27 novembre 2010

Scacco a re con sacrificio di torre

Osservo i lampioni schierati in fila a distanze regolari sino a perdersi in lontananza. La foschia sembra quasi amplificare la loro fioca luce giallastra.

Alla nebbiolina si unisce il fumo delle sigarette di sporadiche figure isolate che gustano qualche tiro con evidente soddisfazione. Chissà cosa passa per le loro teste, oltre a quei lenti vortici di arabeschi svolazzanti. Io, seduto su un duro muretto di mattoni, non fumo, ma come loro emetto fiotti di vapore visibilissimi nell'umido della notte.

Si avvicina una ragazza. Qui sembrano tutte belle, forse lo sono davvero. Mi regala un sorriso che scalda l'animo e quando mi passa accanto mi carezza i capelli con estrema dolcezza. Varrebbe la pena di passare lì settimane intere, mesi, solo per questi gesti. E' incredibile pensare che domani griderà fino a perdere la voce con la stessa grazia di adesso.

Fa freddo, ma basta una maglietta o poco più a coprirsi. E' più importante una sciarpa abbondante, potrebbe rivelarsi utile anche domani per vincere il gelo. Ma non del clima. Perchè l'inverno è dentro, fatto di sensazioni di sconforto che si depositano silenziose come la neve. Il disgelo non arriva, tutto il ghiaccio lo dobbiamo sciogliere noi.

Finalmente è totale silenzio. Mi volto verso le stanze illuminate solo da qualche raggio lunare che ospitano quelle che sembrano salme. O meglio mummie, apparentemente immobili ed avvolte fra le coperte ed i sacchi a pelo, che si sollevano ad intervalli regolari. Questo respiro è il nostro polmone, la nostra forza. Sono decine, centinaia di tasselli che domani si comporranno armoniosi per realizzare l'ultimo progetto.

Entro dalla porta socchiusa in cerca di calore o compagnia. Trovo quella di un fortissimo odore di vernice spray. Ci sono persone che dipingono sul pavimento un enorme velo bianco. Domani quei colori li vedranno in tutto il mondo, sospesi a 50 metri di altezza.

E magari domani qualcuno penserà a questi ragazzi che si muovono con gesti nervosi, chiaramente sintomo di mancanza di sonno, abuso di caffè ed adrenalina alle stelle. Magari invece questa gente spaventerà solo qualche ragazza venuta da migliaia di km di distanza che scoppierà in lacrime sentendosi perduta. Ma non si farà male, la abbracceremo tutti insieme, tranquillizzandola. Bisogna saper essere duri senza perdere la tenerezza.

Penso poi che tutto questo non ha senso. Posso accettare l'ingiustizia dell'eredità pesante di una società piena di errori. Posso esser pronto anche a calarmi nei panni stereotipati del giovane che sogna stoltamente di poter cambiare qualcosa.
La vera beffa è che qui lottiamo proprio per mantenere tutto com'è, nell'assurdo obiettivo che non peggiori drasticamente. Forse questo è ciò che mi fa chiedere se davvero valga la pena di perdere tempo, risorse e sonno perchè tutto possa restare immutato nei limiti evidenti che si trascina da decenni, con le frasi lì fuori di chi ci taccia di conservatorismo e volontà di preservare lo status quo.

Ma poi, è forse questa una lotta contro un nemico che neppure si accorge se proviamo a pungerlo e, se infastidito, può schiacciarci come fossimo piccoli insetti?

Non lo è, è tutta un'illusione. E probabilmente non servirà a nulla. Però mi fa stare bene pensare che se fossero tutti qui allora non oserebbero toccarci. Che sono in compagnia di un elite di persone che considerano naturale che sia la propria dignità a guidarle.

E domani da quella torre pendente lo grideremo a tutti, che non vogliamo niente e non siamo nessuno, ma abbiamo dentro di noi tutti i sogni del mondo.



