30 giugno 2010

C'è più gusto ad essere italiani

Il vero dramma dell'eliminazione italiana dalla coppa del mondo non è tanto l'insoddisfazione per una mancata vittoria quanto l'odiosa presunzione degli allenatori che spuntano come funghi a fornire la loro, non richiesta, opinione.

Capisco i commentatori sportivi, che del resto han scelto di recitare per mestiere il ruolo di divoratori di carcasse, ma ci sono 60 milioni di persone che invece ripetono meccanicamente copioni che non capiscono.

Voglio dire, il bersaglio preferito del post-eliminazione, soprattutto nei mondiali, è il commissario tecnico. E fin qui posso anche essere d'accordo, anche se personalmente l'errore più vistoso che mi sento di imputare a Lippi è la mancata stretta di mano all'allenatore avversario dopo l'eliminazione (cui peraltro, a mio parere, dovremmo essere grati per averci evitato di guardare orripilati per 90' Robben irridere Criscito e Cannavano).

Senz'altro Lippi avrebbe potuto fare meglio convocando (l'avrei fatto, intendiamoci) quello che è tanto intelligente da far sfigurare Renzo Bossi, non gioca nella sua squadra ed oltre metà degli italiani non considera connazionale se non nel momento in cui le sue gambe negre potrebbero mettersi al servizio della nostra patria. Nulla di nuovo. O magari avvalendosi dei lampi di genio di Mr.-non-ho-MAI-fatto-un-gol-decisivo-nella-mia-carriera-ma-posso-conquistarti-con-la-mia-efferata-acne (questo non l'avrei fatto). Avrebbe potuto far giocare diversamente e meglio.

Il fatto è che criticare le scelte di un allenatore che ha vinto la coppa dei campioni con la Juve di Torricelli e Padovano ed ha già alzato la coppa del mondo mi sembra quantomeno una sparata fuori misura, dal momento che abbiamo perso contro Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda; che non sono proprio come il Brasile, che vince le partite giocando 10 minuti su novanta nei quali 6 giocatori scambiano la palla tanto da andarla a parcheggiare nella porta avversaria e gli altri 5 ballano la samba.

Se una squadra nettamente più forte perde tre volte contro compagini più deboli, il problema non sta nella formazione e nelle convocazioni. State parlando del sesso degli angeli. E' tutto psicologico, ambientale. E soprattutto sociale.

Avevo già detto che le nazionali sono lo specchio del paese che rappresentano. E la nostra Italia, storicamente dal potenziale altissimo in molti campi, gioca oggi più che mai con la palla al piede del menefreghismo dei suoi cittadini, che millantano un orgoglio nazionale da manifestare ogni 4 anni per i Mondiali, ma mai ogni 5 per le elezioni. Siamo noi i vecchi, i conservatori, quelli senza speranze. Ridotti a brandelli da istituzioni scelte da noi che cancellano il futuro e scoraggiano i giovani. Che rifiutano quel 10% di italiani non d'origine, quasi tutti ragazzi.

Così, mentre il nostro giocatore più forte marcisce in panchina e potrebbe finire per trasferirsi all'estero in squadre che magari non vincono nulla, ma sicuramente eccellono in ciò che nessun club o nazionale italiano riesce a fare, cioè giocare a pallone senza far venire il latte alle ginocchia, i vecchi leader, quelli che giocano e quelli che comandano, stanchi, appagati e con le poltrone intonse, mangiano e prosperano fin quando tirano, in senso sportivo, le cuoia. E sono talmente demotivati che si contentano di perdere anche la faccia invece di aggredire le occasioni con fame di vita e di vittoria.

25 giugno 2010

Grandfather's Cup!

Questo post potrebbe farmi apparire un po' come la volpe della famosa storiella dell'uva, bistrattata e snobbata solo quando ormai irraggiungibile. Correrò questo rischio, assicurandovi che quanto sto per dire era in realtà pronto da giorni; ammetto che non mi aspettavo che l'Italia riuscisse a farsi cacciare con tanta fermezza dal mondiale e me ne dispiaccio, perchè dovrò rinunciare ai pop-corn e le birre con i miei colleghi. Non solo non ero emotivamente coinvolto in modo particolare per questi mondiali, ma avendo l'Italia dall'epica vittoria a Berlino preso scoppole non solo dalle quotate Brasile, Olanda, Spagna e Francia, ma anche dalle assai meno invincibili armate Croazia, Ungheria e Messico e financo Egitto e Slovacchia, ecco, diciamo che mi aspettavo che non avremmo tinto nuovamente d'azzurro il cielo sudafricano.

Quello che voglio dire, non per difendere un senso nazionale che del resto non ho e di cui non mi importa nulla, anche perchè, ribadisco, l'Olanda ci avrebbe surclassato schierando giocatori bendati e con le mani legate dietro la schiena, è che in questa World Cup mi sembra che il livello e la cornice siano piuttosto scadenti.

A giudicare dall'allegro clima di chiassosa incompetenza che aleggia sugli spalti e soprattutto nei campi (perchè d'accordo, noi saremo anche scarsi, ma in giro non ho visto champagne) sembra una manifestazione sfiziosa come il lancio del palloncino nelle spiagge a ferragosto o la corsa dei sacchi durante le feste di compleanno, prima dei 12 anni perchè sono tutti piccoli e dopo i 20 perchè son tutti ubriachi.

