando Ramos è passato al Real il tasso di criminalità a Siviglia è sceso del 27%? Ne ha uccisi più lui del cancro.

E' il giocatore più espulso della storia del Real ed ha ancora 25 anni. Le sue potenzialità sono a dir poco Monteriane. Se continua così sarà secondo solo alla grande peste del 1346. Gli avversari fanno come con Dracula, gli mostrano il crocifisso e si fanno il segno della croce quando arriva.

Abbiamo finalmente scoperto perché i Mori si son ritirati dalla Spagna: per non giocare contro Sergio Ramos. Anche la colonizzazione spagnola comunque era solo un modo per trovare qualcosa di meno violento da fare a Sergio Ramos.

Infatti il ritorno non l'ha saltato per squalifica, non può giocare fuori casa perchè è ai domiciliari al Berbabeu. Del resto è inevitabile, quando scendi in campo convinto di essere un messo del Tetro Mietitore.

Ma torniamo a Mourinho.

Quello che volevo dire, insomma, è che godo come un riccio per la sua eliminazione. Impara a far giocare a calcio le tue squadre, Mou. Intanto, puppa.

29 aprile 2011

Teorema di Dio

Il Teorema di Ferradini sull'amore è piuttosto chiaro: comportarsi da irredimibile bastardo aiuta ad ottenere la dedizione di una donna.

Non è certo mia intenzione spendere parole per smentire l'evidenza sperimentale.

Tuttavia, mi sono chiesto, nel rapporto con Dio, che dicunt rappresenti l'amore per eccellenza, qual è la strategia vincente da seguire per ammaliarlo ed ottenerne quindi gli sterminati favori?

Pregare una donna parrebbe controproducente, ma pregare Dio? Dio potrebbe inoltre essere donna, anche se nell'iconografia classica è visto come un vecchio barbuto; del resto lo sperma ha un pessimo sapore.

Sempre dicunt, chiaramente.

Secondo quel luminare del CNR che occupa il suo posto perchè scelto da forze politiche e non certo per le sue capacità nella ricerca, Dio punisce con fame, carestie e album di Vasco Rossi quelle civiltà che si allontanano dal suo messaggio. A mio parere, ed il mio parere conta quanto il suo, con la differenza che nel mio mondo non ci sono amici invisibili, funziona esattamente al contrario: dedicare la propria vita al signore porta sfiga (e, sempre secondo la tradizione, probabile morte violenta). Pensiamo alle facce delle suore, barbute anch'esse, o a Ronaldo, che dopo 6 mesi di infortunio al ginocchio rientra in campo facendosi tre volte il segno della croce e dopo 6 minuti bela a terra col crociato in frantumi. Mi dicono dalla regia che mentre scrivo queste righe un tornado sta distruggendo l'Alabama: vedete? Dio esiste ed è donna.

Una recente ricerca ha rivelato che bestemmiare aiuta a sopportare dolori e fastidi. Ma non solo perchè aiuta a sfogarsi, ma soprattutto perchè il nostro Dio-donna si affeziona a questi maltrattamenti.

A questo punto, per il clero diventerebbe conveniente rivedere le pratiche per le beatificazioni: da adesso in poi diventeranno santi coloro che, invocati con epiteti ingiuriosi, riusciranno a compiere atti miracolosi. O, per semplificare ulteriormente le cose, visto che non esiste nessun miracolo, diventeranno santi tutti coloro con cui sarà possibile tirar su un po' di grano.

Del resto, con Dio non si butta via niente.
Dicunt, eh!

31 marzo 2011

Beati gli ultimi

Da piccolo, nel sentire recitare la manfrina "beati gli ultimi, poichè saranno i primi", perlopiù da amici irrimediabilmente destinati ad essere superati senza pietà nelle corse in bicicletta come nei voti a scuola ed incapaci di usare la parola "poichè" in altre frasi di senso compiuto, mi venivano in mente le Minardi, che chiudevano regolarmente ogni GP di formula 1 dell'epoca fra doppiaggi e sberleffi.

Sempre, in ogni circuito, le Minardi erano lì, a prendersi le ultime due posizioni senza mai ottenere un punto; dopo qualche giro non venivano neppure più inquadrate, solo rapidamente sul finale, quando si trascinavano stancamente oltre il traguardo, come a ricordare che l'importante è partecipare; questo prima di indugiare per ore sullo champagne destinato ai piloti sul podio. Mi facevano pena e mi piaceva immaginare che a metà gara, ad un fortissimo segnale acustico convenuto, le macchine avrebbero dovuto fare inversione e cominciare a correre nell'altro verso, con le Minardi finalmente in testa a resistere strenuamente all'inevitabile ritorno delle altre vetture.

Ecco, così quella storiella avrebbe avuto un senso, senza contare che si sarebbero risolti in un colpo solo anche gli annosi problemi della F1 per evitare di addormentarsi al terzo giro.

