12 dicembre 2009

Muoio

Onde cancellano i segni,
venti coprono i suoni,
mentre osservo
il cocente saluto
di un sole calante.
Vivo l'attesa.

Di trovare lo spazio,
condividendo i pensieri.
Di smarrire il tempo,
ascoltando le tue manie.
Di arrivare alla bellezza,
perdendomi nei tuoi occhi.

Alzo lo sguardo.
Non ci sei, 
non verrai.
Muoio.

7 dicembre 2009

Le fiabe di Niccolò Ghedini


C'era una volta un drago. La fiera viveva lieta nella pianura in compagnia dei suoi amici elfi. Un dì si svegliò e scoprì che i suoi affezionati l'avevano abbandonato. Possenti castelli si ergevano dove c'erano campi e risaie, acque scure e inquinate scorrevano nel fiume, prima puro e limpido.

 Il nobile drago allora bussò alle porte del maniero, aprì un elfo, gli domandò: - Oh minuto compagno, un tempo mi fosti amico, in virtù del comune passato rivelami chi ha costruito questa colossale fortezza!-. L’elfo, aperto in due, rispose: -E’ stato il mago! Mi pento d’aver accettato danaro in cambio di questi terreni, ma, ti prego, chiudimi di nuovo!-. Il mostro acconsentì, comprò in un vicino supermercato dell’attack, e chiuse il vecchio amico, consapevole della tradizione di rispettare i pentiti. Dopo aver chiuso l’amico dentro il castello gettò l’attack, dubbioso sul perché di quell’acquisto.

Il drago andò in città dove viveva il mago. Chiese un incontro alla segretaria e aspettò il turno. Terminato l’appuntamento con l'avvenente signorina ebbe modo di parlare al veggente. L’ incantatore osservò l'orrida creatura e disse: -Oh altissima bestia, io sono il mago, trasformo l’oro in appalto, la ricchezza in virtù, se vuoi godere dei miei prodigi devi offrire moneta sonante-. Il drago, adirato dalle parole del mago, lo incendiò. Si era dimenticato di non essere provvisto di tasche e aveva lasciato i soldi a casa.

Tornò nel suo giaciglio, appagato dalle gesta compiute. Stanco della lunga giornata, si distese sul letto e accese la tv. Le fiamme apparvero quanto mai insolite. Allarmato dall’evento telefonò suo cugino e disse: -Oh, gentile consanguineo, la mia televisione non si accende come dovrebbe, c’è di sicuro un’interferenza!-. Il parente, al corrente, affermò: -Ma no, stolto fratello! Ciò che vedi è un nuovo canale, i programmi son nuovi e alquanto bizzarri, adocchio anch’io un uomo vestito da donna, ma lo seguo comunque con larvale attenzione-. Il drago, che vedeva solo fuoco, restò lievemente perplesso, ma deciso a risolvere la tenzone, richiese al parente: - Oh carissimo, dove potrò mai trovare l’autore di cotanto turbamento?- Al che, repentina la risposta: -Lo troverai in un modesto borgo, dove vive in un sontuoso palazzo, circondato da cortigiani e concubine, egli è il nobile cavaliere-.

Il drago andò nel paesino e incontrò il cavaliere. Era deciso a incenerirlo. Il prode allora chiamò uno scudiero, detto Corleone, per il coraggio e la fedeltà alla famiglia. Corleone, taciturno, consegnò un pizzino alla bestia e l'animale fu domato. Fu fatto eroe e stalliere di corte.

Morale: puoi avere anche buone intenzioni, il potere di uccidere maghi ed elfi, ma ricorda che nelle favole i buoni e gli eroi sono solo cavalieri e scudieri.

3 dicembre 2009

Pastori berberi della maremma (maiala)

Il mio Nokia n73 ha sempre avuto un'anima anarchica, ma con il clima di impunità e di Hiroshima culturale che regna nel paese ultimamente si è lasciato un po' prendere la mano sentendosi in diritto di fare ciò che vuole. L'altro giorno digitando 3 appariva 7, con 1 entrava nei messaggi, con c nella rubrica e cercando di spegnerlo mi faceva puppa. Ho deciso quindi di formattarlo.

