30 aprile 2010

Know your Rights

This is a public service announcement
WITH GUITAR:


Tu hai il diritto di non essere ucciso.
L'omicidio è un crimine!
A meno che non sia commesso da un poliziotto.


Tu hai diritto al denaro per il sostentamento.
Purchè, naturalmente, non ti dispiaccia un po' di umiliazione.


Tu hai il diritto di parlare liberamente,
sempre che non ti venga tappata la bocca mentre ci provi


Scendi in strada.

Corri


Listen to this
Run

PS. ma secondo voi il titolo su Bocchino è stato fatto apposta?
PPS. buon primo maggio.

28 aprile 2010

Metodi improbabili di corteggiamento

Farsi respingere non è poi troppo difficile.
Essenzialmente perchè non esistono nè un insieme di caratteristiche fisiche e intellettive nè tantomeno una sequenza perfetta di gesti da compiere per riuscire ad essere certi di ingraziarsi una donzella. Meglio così, del resto, altrimenti la vita si ridurrebbe ad un insieme di banalità; mi piace pensare che un superuomo con l'aspetto di Brad Pitt, il cervello di Stephen Hawking e la brillantezza di Fiorello possa non riuscire a far cadere ai suoi piedi qualunque donna, è rassicurante.

Ma in effetti viene da pensare che se la combinazione vincente non esiste per definizione, una perdente (non so, diciamo l'aspetto di Sandro Bondi, il cervello di Paolo Brosio e la vitalità di Carlo Ancelotti) parte di per sè sufficientemente sconfitta.
Allora ci si potrebbe appellare all'arma cui tutte le donne dicono di non poter resistere: lo sfrenato romanticismo. Beh, non funziona neppure quello, per di più si fa la figura dei buffoni anacronistici. Non scordate del resto che il film che le vostre donne di casa insistono per vedere tutti gli anni, paralizzandosi in lacrime davanti al televisore e sognando una storia d'amore spensierata e spontanea come quella, si chiama Pretty Woman. Lo sapete tutti qual è la frase chiave grazie alla quale l'affascinante brizzolato uomo d'affari entra nelle grazie della bella Julia?
Esatto, "Quanto vuoi?"

In definitiva, quel che vedo in giro è una sequela di combinazioni vincenti e perdenti che ottengono successi in funzione del solo parametro F(c), che chiameremo Faccia di Culo. Grazie ad esso, e soprattutto alla legge dei grandi numeri, secondo la quale se ci provi con 1000, allora 100 mostreranno interesse, 10 accetteranno di uscire con te e una te la darà, tutto il resto se ne va amenamente, e con la buona compagnia di Richard Gere, a puttane.

Ma oggi, cari lettori, vi suggerisco in anteprima un metodo che sfiora il 10% di probabilità di successo. Il concetto alla base è molto semplice: la sindrome di Stoccolma.
Perchè spendere tempo e denaro per convincere una giovine ad uscire con voi? Tutto per ottenere, all'enorme costo di una cena o di un biglietto del cinema, uno stampino che la sollevi dai rimorsi per avervi indebitamente scroccato la serata.
Rapitela!
Perchè aspettare mesi per ottenere i favori sessuali di una fanciulla troppo pudica?
Violentatela.

Poi, qualche mese dopo, scendete nella cantina dove l'avete previdentemente rinchiusa e bendata, e raccontatele piangendo che avete passato un'infanzia terribile, che gli altri bambini vi sceglievano sempre per ultimo nelle partite di pallone e che le ragazzette vi prendevano in giro per i vostri vestiti lisi e consunti. Che vostro padre non veniva mai a guardare le vostre partite di baseball e vostra madre ha insistito perchè vi iscriveste in una facoltà della quale non vi importa nulla.
Giocatevi bene le vostre chances e lei sarà vostra!
Altrimenti, beh, potete sempre riprovare dieci anni dopo.

23 aprile 2010

Voi siate pure Fini, io vi mando a fanculo.


