26 maggio 2010

Dieci motivi per cui compiacersi della vittoria dell'Inter

Lo confesso, sabato sera ho sofferto molto nel vedere Zanetti alzare la coppa; ma non per invidia, come già detto, ormai la mia unica ragione di seguire il calcio era crogiolarmi nella convinzione che la Champion's non fosse alla portata dell'Inter. E poco importa che l'abbia vinta esprimendo un calcio a tratti ridicolo, mettendo 9 uomini peraltro bravissimi a difendere davanti al portiere e lasciando Milito a giocare da solo quel 10% di possesso palla a partita che si sono concessi. E nemmeno importa che l'Inter sia stata fortunata praticamente in ogni occasione, fra mani non viste, rigori negati e gollozzi in fuorigioco. La verità, senza ironia, è che l'Inter ha vinto meritando, con le armi che servono sempre in queste manifestazioni: compattezza, forza, convinzione e buona dose di fortuna.
Dato a Cesare quel che è di Catilina, vi spiego perchè, alla fin fine, questa vittoria non giunge poi troppo sgradita (d'accordo, mi sono molto sforzato a trovare dei motivi per cui rallegrarmi del successo dell'Inter):

-sabato sera ero con una ragazza e le piazze piene di tifosi nerazzurri ci hanno dato un'ottima scusa per non uscire di casa.

-la teoria statistica insegna che la probabilità che un evento, per quanto estremamente improbabile, si compia su un lasso di tempo t-->∞ si confonde con la certezza. Pertanto, assunto che prima o poi doveva succedere, son contento che sia capitato nel 2010, due settimane prima dell'inizio dei mondiali, in modo che a breve passi in secondo piano. Se poi per qualche assurda ragione l'Italia dovesse vincere nuovamente i mondiali, beh, state certi che dei nerazzurri si dimenticheranno tutti.

-Mourinho ha fatto quel che doveva fare e si leva dalle scatole. E' un allenatore portentoso, voglio dire, quanti sarebbero riusciti ad arrivare all'ultima giornata con lo scudetto ancora in bilico? Ma a furia di lamentarsi ogni settimana per arbitri, calendario, inclinazione delle luci degli stadi e temperature delle docce aveva reso i già pessimi giornali sportivi del tutto impossibili da leggere.

-Tutte le pessime, trite ed abusate battute sull'interista che vince alla Play station, le previsioni dei Maya e le pubblicità "Impossible is nothing" andranno riviste.

-L'Italia conserva quattro posti in Champions. Suppongo che per uno che come me si ostina a seguire le sorti di una squadretta che lotta per non retrocedere questo faccia tutta la differenza.
(a proposito di italianità, non dirò nulla sul fatto che ha vinto una squadra interamente composta da stranieri, con un allenatore straniero che ogni 2 giorni dice che il nostro paese ed il nostro calcio fanno schifo perchè queste sono chiacchere di cui non mi importa nulla; ma per lo stesso motivo, nessuno mi dica che gufare una squadra italiana è immorale)

-perchè, amici interisti, il vostro primo pensiero è andato ad Ibrahimovic. E credetemi che lo odio molto più di voi (che ci avete ricavato Eto'o e Milito, dalla sua cessione, noi Molinaro e Grygera).

-un sacco di gente che odiava Dio, il mondo e la vita, sempre dotata dell'umore proprio di chi soffre di cronica stitichezza, adesso va in giro rilassata, senza occhiaie e con un gran sorriso stampato sulla faccia, come se avesse appena prodotto la cagata della vita.

-per una sera, Moratti sembrava Boniek, il bello di notte.

-questo trionfo ci ha dato l'occasione di ascoltare altre lezioni di stile da Materazzi. Anche se forse sarebbe stata più divertente la rissa in caso di sconfitta.

-ultimo, ma non ultimo, per poter dedicare ai tedeschi questo video:

20 maggio 2010

Vergate sul Membro


Vergate si colloca, facile immaginarlo, come ridente paesino della Brianza. Forse il più ridente di tutti, dato che basta pronunciarne il nome per allietare l'animo e lo spirito degli astanti come nemmeno in presenza abbondante di vino di bassa qualità.

