31 gennaio 2010

Più in basso di così c'è solo da scavare (ma noi siamo maestri in questo)

Stasera è cominciata la nuova serie di Presa Diretta, su raitre, e come al termine di ognuna delle puntate precedenti non posso fare a meno di pensare, sconsolato, al Paese in cui mi ritrovo ad abitare.
Se pensate che il vostro livello di indignazione non possa aumentare provate a dare un'occhiata a questa vecchia puntata sul patrimonio culturale italiano...

29 gennaio 2010

Il velo blu (parte 2)

Clicca qui per la prima parte.

Da mesi si era risolto di riuscire a interpretare quel manuale. Aveva abbandonato tutto, ogni amicizia, ogni connessione all’istituto, ma non gl'importava. Spesso, nelle notti, quando non riusciva a trovar più un senso in quei simboli marroni, però, qualcuno gli mancava.

Ricordava il suo amore, la sua donna. Ella era il pensiero dei suoi giorni e la cura ai suoi mali. Era il principio e la fine delle sue follie. Era la felicità, prima del libro. Il libro ora era la sua vita, e nient'altro poteva frapporsi tra lui e la sua traduzione. Lei non l'aveva capito, e non c'era più ragione per cui dovessero continuare. Il libro era un nuovo inizio, così come recitavano le prime pagine. "Dinanzi la genesi del nuovo, s'infrangano le arcaiche barriere dell'ignoranza. Contro la fulgore della conoscenza, muoiano i falsi idoli della superstizione, corrosi dalla potenza del nuovo equilibrio." L'amore era un fatuo freno al libro, alla verità assoluta, alla certezza totale, alla risposta finale. Il dolore, la mancanza, erano solo duri ostacoli al cambiamento.
Ricordava che pioveva durante quella mattina d'argento. Il vento carezzava i capelli della donna, con gli occhi  che celavano a fatica lacrime di gelo, e forse d'amore. Quegli occhi affondavano nella malinconia, e il suo cuore stava per riempirsi di rimpianto. Ma avrebbe lasciato che reliquie metafisiche prendessero il posto della  vita. Il grande segreto del libro valeva più di quella sera, e degli occhi. Valeva più di tutto. E lei s'era già arresa, così che salutarsi divenne formale. Nella meccanica di quel gesto, egli osservò la fredda constatazione della fine. Quattro chiacchiere in un bar, nuovi progetti, lo stress del lavoro. Finì così, con un retrogusto di caffè.

All’istituto restava solo un uomo che seguitava a preoccuparsi delle sue condizioni: Virgo, un amante delle antiche fantasie, di quei miti e di quelle leggende di cui, secondo i soci, Carbutto con quel libro s'era infatuato. Virgo coltivava la propria passione in segreto, l'agiatezza che il circolo poteva offrirgli e una smodata timidezza lo costringevano al silenzio. Conscio del manuale, aveva contattato l'espulso già da tempo. S'erano scambiati lievi impressioni sulla cultura degli avi e avevano deciso di condividere il testo. Carbutto non fu restio a concederne una copia, le sue emicranie, frutto di notti insonni, erano ormai una prassi. Quel femminello non poteva esser altro che d'aiuto. Aveva ragione.

Clicca qui per la terza parte.

27 gennaio 2010

Nonno Archirio in: "Bevete acqua responsabilmente"

A Nonno Archirio non sarebbe mai capitata una cosa del genere.

Archirio: "Madonna che sete"
Bronx: "Tieni nonno", porgendogli incautamente una bottiglia d'acqua.
A: "Sie! Mica voglio mori' di ruggine!"

26 gennaio 2010

Il velo blu (parte 1)