Quello che mi preoccupa davvero del clamore del polverone alzato ieri da Fini alla direzione del Pdl è il clamore stesso. Vedo tanta gente che dice di interessarsi alla politica e che possibilmente si definisce anche di sinistra inneggiare a Fini come fosse il salvatore della patria, la speranza per il futuro; qualcuno per cui parteggiare.

A me viene solamente da pensare che chi combatte dall'interno, o dice di farlo, perchè a me non risultano in questi anni di governo prese di posizione che abbiano effettivamente mutato le sorti di una votazione in parlamento, è già complice.
Dal 1994 sino ad ora Fini è sempre stato alleato di Berlusconi, ne ha appoggiato le battaglie e le vergognose iniziative per la sua persona, ha promulgato delle leggi col suo nome che vanno contro qualsiasi diritto civile e soprattutto ha contribuito a consolidare il consenso del premier facendo confluire l'immagine della destra italiana nel grande partito popolare.

Contemporaneamente a questa unificazione in una destra reazionaria, perchè di questo si tratta e non di altro, il fronte dell'opposizione si spaccava autonomamente. All'inizio, senza promulgare leggi che frenassero Berlusconi ed i conflitti d'interesse ha di fatto dato il definitivo via libera alle infiltrazioni di bassa moralità nel quadro politico. Poi ha cercato di appiattirsi su posizioni di destra, in modo da attirarsi il voto del popolino italiano, giungendo al risultato contrario di perdere piuttosto i consensi dei veri elettori di sinistra e del proletariato. Poi ha accettato e confermato una legge elettorale con premio di maggioranza contraria a qualsiasi buonsenso in un paese che non nasce bipolare: in pratica, ha regalato il dominio assoluto ad una coalizione che non ha neppure la maggioranza relativa.
La strada verso la mediocrità e verso destra continua col PD che riesce a cancellare la sinistra dal parlamento proprio inneggiando a quella sciagurata legge. Solo un anno dopo, l'Italia diventa l'unica nazione a non avere rappresentanti di centrosinistra nel parlamento europeo, ma solo liberali, popolari e nazionalisti.
Tutto questo, legittimata dal voto di quella che mi piace considerare la sinistra del meno peggio.

Ora siamo al passo successivo: l'opposizione è collocata nel partito di maggioranza. In sostanza, il quadro politico italiano è il Pdl e null'altro. E la gente tifa per Fini.
Ecco, siamo arrivati alla condizione in cui la gente di sinistra mostra il suo trasporto verso un fascista storico, attuatore visibile della devastazione in atto nel nostro paese. Questo è peggio dello scegliere il meno peggio. Si tratta di cieca idiozia e di ontologica inadeguatezza alla democrazia. Mangiatevi queste ghiande sporche di letame, non meritate altro.

22 aprile 2010

Sicilia


Casolari perduti tra montagne di cenere bianca.
Campi di lavanda tra gli aromi degli arbusti.
Il sonno d'azzurro abbracciò l'arsa vita del sole.
Donna dagli occhi del mare e i capelli di terra
guardando(ti) d'istinto trovai la forma del bello.
.

20 aprile 2010

Vendetta, tremenda vendetta!