Il Membro ne sfiora il piccolo centro storico ed infine lo separa dall'altro comune, posto leggermente più a valle, noto come Palate al Membro. Pur essendo due villaggi piccoli e sostanzialmente assai vicini, si digeriscono assai malvolentieri. Qualunque vergatese, interrogato sui rapporti con i palatini, risponde schiettamente e portando inconsciamente le mani a coprire le vergogne:
-Mi spiace, ma io non sopporto Palate al Membro. Mi volto, pur di evitarlo!

Eppure nessun vergatese lascia mai il suo piccolo centro, in larga parte per non essere deriso ogni volta che deve mostrare il proprio luogo di nascita. Vergate è una sorta di club esclusivo, assai pochi ne han sentito parlare ed ancor meno sono arrivati sin lì. Nonostante questa atavica riservatezza, Vergate sul Membro è gemellata con il ridente, ma non altrettanto, diciamo piuttosto il sorridente comune di Calci (PI), in grado come nessun altro di comprendere e condividere i pregiudizi degli estranei e dei turisti. Nessuno visita questi meravigliosi ed ameni luoghi, partendo dal falso presupposto che essere condotti o peggio essere presi a Calci sia spiacevole. Non vi dico poi a Vergate sul Membro.

Gli abitanti di Vergate, da bravi popolani discendenti dei celti più puri, si ribellano anche alla diffusa credenza popolare che il paese si chiami così in onore del terronissimo siciliano, autore peraltro di opere in contrasto con la speranzosa operosità del popolo vergatese. Pertanto, dopo aver rinunziato definitivamente al progetto di cambiare il toponimo in "Nerbate sul Membro", considerato troppo rivoluzionario, essi si limitano a gloriarsi del loro fiume, considerandolo un'esclusiva.
E per quanto il Membro sia reso dall'inquinamento brianzolo poco più che una poltiglia densissima, i vergatesi ne ostentano la durezza delle acque come elemento di forza per tutta la comunità.

La tipica espressione vergatese è presto divenuta la più famosa di tutto il Nord Italia:
-Guarda il mi Member, solo noi ce l'abbiam duro!

17 maggio 2010

Non si deve mai andare a Milano

Sono riuscito a tornare da lì. Adesso aiutatemi a fare cifra tonda:

1. A Milano non esiste il cielo azzurro. Che detta così può sembrare una cosa di poco conto, ma questo significa che non c'è mai buio, la notte è rossa. Non riesce mai a togliervi di dosso l'oppressione della città.
2. Questo non impedirà alla gente di farvi sempre la battuta "Guarda Milano, che cielo bello!" (Vi risparmio le analogie con "spaccaNapoli")
3. A Milano è pieno di calabresi. Non è che io abbia qualcosa contro i calabresi eh, oltretutto ho sangue catanzarese nelle vene, ma sono loro che si ostinano ad esserlo. Ed in virtù di questo votano Lega.
4. A proposito, il prossimo anno Milano diventerà l'unica metropoli europea in mano ai nazional-secessionisti.
5. A Milano il problema dell'integrazione razziale si risolve adottando la pratica soluzione del ghetto.
6. A Milano sono talmente crudeli con gli extracomunitari che un povero negro s'è dovuto trasformare in bresciano per essere accettato.
7. Aoh, che nun lo sai che l'unica cosa bella de' Milano è er treno pe' Roma?
8. Quando Roma c'era, Milano campagna era (lo so, lo so, è trita e ritrita, ma dovevo mettercela prima o poi)
9. A Milano ci sono treni, metropolitane, passanti ferroviari, tram e autobus di linea. E se vuoi andare da una parte all'altra della città devi perdere un'ora in ciascuno di essi.
10. A proposito del passante, i milanesi sono così pieni di sè che hanno passato anni a dire di avere anche il passante ferroviario, ma pensavano fosse un tipo che correva imitando il suono di una locomotiva.
11. I milanesi si sentono gente di metropoli, ma sono così metropolitani che sfottono la gente con vestiti o capelli strani come un paese dell'entroterra siculo.
12. A Milano, hanno così tanto bisogno di sentirsi uomini di mondo che un tipo si è dovuto schiantare contro il pirellone con un aeroplano monoposto per non farli sentire inferiori. Per forza di cose, monoposto contro aerei di linea, ne è risultata una tamarrata provincialissima pazzesca. Ma se ne bullavano ugualmente.
13. I milanesi fanno i fighetti. Ed i fighetti vanno a Milano a fare i milanesi.
14. E' vero eh! Ho un sacco di amici siciliani che vanno a studiare a Milano e poi decidono di tornare. Però invece di dire "minchia" dicono "cazzofiga, neh"
15. Milano è talmente fastidiosa per il vicinato che c'è gente che è venuta giù addirittura dalla Germania col bisogno impellente di bruciarla.
16. Io ho l'odorato molto sviluppato. Percepisco le polveri sottili. Col caldo e l'umido te le senti entrare nei polmoni; certe volte vuoi fuggire, ma non puoi.
17. La cosa più rilassante e conciliante col mondo è andare in riva al mare, d'estate o inverno che sia, e guardare il tramonto. Milano dista 3 ore dal posto di mare più vicino, ed è in Liguria, quindi anche se riesci ad arrivarci te lo fanno pagare un casino :D
18. Pisa era una repubblica marinara, Milano al più un mercato del pesce, vecchio e andato a male peraltro, vista la distanza dal mare.
19. Davvero, è la città meno romantica d'Italia! Pensate alla love-story della vostra vita, ed al primo bacio, il momento che ricorderete per sempre. C'è un solo posto di Milano che vi sembra lo scenario adatto per una cosa del genere? Si capisce subito che non ci si può innamorare a Milano..
20. Questa è una cosa rilevante. La città rende l'animo artistico. Il risultato è che lì lo rende gretto. I milanesi si bullano per la Scala, vi rendete conto? Che se fosse a Lecce non se lo filerebbe nessuno. M visto il Politeama, il Teatro Massimo, il San Carlo, Il Carlo Felice? ma andiamo su..
21. I turisti a Milano vanno a vedere il McDonald's e San Siro.
22. Scherzavo, non ci sono turisti a Milano.
23. A Milano è pieno di manager in giacca e cravatta. Volete girare per strada circondati solo da gente più ricca di voi?
24. Nella Milano da bere, qualche stronzo ci aveva lasciato le lentine!
25. L'Inter è la squadra più forte di Milano.
26. L'Inter è interamente composta da stranieri solo perchè dallo stadio non li fanno mica uscire.
27. La moglie di Beckham voleva abitare al castello sforzesco.
28. Berlusconi è milanese.
29. Craxi era milanese.
30. Manzoni era milanese (a me fa schifo Manzoni)
31. Parini era milanese. Lui era un grande, infatti non si sono nemmeno degnati di seppellirlo.
32. Quando uno passa troppo tempo a Milano, lo dicono tutti che prima era una persona meglio (cit.)
33. Cercate su Google: Roma brutta: 881.000 risultati. Torino brutta: 3.000.000. Napoli brutta: 3.300.000. Milano brutta 5.400.000 risultati.
34. E' stato dimostrato che solo il 5% degli italiani pensa che Milano sia bella. Di questi, il 57% non è mai stato a Milano. Il restante 43% non è mai stato.
35. A Milano c'è la borsa: con i tempi che corrono, metti che crolla mente passate di lì e restiate sotto?
36. L'aeoporto è Malpensa.
37. A Malpensa non trovi il cesso se non sei proprio davanti alla porta WC, perchè le indicazioni sono inesistenti. Per le valige non c'è nemmeno speranza.
38. Per lo stesso motivo non trovate nemmeno il vostro aereo (perchè mancano le indicazioni, non necessariamente perchè è il cesso)
39. A Milano lo sport locale più diffuso è incidere sui banchi. Di nebbia.
40. Solo perchè non si può incidere sugli alberi. L'ultimo è stato avvistato nel '72.
41. Era di plastica.
42. A Milano, ogni volta che fanno un parco pubblico iniziano a mettere già da parte il cemento per seppellirlo, così risparmiano tempo.
43. Però è accogliente con chi viene da fuori. Dopo i primi tre giorni non te lo dicono nemmeno più che puzzi di terrone.
44. Ah, si definisce terrone chiunque provenga da un luogo più a sud di San Donato Milanese.
45. Lemma: Si può utilizzare la definizione "terrone" come vocativo esortativo dopo l'imperativo categorico "và a lauràr".
46. Corollario: la frase più pronunciata è "và a lauràr, terùn", anche se riferita ad un minatore norvegese.
47. Dal sito: "PoliMi, dal 1863: Architettura, Design, Ingegneria". Non vi dice niente che considerino design una cosa da mettere prima di ingegneria?
48. No, non è ordine alfabetico, non ci sperate, a Milano al più sarebbe analfabetico. Ricordo che la lingua ufficiale è il grugnito (vedi Bossi)
49. A causa di questo, non riescono a pronunciare "Wiener Schnitzel". Quindi si sono convinti di aver creato con la cotoletta alla milanese qualcosa di originale.