D'altro canto, innegabile resta il dato di fatto che manca lo spettacolo: ci sono molti meno gol, effetto che imputo a due cause, fregandomene degli aspetti tecnici legati al pallone. La prima, banalmente, la mancanza di incentivi. Mancano Russia, Ucraina, Polonia, Svezia, Norvegia e Austria e questo chiaramente raffredda notevolmente gli spalti che in manifestazioni precedenti si riempivano di vistose bionde in abiti succinti. Non è lo stesso esultare davanti a centinaia di spogliarelliste piuttosto che con una folla folta di grossi sudafricani pelosi.

L'altra causa, ingiustamente sottovalutata, è riconducibile a quei diabolici strumenti noti come Vuvuzelas. Immaginate di giocare in un enorme alveare con decine di migliaia di trombette che suonano per 2 ore la stessa nota in modo reiterato e sfiancante. Adesso immaginate di fare un gol e di dover subito dopo resistere all'onda d'urto prodotta dal vibrare armonico di tutte le vuvuzelas dello stadio.


Capite bene che qualunque calciatore si inibisce di fronte a questa prospettiva. E per non correre il rischio di far gol le squadre addormentano il gioco e si danno a trame prive di spunti.
Fateci caso: le uniche squadre che han segnato molto sono un paio di sudamericane ed il Portogallo, nazioni storicamente chiassose ed abituate al casino come la Germania ai panzer. E difatti l'impegno comune è stato indirizzato nell'eliminare le squadre africane per dimezzare il numero di queste odiose trombette.

La verità è che disputare un mondiale di calcio in Africa, e non me ne vogliano i sostenitori del global-sport, ha senso come organizzare il festival della pizza margherita a Stoccolma. Ed il risultato è che, oltre a suonare un inno all'incompetenza, vedere le partite mi sta causando emicrania a forte sfondo razziale.
Ogni volta che inquadrano gli spalti pieni di neri che suonano allegri le vuvuzelas incuranti del risultato, i miei pensieri somigliano terribilmente a quelli di un leghista della val Brembana.

Ma non gliele infilerei in altri orifizi, come molti suggeriscono, se non altro per evitare che possano suonare con rinnovato vigore: personalmente, le avrei usate per picchiare i proprietari sulla testa ad ogni passaggio in campo, in una sorta di torello coi bernoccoli. Proprio come al mare, coi gavettoni di metà agosto, se non sei abbastanza bagnato ci pensa il fato ad inseguirti con un grosso bastone. Nodoso, ma silenzioso.


22 giugno 2010

Accorrete, o Maturandi!

Le Saghe di Onan è lieta di presentare in anteprima assoluta le tracce dell'esame di maturità del 2010 che stanno turbando in queste ore le notti di tanti giovani maturandi. Spazio ad autori e tematiche emergenti che soppiantano padri della lingua come Dante, Foscolo e Leopardi. Ma bando alle ciance e veniamo ai titoli:

Tipologia A (analisi di un testo di un autore della letteratura italiana):

A Walter Veltroni

Tenero padre
madre dei miei sogni
Anima ulcerata.
Figlio mio Ritrovato

Commenta la poesia di Sandro Bondi: l'Italia di oggi è divisa da una politica dai toni sempre più accessi, in questo clima di barricata il poeta ci ricorda con il suo breve componimento che è ancora possibile dichiararsi trasversalmente ricchioni. Cosa vuole comunicare l'immagine di madre e figlio? Il rapporto tra i due è più incestuoso o pederasta? Il ritrovamento finale allude ad un ricongiungimento tra i due, noti voltagabbana vicendevoli ai tempi del PCI, o piuttosto ad una sublimazione di una tanto attesa sveltina nel cesso della Camera?


Tipologia B (tematica socio-economica):

Fino a quale età si può considerare legittimo il desiderio di appellarsi ad amici immaginari? Come si concilia questa necessità spirituale con quella pragmatica di penetrare gli sfinteri di giovani fanciulli? Secondo te, è più gradita al Signore la pedofilia, la pletora di reati economici vaticani o, alla luce della Sua reiterata ostinazione nel sottrarsi ad interviste pubbliche, non siamo in grado di comprendere il Suo volere? Commentare se gli ammonimenti del pastore tedesco, assurto a guida e maestro inconfutabile di vita, ci abbiano o no bastevolmente rotto i coglioni.


Tipologia C (tema storico-etnico):

Il grugnito, una forma di comunicazione primitiva eppure sempre attuale. Dai nostri antenati nelle caverne, passando per i gladiatori ed i francesi, fino a sparire dal linguaggio comune in quasi tutt'Italia escluse la Val Trompia e l'Aspromonte, per poi tornare prepotentemente in voga come comunicazione verbale immediata e fuori dagli schemi. Si racconti la sua storia e la sua evoluzione, ricordando correnti culturali e politiche economiche dovute al grugnito. Si portino esempi relativi ai grandi esponenti del suo utilizzo (Bossi, Gattuso, il sindaco di Vergate sul Membro), ricordando le influenze vicendevoli da essi esercitate e l'importanza dei graffiti della Val Camonica nella loro evoluzione.