25 novembre 2010

the times they are a-changin'


Come gather 'round people
Wherever you roam
And admit that the waters
Around you have grown
And accept it that soon
You'll be drenched to the bone.
If your time to you
Is worth savin'
Then you better start Swimmin'
Or you'll sink like a stone
For the times they are a-changin'

Come writers and critics
Who prophesise with your pen
And keep your eyes wide
The chance won't come again
And don't speak too soon
For the wheel's still in spin
And there's no tellin' who
That it's namin'.
For the loser now
Will be later to win
For the times they are a-changin'

Come senators, Congressmen
Please heed the call
Don't stand in the doorway
Don't block up the hall
For he that gets hurt
Will be he who has stalled
There's a battle outside
And it is ragin'.
It'll soon shake your windows
And rattle your walls
For the times they are a-changin

Come mothers and fathers
Throughout the land
And don't criticize
What you can't understand
Your sons and your daughters
Are beyond your command
Your old road is
Rapidly agin'.
Please get out of the new one
If you can't lend your hand
For the times they are a-changin'

The line it is drawn
The curse it is cast
The slow one now
Will later be fast
As the present now
Will later be past
The order is
Rapidly fadin'.
And the first one now
Will later be last
For the times they are a-changin'

19 novembre 2010

Loro sanno dov'è la felicità

Ho visto l’orrore nel volto di qualcuno. Al limite di ogni disillusione, di ogni sconfitta, di ogni paura c’è sempre l’orrore. Ho visto timore. Ho visto delusione. Ho visto cattiveria, rabbia, infamia, sconforto, malvagità, tristezza, dolore. L’orrore. Ogni essere umano che ho visto, nel suo volto scuro ed arrugginito celava orrore. L’orrore è il mix perfetto di ogni forma di male che si possa instaurare nell’animo umano. Qualcuno ha pianto. Qualcuno ride per non piangere. Ma qualcuno non sa neanche cosa sia l’orrore. Ebbene io amo quest’ultimi: io li invidio e potrei seriamente continuare ad invidiarli fino al secondo prima della mia morte. Chiamano questi personaggi bambini. Piccoletti di statura, cicciottelli, con un sorriso da deficienti, una testolina grande quanto un cuore, due mani e due piedi utili solo a costruire giocattoli e correre nei prati. Per strada non riuscirai ad incrociare un sorriso sincero, tra sguardi funesti e labbra raggrinzite. Tutti robot alla ricerca di qualcosa di ignoto, forse utopico, per soddisfare chissà cosa. Tutti attaccati ai soldi, delusi dall’amore, arrabbiati per l’amico, sconcertati dal lavoro, afflitti per il parente, estraniati dal mondo per una malinconia inspiegabile. E poi abbassi la testa e guardi quel piccolo nano che non sa neanche di cosa stiamo parlando. Lui è incantato da quel giocattolo buzzurro, oppure dal lecca-lecca multi - color, o da stronzate che l’essere umano non intende – troppo preso dall’orrore. Sembra che a noi piaccia quest’orrore. Non siamo bravi né vogliosi di cacciarlo via – per sempre. L’orrore è come un seme che diviene pianta fino a diventare albero e prendere il nostro posto. Il bambino non intravede l’orrore, non sa cosa sia e non vuole saperlo. Ride, scherza, gioca, mangia, beve come se la vita fosse tutta lì. Aldilà del suo piccolo grande mondo non c’è niente che possa appagarlo più del dovuto. Vive felice perché non ha bisogno di sapere come si fa. Solo da espressioni ed occhiate riesce a capire cosa vuoi dirgli. Se ne frega dei tuoi problemi, se ne frega degli altri che piangono o si prendono gioco di lui, se ne frega di chi lo invidia, se ne frega della povertà, della ricchezza, del denaro. Quante cavolate.

