22 dicembre 2010

Filtri ed infiltrati

Sono ormai trascorse le 4 di notte, ed invece di dormire il sonno del giusto studente universitario sto infilando il casco nello zainetto che fra poco mi accompagnerà a Roma. Il mio presidente mi consiglia invece di darmi da fare con le ragazze.

Ho provato a dargli ascolto, così mi ha presentato una tipa fantastica, pensavo già di metter su famiglia con lei, anche perchè pratica dell'impareggiabile sesso orale. Poi ho scoperto che era un ottimo angelo del focolare, ma solo di quel focolare che si accende nottetempo sull'Aurelia. Infine è diventata ministro.

Non gliene faccio certo una colpa, intendiamoci, anche io una volta ho avuto due donne contemporaneamente fra le mani. E mi è andata bene, poi è entrato un fantastico full.

Ma torniamo al treno da prendere: questo fa di me un fannullone, un bamboccione, un violento ed un potenziale assassino. Non fingerò di non essere compiaciuto!

Se nessuno si chiede perchè un ragazzo di 22 anni senta la necessità di portare un casco ad una manifestazione, beh, provate a far cadere un'anguria da un metro di altezza. Ecco, immaginate ora di sostituire il pavimento con un manganello in mano ad un agente incazzato, che peraltro lo sfoggia con dantesco contrappasso insieme ad un fallo insignificante. Va bene, la smetto con le illazioni contro i poliziotti, in fondo sono esseri umani come noi, che come gli insegnanti sottopagati trovano una collocazione sicura da pochi euro al mese e come loro si sfogano sui malcapitati studenti. Certo, poi ci sono quelli che lo fanno per vocazione, e spero vivamente di non incontrarli mai. Ma se acchiappo quello che ha detto che la penna può più della spada gli pratico una rettoscopia con un una Bic. Nessuna immotivata insufficienza ha mai aperto la testa ad un ragazzo.

Che poi, a voler essere schietti, se ai cortei i poliziotti sono travestiti da black bloc ed i black bloc sono travestiti da studenti, gli studenti dove sono?

Forse sono a casa per Natale, intenti a guardare un televisore che li spia e gli dice cosa fare.
Forse non sono mai esistiti.

Fumo una sigaretta senza filtro: è amarissima. Forse ne guadagnerei se la accendessi, invece di masticarla, ma io non fumo. Mi dicono che il filtro va messo, che la merda che respiri non puoi aspirarla tutta, sennò stai male.

Ecco, forse è questo che mi potrebbe servire più tardi. Un casco in testa, per attutire i colpi. Un filtro all'anima, per respirare senza esser pervaso dalla nausea.