Tipologia D (tema di attualità inerente ad un dibattito culturale in corso):

La Nazionale di calcio fatica contro squadre provinciali di raccoglitori di banane e allevatori di koala: ma siamo davvero così scarsi? Discutine, eventualmente ponendo l'accento sull'opportunità di pensionamenti anticipati ed in ogni caso suggerendo delle soluzioni praticabili, quali l'espatrio, la nazionalizzazione di Chuck Norris o travestire Gilardino da guardalinee

21 giugno 2010

Meglio soli che mal accompagnati

Di solito cerco di evitare attività autolesioniste e/o palesemente dannose, tipo fustigarmi, chiudermi le mani nel tostapane acceso, leggere Repubblica. Tuttavia, per quanto abbia cercato di limitare il più possibile la mia passione politica per evitare di incazzarmi furiosamente e passare le mie giornate come un tifoso dell'Inter fino a pochi anni fa, a volte ricado nel vecchio errore e mi ostino a curiosare i siti internet di qualche rivista scandalistica di medio-basso livello di quelle che in Italia scambiamo per organi di informazione (ma è un peccato tutto sommato veniale, visto che non abbiamo termini di paragone atti a discernere). Così mi ritrovo a leggere l'organo ufficioso dell'opposizione, e a parte la solita cronaca nera che il giornalista preferisce rendere in stile soap opera splatter-strappalacrime piuttosto che in forma di obsoleto articolo di giornale (“era una sera come tante, doveva solo tornare dai suoi poveri figli abbandonati dopo una giornata di lavoro, ancora non sapeva come sarebbe stata ESTRUSA IN STRISCIOLINE SOTTILI”), noto qualcosa che attira la mia attenzione più del solito.

A questo punto apro una piccola parentesi: niente su Repubblica attira mai la mia attenzione, niente di niente, a parte Michele Serra. E' scritto come un giornalino scolastico di quinta elementare, le firme prestigiose sono ormai rincoglionite, le iniziative antigovernative sono ridicole ed hanno il solo scopo di soddisfare il target degli anti-berlusconiani da salotto, l'impressione insomma è di un foglio di serie B che abbia cercato di saltare sul carro del vincitore sbagliato, dimostrando peraltro grande incapacità perché scambiare quelli del PD per dei vincitori è semplicemente impossibile.

Ribadito che per me leggere Repubblica piuttosto che ascoltare un discorso di un qualsiasi membro del governo è esattamente vedere da un angolo diverso il fondo dell'abiezione in cui è definitivamente precipitata (o sempre stata) la democrazia italiana, ritorno all'articolo che mi aveva colpito, che non linko solo perché non vorrei che qualcuno mi associasse ad un lettore di Repubblica, seppure occasionale.

“No alla parola compagni” la protesta dei giovani PD

Leggo allibito un articolo in cui un gruppo di giovani che probabilmente si sono diplomati a scuola come me (a culo) e che probabilmente non capiscono una mazza dell'esistenza protestano per l'uso della parola “compagni” come conclusione di un discorso ad un'assemblea del PD.

Cito testualmente:

Per noi "nativi del PD", cioè estranei alla tradizione comunista e a quella democristiana, "le parole compagni, festa dell'Unità, sono concetti che rispettiamo per la tradizione che hanno avuto ma che non rientrano nel nostro pensare politico e che facciamo fatica ad accettare... questo trapassato non ha noi come destinatari". Luca Candiano, uno dei firmatari (con Veronica Chirra, Matteo Cinalli, Sante Calefati e Marino Ceci, ventenni o poco più, giovani Democratici) sostiene che "è un'aria che si respira dall'inizio della segreteria Bersani" e che li fa sentire "fuoriposto", anche se non è una minaccia ad andarsene. Fanno eco Lucio D'Ubaldo, senatore, e Giorgio Merlo: per entrambi, ex PPI, "con i Gifuni (l'oratore incriminato, n.d.r.) di turno il PD si disegna un ruolo di eterna opposizione".

Non capisco perché in Italia si debba per forza essere ipocriti ed avere la faccia come il culo. Ma scusa, questi signori si possono decidere? Rispettano la tradizione, o gli da fastidio la parola “compagni”, che peraltro io uso anche per rivolgermi a occasionali compagnie di innocenti scampagnate senza nessuna allusione staliniana? Se la storia del loro partito non rientra nel loro pensare politico, allora perché dicono di non volersene andare? Chiedo a qualcuno del PD di spiegarmi se queste sono le discussioni con le quali invece si smetterà di avere un “ruolo di eterna opposizione”, e se lo sono gli chiedo anche di spiegarmi da che parte sta lui. Inoltre mi chiedo, se qualcuno ritiene questa cagata così importante da sprecarci tanto tempo e farla finire su un giornale, perché questo qualcuno non pensa di restituire la maledetta tessera? Glielo ha scritto il medico di tesserarsi?

La verità è che il PD non è nato per essere capace di avere un'idea precisa su qualcosa, è nato per inglobare tutto alla “Francia o Spagna purché se magna”. e i giovani son più inconcludenti dei vecchi, con tanti saluti al ricambio generazionale.

(Peraltro, un'idea precisa non permetterebbe di tenere un piede in mille scarpe, pratica secondo loro molto furba; inoltre, quante parole “impronunciabili” potrebbero esserci in un'idea vera? Dopo la crociata-compagni, rischieremo la crociata-salari, la crociata-tetto-fiscale, la crociata-scala-a-pioli, e chissà quante altre).

Sarebbe ora che il PD si sciogliesse e questa gente pensasse a trovarsi un lavoro vero, visto che la sua utilità è pari a zero e che tutti i soldi e i voti che ci buttiamo sono assolutamente sprecati.

20 giugno 2010

Che c'azzecca questa foto?

Come i più affezionati fra i nostri lettori (cioè mia madre, ciao mamma, guardami, ti sto salutando davanti a tutti!) avranno forse notato, campeggia adesso un'immagine diversa rispetto a quella che aveva sinora ammorbato voi gentili visitatori.