11 maggio 2010

Requisiti minimi

Ho un concetto di educazione immenso, sono in grado di dedurre ogni singola regola del vivere civile; avessi tanti soldi e una mentalità reazionaria sarei già diventato un maiale col cilindro, ma io son rispettoso anche di chi sta sotto.
Stamattina m'è successo di sedere di fianco a una persona con l'alito pesante, davvero cattivo. Puzzava così tanto che il tanfo si avvertiva dalla distanza, non ho neanche avuto il coraggio di rivolgergli la parola. Mi sono messo in disparte, ho perso una spiegazione intera (i libri bisogna SEMPRE metterli in cartella, mai risparmiare sul peso, la schiena diventa più forte), ma non riuscivo a resistere. Sarei dovuto uscire a comprare delle Vigorsol per ficcargli tutto il pacchetto in bocca, oppure avrei dovuto indossare una maschera anti-gas e fargli un discorso privato sull'importanza dell'igiene orale. Ma le persone stupide si offendono, non sono in grado di maturare sulle critiche, sbottano e rispondono male, dunque ho lasciato perdere e sono andato lontano, dove l'aria era fresca.
Ora, di discorsi sull'igiene orale credo se ne possan fare tanti: potremmo dire che strofinare i denti con uno spazzolino non è un processo funzionale se la sua durata è direttamente proporzionale al record mondiale di corsa sui 100 metri, categoria uomo; potremmo dire che dopo le 8 ore notturne di sonno, in cui i batteri sono aumentati almeno del 33%, sarebbe utile utilizzare il colluttorio, per ricondurre la fauna orale a livelli tollerabili.
Potremmo dire tante altre cose, ma alla fine, nessuna convince davvero quanto ciò che disse mio padre, quand'ero ancora fanciullo.
Non so dirvi che età avessi, però è una cosa che mi è rimasta nella mente, dell'infanzia ho pochi ricordi, questo è tra i più nitidi.
Eravamo io e papà, e ci stavamo lavando i denti. Io utilizzavo un dentifricio diverso da quello del babbo, era un mentadent con i personaggi disney disegnati sul tubetto, gusto menta delicata. Facevo storie perché la menta non mi piaceva, il dentifricio bruciava, era comunque troppo forte. E papà, che all'epoca era un tipo davvero figo, giovane e con la barba, mi disse che dovevo resistere, che era una fatica da fare, perché avere un alito che profumasse di menta era l'unico requisito, ossia l'unica condizione, per avere una vita sociale soddisfacente, ossia garantirmi tanti amici, amiche e fidanzatine. Mio padre diceva spesso ossia, chiariva ogni concetto e ogni parola difficile subito, cosi che durante tutto il mio iter scolastico passato, e forse dovrei aggiungere anche quello odierno, campai di rendita durante la maggior parte delle interrogazioni per l'utilizzo di un lessico colto e raffinato. Papà mi spiegò che non contava nulla quanto fossi bello, intelligente, o simpatico, bisognava solo avere un buon alito per essere parte del mondo.
Io i denti li lavo sempre.
Perché tu no?