Con il tempo l’uomo diventa così cinico da far paura anche al buon Dio. La semplicità della vita viene stravolta da eventi inutili, che sembrano diventare inevitabili e disperatamente vitali. Anche ciò che può essere oggettivamente superfluo, per l’uomo diventa un problema. I veri padroni del mondo sono proprio i bambini. Tanti sono i guai sparsi per la terra, insiti in ogni persona, questione e circostanza. E noi ci affanniamo a risolvere tutto, con sudore e lavoro, convinti di poter cambiare qualche cosa. Ma saranno tutti cambiamenti utili quanto un gelato al Polo Nord. Ed appena non riusciamo a ricavare del buono da qualcosa, il nostro viso viene trafitto dall’orrore. Ricordiamoci il passato. Ricordiamoci quando eravamo anche noi piccoli folletti, senza alcuna preoccupazione dell’esistenza, consapevoli che per essere felici bisognava semplicemente vivere. Nessuno può cancellarci dalla mente quei magnifici ricordi e nessuno può impedirci di emularli, o almeno provare a farlo. Forse l’uomo realmente cerca ma non trova la felicità. Forse l’uomo non si rende conto che cercare la felicità non serve – perché può solo condurlo a trovare l’orrore. Qualsiasi cosa noi cercassimo sarebbe “un di più”, un optional, una banalità. Tutto ciò che noi vogliamo, l’abbiamo già. L’abbiamo sempre avuto. Finché da piccoli nani siamo diventati grandi coglioni. Così da ritrovarci ad avere solo l’orrore.

16 novembre 2010

Jessica

Correva veloce lungo strade nere d’asfalto nuovo, l'alfa. Superava agilmente le macchine in strada, come un serpente girava prima a destra, poi a sinistra per andare dritto. Un cielo lontano, grigio e vacuo, scalava la fitta coltre di palazzi, i vetri di grattacieli lontani riflettevano i pensieri di  un’intera generazione. Alberi spogli e cumuli di immondizia. Un ammasso di gente protestava per qualcosa, mentre un bus ribaltato iniziava ad ardere, i fumi si liberavano alti, una pira in onore del caos.
Cazzo chiedono, ora. Si domandava l’ispettore Garro, mentre con la fiamma del bus si accendeva una sigaretta. E’ la Banca, questa qui, ispettore. I prezzi dei mutui sono saliti, e questi qua non hanno i soldi per pagare. Gneo non aveva dubbi, leggeva il finanza, lui, sapeva tutto. Era un bastardo figlio di puttana, pensava Garro. Si fottessero loro e il mutuo, ipotecarsi una vita per un pelo di figa. Le vere puttane, Gneo, le troie vere sono quelle che tieni in casa, che per scopartele gli devi la vita. Capisci perché l’altra notte abbiamo lasciato libera Jessica? Ah, non per il servizio che le ha fatto? No, cazzo, sono un uomo di valori io, quello era un regalo, un omaggio al mio fascino.
Gneo avrebbe volentieri sputato in faccia all’ispettore, non fosse che quel lurido era un nipote del ministro. Allora cosa facciamo, ispettore, facciamo arrivare i cellulari? Certo, non ci sono altre soluzioni. Quante squadre? Ne bastano due; la prima in assetto antisommossa, pure lacrimogeni, seppur sia lavoro per i manganelli, la seconda di ballerine brasiliane, che non siano trans, però. A meno che non ti piaccia il cazzo. Non mi piace il cazzo. Ero sarcastico, pirla. Chiama questi fottuti rinforzi!

Due vetture correvano veloci lungo le strade, una fora lungo il tragitto, l’altra arriva in un viale di alberi spogli e cumuli d’immondizia. Una folla ha dato fuoco a un bus, sulla pira ardono due persone, sono Garro e Gneo. Son morti.
20 sbirri scendono dal furgone, hanno le maschere antigas e i manganelli ben saldi nel pugno, nell’altra mano stringono lo scudo. Lanciano i lacrimogeni, si riversano sulla folla. Colpiscono i primi con forza e rabbia, a un nero si spezza il collo, cade a terra morto. La folla dietro si scompone, c’è chi fugge e chi cerca vendetta. L’urlo di orrore si spande nell’aria. L’anarchia sa essere dolorosa. Un tizio ha una bottiglia di birra, qualcuno nota che dentro v’è imbevuto un fazzoletto. Una fiammella è l’ultimo segnale, il fuoco mangia tutto, protestanti e poliziotti, bruciano. Il calore corrode la loro pelle, nel crepitio della fiamma s’intravedono le interiora, si ferma il cuore, muore la gente, sotto il cielo grigio come i vetri dei grattacieli, sotto il cielo grigio come niente. Giunge infine l'altra vettura, ma il fuoco ha già ucciso tutti. 
Nel più alto piano della banca, c’è l’ufficio del direttore. Altre urla cancellano il suono della strage di sotto. Ah, entra di più, di più! Vai così, Cristo! Dio! Gesù santo! Aah. T’è piaciuto eh? E mo che ti dico il regalo che t’ho fatto, Jessica, sarai ancora più soddisfatta.