Possibilmente qualcuno, magari un accidentale passante, si starà anche chiedendo come sia possibile che il Vesuvio domini le valli dell'Arno, nel qual caso mi sento autorizzato a deriderlo per il suo candore che rasenta stoltezza in fatto di fotomontaggi; se non lo sta facendo perchè non sa dove si trovi il Vesuvio, consiglio invece un ripasso in geografia, ma mi sento troppo amareggiato per sfotterlo.
Se invece si stesse semplicemente chiedendo perchè mai mi sia preso la briga di piazzare un Vesuvio particolarmente blu dietro una veduta pisana eccezionalmente gialla (avevo solo queste foto, mica posso andare a Napoli per fare un montaggio più credibile, vi sembra?), risponderò allora che quest'immagine vuole essere l'emblema del pregiudizio.

Il pregiudizio verso un nome che porta con sè la condanna e l'onore di essere immediatamente associato alla città che davvero si sdraia alle pendici del Vesuvio: quando si pensa a Napoli, la mente corre a pizze roteanti, chiassosi mandolini e folle di giovani nomati Ciro o, come nel nostro caso, Gennaro.

Siore e siori, siamo lieti di annunciarvi che il famigerato GennaroBat, giovine rampollo della blogosfera, direttamente dalle ormai troppo strette stanze del suo "Che c'azzecca il mitocondrio?" interamente confluito ne "Le Saghe di Onan", giunge a rinfrescare questo blog con rinnovato vigore di partenopea ispirazione.

-Gennaro, posso smettere di farti pompini virtuali e passiamo ad maiora?
-No, ti prego, mi piace quando fingi di compiacerti.

Vi dirò ordunque, lorsignori, che potersi fregiare del titolo di coautore in compagnia di cotale virgulto dotato di lampi di inventiva che mai sfioreranno la mia mente è per me grandissimo onore.
Puntualizzo inoltre che il nostro stile, cioè scrivere banalmente del cazzo che ci pare quando cazzo ci pare, non muterà in alcun modo.

Pertanto, Gennaro, benvenuto nella tua nuova casa!
De hoc satis, ad maiora!

18 giugno 2010

La verità è che non mi piaci abbastanza

Giuro che ci ho provato.

Interrompere una relazione, anche se mai iniziata o clamorosamente vissuta solo dalla controparte, è oltremodo difficile. Una volta, più o meno mille anni fa, le cose erano piuttosto semplici. Trovavi una moglie, te la sposavi, procreava i tuoi figli, e poi se non ti andava più bene la cambiavi, più o meno come con la macchina. Ti ci affezioni magari, ma dopo che inizia ad avere addosso il peso degli anni, come si può resistere ad una rossa fiammante tutta cuore sportivo di nuova generazione? *_* (lo ammetto, pensando alla macchina mi sono emozionato).
Ma comunque, dicevo, era una pratica di una facilità estrema cambiare donna per propria volontà, perchè era un bene su cui vige il diritto di proprietà. Se una cosa è mia, ci faccio quello che voglio, altrimenti non è mia, mi sembra chiaro. Se voglio buttarla, lo faccio. Se qualcuno se ne appropria, lo uccido e non subisco pene particolarmente pesanti, perchè ho come attenuante che uccido un ladro. Tutto piuttosto lineare, anzi meglio. Se per sbaglio ti fossi trovato ad essere un re, anche se brutto e grasso e malato di gotta, potevi farti una religione tutta tua e far decapitare le tue mogli, ma per questo effettivamente bisognerà aspettare ben 500 anni di progresso (per info cercare Enrico VIII su Wikipedia). Poi il buio, e tutto cambiò. Ecco, questo dimostra che non sempre nel mondo si sono fatti dei passi avanti, anzi le cose sono peggiorate, e di molto. Anche se mi rendo conto che sarebbe improponibile al giorno d’oggi una simile attuazione.

Ma non è dei controversi passi avanti mossi dal progresso per la condizione femminile che voglio discutere, giacchè mi sembra che nonostante tutto la donna continui ad essere seduta sulla sua principale fortuna, ma di come riuscire ad allontanare col dovuto garbo una donzella cui, ahimè, bisogna pur fornire qualche tipo di giustificazione.

La verità è che non mi piaci abbastanza.

Ma le donne si sa, hanno un cervello che funziona (questa era la migliore del post, lo ammetto) in maniera abbastanza particolare. Dopo una frase del genere poche si arrendono, le restanti invece, galvanizzate per essere state maltrattate, analizzano a fondo la frase:

La verità è che:
Per gli uomini: sto definendo e specificando che quello che segue è assolutamente vero, requisito fondamentale per la chiarezza.
Per le donne: il fatto che abbia fatto questa specificazione indica che in passato ha detto anche cose non vere, di conseguenza anche quello che sta per dire non è vero. E poi la sua sincerità è così eccitante!

non mi piaci:
Per gli uomini: ecco, l’ho detto. È il concetto base della frase, è impossibile che non capisca
Per le donne: impossibile, ho due tette e buchi sparsi per il corpo, sono qui per lui, cosa può volere di più?

abbastanza:
per gli uomini: mitigo il concetto di prima per evitarle una brutalità immotivata. Poi magari pensa di essere un cesso e si deprime.
Per le donne: il fatto che specifichi quanto non gli piaccio indica che comunque almeno un po' gli piaccio, quindi vuole solo mettermi alla prova.

