30 marzo 2010

Medea rossobianconera

Forse come tutti i blogger dovrei fare una piccola analisi del voto di oggi. Credo sia questo che il pubblico si aspetta da me: una piccola palata di merda contro il solido muro eretto dalla mediocrità del mio paese. Ma vedete, stasera, come a seguito di ogni tornata elettorale, mi auspico il ritorno della guerra fredda con corsa agli armamenti annessa e possibilmente ripetuto sgancio di ordigni nucleari sul belpaese. Una presa di posizione che mi sembra sufficientemente chiara, senza dovermi attardare a descrivere quali strumenti di tortura userei sui contadini dell'astigiano.
In realtà volevo egoisticamente parlare solo di me e della mia condizione sociale di juventino di sinistra: le due posizioni trovo siano troppo simili.
Il rossobianconero (da non confondere con un biancorossonero, cioè un milanista cattolico) incarna in questo momento storico il prototipo dello sfiduciato per eccellenza. Essere di sinistra oggi in Italia significa considerare il quadro politico con un peso sullo stomaco, come una palude dalla quale non è possibile uscire, ma nella quale è bene restare vivi trattenendo il respiro per non esalare vapori mefitici. Parimenti, lo juventino ha perso qualsiasi speranza ed ogni ambizione: è tristemente del tutto impotente nel rispolvelare la grandezza del proprio credo che oggi non ha alcun modo per esprimersi.
Il bianconero assiste stolidamente alla dirigenza che ad ogni giornata ridimensiona i propri obiettivi: prima della stagione doppietta possibile, dopo sei giornate di campionato la Coppa si può vincere, siamo una squadra compatta per la partita singola. E cambiamo il segretario, magari. Dopo le 4 pere prese in Germania c'è l'altra coppetta, quella di riserva, ma attenzione è sempre di grande prestigio. Nel dubbio, ne prendiamo altri 4 a Londra e non ci sono più coppe a cui appellarsi. Allora ci accontentiamo del secondo posto, tanto l'Inter è troppo forte. Ma in fondo fra secondo e terzo posto non cambia nulla. Volendo anche il quarto è un piazzamento di rilievo. Dopo altre 12 sconfitte beh, ragazzi, la serie A è un campionato duro, il successo è restarci il prossimo anno. Come? siete sicuri di non aver chiesto di giocare con il Crotone?
Ecco, la sinistra in Italia fa la stessa cosa. Stravince nel 2004, vince nel 2006, si sfalda, perde nel 2008, peggiora nel 2009, cambia allenatore e le prende più grosse nel 2010. E dopo tutto questo Bersani e Zaccheroni hanno il coraggio di parlare di successo. Il primo si crogiola sul 7-6 dopo aver perso regioni per 15 milioni di persone, e gli è andata bene che nel centro Italia è impossibile andar sotto, ma son sicuro che ci han provato lo stesso. In compenso, la Juve ha dimostrato ampiamente che perdere financo con Siena e Catania è un'impresa possibile, per cui suppongo che sia necessario bullarsi per una vittoria ottenuta negli ultimi minuti in casa contro l'Atalanta con un gol di Felipe Melo. Felipe Melo, sì, il giocatore che dopo aver segnato si è scusato con il pubblico per la sua scarsezza irreversibile.
E mentre la sinistra provvede, turbata dal rischio di un consenso radicato, a disperdere i propri voti con qualche ulteriore scissione, la Juve acquista Grosso e lo fa giocare titolare. Così, sparite entrambe dalle rispettive competizioni e ridotte alla cupa disperazione, iniziano a sperare nel male minore.
E così, mentre gufo il Milan all'insegna del "mal comune mezzo gaudio" e tifo apertamente per la Roma nello scontro scudetto senza poi degnare di uno sguardo le partite della mia squadra, arrivo contemporaneamente ad augurarmi che un partito che con me non ha nulla da spartire come il Pd prenda più voti della destra reazionaria che invece sembra spopolare. Ed intanto continuiamo a perdere.
Poi guardo i risultati e, nell'amarezza, mi suggerisco che me ne dovrei fregare. Ovvero limitarmi a seguire le partite finchè mi piacerà guardarle ed insieme lavorare per stare ai margini delle fiamme mentre Roma (non la squadra, stavolta) brucia, che non è poi un compito troppo difficile, in definitiva.
Addirittura arrivo ad augurarmi che la mia squadra continui a perdere inesorabilmente, in modo che poi vendano tutti i brocchi che scaldano la panchina e prendano della gente che scaldi invece i cuori dei tifosi. E spero anche che la destra faccia razzia di ogni voto, per dare all'Italia il disagio che si merita. Mi piace pensare che quegli idioti degli aquilani, dopo questo ulteriore plebiscito per Silvio, passeranno qualche altro anno al freddo in case di cartone zuppe di pioggia. Mi piace credere che i campani siano costretti a mangiare la merda che producono, invece di buttarla: a quanto pare gli piace, che ne siano riforniti. Non è più tempo di tappare le falle, è troppo tardi anche per fare l'autocritica che avrebbe significato svolta solo poco tempo fa. Voglio che le navi, ormai ridotte a zattere deformi, affondino, perdano tutto il carico ed anneghino negli abissi. E' l'unico modo perchè possano essere ricostruite ex-novo.
Sì, questa è l'idea migliore: voglio vedere morire i miei figli. Li sacrifico sull'altare della speranza.