12 novembre 2010

Bioparco!

Diciamocelo, la barzelletta di Berlusconi con la bestemmia è un vero e proprio scandalo.

Decisamente migliore la versione col ciclista livornese al santuario di Montenero. Almeno quelle sugli ebrei ed i malati di cancro facevano ridere.

Ovvio, non sarò certo io a scandalizzarmi se il premier bestemmia in visita ufficiale. O se suggerisce ai malati terminali di fare le sabbiature per abituarsi a stare sottoterra. Questa è una preoccupazione che dovrebbe affliggere i malati ed i cattolici. Dove i cattolici sono in realtà un sottoinsieme dell'enorme insieme dei malati psichiatrici. Ma non è questo il punto.

Voglio dire, mi aspettavo che qualcuno si offendesse ed invece è arrivato monsignor Fisichella, che io preferivo nei panni di pilota di Formula1, a spiegarci che la bestemmia va interpretata prima di essere, eventualmente, condannata. Nel dettaglio, ha praticamente sostenuto che in determinati contesti e condizioni d'animo può essere considerata come priva di alcun significato.

In soldoni, se sei tanto incazzato o superficiale da bestemmiare, significa che la tua bestemmia è del tutto irrilevante.

Il comma 22 applicato al moccolo ed all'improperio. Tutti assolti.

Questo suppongo farà schizzare le adesioni al mio corso di bestemmia creativa di prossima apertura.

Sto scherzando. Non mi aspettavo veramente che i cattolici si sentissero offesi solo perché il loro rappresentante offende la loro ragion d'essere. A loro fotte solo del diritto alla vita, che casualmente è un insieme di norme complementari con quelle dei basilari diritti civili. Che il loro premier salga su un palco violentando una vergine mentre lancia insinuazioni sul tariffario della Madonna non importa. Anche perchè fra l'altro pare ormai certo che abbia abbassato i prezzi per abbattere la concorrenza di Arcore.

Allora, memore delle belle filastrocche che ci facevano imparare quando eravamo troppo piccoli per capire che stavano cercando di obnubilare le nostre menti, mi sono premurato di elencare il decalogo del buon cattolico per capire quanto effettivamente questi cari milioni di elettori tengano alle loro posizioni al momento di andare alle urne:

1. Non avrai altro Dio all'infuori di me.
Già qui non sono proprio sicuro che Berlusconi ne sia convinto. A sua parziale discolpa possiamo dire che forse è meno egocentrico di Mourinho.

2. Non nominare il nome di Dio invano.
Usalo quando si sta per votare.

3. Ricordati di santificare le feste.
Tutte le domeniche c'è il Milan.

4. Onore il padre e la madre.
E, soprattutto, il fratello.

5. Non uccidere.
Non voglio querele.

6. Non commettere adulterio.
Se proprio devi, non usare il preservativo.

(sopra, Ruby che canta nel coro degli angeli di Arcore)

7. Non rubare.
Ponzi ponzi popopò.

8. Non dire falsa testimonianza.
Meglio, fallo solo se hai qualche figlio sulla cui testa spergiurare. Altrimenti giura su Dio, che fa audience.

9. Non desiderare la donna d'altri.
Comprala.

(Berlusconi al mercato degli schiavi mentre elogia la competenza di una mulatta)

10. Non desiderare la roba d'altri.
Monopolizza. Non ci sarà altro proprietario al di fuori di te.

Sì, la logica dei cattolici mi ha sempre affascinato.

3 novembre 2010

Mestieranti

Mi hanno fatto notare la mia tendenza a fare inopportune battute sessiste e razziste, come se fosse responsabilità mia se le donne non sanno parcheggiare all'americana. Scherzi a parte, non ho colpa, giuro che mi passerà non appena mi sarò scopato una negra.

