31 dicembre 2011

Typical Situation

Sedeva sul sedile posteriore dell’auto. La città sembrava coperta da uno strato denso di metallo fluido, le nuvole passavano veloci, quasi come melma trasportata da qualche fiume, che quel giorno era interpretato da un vento rapido, rumoroso, fastidioso.

Leggeva una copia del New York Times, le solite stronzate: borse che crollavano a picco, persone orribili come muli, muli orribili come persone, il grande freddo che arrivava dalla Groenlandia, la fine della recessione rimandata all’anno venturo - dopo capodanno troveremo una soluzione - come se la recessione fosse poi una malattia, tra l’altro pronta ad attendere il ritorno del medico dalle ferie, e non il prodotto finale di un sistema evidentemente mal progettato, e lui poteva saperlo, lui l’aveva studiato. Vaffanculo.

Il tassista, un nero pesante quasi 400 libbre, una copia povera e sfigata di Berry White, nella sua Impala un vecchio stereo a nastro, la voce baritonale e suadente del suo fratello ricco, il tassametro meccanico, col ticchettio d’ogni miglio che passa, col ticchettio di ogni secondo che trascorre.

Lo sa che non ho ancora capito perché questo fottuto aggeggio faccia tutto ‘sto rumore, oggi?

L’uomo che sedeva sul sedile posteriore inarcò la schiena in avanti, avvicinò la sua testa a quella dell’autista, l’odore del suo profumo si mischiava alla puzza di sudore e grasso del nero, sospirò su quello che poteva sembrare un collo, il tassista tremò di paura, ed egli allora cominciò a ghignare, soddisfatto.

Lei è sicuro si tratti di quel coso?

30 dicembre 2011

Rapsodia anarchica

Tesi: nel primo movimento si manifesta la proprietà.
Si aggiungono strumenti e dissonanze,
fino a bearsi di ciò che si possiede,
di ciò che si ottiene e di ciò che si estorce.
Nel primo movimento si descrivono vita e passioni dei ladri.

Antitesi: il secondo movimento è la comparsa di un demone.
Questo si manifesta sulla via dell'ispirazione,
ai confini dell'empirico. È un ribaltamento.
Sbarazzarsi di ciò che si ha.
Per non esserne posseduti, o per cavarne piacere.
Il samaritano esaltava unicamente la propria grandezza,
accorciando le distanze tra atarassia ed edonismo,
nirvana e apocalisse. Nel secondo movimento si descrivono
vita e passioni dei martiri, nonché l'abbandono degli oggetti.

"... mi stimava, a tratti mi comprendeva, cercava di rendermi più socievole.
E avrei trascorso tutta la vita addosso a lei. È una motivazione sufficiente?
Non lo so, ma per me lo è."

Qui la necessità di aggiungere un paragrafo incidentale.
Assecondare quella inestinguibile bramosia ludica
di frugare tra le scartoffie - l'ordine è sopravvalutato,
so orientarmi alla perfezione nel caos da me generato,
o nello sconfinato e torrido deserto, costretto all'esilio
dal sangue del mio sangue. C'è un unico nemico.
La scala delle priorità, quando la biochimica è debitamente imbrigliata,
poggia sui propositi ritenuti adatti a travalicare la grettezza dell'avversario:
parlo del tempo, come sempre.
La frase musicale, ricca di pause, lo lascia ben intendere.

Sintesi: il terzo movimento - "Epoché" - si apre con un'interminabile apnea,
brusco risveglio tra sudori freddi. La terra non appartiene ai demoni.
La terra non appartiene a nessuno. Vi sono le labbra di una donna,
tutto quello che è inanimato è perso, il resto è rosso.
Ciò evidenzia la presenza di un cuore pulsante.
Ogni cosa è perciò, parallelamente, nera,
imbrattata dal lercio di troppe battaglie.
Il terzo movimento potrebbe avere come sottotitolo "Damage".