(nella foto, Felipe Melo prega che la sinistra raggiunga il quorum)

24 marzo 2010

Il Milione

Sono abituato a considerare un milione come il doppio di cinquecentomila, dieci volte centomila o magari mille volte mille! Credo che un numero dovrebbe essere semplicemente una cifra per indicare una quantità n piuttosto che ripetere n volte 1. E' una pratica piuttosto comoda e semplice in definitiva.
Ma ci sono dei numeri che assumono altri significati: il numero 1 è un figo per eccellenza, lo 0 al contrario una cifra che non conta nulla, almeno così dicono. Il 4 è il voto standard di Felipe Melo. Il miliardo il sogno di ricchezza, almeno quando ero piccino, ora i tempi pare siano cambiati. Ma non sono certamente gli unici: 69, 451, 665 (la targa della mia auto).. ed, appunto, questo fantastico milione!
Sembra che sia l'unica cifra utile per raggiungere uno scopo: a me piacerebbe tanto che un giorno un politico salisse sul palco di una manifestazione affollata e gridasse, atteggiandosi a Dj: "Ehi ragazzi, siete tantissimi! 624.578! Ed avete anche i cappellini tutti uguali! Ora fate un urlo". Mi piacerebbe che Facebook andasse contro questa moda del milione, invece di incoraggiarla: "Scommetto che trovo almeno 425.931 persone cui la cucina inglese fa cagare a spruzzo".
Invece no: siamo sempre un milione. E se non lo siamo, lo diventiamo! Un milione a favore, un milione per, un milione contro. Un milione al concertone, uno alla giornata del silenzio. Altrimenti, a quanto pare, si risulta meno credibili.

Eppure è dall'epoca di Marco Polo che chi usa a ripetizione questa cifra fa la figura del pallonaro; certo, capita quando fra le ricchezze del Gran Kahn ti ostini ad annoverare draghi volanti e città fantastiche di porcellana.

-Dopo aver camminato per un milione di chilometri, vidi una fantastica città fra le montagne, popolata da un milione di uomini. Ed un milione di ippogrifi si aprì dinnanzi a me, indicandomi il sentiero!
-Si, Marco.
-E poi arrivai alle mura e mi offrirono un milione di bellissime e prosperose donne cinesi.
-Ma non erano solo un milione in città?
-Ehm, era una città di sole donne. E anche alte, eh!
-Si, Marco.
-A questo punto, dopo un milione di coiti, si videro giungere un milione di navi, a bordo della più grande delle quali c'era il Gran Kahn, lo strascico del cui vestito era sorretto da un milione di cortigiani.
-Un milione di navi in montagna?
-Ecco.. sono molto aerodinamiche!
-Si, Marco.