Deep reset: si esegue digitando sul cellulare *#7370# si formatta completamente la memoria del telefono e si riporta allo stato di fabbrica (come ve l'hanno dato quando era nuovo) e potrebbe chiedere il codice di protezione, se non l'avete cambiato è 12345 per default.
Hard reset
: si esegue con il telefono spento, bisogna premere contemporaneamente tasto verde (chiamata), asterisco e il tasto 3 tenendoli premuti accendere il telefono con il tasto di accensione. Vanno rilasciati solo quando viene richiesto il pin o dopo che è stato avviato il sistema (per intenderci alla stretta di mano). In questo modo si effettua una formattazione completa e vengono ripristinati i file di default, cancellati tutti i dati e i programmi della memoria.

Scettico per la presenza di tutti quei 3 (e pure qualche 1) provo ad eseguire entrambe le istruzioni e naturalmente non accade nulla tranne la crescita esponenziale della mia incazzatura. Dopo una mezz'ora di tentativi vari, tipo spegnerlo togliendo la batteria, supplicarlo, minacciarlo e così via, decido di passare alle maniere forti. Lo lascio cadere da mezzo metro d'altezza sullo spigolo in basso a destra recitando una formula sciamanica nota solo a me, nonno Archirio e Franco Battiato, che coinvolge in un crescendo di aggettivi pastori berberi, la maremma, la prima donna sulla Terra, il suo presunto creatore, la madre del figlio di quest'ultimo e un santo dalle mani così bucate da avere una tomba in oro massiccio.

Nemmeno da nuovo funzionava bene come adesso.

2 dicembre 2009

Franco Frattini legge questo blog e io vendo sciarpe

Sono stato impegnato a scrivere cose che non posso pubblicare qui. E' ignobile!
Questo spazio resta comunque sotto controllo. Lo sapevate che in quel periodo lontano in cui si discuteva su Repubblica scuola c'è stato un lettore che risponde alla figura del ministro agli affari esteri Franco Frattini? Adesso lo sapete.
Ecco la prova annessa:

Forse il lettore non era Frattini, ma di sicuro era un dipendente del ministero. Potrei scrivere per ore di come sia vergognoso che un dipendente pubblico si metta a leggere i blog invece di lavorare, ma in fondo agli esteri la mansione più diffusa è denunciare giornali esteri. Potrei fare un elogio all'operato di Brunetta, ma credo resti comunque un nano dal cuore troppo vicino al buco del culo. Potrei vantarmi di avere lettori sopraffini, ma su questo è lecito nutrire dubbi.
Scriverò invece della pratica di vendere sciarpe a scuola, e anche fuori. Capita che il sottoscritto, legato da vincoli familiari alla temibile corporazione della lana, riceva in dono dal nobile nonno la fornitura di 50 paia di cappelli e sciarpe di vario colore e design. Un regalo inaspettato, di dubbia adeguatezza. Insomma, capisco che sia prossimo l’avvento del natale, ma non conosco certo 50 persone a cui donare sciarpa e cappello? I modelli sono 3, i colori 6, non posso di sicuro trattenerli tutti per me! Così, animato da borghesi istinti, ho abbandonato il mio fare elitario e ho preso una coscienziosa risoluzione, vendere i cappelli. Devo dire che è stata una scelta alquanto dura, ma imprescindibile. Scrollarmi le abitudini baronali e bagnarmi di avidità mercantile non è stato facile, ma ci son riuscito più che bene. Per ciò che concerne tali soverchierie vi basta rammentare che si tratta di completi d’alta fattura, tutti originali, di eccellente finitura, cuciti da sapienti artigiani nostrani con materie prime d’altissima qualità. Prodotti di nicchia selezionati e venduti solo a chi di denaro ne ha da gettare.
In offerta, fino all'esaurirsi delle scorte, dal fabbricante al consumatore, privi di dazi e di altre imposte. 10 euro per appagare le membra, 10 euro per allietare le tasche.