Questa è una triste storia che inizia, così come molti altri racconti di eroiche imprese, nella città eterna.
Il primo dato di fatto è che a Roma ci sono molti piccioni e, probabilmente abbrutiti o piuttosto resi coraggiosi dall'abitudine ad incrociare molta gente di tutti i tipi, i colombi della capitale sono particolarmente coriacei.
La colonia di piccioni di cui andremo narrando si è insediata da tempo immemore sul tetto di un palazzo qualunque del centro della città. I precedenti inquilini avevano cercato di scacciarli facendo ricorso ai metodi più barbari, quali pistole a gas, tiro con arco infuocato e benzina. Ma questi colombi avevano resistito sempre stoicamente ad ogni tentativo di estirparli dalla zona.
Un secondo dato di fatto è che i piccioni tubano, e lo fanno incuranti dei passanti. Non volano via quasi mai, perlopiù, si limitano sempre a saltellare quanto basta per portare le loro insulse penne impregnate di batteri giusto pochi centimetri oltre l'ampiezza di un possibile calcio e poi riprendono a tubare con sommo fastidio.
Nella nostra storia, si accoppiano con inconfondibili versi gutturali sul davanzale della finestra del bagno, infastidendo non soltanto i bravi coinquilini intenti ad espletare le loro funzioni corporali, ma anche la signora del piano di sotto che protesta con foga contro gli escrementi che troppo spesso le appestano il terrazzino. E anche contro quelli dei piccioni.
L'unico ostacolo contro cui i volatili non avevano fatto i conti era costituito dal nuovo coinquilino, che dalla scorsa stagione degli amori cerca metodi per evitare di condividere l'appartamento con quelli che, a ragione, definisce niente più che topi alati.
Così l'anno scorso si è premurato con una certa cura di cestinare il nido che quegli animali sistemavano sul suo terrazzino, aggiungendo così la beffa di eleggere quel luogo a simbolo per la proliferazione dei piccioni. Il nostro li cacciava, ma questi tornavano con insistenza maniacale a depositare quei dannati rametti per allestire il loro nido. Ma se è vero che un piccione è tordo a tempo pieno, l'uomo è solo occasionalmente combattente di piccioni: per gran parte della sua esistenza è un figlio, uno studente, un cazzaro o quant'altro. Da cui si deduce che l'ostinazione dei piccioni è stata alla lunga fruttuosa.

Ma l'uomo è uomo perchè, talora, usa il cervello. Così quest'anno il nuovo coinquilino non si è fatto trovare impreparato. E, dopo aver permesso loro di nidificare indisturbati sul suo terrazzino, ha realizzato e documentato, in anteprima per voi, la tanto agognata vendetta:

Sguardo indagatore:


Perlustrazione di coppia:



Nido con dannatissimo topo alato in forma di uovo:


Covare pensando di non essere visti:



Covare sapendo di essere visti ma fingendosi oggetti inanimati:



Dannatissimo topo alato sotto forma di uovo


Tristezza per la scomparsa del dannatissimo topo alato sotto forma di uovo:


Tristezza finale con ritorno al nido per la ventesima volta senza ritrovare il dannatissimo uovo!

17 aprile 2010

Necrologi, Facebook della terza età.

Ho iniziato a notare le reazioni della gente comune su Facebook ogni volta che muore un VIP. Di solito si tratta di persone anziane e personaggi della televisione che svolgono nell'immaginario comune il ruolo di nonni adottivi o compagni di vita, in funzione dell'età.
Quando la grande consolatrice accoglie un altro volto noto fra le sue capienti braccia si scatena la nostalgia del popolo; ed è indipendente dallo spessore del personaggio che viene a mancare, molto spesso. Deriva piuttosto dai tormentoni che il defunto era riuscito a creare. E così bacheche popolate da gente affranta per la dipartita di Vianello, Mosca, del mitico giudice Licheri e via discorrendo..
E mi vengono in mente gli anziani che prendono in mano il giornale locale, danno una scorsa veloce ai titoli in prima pagina, ribadendo un "dove andremo a finire?" e poi corrono direttamente ai necrologi in cerca di vecchie conoscenze ed un barlume della giovinezza andata. Quando trovano qualcuno a loro noto dissimulano un dispiacere che lascia tuttavia intravedere un certo compiacimento per l'efficacia della loro memoria e soprattutto per aver superato qualcun altro, nella corsa contro la morte. C'è un "meglio lui che io" in ogni loro espressione, subito dopo. Quando al contrario, dopo aver accuratamente ispezionato ogni angolo della pagina, si rassegnano ad una mattinata senza commemorazioni chiosano con un sempreverde "e siamo qua".
Anziani non si nasce, ci si diventa. Ma il fatto che inevitabilmente lo diventino quasi tutti mi lascia intuire che nella natura umana ci sia una certa predisposizione a diventare vecchi nostalgici che vivono di basso pettegolezzo. D'altro canto è esattamente quello che capita ai miei coetanei che si intristiscono per la morte di Vianello (intendiamoci, non ce l'ho con lui, mi stava anche discretamente simpatico, sebbene interista e berlusconiano). Mi immagino quella stessa gente che spulcia fra le notizie degli altri e trema di belluino piacere nel sapere che qualcuno si fidanza, cambia città, ha figli, lavora, muore. Sono informazioni che non servono a nulla, se non magari a bullarsi con gli amici per la varietà delle proprie conoscenze, eppure la gente adora conoscere queste piccole cose. Voglio dire, anche io frequentavo una ragazza che ora lavora come modella, ma la cosa è del tutto ininfluente dato che a suo tempo rifiutò fermamente le mie patetiche avances. A voi importa?
Beh, se non altro adesso so perchè ho tutti questi amici, su Facebook. Stanno solo aspettando di sapere quando tirerò le cuoia.