Stando a questo, la frase perfetta per interrompere una relazione interpersonale sarebbe:
"Mi fai ribrezzo."

Ma capite bene che non è una soluzione preferibile. Ragion per cui è necessario cercare delle alternative.

Per questo interviene Hugo, lui sì che sa come lasciare una donna. A dire il vero questo non lo so, ho solo testato sulla mia pelle tempo addietro che sa come farti rimettere con la tua ex, ma Hugo ancora non mi ha mai lasciato. Però suppongo sappia anche come distruggere qualcosa che non è ancora nato o costruito, visto che questa pratica la esegue quasi ciclicamente ogni volta che una ragazza non è per lui particolarmente interessante, cosa che avviene nella quasi totalità dei casi. Dunque, nota la sua schiettezza a fronte della mia amorevole premura, avevo pensato di trovare un compromesso: lo pago, e se ne occupa lui. Magari dai, non lo pago proprio, diciamo che lo stimerò un po' di più.

CM: Hugo, sono nella rizza (n.d.t.: rete. Espressione del lessico parlato siciliano che indica che ci si sente come tonni in trappola in una tonnara)
Hugo: Cos’è successo?

CM si avventura in una breve spiegazione dell’accaduto

Hugo: (consolatore per antonomasia) posso ridacchiare?
CM: Fai pure. (stronzo!)
Hugo: Ti ho sentito..
CM: L’ho solo pensato.
Hugo: Ah, scusami..

A questo punto la soluzione migliore che mi viene è quella di fare una bella chiaccherata a 3, ma so già come andrebbe a finire. Con Hugo che appoggia la ragazza mettendomi ulteriormente in difficoltà per puro divertimento.

CM: ..e quindi, non possiamo andare avanti
Lei: Ma perchè?
Hugo: Già, perchè?
CM: Non mi piaci abbastanza, tutto qui.
Hugo: Ma dai! È una ragazza carina, dalle una chance
Lei: Hugo sì che sa come trattare una donna…

Ma c’è sempre un’altra strada:

Lei: Ma perchè?
CM: Sono gay.
Dopo 10 sec di silenzio
Hugo: E non ho intenzione di lasciartelo, baby!

15 giugno 2010

Scusate, c'è un carpentiere?

[post scritto l'11 Giugno 2009, dopo Italia-Nuova Zelanda 4-3]

Credo che non ci sia nulla di tanto rappresentativo per una nazione come la sua squadra di calcio, questo partendo dall'ovvio presupposto che si faccia un'analisi superficiale e fondata su leggende metropolitane e luoghi comuni. Basti pensare al Brasile, mix di divertimento e samba, alla Germania, dura e compatta e mai arrendevole, alla Francia, snob ma multietnica, all'Inghilterra, saccente (le seghe, avete inventato voi) e dotata più che incisiva. E noi? La nostra nazionale è estrosa, ma difensivista, arruffona e simpatica, svogliata sin quando non viene il momento di fare sul serio. E' un pò come l'italiota che va in vacanza all'estero e fa il caciarone e riesce a stare sulle balle ad ogni popolazione del pianeta, salvo contemporaneamente fottersi poi le loro donne millantando un inglese che non conosce.

Solo l'Italia poteva vincere un mondiale pieno di squadre fortissime e blasonate (1982) ed un altro con mezza rosa in serie B per calciopoli, o arrivare in finale con gente come Del Vecchio e Minotti. La stessa Italia che ha gettato alle ortiche il mondiale in casa o quello del '78, quando oggettivamente c'era poca trippa per gatti.
Ma d'accordo, gli esiti delle grandi manifestazioni sono spesso dettati dal caso, dalla fortuna, da un rigore di troppo, da una doppietta di un difensore che ha fatto 3 gol in carriera, compresi quei 2 in semifinale (ed il terzo peraltro al Milan in contropiede: è più probabile che Messi faccia un gol di testa in finale di Champions o che Gattuso apra una scuola di danza), da un rimbalzo dopo la traversa lontano mezzo metro dalla linea di porta che diventa gol per il fattore campo ed il fuso orario o faccende simili.