10 maggio 2010

Coraggio, non c'è speranza

Gli spartani dicevano che il coraggio si insegna come si insegna ai fanciulli a leggere.

Ma ci sono varie forme di coraggio, e le persone davvero predisposte ad esso sono assai rare: perchè per avere un buon motivo per mettere da parte la ragione e sfidare il destino bisogna essere in grado di amare.

La forma di coraggio più diffusa è tuttavia quella degli orgogliosi: gente che affronta le avversità contando sulle proprie forze anche se disposta a perdere tutto, conscia di combattere un avversario troppo più forte ed inespugnabile, ma che può essere ferito con le poche armi a disposizione. Ettore che dà l'addio alla moglie prima di inseguire la morte, portando con sè molto achei, ed infine si schianta sull'invincibile Achille; trecento uomini che si schierano contro un esercito immenso e che capitolano solo dopo aver lasciato per terra il sangue di molti nemici; magistrati che prima di saltare in aria tentano di debellare il sistema e decapitare le cupole.

Poi c'è chi non ha neppure le armi, ma soltanto la voglia di combattere. Ed, appunto, il coraggio per farlo. Questi sono folli, persone che si possono eventualmente criticare, considerare del tutto dissennate o scriteriate, utopiche ai limiti della ridicolaggine. Ma, come le mosche che sbattono sul vetro di una stanza chiusa sino a morire, riescono a farsi sentire e disturbare, segnalare la propria presenza pur senza intaccare minimamente le venature di quel vetro.

Perché non c'è coraggio nell'andar via lasciando un mondo distrutto alle spalle; non c'è neppure nel tenersi ai margini delle fiamme mentre tutto brucia; e tutt'altro che coraggiosi sono coloro che restano perchè hanno semplicemente troppa paura per scappare o troppo fastidio al solo pensarci.

E tu, sciocco, illuso, sprovveduto provincialotto, hai ottenuto di saltare sui binari imbottito di tritolo, e null'altro. Ma, per dirla alla spartana, ci educhi al coraggio.

8 maggio 2010

Blocco intestinale

La merda, nonostante le smorfie di diniego dei borghesucci cui dà fastidio persino l'impiego di questa parola, è il tratto distintivo dell'essere umano per eccellenza, insieme all'inizio e alla fine della creatura stessa; ricordo ancora gli studi di biologia per i quali l'essere vivente è tale se nasce, defeca e muore.
Tutti noi abbiamo a che fare con la merda e la produciamo regolarmente. Persino mia madre, che apre la finestra del bagno per due ore ogni volta, come se così il resto del mondo potesse convincersi che lei non ne fa o, piuttosto, che la sua è inodore.

La merda è caratteristica ontologica dell'individuo e della società, nella quale è insita a tutti i livelli. Il nostro compito, come voi sapete benissimo a meno che non siate inglesi, è tenere la merda il più possibile lontana dalle nostre case. Perchè la merda è sinonimo di sporcizia, di cattivo odore, di degrado e squallore. Ed è anche completamente inutile, se non dovete invitare a cena Gianni Morandi.

Sì, lo so che state pensando al concime, ma io non ho mai visto un contadino che invece di spargere il letame dei propri animali, al mattino, dopo la colazione, va per i campi e si cala le braghe. Anche perchè non credo che le mucche soffrano di stitichezza. Ma magari ho viaggiato poco.

Insomma, la società va epurata dalla merda, perchè se essa prende il sopravvento e ci travolge come un'onda la preoccupazione principale non può essere più rimuoverla, bensì limitarsi a tenere il naso fuori dalla marea e a sigillare la bocca. A meno che voi non siate Gianni Morandi.