20 dicembre 2010

La cosa migliore delle idee

La cosa migliore delle idee è che, in un modo o nell’altro, se ne vale la pena, riesci sempre a portartele a letto, e perfino con quelle scadenti almeno una doccia ce la fai. Tutti sanno che la mattina, mentre si è sotto l’acqua, con la testa leggera e le palpebre ancora pesanti, il cervello inizia a oliare gli ingranaggi e spesso sfoga le prime energie del nuovo giorno correndo libero per praterie inesplorate, prima di chiudere i rubinetti e tornare costretto nel recinto della quotidianità, pressato insieme a tantissimi altri cervelli bisognosi di libertà, stretti come animali in un allevamento. Mugugnando ci infiliamo nei nostri accappatoi e lanciamo un’occhiata fuori dalla finestra per scegliere i vestiti più adatti a uscire, mentre l’idea che ci è piovuta dentro la testa insieme al getto d’acqua calda, ammaliante e attraente più che mai, si va a nascondere in qualche angolo della testa, aspettando un momento più opportuno. Rimane lì, la piccola seduttrice, aspettando un’altra occhiata per catturarti di nuovo lo sguardo. Tu lo sai, cerchi di non degnarla di attenzione mentre sei impegnato al lavoro, perché sai che anche solo uno sguardo fuori dal tuo recinto potrebbe esserti fatale: il sogno di libertà ti impedirebbe di concentrarti sul tuo ruolo per l’intera giornata. E purtroppo, la propria maschera bisogna saperla indossare, per cui non ci si possono permettere distrazioni.
Ultimamente, sono diventato solo maschera, niente distrazioni per me. Che stia imparando a indossarla fin troppo bene? Fatto sta che pesa troppo per i miei gusti. Non ci sono più piccole idee birichine, niente fatine magiche e seduttrici nella mia testa, solo il grigiore del recinto. Questo mi distrugge. E’ terribile tornare a casa, ed essere così solo dentro la tua testa. Non intendo “solo” in quanto senza compagnia, solo dentro, come posso spiegarlo? Nessuna con cui fare la doccia, nessuna con cui andare a letto. Un vuoto cosmico.
Forse la mia epoca d’oro è finita. Una volta dentro la mia testa c’era sempre una folla, ed era sempre un’orgia di idee. Che abbia sprecato troppe energie allora ed adesso sia rimasto prosciugato? Non credevo di durare così poco, tutto sommato. Evidentemente dovrò ricredermi, perché è troppo tempo che non scrivo niente di significativo, niente di niente, nemmeno una riga, nemmeno un’ombra o uno straccio di storia che valga la pena di esser raccontata. Aspetto ogni mattina quella sensazione di amorevole complicità con te stesso, quando ti dedichi al tuo lavoro “vero” - che poi è tutto un mondo di maschere, finto come cartapesta – ma intanto coccoli amorevolmente quella giovane principessa che, dentro il tuo cranio, aspetta di diventare regina sulla carta.
La chiamo “principessa” non tanto perché ne abbia un particolare rispetto, quanto perché so che le principesse vanno educate con molta attenzione, non bastano i nobili natali per aspirare alla corona. A una giovane idea, occorre impartire un’istruzione da monarca, insegnarle ad avere il giusto portamento e i giusti modi per conquistare la sudditanza del lettore. A chi piacerebbe farsi governare da una regina che si comporta come una sguattera?
Spesso queste giovani e speranzose fanciulle non durano che il tempo di un giorno, e spariscono all’aurora, travolte dalla responsabilità di dover guidare un regno da sole. A volte non gliene importa nulla, e basta loro di passare una notte insieme a te, per poi defilarsi all’alba come ogni amante occasionale, forse spaventate dal fatto che tu possa trovarle brutte non appena illuminate dalla luce del giorno, o forse pronte a presentarsi, da lì a pochi minuti, nella doccia di qualcun altro, sicure di sedurlo col loro sguardo complice e malizioso.
Ma quando arriva quella giusta, te ne accorgi immediatamente.
Al mattino, la passione non si è ancora spenta, né in te né in lei. La sera prima sembrava ancora timida e innocente, ma era solo una raffinata tattica femminile per incuriosirti e spingerti a invitarla a ballare. La musica la sceglie quasi sempre lei, ma poi tocca a te insegnarle i passi giusti, perché per quanto sfrontata è ancora inesperta. E così alcune volte ti ritrovi sulle note di un tango o di una danza ungherese, altre volte su note più moderne, ma in ogni caso è a quel punto che capisci se lei ci sta o no. Se si lascia guidare, se si muove con disinvoltura, se senti quel calore speciale mentre le stringi la mano, allora ti attende una notte magica, amico mio, e un po’ ti invidio. Ma certo, non sarà un regalo che ti farà, quella prima notte insieme, perché dopo la dovrai curare, amare e rispettare, e soprattutto insegnarle a navigare da sola senza paura. Avrà bisogno di tanto affetto e comprensione, di essere ascoltata e confortata, e ovviamente di imparare a sostenere il peso di quella corona che, ormai lo sai, l’attende. A questo punto, potresti essere tu a tirarti indietro. Ma bada, bisogna essere veramente senza cuore per metterla alla porta - dopo che ti si è perfino concessa - soltanto perché non hai il tempo di occuparti di lei. Se hai fatto la scelta giusta, allora da quel momento in poi te la porti dentro, ovunque tu vada. A quel punto non ci rinunceresti mai, ormai state insieme.
Purtroppo, non è tutto rose e fiori. E’ vero, le idee sono più facili delle donne, ma una donna si può avere per sempre, un’idea ha una scadenza. Anche se le vuoi tanto bene, sai già che non appena sulla tua tastiera sarà stata composta l’ultima parola, allora lei sarà irraggiungibile e perfetta come una regina, o una stella. Potrai talvolta correggere i piccoli errori e le sbavature, ma lei ormai sarà stata consegnata alla storia, o al firmamento, e ogni volta che oserai disturbarla ti guarderà con uno sguardo comprensivo e nostalgico, sapendo che non riesci proprio a scordarti di quanto siate stati felici insieme. Ma per lei sarà acqua passata, e ti accetterà non più come un amante focosamente desiderato, ma come un paggio, al massimo un sarto che le sistemi l’orlo del vestito. Ti permetterà, alle volte, di starle vicino e sospirare, ma solo per poco, e per riconoscenza più che per amore. Non saprei dirti da chi avrà imparato, ma lei a quel punto sarà in verità diventata più saggia di te, e tu dovrai capire cosa il suo atteggiamento stia a significare: ella saprà che là fuori ce ne sono tante altre come lei, che aspettano solo la gioia del tuo entusiasmo, l’intelligenza dei tuoi ammaestramenti, la passione del tuo cuore, e l’arte delle tue mani e delle tue parole, per dargli un viso e un corpo, un carattere e un’anima, per danzare sempre più su, di parola in parola, di pagina in pagina, per diventare stelle o regine.