A me piacerebbe pensare che un politico possa davvero attirare in piazza un milione di persone: non per urlargli contro e per contestarlo, quello è semplice, ci può riuscire chiunque. Neppure per sostenerlo con bandiere e spillette stampate per l'occasione a spese sue e distribuite come ricordo del viaggio premio. Anche questo non è poi complesso. Ma vorrei vedere un milione di persone che celebrano un rappresentante in maniera del tutto disinteressata.

19 marzo 2010

Polvere

ho preso la mia anima
l'ho messa su un foglio
volevo donartela
poi c'ho pensato
mi sono visto triste
a inseguire te
ho bruciato la carta
e i pensieri d'inchiostro
dentro c'ero io
vaga fuliggine nell'aria
la dolce vuota libertà

Una croce sul futuro

Adesso che anche Sgarbi, un uomo sul quale mi riesce persino difficile pensare di poter fare battute più efficaci nel qualificarlo di una qualsiasi sua dichiarazione, si è messo a latrare sulla faccenda del caos Liste mi sento di poterla elevare da simpatica farsa ad assoluta pagliacciata.
In verità io sono del tutto convinto che il Pdl avrebbe dovuto avvalersi del diritto di presentare i propri candidati a Roma, in Lombardia e dovunque volesse. Sì, lo so che "le regole ci sono" e che "prevaricatori fascisti".. sono d'accordo. Ma analizzando la faccenda mi sono chiesto: perchè esistono queste regole per presentare una lista? Ha senso che un partito con 12 milioni di voti distribuiti più o meno uniformemente sul territorio nazionale debba perdere tempo a raccogliere qualche centinaio di firme quando l'evidente significato di queste regole è impedire a tutti i buontemponi perdigiorno di intasare le schede elettorali con scritte quali "ciao mamma" o "w la patata" (che peraltro riscuote grandissimo successo). Con tutto questo ho usato appositamente il condizionale passato: le regole ci sono e fanno schifo. Le avete volute voi, tenetevele senza rompere i coglioni e piazzate i vostri uomini alla RAI, in qualche giornale, rivista di gossip o fateli ausiliari del traffico. Per stavolta, niente poltrone. La legge dovrebbe essere fatta per l'uomo e non viceversa, ma come si fa a stabilire il confine di intervento legittimo (non preventivo, è ovvio, è quello che sto cercando di dire) per rimediare alle assurdità che la legge stessa ha provocato?
Per esempio, supponiamo che tutti i sondaggi diano il candidato di Berlusconi in netto vantaggio rispetto agli avversari e ammettiamo che a seguito di un'astensione-da-bella-giornata particolarmente elevata questo effettivamente non vinca. Le regole della competizione elettorale assegnano seggi e governatore a chi ha preso più voti, ma tutti sanno che effettivamente quell'uomo non ha nè maggioranza nè consenso. Ma è giusto che si insidi, anche se squallido. Il governo potrebbe invalidare l'elezione, appellandosi al diritto di soddisfare il volere dei cittadini. Siete davvero sicuri che una situazione del genere sia davvero così campata in aria, mentre intanto arrivano mail e telefonate in tutta Italia non autorizzate e Casini mi telefona a casa per raccattare il mio voto? Quanto ciò è più corretto che riammettere una lista che ha eluso i termini prescritti dal regolamento?
Insomma, il succo è che le regole fanno schifo come quelli che non si preoccupano di cambiarle. Il problema di fondo è che la democrazia in Italia non funziona, nel senso che il nostro paese è proprio inadatto ad assimilarla. Non so se sia una forma di gestione che non funziona in assoluto o se sia valida solo per posti meno popolosi, o abitati da gente già acculturata e abituata al concetto di "cosa pubblica". Ma di fatto, quando un insieme di elementi non è in possesso di capacità per eleggere i propri rappresentanti con cognizione di causa, questi tenderanno a godere del proprio ruolo disinteressandosi della persone che devono rappresentare. E' fisiologico, dai livelli più alti sino ai rappresentanti di classe o di condominio che si fanno eleggere per farsi belli con le ragazzine ed in più intascano i soldi dei condomini con cui portarle fuori a cena.
Mi piacerebbe che si potesse votare senza grosse, colorate e confusionarie schede elettorali. Vai al seggio con un piccolo foglio bianco e scrivi in stampatello il nome del partito che ti piace, per intero, con nome e cognome di un uomo di quel partito che vorresti eleggere e poi sotto del governatore che preferisci (sì, gli elettori della Lega sarebbero spacciati, l'ho pensato per questo). Niente liste di presentazione o raccolte di firme. Solo un'iscrizione online e l'elenco dei candidati distribuito coi giornali della domenica. Semplice e facile, per tutti quelli che potrebbero avere la voglia di interessarsi di politica almeno per un giorno, senza essere svalutati dai milioni che si ostinano a votare senza riuscire a leggere qualcosa oltre le X che piazzano sui merdosi simboli simili a slogan pubblicitari.