Carbutto leggeva quel manuale da mesi. Nell'ormai lontano autunno, di quell'anno che fu, aveva sognato la vecchia eremita della Solfatara. Ai più, quella vecchia ricordava solo un'antica leggenda di una fattucchiera che durante le notti di plenilunio rapiva bambini e mangiava i loro cervelli. Era ben altro. L'eremita, quella sera, infatti, non scalpellò il cranio del giovane, ormai troppo cresciuto, bensì, inscenando una misteriosa danza cominciò a denudarsi e poi a graffiare le sue flaccide membra, spingendo le unghie sempre più in profondità, fino a squarciare la pelle, a grondare sangue, sangue demoniaco e putrido, che coagulava svelto e poi cadeva, quasi come fosse diventato foglio. La danza diventava sempre più rapida, il sangue scorreva fitto e denso, le mani della strega erano ormai rosse, e sembravano essersi trasformate in artigli, falci fatali e bagnate di morte. Carbutto trattenne il vomito, effluvi di cibo salivano lungo l'esofago, cercò di trattenerli, era rapito da quel marcio spettacolo di decadimento. Il suo interesse superava di gran lunga lo spavento, sapeva che sarebbe cambiato qualcosa, forse sarebbe morto, poteva solo guardare, o almeno, così pensava. La danza era ormai al suo culmine, la strega iniziò a emettere i primi gemiti, piacere e dolore si confondevano nei versi, prese una mano, un artiglio, una falce, o qualunque cosa fosse, e iniziò a frugare nella vagina. Piccoli graffi ancora, poi la parte molla, l'artiglio entrò e umori rossi iniziarono a grondare. Le gambe vecchie e ancora bianche, solo in parte toccate dalla violenza della danza, si tinsero di vermiglio aspetto. Continuava a spingere nella vagina quando urlò. Tolse la mano, s'era fusa, fumo e bruna fuliggine avevano preso il suo posto, la strega pianse lacrime e provò soltanto dolore. L'urlo cambiò tono fino a diventare insostenibile, mentre l'utero cresceva a dismisura. Un'esplosione d'interiora accompagnò l'ultimo grido, Carbutto non riuscì più a trattenere, abbassò la testa e iniziò a vomitare.
Vomitò se stesso, aveva fatto un sogno orribile, adesso era di nuovo in sé. Era calmo, sarebbe andato a bere qualcosa, latte, e tutto sarebbe ritornato come prima, perfetto, avrebbe preso sonno, e il giorno dopo rivisto il suo amore, lei l'avrebbe ascoltato e lui avrebbe dimenticato.
Erano solo condizionali. A terra, dove prima si muoveva la vecchia, c'era un libro. Rosso e antico.

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25 gennaio 2010

Intervista tripla fra sacro e profano

Nei mesi scorsi, in seguito alla sentenza della corte europea sull'opportunità della presenza del crocifisso nelle aule che mi ha dato lo spunto, mi è capitato di riflettere sulla religione e sul troppo spesso vano dialogo fra credenti ed atei. Così ho pensato di stendere una serie di domande sulla connessione fra sacro e profano, ma potrei meglio dire politico, da sottoporre a tre persone che, pur essendo molto simili per molteplici aspetti, incarnano posizioni sostanzialmente diverse e molto rappresentative. Si tratta di giovani che hanno in comune l'amore per la cultura, l'interesse per l'attualità e la politica, la voglia e la capacità di esporre le proprie opinioni: Kosmos, 24, meteora fra i coautori di questo blog, prossimo ingegnere aerospaziale all'università di Pisa; Alessandro, 22, talora apparso come Insignificante passante fra le righe di qualche commento, anch'esso studia aerospaziale al politecnico di Torino; Carlo, 21, di cui fornisco i contatti con la sua approvazione, studia matematica all'università di Ferrara. Altro punto di contatto, l'ultimo prima di passare alle domande e alle rispettive risposte che deelineeranno i personaggi meglio di qualsiasi ulteriore presentazione, la disgrazia di essere miei amici e di godere della mia stima. In virtù di questo e della matrice casereccia del post vi prego di commentare senza scadere nell'offesa personale, ma piuttosto valutando ed eventualmente attaccando le loro risposte.
Le domande possono risultare ripetitive, ma sono state confezionate in modo da cercare di mettere alla prova le loro opinioni e di delineare un quadro chiaro; ammetto che mi sarebbe piaciuto rispondere a molte di esse. Soprattutto, su ciascuna si potrebbero scrivere saggi, ed effettivamente ciò è stato fatto. Ringrazio qiundi loro tre che hanno saputo coniugare chiarezza e capacità riassuntive con risposte molto interessanti e, pregandovi di diffondere questo post che credo meriti visibilità più di tante altre cialtronate, giuro che non vi ammorbo oltre.