14 dicembre 2010

Canecrazia


Il motivo semplice per cui la democrazia non funziona è che non è in grado di sciogliere un paradosso piuttosto elementare: ovvero, cosa accade se democraticamente la maggioranza decide di rifiutare la democrazia? O se ad esempio la maggioranza stabilisse che devono votare soltanto i biondi, o i bambini, o le parrucchiere?

Il problema di fondo è la confusione di termini, perchè si tende a spacciare per democrazia la volontà, o presunta tale, della superiorità numerica, il che pone un governo eletto con la maggioranza, eventualmente relativa, cioè una minoranza, dei voti nelle condizioni di poter affermare di essere democratico semplicemente perchè ha ricevuto un numero maggiore di X sulle schede. In sostanza, si riduce la scienza politica alla sola necessità di vincere le elezioni.

In quest'ottica, Hitler era garante della democrazia e Mussolini praticamente un esempio fulgido di libertà, eletti entrambi con maggioranze più o meno schiaccianti. Si spaccia per democrazia il diritto di starnazzare la propria opinione, anche quando essa comporti la soppressione dei più elementari diritti civili.

La verità, o almeno la mia verità, è che l'accezione greca del termine può fugare molti dubbi: il governo del popolo presuppone da parte del popolo stesso una reale partecipazione alla vita politica e facoltà decisionale sulle leggi da varare. Quindi potrebbe realmente funzionare se la gente incapace di scegliere, che poi è la maggioranza, avesse il buon gusto di stare a casa invece di apporre X in base a criteri di dubbio gusto. O, utopicamente, si sforzasse di capirci qualcosa.

Invece no, in Italia ci sono 41 milioni di elettori e quasi 30 fra questi hanno difficoltà a comprendere un testo scritto, con le conseguenze che ne derivano. Così il politico, invece di preoccuparsi del benessere del paese, deve indirizzare i propri sforzi migliori per ottenere il consenso popolare. E, se vuole vincere, deve puntare ad un certo target, cui non può evidentemente parlare di politica, ma solo di calcio, spauracchi inventati di sana pianta, televisione, farcendo tutto di frasi fatte e luoghi comuni. Ecco perchè i nostri rappresentanti non sono politici, ma piazzisti, il che spiega anche perchè il premier sia quello più bravo di tutti come piazzista, e non ci sono dubbi.

Quando sento parlare i politici mi sembra di sentire me quando mento spudoratamente ad una ragazza raccontandole ciò che vuole sentirsi dire per andarci a letto un'altra volta anche se non mi sono comportato nel modo che lei avrebbe voluto. E di solito ci riesco, diamine, non le interessa affatto cosa faccia dal momento che sono sufficientemente bravo a riempirla di fandonie. Ci sono due modi per riuscire a truffare la gente intontendola di chiacchere: essere particolarmente abili a raccontare cazzate oppure avere a che fare con un uditorio dotato di pessima memoria o intelligenza. Meglio quando le cose coincidono, potreste anche prenderle apposta il culo senza neppure sentirla protestare nonostante il dolore.

Se la metafora di orwelliana memoria non fosse abusata direi che questo è un mondo di porci cui gettare ghiande e fumo negli occhi. Ma forse questa maggioranza è solo di cani, creature assoggettate e stolide sempre pronte a scodinzolare in cerca di cibo, fedeli sino alla stoltezza, pronti a ricevere bastonate in cambio di un misero tozzo di pane.