17 marzo 2010

Essere coglioni e vivere serenamente

Come definireste uno che appena terminato l'interrogatorio riguardante una inchiesta basata su intercettazioni telefoniche esce dal tribunale e si mette al telefono a spifferare tutto ciò che gli hanno domandato?

15 marzo 2010

Il velo blu (parte 5)

Clicca QUI per leggere la parte 4.

L'uomo tentava di risalire sulla barca, animato dall'impeto dell'istinto, dal desiderio di sopravvivere. Movimenti improvvisati e forti tentavano di rovesciare il vascello, mentre Carbutto s'allontanava dal naufrago. Ombre sconosciute, eccitate dal richiamo del suono, intanto s'avvicinavano fluttuando nel buio del profondo, emettendo echi minacciosi. La fine era ormai imminente. Uno dei misteriosi esseri era giunto, la sua forma non era più celata. Un grosso serpente, questa era la sua natura, s'apprestava ad avvolgere sinuoso il corpo dello stolto, in un abbraccio di morte e sofferente sollievo. Virgo s'arrendette a quella stretta, si lascio trasportare giù in fondo, respirando l'acqua per risparmiarsi il dolore. E fu la scelta giusta, il buon senso giunge ai folli solo prima della morte. Le ossa si spezzavano e si frantumavano all'aumentare della pressione, al morire dell'uomo. Poco dopo il serpente iniziò a mordergli la testa, strappando i capelli, e poi i tessuti dal cranio, colorando il mare di rosso e profumandolo di sangue. Altre creature sopraggiunte divorarono il resto. Le membra si staccavano e s'estendevano tirate da piccoli pesci pronti a contendersi le sottili carni. Animali di maggior taglia sbranavano con rapidi e veementi morsi il fegato, la milza e gli intestini.
Bolle rosse salivano su a galla, poi esplodevano a salutare il sole. La fine di quell'uomo era scritta.