(foto a caso, senza correlazione alcuna con il post)

13 aprile 2010

La notte (guest post by Cla)

Parto per la Sicilia, vi lascio con una cosa scritta dal mio solito amico e che resterà un'esclusiva di questo blog per qualche giorno, il tempo che ritorno. Poi dopo la mette su aphorism, di solito.

Un qualcosa di profondo si avvicina meticolosamente davanti a noi. L’Alba è appena giunta, e quel Sole laggiù mi sembra ancora troppo pigro. Il cielo accoglie tra le stelle spente una gigantesca palla infuocata, pronta ad illuminare un nuovo giorno. Le piante osservano imperiture il fiorire della luce, soddisfatte ed affamate di vita. Gli animali sciolgono quella dolce agonia chiamata sonno, aprendo gli occhiuzzi ancora troppo abituati al buio. Gli uomini e le donne ancora sonnecchiano, ma tra loro c’è chi ha visto tutto. Il paradiso sembra sorto dal nulla, prima della sua venuta chissà cosa c’era. La terra s’è svegliata, ma quella sfera avanza sempre più in alto, sempre più gialla, sempre più cara. Il cielo è limpido, le nuvole atterriscono, tutto diventa floreale. Mentre il popolo sfugge alla vita, il Sole s’innalza sempre più, scrutando tutto e tutti. La dolce brezza accarezza i volti degli uomini, la potente palla abbronza il bianco mondo, ancora tenebroso. I fiori omaggiano il bel tempo venutosi a creare, gli uccelli cantano lucenti e spiccanti, il ghiaccio si scioglie sotto le gelide zampe dei pinguini, gli alberi sudano con orgoglio, il mare è calmo, pronto ad accogliere i raggi solari. E pian piano tutta questa gaiezza nell’aria, ricomincia velocemente a dileguarsi nel nulla. Il Sole, giunto troppo in alto, decide di tornare a casa, abbassandosi lentamente, con calma. Il suo dono alla natura è ormai stato consegnato. Il cielo azzurro tende a scurirsi; piante, animali e uomini non s’accorgono dell’addio del Sole; la giornata sta per finire, l’aria si diversifica, l’atmosfera ritorna allo stato pre-paradisiaco.
È giunta la Notte. Oscurità dappertutto, vicoli e vie più strette e seducenti, strade in procinto di riempirsi e svuotarsi. La Notte non guarda in faccia a nessuno, giunge senza indugi, non ha paura di niente. Il Sole non lascia traccia della sua presenza, la Notte non ha voglia di perdere tempo, arriva, ed il popolo gode. Notti di scatenamento, notti di goduria, notti di spasso, notti di sesso, notti di musica, notti di Luna piena, notti di discoteche, notti di auto, notti di bravate, notti di pace, notti di relax, notti di caos. Tutto ciò che non è stato consentito, nella Notte si può. Perché essa ha un’aria diversa, strana, nuova, che autorizza a fare tutto. La Notte non è cupa, è eccellente. La Notte è fredda, non può essere pareggiata né evitata, è piena di luci, o piena di ombre. Per strada, di Notte, a volte non c’è nessuno. Ma solo beatitudine, quiete, assoluta pacatezza. Ci si può rilassare, senza che nessuno fiati, e sentire ancora una volta quel vento soffiare sul nostro viso riposato, e quel niente che ci attraversa per tutto il corpo e ci rende forti, e quei ricordi che ritornano prepotenti nella nostra mente per addolcirci il momento, e quel futuro, nelle nostre prospettive, perché nella Notte sembra più mielato e prossimo. Nella Notte non c’è lavoro, non c’è preoccupazione, non c’è timore né paura. Nella Notte puoi dimenticare tutto quello che c’è da dimenticare, puoi ascoltare tutto ciò che non hai ascoltato, puoi scopare tutti quelli che ti senti di toccare. La Notte è unica. Ineguagliabile. Non ha niente del giorno, del Sole, del cielo, dei fiori o della luce. Perché ha già tutto, tutto il necessario per vivere dieci, undici, dodici ore tra tenebre, passione e salubrità. La Notte riempie e completa la giornata, scappa, sapendo di tornare ad eccitare il mondo. La Notte è perfetta. Non ha bisogno di inutilità come il Sole. Vive senza. La Notte ha un’anima, che raggiunge ogni persona, trasformandola in lupi mannari, in vampiri, in deliziose sinfonie di eternità. Secondo dopo secondo la Notte si accende sempre di più, troppo affascinante e romantica, permissiva verso qualunque cosa volessimo fare. Quanto mi è cara quella Luna. Così argentea e scintillante, inebriante ed intrigante, osservatrice dello scuro circostante che fa da cornice a tanti baci e tante carezze. La Notte nasconde tanti segreti, se ne infischia di cosa fa il mondo. Lei c’è, ed invita la moltitudine a godersela. Assaporare la Notte per tutti i suoi favolosi benefici, è vivere, incorporarsi con la parola passione. Nella Notte è incantevole sentire quel mare agitarsi senza motivo, quel albero scuotersi continuamente, quel silenzio posto ovunque, quel suono delle discoteche assimilato nel proprio corpo, quell’amore verso il lui o la lei, giunto al culmine della sua onnipotenza per la presenza della Luna ammaliatrice. La Notte esisterà per sempre, continuamente pronta a soccorrerci dai fatti dell’esistenza. Quando sarà terminata, scorderemo tutto. Perché quelle sensazioni scompariranno insieme alla Luna, ma saranno già preparate per una nuova Notte. Dietro l’angolo, pronta a servirci ancora.