Però certe altre cose non hanno scusanti: ora io capisco che l'Italia di ieri sera abbia giocato con dei diciottenni scocciati perchè non possono aprire le discoteche della Versilia dopo un anno di lavoro e che la partita era utile più o meno quanto le primarie del Pdl. Capisco anche l'emicrania da altitudine, perchè chiaramente i nostri avversari che vengono da un arcipelago popolato da kiwi a 12 ore di fuso orario sono avvezzi a qualsiasi condizione climatica ed hanno il Key-Way incorporato. E posso anche capire uno svarione difensivo, un pallone che viene indirizzato in porta da un'aquila di passaggio, uno scivolone o un avversario che ti distrae indicando le tribune e strillando "Toh, Jessica Alba nuda" (si, in italiano). Ma cazzo, prendere tre pere dalla Nuova Zelanda è veramente ridicolo: peraltro dal capocannoniere del campionato di Tonga e da un altro che gioca in una squadra australiana che è stata fondata sei mesi fa e che annovera fra i suoi giocatori un portiere che si chiama Distratten ed il numero 10 Culina, vecchia baldracca del calcio europeo, noto per essere l'unico giocatore al mondo meno incisivo di Morfeo.
Potrei anche giustificare questa bella prestazione, se fosse un evento sporadico, ma il fatto è che la nostra nazionale reagisce sempre così: contro una squadra con dodici palloni d'oro che segna 5 gol a partita e non perde da quando Claudia Kohl non era ancora vergine (cit. riv.) gioca alla morte, non concede un tiro in porta e vince di culo in contropiede, ma senza demeritare. Invece quando si trova davanti una squadra di gente così scarsa che non l'avrebbe comprata neppure il Moratti dei tempi di Vampeta, Sorondo e Gamarra, colleziona inevitabili cattive figure: è storia recente la vittoria contro Cipro al 92° con Buffon migliore in campo, e non dobbiamo andare troppo indietro nel tempo per trovare il gol di Ahn, acquistato da Gaucci che lo scambiò per un purosangue e poi lo tenne a Perugia per far piacere ai nipotini che tanto ridevano delle sue imitazioni dei cartoni giapponesi: che giocasse a pallone, era sconosciuto ai più. L'altra Corea, quella del '66 che ha fatto storia, ci trafisse con un dentista che faceva il professore di ginnastica.
Ma certamente la figura di merda più plateale ce l'ha regalata Jacobsen, un giovane carpentiere faroese che è riuscito a segnare due reti all'Italia in altrettante partite, vergognosamente entrambe vinte dall'Italia, nonostante almeno una delle due sia stata chiusa con più di qualche brivido. Ecco, subire gol in maniera reiterata da una nazione che è 1250 volte più piccola di noi, nella quale non esiste il concetto di calcio e per la quale giocano solo magazzinieri, cacciatori di cetacei e spaccalegna non è un'impresa facile. Peraltro ho motivo di ritenere che i giocatori della nazionale nemmeno sapessero in che spicchio di mondo si trovavano al momento della partita. Gran parte neppure sospettava l'esistenza di una nazione con quel nome:
Totti: - Con chi giochiamo stasera?
Lippi: -FarOer, Totti.
Totti: - Io je faròer cucchiaio, invece.

Che poi, pensandoci bene, quanti carpentieri ci possono mai essere alle Far Oer? Immagino scene di panico fra gli ingegneri che tiravan su l'unico palazzo da costruire nelle isole:
-Dove diavolo s'è cacciato Jacobsen?
-C'è l'Italia oggi, capo.
-Disdetta.. cercatemi un altro carpentiere. Se non ne trovate va bene un baleniere. O anche una mezz'ala.

10 giugno 2010

Un taglio col passato

Litigare col barbiere alle porte dell'estate, rovinando così la propria estetica nel periodo in cui notoriamente gli umori della gioventù sono indirizzati all'accoppiamento, potrebbe essere visto come un dramma esistenziale.

In realtà non ho propriamente litigato col barbiere, ma indispettito dal suo ultimo taglio a "pene di segugio" nonchè sobillato da mia madre che mi esortava a mettere la testa a posto (più o meno letteralmente) da un parrucchiere che fosse in grado di fare il suo lavoro, l'ho tradito affidandomi appunto ai consigli del parentume.

Quello che mia madre non capisce, avvezza a sedute di ore in sale piene di signore truccate che sfogliano riviste con gente truccata che mostra i propri capelli con fierezza, è che sono abituato a rozzi barbieri di provincia che tagliano secondo la moda più tamarra del momento senza bisogno che tu dia loro indicazioni e che esercitano la loro attività in vecchi garage abusivi e sprovvisti di lavandini per lavare i capelli.

-Ok, siediti lì che ti faccio lo shampoo.
-Intende in ginocchio davanti a quella bacinella?
-Esatto.
-Ma non c'è il rubinetto.
-Non ti preoccupare che una soluzione la troviamo.
-Si potrebbe avere un po' più fredda l'acqua?
-Mi spiace, la temperatura è unica.
-Perchè l'acqua è gialla?
-Chiudi gli occhi, sta tranquillo.
-D'accordo. Ma non usa lo shampoo per lavare i capelli?
-Certo, un attimo che arriva anche quello.

Ecco, insomma, poi passano tutto il tempo a lamentarsi del governo e delle donne e alla fine ti fanno pagare 6 euro (peraltro il mio faceva anche la fattura).

Insomma, dopo aver appurato che la mia pettinatura è ogni giorno diversa ed arbitrariamente decisa dai miei capelli e non da me, decido che la cosa non può andare avanti e così vado in questo posto chic, con pavimenti di marmo bianco e decorazioni, ma nessun vecchio catarroso a chiaccherare col barbiere. Mi accoglie una ragazza carina e ben curata, mi fa uno shampoo con 12 creme, ciascuna con un'essenza diversa e alla fine mi fa accomodare su una comoda poltrona imbottita, ben diversa dallo sgabello a due gambe che mi ospitava dal vecchio barbiere.

-Allora, come li facciamo?
-Ecco, beh, vorrei un po' accorciarli, vede, si sparano a casaccio. Solo, dietro li vorrei lasciati un po' più lunghi.

La ragazza resta interdetta. Mi guarda con la faccia di una velina davanti ad una lavagna con formule di costruzioni meccaniche e mormora:

-Scusa, non ho capito.
-Beh, sì, li vorrei accorciare tutti, ma sopra di più.
-Ma in che senso?
-Nel senso che sopra me li fa lunghi così (mostrando due dita) e dietro lunghi così (mostrandone tre)

La ragazza arranca. Si percepisce distintamente il rumore delle rotelle nella sua testa. Alla fine esclama:

-Quindi sopra li lasciamo un po' più lunghi e te li taglio dietro e ai lati?