Clicca qui per leggere la parte 6

10 marzo 2010

Il principe azzurro


Trovo profondamente inappropriata la valenza cui assurge la figura del principe azzurro. In primis, per le aspettative che le donne possono nutrire verso il genere maschile o piuttosto per lo stereotipo dell'uomo perfetto che si forgia: in realtà poi, in tutte le storie Disney in cui questo principe-deusexmachina fa la sua apparizione egli si limita a rivelarsi un pirla, certo, anche un principe, ma pur sempre un pirla. Come altro classifichereste un tizio che gira casa per casa peggio dei testimoni di Geova facendo provare scarpe di materiali improbabili a tutte le donzelle del reame? E soprattutto, dove aveva guardato il principe per tutto il ballo se questo è il modo che ha giudicato più opportuno per riconoscere la sua fanciulla?
E non ascrivereste forse alla categoria dei necrofili il principe azzurro della bella addormentata, che non trova di meglio che limonare con la sua amata mentre questa è stesa su una lastra di pietra? Per non parlare poi del principe di Biancaneve, la cui apparizione nel cartone animato è circoscritta agli ultimi 28 secondi, in cui passava di lì e si prende la ragazza. Magari è uno stronzo, ma non importa, è il principe azzurro.
E mi da fastidio il classismo di fondo: un cacciatore mette a repentaglio la propria vita, nonchè la propria carriera (e di questi tempi un posto da cacciatore non è per nulla semplice da trovare), sgozzando un cinghiale al posto della ragazza, ma alla fine della storia passa un principe a casaccio e se la porta nel suo castello. E se fosse stato un operaio rosso, invece? (d'accordo, pessimo esempio, gli operai rossi sono estinti) Allora, diciamo, un avvocato giallo? Un falegname nero? Per non parlare di quell'altro termine in -ismo che conierei per l'occasione che indica la discriminazione fra i colori. Se in Cenerentola il principe fosse stato vestito di verde l'avrebbero trattato peggio del giullare di corte, altro che matrimonio.
E ce l'abbiamo anche noi il nostro principe azzurro, qui in Italia: e non parlo di quel rampollo che si mette in ridicolo a mesi alterni ballando, cantando e pubblicizzando l'unico ortaggio che non gli farei assumere per via rettale. Parlo di quell'altro, il re che preferisce non farsi appellare "monarca", perchè lui è uno del popolo, giovane e avvenente. Non fa pesare differenze di altezza, capigliatura, potere e neppure reddito. Non ne ha bisogno lui, perchè il suo affetto è sincero, lui ama le donne, tutte; sincero come quello delle sue ammiratrici, perchè le donne non sono stupide, non si sposano per denaro. Si innamorano davvero dei principi milionari, prima di concedersi ad essi. E' anche azzurro, il nostro principe, così azzurro che quando si pensa a quel colore lo identifichiamo automaticamente con lui; prima che Celentano ci immaginiamo il principe che sorride su un cartellone largo 12 metri.
Ma vi ricordo che sono diffidente verso i principi azzurri, donne: e allora vi prego, smettete di festeggiare la data simbolo delle vostre sconfitte storiche; è ridicolo, o peggio masochista. Gli interisti il 5 maggio non si riuniscono per cantare l'inno della repubblica slovacca. Oppure avete mai visto un ebreo il 27 gennaio ballare fino all'alba in un locale a luci rosse pagando per lo streap di avvenenti signorine bionde vestite da generali SS? (anche se Max Mosley ha cercato di proporre questa soluzione innovativa, con scarsi risultati)
Cercate invece di non sostenere questi principi, perchè i princìpi dei prìncipi sono deleteri; i personaggi come loro sono la causa di ogni discriminazione e se nel XXI secolo siamo qui a discutere del fatto che il 50% della popolazione è letteralmente seduto sulla propria fortuna e quella fortuna, per crogiolarmi nell'eufemismo, diventa l'unico tratto che distingue un esemplare da un altro, forse potrebbe essere colpa vostra, oltre che della Disney. Almeno per un giorno.