Va epurata perchè così deve essere, non può essere considerato un diritto spargere merda per le strade e per le case. Anche perchè la merda ci ha davvero sommerso per un bel po' prima che riuscissimo a sconfiggerla e isolarla. Diciamo per un ventennio. E' morta tanta gente soffocata da quella merda, per averla ingerita ed inalata e per averla combattuta. E nessuno deve avere il diritto di infangare, o smerdare, visto il contesto, le nostre città e di manifestare nelle nostre piazze per sostenere la merda; nessuno può contestare il sommo diritto del nostro paese di voler fare a meno della merda.

L'unico diritto che si può concedere alla merda è di rendersi riconoscibile, per aiutarci ad evitarla. Perchè a me la merda fa schifo persino pestarla.

Ps: se non ne avete ancora abbastanza di sentir parlare di merda, vedetevi questo.

6 maggio 2010

Oh, no! C'ho la scajola!

Ma dai, ragazzi, non sarete davvero stupiti per questa faccenda degli appartamenti sottopagati? Voglio dire, è da 15 anni che andiamo dicendo che i berluscones sono cretini o in malafede e ora che abbiamo trovato un caso di uno che incarna entrambe le caratteristiche scoppia 'sto casino?

Che poi Scajola a me non sembrerebbe davvero un pirla, la sua vera condanna è il cognome che si porta, una specie di mix fra la scabbia ed il vaiolo. Ogni volta che lo sento nominare mi immagino un tizio identico a Brunetta ma pieno di pustole rosse.

Beh, il fatto è che non c'è davvero niente di sconvolgente nella faccenda. Se ti pagano l'appartamento e non hai la dignità morale di rifiutare cortesemente la gentilezza ci hai guadagnato una casa, in questo caso bella e di valore. Lo faccio anche io, quando qualcuno vuole offrirmi una birra, accetto e ci guadagno una birra; penso sempre che sia disinteressata, ma in realtà nessuno fa niente per niente. Cercano tutte di farmi ubriacare per portarmi a letto. Ma con la birra, o magari con l'assunzione di più di una, posso tranquillamente fingere di essermene scordato e dare la colpa all'alcool. Convengo con voi che per un vasto appartamento la dimenticanza possa apparire vagamente meno credibile.

Ma il punto è che alla fin fine si tratta di spiccioli. Stiamo parlando di meno di un milione di euro: l'associazione per delinquere comunemente chiamata "Camera dei deputati" costa mille volte tanto. Per restare a Scajola, l'aeroporto di Albenga che sta in piedi esclusivamente per farlo volare agiatamente fino a Roma, rappresenta una voce di spesa parecchio più onerosa.

Il buon Claudio ha, con le dovute proporzioni, applicato lo stesso criterio che adottano tutti nella vita per le altre faccende, quelle ordinarie. Il tabaccaio ti consegna 5 euro di resto in più, li guardi, li intaschi e te ne vai. Il professore ti propone un 28 che spettava ad un tuo omonimo, firmi e te ne vai. La Figc ti assegna uno scudetto che non hai vinto? Te lo cuci sulla maglietta e possibilmente fai anche il gradasso.

Trovi 12 ragazze bellissime a pranzo a casa tua che sembrano fremere dalla voglia di saltarti addosso e succhiartelo? Goditi il tuo harem senza chiedere quale mano le abbia prezzolate per stare lì a concupire un vecchio tignoso con lo scolo. Anzi, bullati per le tue abilità di Don Giovanni.

Quello che davvero mi rende perplesso è la linea difensiva del ministro: ha implicitamente ammesso di essere un cretino, cosa che dovrebbe giustificarlo. Di solito questi commedianti da due soldi si limitano ad alzare polvere, urlare e nascondere le prove, dando a noi radical chic la matematica certezza che si tratta di corrotti. Invece stavolta Scajola s'è alzato in piedi e ha detto: "Ragazzi, non me ne sono accorto che mi pagavano la casa, davvero, sono un cretino".

Ed io sono sul serio sorpreso e confuso: sono arrivato a soprassedere sul fatto che un ministro della Repubblica arrivi a ricevere donazioni che puzzano di tangenti per un milione di euro. Non mi va di chiedermi chi e perchè lo abbia fatto, mi concentro solo sul fatto che hanno cambiato strategia di difesa.
E se lui va a casa facendo la bella figura del dimissionario, con un aeroporto a pochi km da casa ed un appartamento da 200mq al Colosseo ed a me che lo guardo viene da ridere, evidentemente deve essere una strategia che paga.

3 maggio 2010

Divenire indesiderato


Il padre di Eraclito era sempre stato un burlone privo della più basilare forma di buon senso. Del resto, invece di chiamare il proprio figlio maggiore Giovanni o Carlo o Luca, gli ha affibbiato questo nome che lo ha tormentato per tutti gli anni delle scuole elementari.
Eraclito, come tutti i bambini e soprattutto come troppi habitué del tram che mi portava al liceo ogni mattina, era pressocchè refrattario all'acqua. Un giorno d'estate, reduce da un rave party a seguito del concorso Miss Efeso 525 a.C., rientrò a casa recando seco un persistente effluvio di erba fradicia, fanghiglia e Adidas bagnate indossate da tre giorni e lasciate al sole secco dell'estate. Il padre, brandendo un attizzatoio arroventato, lo esortò con grazia a disinfestare le sue membra dalle colonie di coprofagi che si erano già stanziate nelle pieghe delle mutande.
Fu allora che esplose gran parte del pensiero di Eraclito che avrebbe condizionato la filosofia per i secoli a venire:

-Padre, sembra evidente che se io pur mi immergessi nella vasca profumata che tu hai predisposto essa non riuscirebbe a pulirmi come già aveva fatto il mese scorso.
-E' già passato un mese?!
-E altri ne dovranno passare! La vasca è ormai usurata, il bambino è cresciuto, il sogno è svanito e tu sei piacevolmente insensibile alle mie mefitiche esalazioni. Le condizioni non sono le stesse. Tutto cambia, e muterà anche il risultato.
-Eppure io dico che potremmo ancora provare col fiume che scorre qui davanti a rendere la tua compresenza nella mia stessa stanza almeno tollerabile.
-Ma padre, se financo entrassi nel Rio delle Amazzoni il divenire dell'acqua renderebbe impossibile una corretta pulizia. Oltretutto potresti chiederti come mai cito un fiume sudamericano 2000 anni prima della scoperta dell'America, ma del resto, padre, cos'è l'America? Tutto questo rafforza le mie teorie: il fiume non-è e non può essere, specialmente con scappellamento a destra quintana o setta.

Il padre, convinto dalla forza delle argomentazioni del filosofo in erba, seguendo l'esempio della ninfa Teti, madre dell'invincibile Achille, mito per eccellenza passato alla storia per la sua capacità di ascoltare un intero album di Marco Carta anche prima di una lobotomia, prese il figlio dal tallone e lo immerse nelle gelide acque del Caistro per un tempo pari alla durata dell'assolo di Comfortably Numb (che, forse qualche intenditore avra notato, sto ascoltando in loop mentre scrivo tutte queste cazzate), quasi causandone il soffocamento.

Da allora Eraclito si rifiutò categoricamente di avvicinarsi all'acqua e pertanto, dopo molti anni trascorsi nel martirio di una castità non voluta, secondo le fonti più attendibili trovò rifugio (presumibilmente esortato dai suoi concittadini inferociti dal tanfo ammorbante, ma questo non lo troverete nelle storiografie) sui monti dove visse sino alla sua morte. Sempre secondo le stesse fonti, pare che Eraclito morì ricoperto di escrementi e divorato per questo dai suoi cani.

A me piace pensare invece che, preso da un'incontenibile voglia di vivere, si sia recato nottetempo al fiume cantando a squarciagola Whole lotta love finchè le acque in tempesta non lo hanno travolto, accogliendone le ossa sul letto fra i fanghi, secondo la sua teoria: non ci si può immergere due volte nello stesso fiume.