Non sei mai solo con la schizofrenia

L'altra sera, noi due stavamo discutendo proprio della schizofrenia davanti ad un corroborante bicchiere di vodka liscia ghiacciata. Ed intendo proprio un solo bicchiere. Vedete, il principale vantaggio degli amici immaginari è che non scroccano da bere e non mi fanno sentire mai in colpa quando non gli offro nulla; poi sono particolarmente abili nel perdere alla play station, recando così grande compiacimento al mio ego (che vive di cose molto piccole, in fondo) e non si fanno le ragazze che piacciono a me, anche se spesso si lasciano andare ad apprezzamenti e considerazioni che io non avrei mai il coraggio di fare, vincolato dalla mia storica pudicizia.

Un tempo avevo un sacco di amici immaginari: ma non avevano mai alzate d'ingegno nè proposte interessanti da fare. Facevano le spalle del boss, che nel caso specifico ero io, sempre per quel solito discorso per il quale adoro sentirmi importante, specie senza motivo.
Poi ci ho litigato in modo molto veemente: mi rimproveravano di non farmi mai sentire, e che dovevano sempre sbucare loro a sorpresa per riuscire a trovarmi. Dal canto mio, non sopportavo la loro gelosia nei confronti degli amici veri; non sono riuscito a spiegare loro che preferisco giocare a carte senza dover impersonare tutti i contendenti. Era proprio un problema di comunicazione, l'ho fatta finita e non li ho più visti.