Vorremmo tutti mescolare poesia e prosa, zucchero e coltelli,
saper riconoscere i segni come Poe e dire "stavi pensando a questo",
"hai preso questa risoluzione per questa ragione"
non essere cuccioli rabbiosi e fradici in fondo ad una strettoia,
gravidi di risentimento, alla strenua ricerca di calore,
e di una mano che accudisca, nettata dal sangue dei martiri.

Ci donano un urlo, un pianto, un tetto, delle abitudini e dei pregiudizi.
Il processo di conversione dei colori natali può richiedere tutta la vita.
Che sia rossa o nera, una volta compiuta,
la liberazione non offre garanzie d'alcun genere.

All'opzione Bi non piace essere seconda nel cuore di un uomo.
Come biasimarla, se moriranno tutti.
Risuona un colpo di pistola, cala il sipario.


29 dicembre 2011

Ognuno conosce i suoi Pollock

Ogni tanto i critici d'arte fanno come i filosofi: s'incontrano e si mettono a discutere.
"Se prendiamo qualcuno a caso e lo spacciamo per grande artista, tutti tranne noi diranno: non abbiamo capito un cazzo di arte! Scegliamo un cialtrone e decidiamo che è sublime così la gente penserà che nell'arte c'è qualcosa che solo noi critici possiamo capire. Così avremo ancora un lavoro anziché andare a vendere fazzoletti agli incroci come dovrebbe fare chiunque non sia in grado di produrre arte ma sostenga di lavorare in campo artistico come noi parassiti!"

Pollock è l'emblema del frutto di un accordo acritico tra critici.

Rappresenta l'ultimo stadio della pittura: nel corso dei secoli siamo passati dal dipingere la realtà come dei bambini ritardati, che vivono in R^2, poi come delle persone brave col pennello. Poi ad esternizzare stati d'animo sulla tela, dopo ancora a tentare di dar vita alle idee. Pollock non dipinge nulla di tutto questo: il significato più profondo delle sue tele è che da qualche parte c'è un BRICO il cui reparto vernici ha fatto un sacco di soldi.

In realtà sono forse un po' troppo crudo: perlomeno gli va riconosciuto il grande merito di aver sdoganato la sborra come materiale artistico. Ecco infatti la sua celeberrima opera "Giovine donna dopo un bukkake":


Il suo stile è inconfondibile e si divide in due fasi: nella prima si dispiega con accortezza la tela sul pavimento. Nella seconda, la si cosparge di qualsiasi sostanza organica fino ad ottenerne un'equidistribuzione.

Il problema del consacrare con la critica gente del genere è che poi la faccenda degenera, la gente non capisce più nulla e non è in grado di riconoscere la vera arte.
Prendete ad esempio questo blog, era un posto rispettabile prima che tutti questi terroni molesti la trattassero come una tela di Pollock; l'hanno stesa per terra e poi cagato sopra, seppellendo i miei vecchi post!

Non è vero, ma mi serviva un paragone calzante. Tutto sommato il ciarpame che c'è qui sopra è arte vera, rispetto ad un'eiaculazione di Pollock: pensateci, se tutte le sue opere fossero date alle fiamme l'umanità non perderebbe in termini di arte, ma di sputacchiere.

In compenso è semplice poter organizzare mostre con le sue opere, basta un capannone, rigorosamente privo di servizi igienici. E' il concetto di arte che si evolve o, se preferite, di interazione con il pubblico.

La speranza è che Pollock fosse nient'altro che un gran burlone. Uno che passava il tempo a cagare sulle tele e poi, quando la critica lo trattava come un maestro della pittura, ridere segretamente. Il problema è che, stando alle sue dichiarazioni, era un idiota fiero, se davvero riteneva che i suoi quadri fossero prodotto del suo inconscio. A meno che "inconscio" in inglese non significhi "intestino".

Quello che accomuna Pollock ai grandi è una violenta morte precoce, in circostanze mai troppo gradite: si schiantò con la sua auto. Fu quella la sua ultima opera d'arte: