4 luglio 2012

Le vite degli alberi

Mettiamoci qui, sai, questo non è mica un albero come tutti gli altri.
E cos'è?
Chiese lei, decisamente perplessa, forse non sarebbe dovuta uscire con quel tipo strano, ma come poteva dir di no a quei due occhioni blu.
Quest'albero, un tempo, era un ragazzo.
Ah, davvero?
Si, un giovane filosofo, che sedeva proprio qui a studiare il pensiero degli antichi. Un dì cominciò a tradurre alcuni testi provenienti dall'India, fu talmente preso da quegli scritti che per settimane e settimane non si mosse di un millimetro, impegnava giorno e notte a decifrarne il significato, restò così a lungo immobile che le sue gambe cominciarono a sprofondare nel terreno, e i suoi piedi divennero radici, la sua pelle si fece corteccia, i capelli si colorarono di verde, finché nessuno riuscì più a distinguere tra lui e gli altri alberi.
Wow, e il libro?
Il libro, durante i primi tempi, giaceva incastrato tra uno dei rami più alti, poi sparì. Li vedi quei due buchi?
...Si.
Ecco, quelle cavità, una volta, ospitavano i suoi occhi.
Ah, capisco, penso di non volerci stare qui - Disse, mentre continuava a osservare gli occhi cavi - non mi sento tranquilla. - volse il suo sguardo agli occhi blu - Andiamo via.
Nel frattempo all'albero si avvicinavano due ragazzotti dalle barbe folte, uno indossava un paio di occhiali da sole tondi, come quelli che s'usavano negli anni 60, l'altro invece un più discreto, e rettangolare, paio di occhiali da vista.
E sai com'è, io la amavo, la amavo così tanto. Non doveva abbandonarmi così.
Tu la seguivi anche al cesso, era ovvio che si sarebbe stufata.
Ma io volevo solo esserle vicino!
Si, ma non puoi attendere alla porta del bagno che una finisca di cagare, così le metti ansia.
Sai, nell'ultimo periodo soffriva di stitichezza.
Appunto!
Non puoi capire...
Si, vabbe', ci vediamo domani.
I due si allontanavano dall'albero, quando giunse il funzionario statale addetto al controllo delle forme di vita vegetali, accompagnato dal suo staff. Era un omino magro, il volto scavato, arrossato da una cravatta forse eccessivamente stretta, anche per quel collo smilzo. Puntava l'albero con uno speciale apparecchio dotato di una curiosa sonda elicoidale. Dopo che questa emise alcuni suoni, scarabocchiò poche righe su un foglio prestampato, e ordinò a uno degli operai di preparare la motosega. Posò una mano sul tronco antico, e gli sussurrò:
Mi dispiace, ma i benefici che offri alla società sono più bassi dei costi di cui necessita la tua cura, spero tu possa capire che siamo costretti a farlo.
Al quarto albero a sinistra, intanto, un uomo con gli occhiali da sole tondi aveva attaccato una corda a un ramo molto spesso, e s'era impiccato. Una coppia che era impegnata a capire come ci si amasse, nascosta nel cespuglio appena sotto, vide frantumarsi la possibilità di approfondire quello studio, nelle urla isteriche di lei, su cui gravavano gli occhi blu e il peso di lui, e più in su i piedi penzolanti di un hipster morto. Il ragazzo, turbato dall'isterismo della compagna, fece per girarsi, e quando vide il cadavere appeso sulla sua testa non poté che maledire il destino.
Accesa la motosega, dopo due tiri di corda andati a vuoto, il funzionario e gli altri radunati lì poterono chiaramente udire nell'aria lo spandersi di un terribile urlo.
"MANNAGGIACCRISTO!"
Il pubblico ufficiale, sbigottito, osservava a bocca aperta l'albero. Ritrovò le parole solo dopo alcuni lunghissimi secondi.
Pure un albero che parla, e parla a sproposito, doveva capitarci, noi lavoriamo per loro, per il loro bene, e loro cosa fanno? ci ripagano con una bestemmia! Taglialo, taglialo in fretta a questo fenomeno da baraccone, che non merita niente. Niente merita. Taglialo!