Invece nella vita reale gli ultimi sono sempre gli stessi: i barboni, i poveracci, gli umili, i perdenti, la Juve (in ogni caso l'Inter di turno). E oggi come allora fatico a comprendere perchè ci si dovrebbe beare nella sconfitta, nel disagio e nell'umiliazione, ma percepisco ovunque una tale esaltazione della mediocrità e della grettezza, dell'incapacità e dell'amorfismo da non esser più sorpreso che la gente ami citare questa massima pur, come sempre, senza sforzarsi di coglierne un qualsiasi significato.

Probabilmente anche la vita è una gara, solo che il traguardo è la sconfitta certa e, sebbene molti amino convincersi che questa giostra potrà continuare per sempre, la nostra corsa non conduce da nessuna parte. Eppure, pur sapendo che la gara verrà sospesa, per uno spirito innato si vuol correre ed arrivare prima, senza curarsi di osservare le tracce di questo percorso, senza migliorarlo, senza lasciarne di nuove.

Solo una folle corsa all'autocompiacimento, per mostrare la propria velocità agli altri prima di piombare nell'abisso. Non capisco ad esempio come ci si possa ritrovare ad 80 anni con più soldi accumulati di quanti se ne possano spendere in dieci vite, usando gli spiccioli per illudersi di ottenere l'affetto e l'amore e l'immortalità del corpo, ma consci che il destino per un animo vuoto è l'oblio perpetuo e per uno nero la cronica condanna.

Forse vivere è respirare l'aria e sentirla più a fondo, percepirne la libertà sin dentro i più piccoli alveoli, guardare la luce sino a farla brillare di più ed illuminarci la mente. Sarò ultimo in ogni gara, ma non vedrò mai il traguardo.

Che queste siano le chiavi del paradiso?

21 marzo 2011

Sull'introduzione del Burqa

Quando si vive nella più nordica delle città africane si apprendono cose che un comune europeo non potrebbe mai capire, anche perché non potrebbe mai vederle. In realtà non c'è niente da capire, le cose avvengono e non è detto che abbiano sempre un senso.

Nella mia città, e a Sud di essa, l'uomo si è abbandonato ai suoi istinti più reconditi, vivendo un'esistenza fatta di voluttà e sopraffazione. Nella mia città c'è un graffito che cita Kant, per l'esattezza sta a Scampia, il problema è che nessuno sa leggere. Sempre a Scampia ci sono dei cartelloni che incitano alla speranza, attaccati da un'associazione culturale locale, solo che non sanno nemmeno scrivere, infatti presentano evidenti errori di sintassi. Il graffito di Kant invece è perfetto, perché l'ho fatto io. L'unico problema è che io non esisto. Rifletteteci, so leggere e scrivere, eppure nella mia città nessuno sa farlo. Dunque neanche il graffito di Kant esiste, non fosse che c'è, se uno cerca lo trova.

Non ponetevi troppe domande, ho un cugino che si chiama Gesù, e ciò per molti vale già una risposta, tuttavia questa sera non sto scrivendo cazzate per celare l'evidente mancanza d'ispirazione, per coprire un abisso di silenzio lungo due mesi, no, affatto. Sto scrivendo per esporvi, con la dovuta perizia, un problema che attanaglia il Sud Italia, o Nord Tunisia, e che necessita di una soluzione immediata, perché solo chi non ha a cuore la vita umana può lasciar scorrere ancora tutto questo sangue!

Esatto gente, sto parlando dei duelli coi coltelli, una delle attività preferite dai giovani membri delle tribù locali. Questa malsana tradizione è ben nota ma,  per amore della verità, mi permetterò di sintetizzare in poche righe la storia di questa pratica: il sabato, giovani rampolli delle famiglie locali si incontrano in luoghi dove si ballano ripetitivi ritmi ossessivi che, come ci insegna Franco Battiato, son la chiave dei riti tribali.

I giovani galli portano con sé le loro promesse spose, ragazze all'alba dell'adolescenza vestite di poche e sottili stoffe, quasi nude, al fine di mostrare la propria virilità e il proprio successo con l'altro sesso.

Potrà sembrare strano, ma è così, il gallo deve mostrare di avere una ragazza bella, e il miglior modo per farlo è mostrarla nuda. Non ho intenzione di star qui a discutere di mercificazione della donna o della parità dei sessi, ricordate che sto descrivendo una società rozza, arcaica, in cui non esiste altro che la legge del patriarcato, dunque lasciatemi continuare a discorrere. Dicevo, potrà sembrare strano che il gallo mostri la sua donna nuda, quando questa è vista come un oggetto d'uso e possesso esclusivo. Ed infatti tale pratica viene psicologicamente celata dal gallo, che anzi immagina la sua lolita cinta da un manto di castità, richiamando a sé l'idea della madonna, entità mistica che sicuramente conoscerete (se ve lo siete scordati, è la madre di mio cugino). Tuttavia tale velo è solo mentale, infatti il corpo scoperto della ragazza richiama puntualmente l'attenzione di altri galli, che così cercano di insidiarla, di sottrarre al giovane il suo trofeo. Ne segue il duello, scontro con armi bianche che si conclude puntualmente con il ferimento del tentatore, in alcuni casi con la sua morte.