'Ma certo' penso io sconsolato. Il taglio tamarro in Toscana è questo, mica come in Sicilia, dove non è affatto raro imbattersi in personaggi rasati ma con la chioma dietro come i moicani.
Conscio che la ragazza non avrebbe mai capito, mi arrendo.

-Cominci a tagliare ai lati e poi accorciare dietro, a tagliare sopra siamo sempre in tempo.

La ragazza prende una macchinetta con rinnovato vigore e mi rasa completamente sia dietro che ai lati. Poi comincia a spuntare con le forbici i capelli sopra, lasciandoli sostanzialmente identici. Io la osservo basito ed interdetto.

Alla fine, terrorizzato dalla piega (ahahha) che stava prendendo la situazione, prendo il coraggio a quattro mani:

-Senta, sa che facciamo? E' estate e fa caldo, tagli tutto.

Prima morale: domani mi arruolo ed ho pagato più del doppio rispetto al barbiere tradizionale.

In serata vado al bar, incontro un mio amico che aveva appena fatto lo stesso (non andare al bar, rasarsi):

-Ah, anche tu hai la macchinetta?
-No, veramente sono andato da un parrucchiere.
-Se mi offrivi una birra te li tagliavo io a casa mia, pirla.

Seconda morale: quando vi fanno un danno, pensate subito che appostata all'angolo c'è anche la beffa.

8 giugno 2010

Uno di questi giorni

Ti ucciderò con un coltello,
taglierò tutto l'addome.
Srotolerò le tue interiora
e con esse
ti appenderò a una trave.
Arriveranno cani affamati
che saltando festosi
ti strapperanno a morsi i genitali.
Mentre corvi scesi dall'alto
beccheranno il tuo cranio,
ti caveranno dalle orbite gli occhi.
E delle tue urla, io sorriderò.

4 giugno 2010

Abbandoni indolenti

*nonostante il titolo, non si tratta di una ficton di Rete4

"Se avessi voluto un lavoro facile sarei rimasto al Porto, con una bella poltrona blu, la Coppa dei Campioni, Dio e dopo di lui io".


Da piccolo amavo sollazzarmi a pensare come avrebbero risposto allenatori e giocatori alle domande scomode che gli venivano poste poco prima dei bigmatch: restavo deluso, rispondevano non rispondendo.
1) Giornalista: che partita si aspetta?
All: l’Inter è un avversario difficile, sarà dura ma penso potremo farcela. Li rispettiamo ma non temiamo nessuno.2) Giornalista: con quante punte giocherà?
All: l’Inter è un avversario difficile, sarà dura ma penso potremo farcela. Li rispettiamo ma non temiamo nessuno
3) Giornalista: senza 5 vostri titolari, il bomber, il massaggiatore e l’addetto stampa avete quale possibilità di vincere?
All: l’Inter è un avversario difficile, sarà dura ma penso potremo farcela. Li rispettiamo ma non temiamo nessuno
4) Giornalista: pare che Snejider e Cambiasso vadano dallo stesso tricologo, quanto inciderà sul match?All: l’Inter è un avversario difficile, sarà dura ma penso potremo farcela. Li rispettiamo ma non temiamo nessuno
5) Giornalista: ha visto l’ultimo film di woody allen?
All: l’Inter è un avversario difficile, sarà dura ma penso potremo farcela. Li rispettiamo ma non temiamo nessuno.
Poi arrivò lui, Mourinho. Una vera rivoluzione nel mondo del pallone, perchè Mourinho è come una bella gnocca in un locale per gay che ti si avvicina ammiccando: non sai mai se ti sta prendendo per il culo. Ma lasciando stare questo (i gay, non la gnocca né Mourinho) bisogna riconoscergli grandissimi meriti.

1) ha creato lo sfottò “zeru tituli” un tormentone che farà storia, un po’ come “ET, telefono casa” negli anni 90 o Mastrota che ti incita: "Alza la cornetta, Mondialcasa ti aspetta!”.
2) ha dimostrato che anni e anni passati a giocare a Scudetto o Football Manager potrebbero essere una risorsa utile per il futuro, sempre se dovesse fallire l’ambizione di diventare il padrone assoluto del mondo. Amo mou perchè è proprio come me, abbiamo la stessa preparazione calcistica da videogame. Se perdo o pareggio clicco su cambia tattica ed inserisco tutte le punte che ho in panca; se vinco invece imposto tieni possesso palla, e/o rallenta l’azione, e metto 2-3 difensori o centrocampisti incontristi negli ultimi 30-25 min.
3) ha gettato una pietra miliare del cabaret post-moderno adducendo il suo gesto della manette come una manifestazione non di protesta, ma di incitamento (alla protesta). Solo che forse si è dimenticato di dire la parte tra parentesi.
4) ha fatto vincere tutto all’Inter, non il Real o Barca o il Manchester..l’I-N-T-E-R, lo zimbello di tutta Italia da quando il calcio si chiama calcio, lo sbarco in Normandia ha avuto successo, è finita la guerra fredda, o semplicemente sono nato io.
5) ha dato prova che la fortuna non è importante nel calcio, è decisamente tutto.
Mourinho è un po’ come la mia ex (leggere “media donna comune”). Affascinante, seducente, pelosa al punto giusto.. ditelo che ci eravate cascati eh..
Davvero, è molto simile a lei, ma non fisicamente per quel che ormai ricordi. Cinico e intelligente come pochi, riesce a farsi dare ragione anche se palesemente in torto e ad evitare che qualcuno gli faccia notare le cazzate che va dicendo. E soprattutto, una volta ottenuto il massimo dai suoi ragazzi, li abbandona per cercare nuovi stimoli e portandosi dietro ciò che ritiene più utile alla causa. Ma il loro forte è decisamente la tempistica, roba da Guinness. Mou in lacrime per la vittoria e triste perchè sa che lascerà l’inter (scelta decisa non da lui , immagino, piange proprio per questo. Sarebbe stato assassinato altrimenti. Da chi? da ET, offeso per il suo tormentone scalzato?), tanto triste che la sera stessa resta a Madrid per brindare con Florentino Perez ed il giorno dopo, approfittando della ormai assodata e di lunghezza indefinita ebbrezza di Moratti, annuncia in mondovisione “Inter resterai per sempre l’unica nel mio cuore. Restiamo in buoni rapporti, se non mi metti i bastoni fra le ruote”. Lei, invece, in lacrime per quanto mi ama e triste perchè sa che mi lascerà (scelta a cui è stata costretta da mastro Geppetto), tanto triste che in 48 ore ne trova un altro e qualche giorno dopo mi confida candidamente: “Sei speciale, forse ho sbagliato tutto. Però sto bene adesso.”
Unica consolazione, almeno nel calcio non sono interista.
Anche se io non mi sono divertito per un anno intero, prima di essere abbandonato.

