31 marzo 2011

Beati gli ultimi

Da piccolo, nel sentire recitare la manfrina "beati gli ultimi, poichè saranno i primi", perlopiù da amici irrimediabilmente destinati ad essere superati senza pietà nelle corse in bicicletta come nei voti a scuola ed incapaci di usare la parola "poichè" in altre frasi di senso compiuto, mi venivano in mente le Minardi, che chiudevano regolarmente ogni GP di formula 1 dell'epoca fra doppiaggi e sberleffi.

Sempre, in ogni circuito, le Minardi erano lì, a prendersi le ultime due posizioni senza mai ottenere un punto; dopo qualche giro non venivano neppure più inquadrate, solo rapidamente sul finale, quando si trascinavano stancamente oltre il traguardo, come a ricordare che l'importante è partecipare; questo prima di indugiare per ore sullo champagne destinato ai piloti sul podio. Mi facevano pena e mi piaceva immaginare che a metà gara, ad un fortissimo segnale acustico convenuto, le macchine avrebbero dovuto fare inversione e cominciare a correre nell'altro verso, con le Minardi finalmente in testa a resistere strenuamente all'inevitabile ritorno delle altre vetture.

Ecco, così quella storiella avrebbe avuto un senso, senza contare che si sarebbero risolti in un colpo solo anche gli annosi problemi della F1 per evitare di addormentarsi al terzo giro.

Invece nella vita reale gli ultimi sono sempre gli stessi: i barboni, i poveracci, gli umili, i perdenti, la Juve (in ogni caso l'Inter di turno). E oggi come allora fatico a comprendere perchè ci si dovrebbe beare nella sconfitta, nel disagio e nell'umiliazione, ma percepisco ovunque una tale esaltazione della mediocrità e della grettezza, dell'incapacità e dell'amorfismo da non esser più sorpreso che la gente ami citare questa massima pur, come sempre, senza sforzarsi di coglierne un qualsiasi significato.

Probabilmente anche la vita è una gara, solo che il traguardo è la sconfitta certa e, sebbene molti amino convincersi che questa giostra potrà continuare per sempre, la nostra corsa non conduce da nessuna parte. Eppure, pur sapendo che la gara verrà sospesa, per uno spirito innato si vuol correre ed arrivare prima, senza curarsi di osservare le tracce di questo percorso, senza migliorarlo, senza lasciarne di nuove.

Solo una folle corsa all'autocompiacimento, per mostrare la propria velocità agli altri prima di piombare nell'abisso. Non capisco ad esempio come ci si possa ritrovare ad 80 anni con più soldi accumulati di quanti se ne possano spendere in dieci vite, usando gli spiccioli per illudersi di ottenere l'affetto e l'amore e l'immortalità del corpo, ma consci che il destino per un animo vuoto è l'oblio perpetuo e per uno nero la cronica condanna.

Forse vivere è respirare l'aria e sentirla più a fondo, percepirne la libertà sin dentro i più piccoli alveoli, guardare la luce sino a farla brillare di più ed illuminarci la mente. Sarò ultimo in ogni gara, ma non vedrò mai il traguardo.

Che queste siano le chiavi del paradiso?

21 marzo 2011

Sull'introduzione del Burqa

Quando si vive nella più nordica delle città africane si apprendono cose che un comune europeo non potrebbe mai capire, anche perché non potrebbe mai vederle. In realtà non c'è niente da capire, le cose avvengono e non è detto che abbiano sempre un senso.

Nella mia città, e a Sud di essa, l'uomo si è abbandonato ai suoi istinti più reconditi, vivendo un'esistenza fatta di voluttà e sopraffazione. Nella mia città c'è un graffito che cita Kant, per l'esattezza sta a Scampia, il problema è che nessuno sa leggere. Sempre a Scampia ci sono dei cartelloni che incitano alla speranza, attaccati da un'associazione culturale locale, solo che non sanno nemmeno scrivere, infatti presentano evidenti errori di sintassi. Il graffito di Kant invece è perfetto, perché l'ho fatto io. L'unico problema è che io non esisto. Rifletteteci, so leggere e scrivere, eppure nella mia città nessuno sa farlo. Dunque neanche il graffito di Kant esiste, non fosse che c'è, se uno cerca lo trova.