Adesso convivo con una mia proiezione e, badate, è una scelta molto impegnativa. Sa sempre cosa mi passa per la testa, non riesco mai a sorprenderlo. Ma il lato positivo è che noi due insieme stiamo benissimo, ci compensiamo. E soprattutto, teniamo il nostro rapporto segreto, così non c'è il rischio che qualcuno possa considerarmi malato, dato che c'è questa assurda concezione della schizofrenia come un problema, piuttosto che una soluzione. Voglio dire, c'è qualcosa di meglio che potersi creare i propri compagni di avventure? Intendiamoci, io non me ne vergogno affatto di questa mia caratteristica. Fra l'altro, ho scoperto essere piuttosto diffusa: pare che 3 persone su 2 nel nostro paese siano schizofreniche.

Il mio alter ego è molto più bello di me. Dorme di più e non ha occhiaie. Non ha nemmeno bisogno degli occhiali e quelli da sole gli conferiscono un aspetto serio ma affascinante. Ha sempre i capelli tagliati al punto giusto e la barba in sintonia con la capigliatura del giorno, dato che può cambiarla a suo piacimento in funzione del suo umore. E soprattutto, è sempre allegro ed ottimista e riesce a vedere il lato positivo in ogni cosa: quando il pensier mio s'annega nell'immensità, io vedo il naufragio e lui una barca con a bordo 12 ballerine di cancan in bikini.

Cerco di non dargli troppo conto quando si lascia andare a progetti inverosimili, quando parla di amore, di eterno, di speranza: la speranza è pericolosa, la speranza è l'arma degli sciocchi che si vogliono appellare al fato senza controllare le proprie azioni. Ma lui lo sa che in fondo ho un disperato bisogno di credergli; anche se muore, la speranza muore per ultima.
Stasera si è addormentato presto, dopo avermi deriso con un sorrisetto che lasciava intendere che sapeva perfettamente quanto mi sarei appellato alle sue parole. Adesso lo guardo, appoggiato sulla mano destra con noncuranza, col gomito sul bracciolo: persino quando dorme conserva l'eleganza di un dandy.
Non so se il suo continuo illudermi sia positivo. Essenzialmente, non so se abbia ragione a pensare ciò che mi dice, ma sembra godersela un mondo.
Vedremo se da domani sarà ancora qui, a recitare la faccia della medaglia che io mi ostino a voler ignorare.

7 aprile 2010

Déjà Vu

E' passato un anno dalla sciagura che ha colpito la città. Si sente solo silenzio, mentre il vento che soffia imperterrito a queste latitudini spegne le candele che talora, accese ancora da un amico o un parente di una delle tante, troppe vittime, illuminano sporadiche finestre.

Le macerie sono in gran parte ancora dove quella violenta scossa le aveva destinate: per terra, su strade spaccate e polverose, rese ancora più impraticabili dai detriti, sul fondo dei torrenti. Nel centro sono state sgomberate le principali arterie e le piazze. Il duomo che non è più in grado, a mezzogiorno, di chiamare la città con il suo rituale di movimenti meccanici è stato rimpiazzato da grandi casse che in sua vece diffondo l'ave Maria al popolo, che fa eco per le strade altrimenti semideserte del centro storico. Appellarsi alla Madonna è stato l'unica soluzione con cui lo Stato ha cercato di restituire dignità a questo luogo martoriato.
Fuori si snodano i vialoni di periferia, che sono ormai diventati dei piccoli villaggi autonomi, non necessariamente dotati di acqua ed elettricità; ma quelli erano comfort non per tutti anche prima che la città saltasse all'occhio della nazione per questa devastante ecatombe. Fra i pochi che non sono rimasti schiacciati sotto le loro case ci sono proprio quelli che, alloggiati già in precedenza in dimore di legna e fango, si son limitati a tirar su come cartoni le mura delle loro vecchie abitazioni e continuare la propria esistenza da reietti. Adesso questa soluzione torna di moda e alle vecchie baracche superstiti ancora del vecchio terremoto di oltre un secolo fa si aggiungono le altre decine di migliaia che sorgono, come unico riparo.