Questo è ciò che abbiamo scelto. Vince la canecrazia.

Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all'assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell'Uguaglianza, che dispensa l'ignorante di istruirsi, l'imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull'uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze perché non riconosce la DISUGUAGLIANZA DI VALORE, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell'appiattimento. L'adorazione delle apparenze si paga.

Tratto da Diario Intimo di Henri-Frederic Amiel , 12 Giugno 1871

12 dicembre 2010

Quasi a modo

Credere

Gennaio

Risultare antipatici è sempre meglio che essere inutili. Magari si vive nella piena acriticità e gli anni si trascorrono tranquilli, magari si incontra anche qualcuna che come te non ha mai cercato di comprendere le cose, oltre che vederle, e puoi morire felice con un sorriso ebete stampato in volto, mentre i nipoti ebeti del futuro che ti spetta rubano i soldi della tua pensione per comprarsi le stecche di lucky strike.
Probabilmente vivere così, senza chiedersi il perché è più comodo, si vive felici. Ma come si fa quando ci si accorge di quanto restare fermi senza interpretare le cose ci renda schiavi? Come si fa a restare nella mediocrità della tanto decantata semplicità quando di fronte hai un mondo che è la più grossa costruzione logico-matematica   che tu possa concretizzare? Non che porsi delle domande ti renda migliore, alla fine la mediocrità sorge ugualmente di fronte ai limiti della tua comprensione o all'infinità delle tue ambizioni. Tuttavia, conscio che dopo non c'è nessun paradiso ad attenderti, cerchi di migliorarti e migliorare il mondo. La vera felicità sta nell'esser sicuri di aver fatto qualcosa. I sorrisi, i dolci ricordi non sono nulla. E' la convinzione di esser stati fedeli a sé stessi che permette di morire in pace. E io, se per amore della tranquillità seguissi i tuoi consigli, tradirei me stesso.

Febbraio

La forza degli ideali è superiore a ogni cosa. Ho visto nobili uomini aprire le porte dei propri palazzi e rifornire gli operai di armi e viveri. Ho visto i contadini della steppa trascinarsi lentamente dal confine con i loro muli, portavano viveri e medicamenti dai loro campi. Morivano di fame ma erano felici di farlo per la rivoluzione. E ho visto la folla diventare rossa della nostra bandiera e del sangue reale, ho udito le urla delle nobildonne spogliate e stuprate. Ho sentito la puzza dei crani spappolati e l'odore dei profumi mischiarsi al marciume del sangue in volto a bambini di 10 anni, le mascelle schiacciate dai tacchi. E il pianto di vecchi signori, padroni del mondo che imploravano pietà ai loro servi. E la pietà che fu sempre negata loro ora è stata negata al signore. Quanto ci è costata la libertà non lo sappiamo. La convinzione della giustizia mi rende sicuro che ogni prezzo non sarà mai troppo alto. E finché a morire sono i malvagi, finché la fine dei buoni è un sacrificio volontario allora continuerò a lottare. Stiamo costruendo il futuro, stiamo costruendo l'utopia.

Ottobre

Chi ci riforniva delle armi, chi diceva di essere con noi era meschino e falso. L'esperienza può far molto più dello studio. Nelle battaglie e nella rivoluzione è fondamentale. Comprendere chi sia davvero con te e chi invece stia cavalcando l'onda per il proprio tornaconto è necessario. Se si vuole continuare a credere in qualcosa, se si vuole che ciò per cui si è lottato e per cui ci si è spesi viva davvero e non resti illusione bisogna coltivare il sospetto e prender come prove gli indizi. La fiducia ci ha portati al regresso, i borghesi hanno preso il posto dell'aristocrazia e nulla pare essere cambiato. Chi moriva di fame continua a farlo, chi muore al fronte è ancora a soffrire per la guerra di chi è stato scacciato. Finché resteranno uomini come noi e l'ordine resterà debole la lotta non potrà terminare. Tuttavia queste condizioni risultano essere molto rare. Questa è l'ultima opportunità che ci è concessa per cambiare le cose. La giustizia è con noi, il popolo è con noi. La città  è bianca e silenziosa, mentre mi preparo a vederla di nuovo tingersi di rosso durante un concerto di schioppi e morte.