3 giugno 2010

Le vie dei canti

C'è stato un tempo in cui non sognavo mai. E non intendo dire che non mi ricordavo i sogni che facevo, perchè non è poi vero che nel sonno tutti hanno le loro belle visioni: è che proprio dal momento in cui cominciavo a dormire a quello in cui riaprivo gli occhi il pomeriggio successivo (questione di bioritmi) mi limitavo a vedere un enorme pannello nero. Il cervello si fermava, i pensieri evaporavano e quelle poche ore di sonno pesante come un mattone erano del tutto rigeneranti.

Certo, in realtà sognavo quando ero davvero piccolo. Ricordo che, quando iniziai le elementari, per diversi mesi venivo inseguito nel cortile di casa mia da un enorme quanto inetto tirannosauro e che per sfuggirgli con maggiore probabilità di successo entravo nella nostra macchina, che per l'occasione era gialla e senza tettuccio, e sgommavo con inevitabili partenze a razzo, risultato notevole per un'età nella quale le macchine notoriamente si azionano con una molla e si fermano schiacciandole con un piede, sino alla latteria all'angolo che, secondo il regolamento fra me ed il tirannosauro, era considerato limite invalicabile.

Era sempre lo stesso sogno, uguale in ogni dettaglio, forse per questo lo ricordo ancora perfettamente. Credo di dovere a Spielberg gran parte dei travagli della mia infanzia.

Invece, quando ero ancora più piccolo, in quel confuso dormiveglia che è la fase neonatale, non facevo altro che desiderare di succhiare tette, brama che del resto è tornata prepotentemente di moda alle superiori. E, sin qui, tutto normale.

Gli anni davvero imbarazzanti sono stati quelli successivi: la gente raccontava di sogni fantastici, faceva previsioni o sottili analisi psicologiche e riscontrava nei racconti degli altri similitudini ed analogie. Pare che tutti prima o poi sognino di cadere o scivolare, i miei compagni di classi raccontavano di mirabolanti avventure sessuali, le ragazze di principi venuti in sella ad un cavallo bianco. Io ascoltavo stando in disparte, pensando al mio bel 42" completamente nero che mi attendeva ogni notte.

Finchè una notte, in tempi assai recenti, sono caduto dal letto, ho messo le mani avanti per attutire il colpo e mi sono risvegliato dopo l'urto, ma ancora stabilmente sul mio letto.
Da allora sogno quasi tutte le notti: non voglio raccontarvi le storie e solo in parte perchè cercare di ricordare i sogni è come voler trattenere l'acqua con le mani. Scappa da tutti i pertugi e si resta inequivocabilmente all'asciutto. Però mi ricordo che vivo delle situazioni e che spesso mi sembrano talmente verosimili da sembrare vere.

Non ho ancora deciso se questo cambiamento repentino e radicale mi piaccia davvero. Da un lato riposo peggio, mi sveglio stanco e spesso con la fastidiosa sensazione di aver interrotto qualcosa di molto più bello della realtà. Dall'altro, i sogni sono l'unico espediente per ottenere quanto si desidera ardentemente e realizzare delle speranze inaccessibili, seppur in maniera aleatoria e fugace.

Adesso, pian piano, inizio addirittura a controllare i miei sogni, che del resto altro non sono che prodotti della mente. Non mi servono analisti, so perfettamente cosa voglio e perchè tutto questo compaia in modo ricorrente nelle mie notti. Arriva sempre uno stadio in cui mi rendo conto che si tratta solo di un sogno e, proprio mentre sto affondando nella delusione, il cervello si partiziona e si autoinganna, da una parte lasciando la ragione e la consapevolezza in attesa, dall'altra garantendo la prosecuzione del sogno su binari a me graditi.

Ed è davvero bellissimo autoingannarsi consapevolmente. In fondo, passiamo una larga fetta del nostro tempo dormendo. A me piace riuscire ad essere felice almeno per qualche ora. E' bello immaginare che la felicità semplice e genuina possa essere alla portata di tutti e garantita nient'altro che dalle scelte che facciamo.

Poi apro gli occhi e vedo che niente assomiglia ai mondi creati dalla mia immaginazione. Allora sopravvivo, in attesa di poter sognare di nuovo.