Non ci sono tendopoli nè case appena costruite. l'80% degli edifici è completamente crollato, come era stato abbondantemente preventivato già da un decennio, e dopo la guerra ed i precedenti eventi sismici, questo potrebbe essere il colpo del KO per la città, completamente abbandonata al suo destino e priva di forza per ricostruire, ancora, sulle macerie.


In lontananza si scorgono gli scheletri delle opere che non saranno più compiute. Il raccordo autostradale, che ha visto l'uomo mettere piede sulla luna ma non mai una macchina gommare il suo asfalto. Ed in fondo, quell'enorme pilastro di cemento che risalta sul mare illuminato dalla luna e avrebbe dovuto rilanciare l'economia della zona ed è invece diventato il simbolo della distruzione, del non-senso degli investimenti e della città che, ferita, continua a morire ogni giorno, nel disinteresse.


4 aprile 2010

La domenica delle palle

-Siamo riusciti a piazzare i nostri uomini allora?
-Si, adesso dovrebbero bloccare un po' di leggi che agiscono contro di noi.
-Perfetto, l'importante è anche avere questi numeri.
-Mi scusi, ma è poi così necessario entrare nel palazzo?
-Mi sembra chiaro. Ma non tanto per le leggi, tanto poi le leggi le facciamo noi, capisci quel che intendo dire?
-Certo. Perchè allora?
-E' fondamentale dare la percezione del controllo dello Stato. Noi siamo perchè lo Stato non è, pertanto dobbiamo esserci dentro per corroderlo. Poi lavoriamo sul territorio. La gente ha paura di noi, ma ha anche fiducia in noi. Siamo gli unici che riescono ad aiutarli ed ammaliarli, dobbiamo essere dappertutto. Se poi si riesce a mantenere questo potere senza usare la minaccia o la violenza è tanto di riguadagnato.
-E poi togliamo quelle zecche rosse no? Immagino che anche questo sia stato preventivato.
-Lo sai, adesso sono loro più di altri il problema. Non perdono mai occasione per parlare di connivenza dell'altra parte con noi. "Connivenza", che brutta parola. Io direi che abbiamo una visione comune, lasciare le cose come sono è molto più semplice.
-Poi magari passa la mania quell'altro frocio con l'orecchino che si intende il salvatore della patria.
-Stai tranquillo, tanto a noi qui non ci tocca. Però è vero, gay e femmine devono restare in silenzio.
-Anche le donne?
-Soprattutto loro! Hai mai visto una femmina ad una nostra riunione? No, e non ce ne troverai mai. Ci sono delle cose che solo gli uomini sanno fare, capisci cosa intendo? Lasciale nella convinzione di non avere diritti e non avrai mai problemi con loro! Quelle parlano troppo, sono emotive; sarà perchè fanno i figli.
-Senta, a proposito.. io, ecco, non vorrei mettere in discussione il suo modo di operare, ma insomma, con loro, i figli.. non si può proprio evitare di metterli in mezzo?
-Ascolta, se fosse per me li lascerei fuori da tutto. Ma se devo scegliere fra uno di loro ed il mantenimento della nostra forza, scelgo la seconda. Anche per dieci di loro, o cento.
-Addirittura? ma io credevo che si trattasse di pochissimi..
-Tu conosci solo i pochi casi che conoscono tutti, i figli delle persone importanti o quelli che si fanno sgamare. Sono anche molti di più di cento, non hai idea quanti. Sono il principale strumento per ricattare. E noi non possiamo metterci nelle condizioni di essere ricattati, ma in quelle di non farci abbattere per delle minchiate.
-Ma i bambini non sono minchiate!
-Certo che lo sono, sono dettagli in confronto alla nostra grandezza. Come sono dettagli dei cadaveri che non devono essere ritrovati. Basta nasconderli per un po', farli sparire, e nessuno farà domande scomode.
-Ma questo non causerà rabbia contro di noi?
-La nostra immagine è già odiata da quasi tutti, non farà differenza. Poi però alle vie di fatto ci vengono dietro in molti, e anche tanti che parlano poi fanno finta di niente. La rabbia passa in fretta, la gente si abitua a tutto e crede a tutto. Basta raccontare loro la favola giusta.
-A proposito, non si sta facendo tardi?
-Hai ragione! Passami la mitria, mi staranno aspettando.