Va bene, ho detto una cosa brutta, ma sarà sempre meglio che andare con un finocchio.

Dai, ne dico solo un'altra e poi mi candido come premier.

La verità è che non è semplice fare il blogger. Essenzialmente perchè non ti paga nessuno, scrivi senza obiettivi (a meno che non si abbia intenzione di pubblicizzare i propri libri o spammare con virulenza su tutti gli altri blog che capitano a tiro per aumentare i visitatori, cosa che forse comincerò a fare se mai dovessi scrivere un libro) e non è un'attività che viene vista di buon occhio dalla società:

-Papà, ma io amo lui!
-E' uno sfaccendato! Alla tua età sarebbe anche ora di metter su una famiglia, trovati un blogger e sistemati.

Non è credibile.

Però ha il grande pregio di fornire uno stimolo, almeno per chi come me non lo considera un lavoro ma un registro da aggiornare a proprio piacimento senza preoccuparsi dell'opinione altrui ("vaffanculo" sottinteso).

Ci sono invece occupazioni davvero problematiche, che non ti stimolano ed anzi ti espongono a situazioni di pericolo: prendete un minatore, ad esempio. Ecco, un minatore passa l'esistenza al buio in una cava ad estrarre roba cancerogena col rischio enorme che non solo tutto possa crollargli addosso, ma anche di dover passare 2 mesi al buio con altri 30 minatori cileni. Che non solo non si lavano da due mesi, ma, giovani e forti, provano anche forti impulsi sessuali. Pensateci, due mesi, al buio. Ma, come se non bastasse, costantemente monitorati.

Certo, preferirei passare una nottata di fuoco con un minatore sudamericano sudaticcio appena estratto da una miniera di carbone dopo 2 mesi piuttosto che con Rosy Bindi. Consideratelo un altro punto a mio favore per la prossima candidatura.

Notizie che spuntano fuori come funghi proprio quando l'immagine della maggioranza appare ogni giorno più lesa distogliendo l'opinione pubblica dalle vere notizie. Come l'aggressione a Capezzone. Che peraltro è l'anagramma di cazzopene. Insomma, ne è venuto fuori che un'infermiera romena, dopo aver cercato di uccidere Belpietro, ha colpito Capezzone con un pugno violento. Ma magari faccio confusione. Tuttavia mi piace immaginare l'effetto di un pugno su Capezzone, su quel suo corpo viscido e tremolante, dev'essere un po' come affondare un cucchiaio nella marmellata.

Fra l'altro anche Capezzone ha dichiarato di essere bisessuale. Nonchè vergine. Intravedo una soluzione per Rosy Bindi. Beh, dal modo in cui cambia opinione ogni quarto di luna non c'è da stupirsi che sia una checca.

Che poi insomma, ad onor del vero si parlava di donne, non di Rosy Bindi. Anzi, di ragazzette, no? Purtroppo non ho cugine in Puglia, ma dovendo scegliere fra Sarah Scazzi ed il sopracitato minatore cileno, farei quello che fareste tutti voi. A patto che la biondina sia ragionevolmente non troppo saponificata.

Secondo voi per quanto tempo una ragazza morta può ancora essere fecondata? Per me poteva avere figli. Pensate quanti consensi avrei guadagnato fra l'elettorato cattolico.

Niente riuscirà a convincermi che se la ragazza uccisa fosse stata un cesso di proporzioni bibliche questa storia non avrebbe avuto tanta pubblicità. Pensateci, il prodotto era ottimo, biondina chiara col viso angelico e genitori che venderebbero un'altra figlia ai tuareg pur di tornare a godere di un ulteriore quarto d'ora televisivo.

Ma non facciamo gli schizzinosi, tutti vorremmo andare a parlare in televisione, soprattutto senza avere un cazzo da dire. A Sanremo vogliono cantare "Bella ciao". Emblematico di come i valori partigiani siano nella merda, visto che sarà messa in bocca a Morandi.

PS: nessuna minorenne è stata ingravidata o prezzolata per la stesura di questo post che ha da intendersi come puro prodotto di fantasia.