5 marzo 2010

Silvio's Lists


Diciamocelo, questa faccenda della bocciatura delle liste è niente che più che una simpaticissima farsa. Simpatica perchè rende perfettamente l'idea di quanto il rispetto delle regole sia scaduto in basso, se neppure per garantirsi i posti necessari per mangiare tutti ai danni del paese ci si presenta puntuali a tavola.
Come se vincessi un pranzo gratis ad un ristorante di lusso e mi presentassi dopo l'orario di chiusura, dopo essermi intrattenuto a mangiare panini dallo zozzone all'angolo. Grossomodo, quello che è successo davvero. A questo punto, invece di andarmene a casa, mi incazzo, forzo la serranda del ristorante con un piede del porco di Calderoli, sequestro i cuochi e mi faccio servire il mio pasto. Questo più o meno quello che invece accadrà.
Perchè non è niente più che mera stoltezza supporre che mancheranno liste e candidato berlusconiani nelle due regioni più importanti d'Italia. Con la netta maggioranza e la sfacciata faccia di suola che si ritrovano, utile a giustificare una moralità di un gradino più in basso rispetto a quella dei maniaci sessuali (cit.), non ci metteranno molto a varare delle leggine che rendano inutile la presenza di magistratura, capo dello stato, opposizione e burocrazia (che poi secondo me questa cosa delle raccolta firme è una cazzata inutile, ma soprassediamo).
La cosa che mi fa davvero ridere è pensare che in ogni caso le dispute elettorali sono risolte da cretini, che poi saremmo noi elettori. E senza il logo Pdl e la scritta "Berlusconi", la metà degli elettori di Roma non saprebbe neppure dove apporre la propria X. Voglio dire, il dato di base è che gran parte degli elettori se ne fotte della partecipazione politica e sceglie a caso, o per discendenza, dominato da retaggi culturali vecchi di decenni o secoli. Tant'è che per la Polverini hanno manifestato in così pochi che sembrava una riunione di condominio. Popolo della Libertà, che come un grande diceva, è Partecipazione.

1 marzo 2010

La cosa (guest post by Cla)

Ho un amico che scrive cose. Scrive ogni tanto, ma lo fa bene. E' uno che conosce il fatto suo. Questa riflessione l'ha scritta lui, e m'ha chiesto se gliela pubblicavo. Beh, è bella, interessante, non potevo dir di no. Mi suggerisce anche di dirvi che si chiama Claudio Morgese, dice che magari diventa famoso. Non lo so, io ve l'ho detto come si chiama, il mio compito è finito. Leggetevi il post.