3 aprile 2010

Il velo blu (parte 6)

Clicca qui per leggere la puntata precedente della storia più lunga mai apparsa su questo blog

Carbutto s'era arrampicato sullo scoglio, ed era riuscito ad addentrarsi nella villa. Non c'erano più porte, o finestre, tuttavia il sole non penetrava in quel luogo, legato da vincoli superiori a un'altra realtà. L'ansia della rivelazione era sparita, il tempo non valeva più nulla. Pochi attimi o lunghi anni sarebbero trascorsi identici, di fronte alla potenza della conoscenza. I corridoi della struttura si snodavano uguali e distrutti. Il velo non era di certo lì. I piani superiori erano la chiave. Il libro parlava spesso d'elevazione, di altezza della porta. Per trovare il velo, bisognava trovare le scale. Un piccolo stanzino era illuminato da una misteriosa luce. Corse verso esso. Candele sospese a mezz'aria salivano verso l'alto, in un moto ondulatorio e ciclico. Restò a osservare l’irrazionale spettacolo, poi ne prese una. Energia pura infilzò il suo corpo, fitte dolorose dilaniavano i suoi nervi e gli donavano nuovo vigore. Mattoni si sganciavano tremanti dal muro consumato. Ne prese ancora un'altra. Nuova energia, il canto di un bambino, o forse due. Continuò ancora, più veloce, l'ansia della rivelazione s'era nuovamente impossessata di lui. Mentre i mattoni s’aggregavano a costituire una scala verso il vuoto, intraprese quella salita. Un coro mistico di cherubini accompagnava ogni suo passo, sbiadiva ogni tentennamento. Ad ogni gradino verso la cima sembrava materializzarsi un velo. Il coro diventava sempre più alto. Il velo più nitido. La fine, il blu del drappo. Davanti a lui la risposta. Un momento per pensare a quello che fu, a quello che continuava ad essere. Non c'era motivo per rifiutare adesso, non aveva più niente, forse ricordi tristi. Attraversò quella tenda. Il buio.
Si risvegliò nel bagno di una discoteca, con la testa nel cesso. Alzò lo sguardo, di fianco a lui vomito e un bicchiere di vodka, dentro scioglievano ancora pasticche.

1 aprile 2010

Pigs on the Wing

Oggi è l'1 aprile, e l'1 aprile non ho mai voglia di parlare di pesci, a meno di non volerli usare come eufemismo per discutere delle ultime elezioni.
Voglio parlarvi di altro genere di animali, quelli che votano e soprattutto quelli che vengono eletti. Perchè proprio il primo aprile di qualche anno fa, nel 1933, iniziava il boicottaggio verso le attività degli ebrei in Germania, grazie a leggi che garantivano l'impiego nel pubblico servizio ai soli ariani. Niente di stravolgente, come non è neppure rivoluzionario chiudere i kebabari e suggerire le assunzioni nell'istruzione in base al diritto di nascita, regionale, oltre che nazionale. E' solo un piccolo ulteriore passo verso il degrado morale della nostra nazione.
Ma tranquilli, l'Italia non arriverà mai a decimare un popolo; essenzialmente perchè è un paese secondo tradizione così poco decisionista che si limiterà a gonfiare partiti di trogloditi vivendo nel terrore degli stranieri, dei terroni, dei comunisti, causando solo morti passivi, affogati dai barconi e assiderati nei deserti del Senegal, e ghettizazzione de facto.
Guardatevi dal contagio, tenete la testa alta, perchè questi porci sono sopra di voi pronti a schiacciarvi.


If you didn't care what happened to me,

And I didn't care for you,

We would zig zag our way through the boredom and pain

Occasionally glancing up through the rain.

Wondering which of the buggars to blame

And watching for pigs on the wing.

Discografia consigliata:

album "Animals" - Pink Floyd