Io trovo che qualsiasi civiltà debba mettere dinanzi a tutto il diritto alla vita tranquilla, lontana dai pericoli. E' per questo che nei secoli sono stati creati gli eserciti, le polizie, le ronde: per la sicurezza di voi cittadini (vi ricordo che io non esisto).

Ma cosa possono le forze dell'ordine di fronte a eventi così fortuiti, inaspettati e casuali, seppur così diffusi? La risposta è più facile e spiacevole di quanto vorremmo credere: nulla.

E' per questo che propongo di introdurre, per tutte le donne di età compresa tra i 14 e i 38 anni impegnate in relazioni sentimentali l'obbligo di indossare il burqa, indumento che copre le loro fattezze, le loro forme sinuose, in modo che la loro esposizione non causi più tutto il turbamento di cui sono fonte. Signore, non scambiate tale proposta per una norma illiberale, che cancella i vostri diritti e la vostra libertà d'espressione, valutate che parliamo pur sempre di una civiltà diversa, tale norma infatti dovrebbe venir prima sperimentata nel Meridione.

E successivamente estesa a tutta l'Italia.

Si, avete ben compreso. Non guardate forse la tv? Decine di stupri, di vite spezzate e traumatizzate. Esiste forse un modo per risolvere il problema? No, mi dispiace, eliminare la rigida educazione cattolica che reprime gli uomini e le loro passioni non è una giusta soluzione, sarebbe contraria ai valori e alle tradizioni che hanno ispirato la nostra storia. Uno stato non può andare contro il proprio passato. Tutte le donne italiane dovrebbero in verità indossare il burqa, per salvaguardare sé stesse, per salvaguardare la dignità dei propri uomini e l'onorabilità degli stupratori, solo bistrattate vittime dei facili costumi.

E, sempre per non perdere i bellissimi valori e la bellissima cultura che ci unisce sotto il tricolore, introdurrei anche la poligamia. I giovani galli devono in qualche modo continuare a farsi vanto della propria virilità, e come farebbero senza poter mostrare le qualità della propria donna? Ma è ovvio, mostrandone la quantità.

Con la speranza d'esser compreso, il vostro, amabile, opinionista.

17 febbraio 2011

Oh, pretty women!

E' stato entusiasmante domenica vedere così tante donne in piazza. Notevole che affinché la presenza femminile raggiunga finalmente il 50% in una qualsiasi iniziativa pubblica sia necessario indire una manifestazione apposta.

Che poi, solo un gruppo femminista può organizzare un corteo nel bel mezzo dei campionati di calcio: a me sembra una scelta radical-chic che non tiene conto delle reali esigenze del paese. Ho visto un uomo alto, nerboruto e baffuto con un cartello appeso al collo che recitava "Sono una donna e non sono in vendita" ed un auricolare nascosto alla moglie celato sotto il cappello. Il momento di gran lunga più triste, a parte quando dal palco hanno invocato l'urlo della piazza con un sempreverde "facciamoci sentire" ottenendo in risposta non un boato, bensì un accavallarsi di gridolini estatici ed isterici che nemmeno alla prima di Titanic.

Però è stato entusiasmante assaporare la novità delle donne in piazza per migliorare la propria condizione: da domani saranno messe in vendita soltanto padelle ignifughe.

No, davvero, anche la polizia non sapeva come comportarsi: nessun agente voleva estrarre il manganello per paura che risultasse il più piccolo, così han cercato di disperdere la folla mettendo fra i negozi dei vistosi cartelli "SALDI".

Un milione di donne in piazza; a chiedere scusa, suppongo, visto che l'elettore medio di Berlusconi è la casalinga over50. Non vedo il problema femminile, sinceramente; o meglio, lo ritengo un sottocaso dell'enorme immobilismo sociale e culturale che si chiama Italia. Le donne, come gli italiani, hanno esattamente quello che si meritano.

Per esempio, questo festival di Sanremo: nell'impareggiabile corsa al ribasso della televisione pubblica, in un contesto di musica mediocre, comici da bagaglino e pubblico ammaestrato come da tradizione, le vallette sono due inette che considero meno che prostitute, e che per questo piacciono a tutti.

Vorrei almeno vedere Morandi, che perlomeno è stato l'unico a dedicare al Papa "immagina non esista nè il paradiso nè la tua fottuta religione", anche se non certo volontariamente, che suona "Anarchy in UK", spacca la chitarra su quella noiosissima scalinata e se ne va gridando "questa è musica, stronzi".

Ve l'immaginate?

Neanch'io. Tenetevi Al Bano, donne.