Esiste qualcosa che un giorno arriva, senza preavviso e senza indugi, arriva per chiunque. Puoi vivere in qualsiasi campagna, in qualsiasi ospedale, in qualsiasi metropoli o isola. Non c’è Dio o fortuna che impedisca la venuta di questo tornado, potente e indiscreto, capace di stravolgere tutto, ma proprio tutto; e qualsiasi mezzo tu disponga, non servirà a niente per ostacolare la sua furia. Dare un nome a questo tornado. Per capirlo, aggirarlo, indebolirlo, sottrarlo. Il nome eviterà che questo tornado agisca? O il suo estremo vigore, impavido e scortese, non ha pietà per nessuno? Chi non lo conosce, lo conoscerà presto. Chi l’ha affrontato, saprà come eluderlo, ma non abbastanza per sconfiggerlo. Chi l’ha sconfitto, avrà gloria ed onore, ma si renderà conto che le sue gesta non sono servite a niente. Il tornado arriva, per chiunque. È la passione, la smania, l’inquietudine, la frenesia. Di una “cosa”. Chiamiamola così.
C’è chi arde di bramosia per questa cosa. Il mondo e la vita quotidiana, diventano monotoni dopo un po’. Si cerca ad est, si cerca ad ovest. La cosa si nasconde, tra insicurezza e paura, non vuole essere trovata. Ma l’uomo cerca, cerca senza sosta, nonostante la vita continui a scorrere inesorabile e qualcuno, sembra, l’abbia già trovata. Chi prima, chi dopo. Quando il miraggio confonde la mente dell’uomo, quando l’illusione entra in scena, quando il sogno si avvicina prepotentemente alla realtà, sembra di essere riusciti a trovare la cosa. La brama e il desiderio aumentano sempre di più. Si pensa il modo con cui affrontare la cosa. Si fanno progetti, su come vivere la cosa. Si immagina la vita, con la cosa. L’uomo diventa pazzo, non conosce null’altro, meno che la cosa. Tutte le azioni del passato si sciolgono come zucchero nel latte, e tutti gli oggetti che ci sono sempre stati intorno, diventano come lacrime nella pioggia. Adesso c’è la cosa. Non conta più niente. Ma era solo illusione. In realtà non era nulla. E si ritorna a cercare, cercare e cercare. Cercare quel ti amo, da qualche parte, convinti che ci sia, e stia aspettando solo noi. In capo al mondo, nell’Inferno, dal personaggio più crudele di questa terra, dall’amico più fidato e mai abbandonato. Si cerca, come acqua nel deserto. Pieno di miraggi, di illusioni, di inganni e allucinazioni. La passione s’è impossessata di noi, nulla ha l’abilità di cancellarla e rispedirla da dove è venuta. La testa diventa sempre più malsana, l’obiettivo sempre più cinico, le forze sempre più scadenti. Eccola, l’abbiamo trovata. È lei, ne siamo sicuri. Si è nascosta per bene stavolta. Non ci scappa. Ma una volta afferrata, questa cosa di ghiaccio si sbroglia nel deserto, ancora arido e minaccioso. Ma niente, non ci arrendiamo. Da qualche parte deve trovarsi questa cosa. E quel ti amo, quell’abbraccio, quel bacio, quel sapore di impeto, quel gelido amore. Si cerca solo questo, null’altro. Non si ha bisogno di niente. La vita non ha sapidità e nemmeno senso, senza la cosa. Così l’uomo ha programmato la sua esistenza. Dal più mingherlino al più coraggioso. Nessuno sfugge alla cosa. Tutti la cercano, tutti la vogliano. Chi fa finta di niente, ma in realtà è peggio di un leone alla ricerca della sua gazzella. Chi avvampa, brucia, soffoca, insistentemente non sa più dove pescare. Ma trova una via, uno sbocco. Qualcuno ha voluto dare un ulteriore opportunità. Bene, si cerca di sfruttarla. Ma niente. Era un altro miraggio. La rassegnazione fa la sua parte. La cosa è troppa furba, a volte riusciamo anche a trovarla, ma non era lei. Bensì qualcosa che la somigliava. Un ti amo falso e corrotto, un abbraccio freddo e schivo, un bacio bugiardo ed insignificante, un amore che non è mai stato amore. Ci guardiamo alle spalle. E vediamo tutto quello che abbiamo fatto e pensato. Abbiamo cercato per mari e monti, facendo bei sacrifici, e qualche sciocchezza di troppo. Ma la cosa, anzi la Cosa, non siamo mai riusciti a trovarla. Difficilmente la troveremo. Lei ha timore di essere scorta, la fuga è la miglior soluzione. Ma noi siamo troppo lenti ed attaccati alla vita, ai fatti, alla quotidianità. Poco propensi a volare, lassù dove puoi vedere tutto, anche la Cosa. Ma lei è sempre nella nostra mente. Cerchiamo di sostituirla, magari di scansarla, ma sappiamo che ci facciamo del male. Non troveremo mai quella Cosa, oppure riusciremo ad afferrare, qualcosa che possa avvicinarsi ad essa. Qualcosa che comunque possa sostituirla in qualche modo, da qualche parte, in qualche tempo. E ci accontentiamo. Troppo deboli, troppo sognatori, troppo fiacchi. Ma ricorderemo tutte quelle illusioni, come momenti di massima potenza. Solo grazie ad esse siamo riusciti a sognare e stamparci un sorriso in faccia, convinti di essere riusciti a trovare la Cosa. E per quanto possano essere perfide ed ipocrite, ci hanno donato per un brevissimo attimo sensazioni che abbiamo sempre inseguito. Un brevissimo attimo che ci ha consentito di vivere come abbiamo sempre voluto, fluidificanti nell’aria, più leggeri di una foglia, più luccicanti di una stella. Ma sono state e saranno pur sempre illusioni. Illusioni le quali sostituiranno quel Ti Amo che non arriverà mai.