Agosto

Ho sbagliato tutto. Ho perseguitato innocenti fondandomi sul sospetto e nella foga della cieca violenza ho lasciato che crescessero e prosperassero intorno a me le iene. Il mio sogno non è mai nato e ogni riflessione che ho fatto è stata vana, buttata al vento di fronte alla natura umana. Ogni sistema filosofico è destinato a cadere di fronte all'animale che è l'uomo, lo leggevo tra le righe di uno scrittore Italiano che mi consigliò Rivera pochi mesi or sono. Nel caldo di questa terra di sabbia che non è mia, dove le idee che difendevo sono solo uno specchio per le allodole mi accorgo di quanto sia stato stupido a pensare di poter sovvertire le classi e sradicare l'oppressione, io credevo d

3 dicembre 2010

Save tonight

La tua immagine che resterà per sempre scolpita nella mia memoria fa a meno dei trucchi e delle parrucche che talora usavi per mascherare gli effetti quotidiani, solo apparentemente meno significativi, della malattia. La tua testa liscia e lucida, così resa dalle devastanti cure cui eri sottoposta, era tuttavia l'emblema della tua forza e della tua dignità; la esibivi con una scioltezza che non ho mai scorto altrove, abituato a considerare sempre vagamente innaturale la mancanza di capelli. Non riesco invece ad immaginarti in altro modo, con la stessa regale imponenza dei faraoni egizi che sfoggiavano la forma perfetta del proprio capo completamente glabro.

Non è certo l'abitudine all'estetica l'unico tratto distintivo della tua malattia: non mi è mai capitato di provare disagio nel parlarne, di doverti compatire per la tua sorte. Al contrario, la esibivi non con lamento, nè con la pretesa di godere di credito verso il destino o verso il prossimo, come sarebbe invece naturale. Sembravi quasi fiera che il tuo corpo riuscisse contemporaneamente a resistere alla violenza delle terapie e del tumore che lui stesso produceva, ne parlavi sempre come se fossi affascinata dalla sfida che sapevi di dover perdere. Ricordo che ho dovuto riflettere a lungo per decidere se stessi ostentando tutta quella determinazione e risolutezza che a tratti sconfinava nella noncuranza.

E' curioso come persone che sono state, a causa del breve lasso di tempo in cui le strade si sono incrociate, poco più che lampi nella nostra vita occupino un posto stabile ed invalicabile nel tempio dell'esperienza personale. E non mi riferisco a sporadici colpi di fulmine o magnetiche attrazioni di un paio d'ore. Parlo della pretesa sciocca e presuntuosa di aver colto l'essenza di una persona pur senza conoscere che le linee guida della sua storia, di essere riuscito ad assorbire gli insegnamenti che era in grado di dare.

Non saprei dire se l'intima consapevolezza che il tempo a tua disposizione era troppo poco abbia in qualche modo amplificato il valore delle nostre conversazioni, ma ritengo di no. Non ho mai considerato una tua opinione più corretta perchè così precaria, nè mi sono risparmiato di contraddirti qualora lo ritenessi opportuno. Però mi hai insegnato, mostrandomelo orrendamente nella pratica, che le opportunità di esprimersi sono assai limitate. E che allora vale davvero la pena sforzarsi di comprendere qualcosa del prossimo, ammesso ovviamente che ci sia qualcosa da carpire, senza dare per scontato che sia per sempre a nostra disposizione.

Ripenso a tutto quello che mi è passato per la mente il giorno del funerale, alla lucidità che mi consentiva di ascoltare le parole vuote del prete e contemporaneamente ricordare le tue, pienissime e roboanti, di un paio di giorni prima, che non si possono raccontare perchè sembrerebbero un impacciato riadattamento cinematografico, ed invece erano tutte vere, studiate con cura sia nei contenuti che nel momento, di cui eri perfettamente consapevole.

Adesso non ho nessuno da consolare esibendo a tratti una leggerezza che sembrava spontanea senza sensi di colpa, perchè sapevo che l'avresti approvata; nè ho qualcuno da cui cercare sostegno, qualcuno che avrei piuttosto dovuto essere io a confortare, piombando egoisticamente nel baratro della rievocazione. Adesso sono libero di pensare a te ogni volta che mi vieni in mente e approfittare, due anni dopo, di quel lampo che sprigiona ancora pura linfa vitale.