Cos'è, secondo la tua opinione, la fede?
Carlo: Prima di dire che cos'è la Fede, diciamo che cosa NON è: non è facile creduloneria e non è la rinuncia alla logica. La Fede è il corrispettivo divino o spirituale della fiducia umana: così come si può avere più o meno fiducia in una persona, si può avere più o meno Fede in Dio. E' la capacità che permette di credere l'invisibile, superando gli ostacoli ai quali la ragione, da sola, non è in grado di dare risposta. Sottolineo, a cui non è in grado di dare risposta, che non significa contraddire la logica bensì semplicemente riconoscerne il limite.
Kosmos: La fede per me è credere che il profeta barbuto era veramente il figlio di Dio! A parte questa battuta, la fede secondo me è credere che nella vita dell’uomo esiste una dimensione trascendente, caratterizzata e giustificata da un ente superiore, eterno, onnipotente e creatore di tutto. Esistono fedi molto diverse tra loro. Per me che sono cristiano il senso della fede è che Dio mi ha fatto a sua immagine e somiglianza, che mi ha amato al punto da volermi accanto a sé, e ancora di più che Lui si è fatto uomo, sacrificando se stesso perché io accetti di vivere alla sua presenza. E questo ti sconvolge la vita…
Alessandro: La Fede a mio parere è la prima e primitiva risposta che l'uomo ha saputo fornire ai suoi interrogativi su sé stesso e sul mondo che lo circonda. La razza umana ha sempre avuto il bisogno e l'istinto di conoscere, ed ha sempre nutrito paura di ciò che non è in grado di comprendere, in primo luogo la morte. Da qui la necessità di dare un senso attraverso la Fede in un ordine superiore nel quale l'essere umano, in quanto creatura razionale, ha bisogno di credere per catalogare ciò che altrimenti, con gli altri dati a sua disposizione, non sarebbe capace di capire. La Fede è “scendere a patti” con la propria parte irrazionale, concederle qualcosa per addormentare la paura.

Cos'è, secondo la tua opinione, la religione?
Carlo: Molto semplicemente, il tentativo dell'uomo di avvicinarsi a Dio. Da questo punto di vista allora il Cristianesimo non è strettamente una religione, nel senso che non è il tentativo dell'uomo di raggiungere Dio, ma è la rivelazione di Dio stesso all'uomo. Un cristiano non deve fare sforzi sovraumani per trovare Dio, ma "solo" accettare il fatto di essere stato amato per primo, insomma farsi trovare da Lui.
Kosmos: Una definizione potrebbe essere “la dimensione sociale della fede”. Questa definizione ha in sé un potenziale negativo: abbracciare una religione perché fenomeno di massa, per consuetudine, per inerzia, può condurre a manifestazioni deteriori o alimentare strategie politiche di controllo della popolazione. Marx, non senza ragione, definì queste manifestazioni oppio dei popoli (idolatrare certi santi in modo fine a sè stesso, venerare le reliquie, fare voti-ricatti a questo o quel santo, andare a Messa tanto per, il non expedit e in generale le indicazioni di voto più o meno esplicite che le chiese danno ai loro fedeli…). Ma l’essenza della religione non è questa: è vivere come assemblea il comune sentimento di fede.
Alessandro: La Religione è un fenomeno sociale figlio del bisogno di condividere le spiegazioni fornite dalla Fede allo scopo di dargli maggiore autorevolezza. L'ignoto fa meno paura se le nostre spiegazioni per razionalizzarlo sono condivise da molte persone e se sono avallate da individui che per qualche ragione sono ritenuti meritevoli di fiducia, siano essi il padre la madre o altri personaggi considerati degni di rispetto. La necessità di fare gruppo contro l'ignoto da cui la Religione scaturisce è però qualcosa che esula dalla ragione e come tale non è influenzata dalla volontà, e ciò rende la Religione uno strumento - o forse lo strumento principe – per influenzare il comportamento delle moltitudini; sicuramente non è un caso che, salvo eccezioni localizzate negli ultimi secoli, il potere religioso è stato anche sinonimo di potere politico. Anche al giorno d'oggi, la Religione organizzata, abbandonata la pretesa di spiegare i fenomeni della natura (ormai stabilmente patrimonio della Scienza), cerca di prolungare la sua influenza sociale calcando la mano su quello che è sempre stato storicamente il suo territorio, ovvero la capacità di giudicare la morale umana e di stabilire, in base alle proprie dottrine, ciò che è bene e ciò che è male, e questo quasi sempre si traduce in uno sforzo reazionario, per evitare che la società laica, sempre più prosaica e disincantata col passare del tempo, tolga spazio all'assoluto.