Non ponetevi troppe domande, ho un cugino che si chiama Gesù, e ciò per molti vale già una risposta, tuttavia questa sera non sto scrivendo cazzate per celare l'evidente mancanza d'ispirazione, per coprire un abisso di silenzio lungo due mesi, no, affatto. Sto scrivendo per esporvi, con la dovuta perizia, un problema che attanaglia il Sud Italia, o Nord Tunisia, e che necessita di una soluzione immediata, perché solo chi non ha a cuore la vita umana può lasciar scorrere ancora tutto questo sangue!

Esatto gente, sto parlando dei duelli coi coltelli, una delle attività preferite dai giovani membri delle tribù locali. Questa malsana tradizione è ben nota ma,  per amore della verità, mi permetterò di sintetizzare in poche righe la storia di questa pratica: il sabato, giovani rampolli delle famiglie locali si incontrano in luoghi dove si ballano ripetitivi ritmi ossessivi che, come ci insegna Franco Battiato, son la chiave dei riti tribali.

I giovani galli portano con sé le loro promesse spose, ragazze all'alba dell'adolescenza vestite di poche e sottili stoffe, quasi nude, al fine di mostrare la propria virilità e il proprio successo con l'altro sesso.

Potrà sembrare strano, ma è così, il gallo deve mostrare di avere una ragazza bella, e il miglior modo per farlo è mostrarla nuda. Non ho intenzione di star qui a discutere di mercificazione della donna o della parità dei sessi, ricordate che sto descrivendo una società rozza, arcaica, in cui non esiste altro che la legge del patriarcato, dunque lasciatemi continuare a discorrere. Dicevo, potrà sembrare strano che il gallo mostri la sua donna nuda, quando questa è vista come un oggetto d'uso e possesso esclusivo. Ed infatti tale pratica viene psicologicamente celata dal gallo, che anzi immagina la sua lolita cinta da un manto di castità, richiamando a sé l'idea della madonna, entità mistica che sicuramente conoscerete (se ve lo siete scordati, è la madre di mio cugino). Tuttavia tale velo è solo mentale, infatti il corpo scoperto della ragazza richiama puntualmente l'attenzione di altri galli, che così cercano di insidiarla, di sottrarre al giovane il suo trofeo. Ne segue il duello, scontro con armi bianche che si conclude puntualmente con il ferimento del tentatore, in alcuni casi con la sua morte.

Io trovo che qualsiasi civiltà debba mettere dinanzi a tutto il diritto alla vita tranquilla, lontana dai pericoli. E' per questo che nei secoli sono stati creati gli eserciti, le polizie, le ronde: per la sicurezza di voi cittadini (vi ricordo che io non esisto).

Ma cosa possono le forze dell'ordine di fronte a eventi così fortuiti, inaspettati e casuali, seppur così diffusi? La risposta è più facile e spiacevole di quanto vorremmo credere: nulla.

E' per questo che propongo di introdurre, per tutte le donne di età compresa tra i 14 e i 38 anni impegnate in relazioni sentimentali l'obbligo di indossare il burqa, indumento che copre le loro fattezze, le loro forme sinuose, in modo che la loro esposizione non causi più tutto il turbamento di cui sono fonte. Signore, non scambiate tale proposta per una norma illiberale, che cancella i vostri diritti e la vostra libertà d'espressione, valutate che parliamo pur sempre di una civiltà diversa, tale norma infatti dovrebbe venir prima sperimentata nel Meridione.

E successivamente estesa a tutta l'Italia.

Si, avete ben compreso. Non guardate forse la tv? Decine di stupri, di vite spezzate e traumatizzate. Esiste forse un modo per risolvere il problema? No, mi dispiace, eliminare la rigida educazione cattolica che reprime gli uomini e le loro passioni non è una giusta soluzione, sarebbe contraria ai valori e alle tradizioni che hanno ispirato la nostra storia. Uno stato non può andare contro il proprio passato. Tutte le donne italiane dovrebbero in verità indossare il burqa, per salvaguardare sé stesse, per salvaguardare la dignità dei propri uomini e l'onorabilità degli stupratori, solo bistrattate vittime dei facili costumi.

E, sempre per non perdere i bellissimi valori e la bellissima cultura che ci unisce sotto il tricolore, introdurrei anche la poligamia. I giovani galli devono in qualche modo continuare a farsi vanto della propria virilità, e come farebbero senza poter mostrare le qualità della propria donna? Ma è ovvio, mostrandone la quantità.

Con la speranza d'esser compreso, il vostro, amabile, opinionista.