Voi siete interessati? Su, che il natale si avvicina! Ordinatene qualcuna!

1 dicembre 2009

Il triangolo nei bermuda

C'è qualcosa di sadicamente affascinante nel modo in cui gli oggetti tecnicamente inanimati si dispongono nella maniera più scomoda possibile, di modo che, al momento in cui fra il ciarpame che decora le nostre case si elegge a strumento utile un solo diabolico elemento, quello si trova nel luogo più improbabile, raggiungibile solo con l'aiuto di un machete e del proprio santo di fiducia. Troppo spesso capita di imbattersi in oggetti di cui neppure si conserva la memoria, che attendono fedelmente di essere evocati, oppure di averne sempre fra le scatole degli altri, che previdentemente provvedono a rifugiarsi in angusti cassetti proprio quando ci servono. Magari non si trovano proprio nel momento del bisogno, ma tutti questi oggetti tendono a saltar fuori, prima o poi. Tutti, tranne uno.
Chiunque suoni la chitarra lo sa, ci sbatte la testa e poi impara la lezione, si arrende e si adegua; e per chitarristi non intendo necessariamente gente che suoni Jimi Hendrix con le dita dei piedi e con una benda sugli occhi, ma anche persone come me che iniziano con tre accordi per strimpellare malamente le canzoni di Battisti davanti ad un falò e finiscono con gli stessi tre accordi a canticchiare, sempre malamente, qualche classico del Liga per ammaliare le ragazzette. Lo sappiamo tutti, nello stesso modo: i plettri spariscono.
Approfittando delle loro esigue dimensioni, questi piccoli arnesi di plastica si volatilizzano non appena persi di vista. E' solo una questione di tempo, ma sono destinati a mancare tutti, uno dopo l'altro, per non comparire mai più, anche se una legge fondamentale della fisica spiega che nulla si crea o distrugge, al più qualcosa si trasforma. Posso supporre che si sacrificano per aiutare l'amplificazione della mia chitarra elettrica a disturbare il vicinato, disintegrandosi per diventare energia pura, perchè altrimenti non si spiega. In casa ogni chitarrista perde decine, centinaia, di plettri e non ne ritrova mai neppure uno. Talora ne salta fuori qualcuno senza nome nè volto da posti nei quali non poteva in nessun modo essere stato riposto, come il presepe, il barattolo con i Canestrelli, il pendolo o il bicchiere degli spazzolini, per poi tornare poco dopo nell'oblio degli oggetti perduti.
Chiunque abbia suonato una chitarra per più di 5 minuti, sa che appoggiare il plettro su un qualsiasi piano, magari per pizzicare le corde con le dita o per bere un bicchiere d'acqua o rispondere al telefono, significa con buone probabilità non rivederlo mai più. E' così che i chitarristi imparano a fare gli arpeggi senza guardare la chitarra, per non dover staccare gli occhi dal plettro che innocentemente attende il momento propizio, sia esso uno starnuto o un battito di ciglia protratto troppo a lungo, per fuggire in dimensioni a noi ignote.
Tuttavia, ancora mi viene da piangere nel constatare che questi miei piccoli sadici amici diminuiscono costantemente ed ineluttabilmente. Una volta, in bagno, me ne cadde uno da una tasca interna di un pantaloncino che avevo appena usato per un'intera partita di pallone, pantaloncino che peraltro prima di quel giorno non aveva mai avuto tasche, interne o esterne che fossero. Felice per l'inconsueto ritrovamento mi attardo sotto la doccia per poi uscire e scoprire che nel bagno, chiuso a chiave, ero rimasto da solo. Mi piace immaginarlo mentre si tuffa nelle tubature e festoso finisce nell'Arno, a pizzicare i baffi dei pesci-gatto prima di terminare la sua corsa nell'enormità del mare, alla ricerca di qualche mistero più grosso del suo.


PS. dato che novembre è finito, piove e si parla di chitarre, vi lascio in compagnia di qualcosa che, anche a causa delle continue sparizioni, non sarò mai in grado di emulare.