Cosa pensi delle Sacre Scritture del cristianesimo?
Carlo: Sono un punto di riferimento fondamentale, uno dei pilastri del cristianesimo (oltre alla tradizione orale e - ma in maniera minore - agli scritti dei Padri della Chiesa). Ritengo possano essere utili anche a un non credente, in particolare i Vangeli, che raccontano la vita di Gesù e i suoi insegnamenti: ama Dio sopra ogni cosa e ama il prossimo come te stesso. E' un principio che, pur declinato in diversa maniera, dovrebbe poter valere per chiunque.
Kosmos: Le Sacre Scritture contengono le verità della fede. Sono ispirate da Dio, e costituiscono il “codice” a cui è bene che il fedele faccia riferimento, con l’aiuto di un sacerdote ma anche in modo personale e libero, durante il cammino. Questo è l’aspetto più importante.
È evidente però che la Bibbia è il risultato di una sedimentazione di ben 72 libri scritti in un arco di tempo immenso. Da qui la presenza di stili diversi tra loro, prescrizioni a volte contraddittorie, affermazioni che a noi oggi fanno rabbrividire. Non ogni singola parola che vi si trova va presa per legge: il libro va letto nel suo complesso come la storia dell’alleanza tra Dio e tutta l’umanità, di cui Israele è il simbolo, un’alleanza che ha per scopo la salvezza degli uomini.
È un testo molto complesso, che ahimè conosco poco. La parte che conosco meglio, e che mi è più cara, è il nuovo testamento, perché contiene la buona notizia, ribaltando l’immagine temibile del Dio di Abramo. I racconti del nuovo testamento (la predicazione di Gesù, la sua passione morte e risurrezione, la nascita della chiesa) sono il nucleo della fede cristiana, molto più dell’antico testamento. Nell’antico testamento, comunque, in mezzo ai libri che parlano di guerra, vendetta e punizioni atroci, impugnati spesso contro i credenti, ci sono anche libri suggestivi e pieni di carisma (Isaia, Osea, il Cantico dei Cantici…); un altro molto bello, che spesso raggiunge note poetiche, è il salterio, cioè il libro dei Salmi. Posso consigliarvene uno? Il 139 (Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra…)
Le Sacre Scritture non raccontano come è nato il cosmo, ma perché. Alla domanda “come?” risponde la scienza, alla domanda “perché?” si risponde sempre in modo metascientifico, cioè con la filosofia o con la fede. Per questo non vedo un contrasto sostanziale tra scienza e fede. La fede fa da supporto alla ragione e la ragione è indispensabile alla fede. C’è stato un contrasto tra scienza e chiesa, e la colpa era della chiesa, ma oggi, con tutti i problemi che pure persistono, per fortuna non è più il Cinquecento o il Seicento.
Alessandro: Un uomo appartenente a un popolo sottomesso, che ogni giorno cerca di ribellarsi e paga col sangue la presenza dell'invasore, cerca di alleviare le sofferenze della povera gente e sopratutto cerca di insegnargli a perdonare ed a porgere l'altra guancia, mettere a tacere l'orgoglio per evitare sofferenze inutili e inconcludenti. Quando la sua influenza rischia di superare quella dei potenti del suo paese, il suo destino è segnato, e come spesso accade in questi casi, viene ucciso barbaramente con un pretesto. Nel frattempo, il cittadino di un grande impero si sente smarrito di fronte a tale enormità e si rifugia sempre di più in sé stesso e nella propria spiritualità. Alcuni uomini ritengono che ciò che tanto è stato ammirato dagli ultimi della Palestina può benissimo adattarsi alle necessità degli ultimi del Mondo Conosciuto. Aiutate dalle contaminazioni con i culti provenienti dalla Persia e dall'Oriente (in primo luogo mitraici, ma non solo), che accrescono la componente simbolica e spirituale e danno alle parole di Gesù una dimensione superiore alla semplice pratica quotidiana, le Sacre Scritture del Cristianesimo si diffondono rapidissimamente, portando un messaggio di speranza nella vita dopo la morte e la rinuncia a sé stessi, e quindi ad una vita migliore, su questa terra.

Cosa pensi del relativismo morale e culturale?
Carlo: Se con relativismo intendiamo quel pensiero filosofico che afferma: "la verità non esiste; quand'anche esistesse, non è conoscibile; quand'anche fosse conoscibile, non è comunicabile", penso che il relativismo sia una delle piaghe più terribili che affligge il nostro mondo. Il relativismo parte da una tesi filosofica che si contraddice da sola: affermare che non esistono verità è, infatti, una pretesa verità. E non è possibile fare alcuna affermazione che non si poggi su di un qualche altro enunciato ritenuto vera fuori da ogni dubbio. A partire da questa tesi filosofica, apparentemente intellettualistica e poco concreta, si è invece sviluppata una mentalità che rifiuta se stessa, che rinuncia ad ogni altro principio che non sia la volontà di autodistruzione, e vuole assurdamente trascinare con sè tutta la cultura che l'ha preceduta.
Kosmos: Penso che esistano delle verità assolute e dei valori assoluti, che rendono l’uomo Uomo. Se le verità di fede possono non essere accolte da tutti, penso fermamente che tutti gli uomini dovrebbero riconoscere dei valori assoluti. E credo che tu sia d’accordo con me visto che tra le domande che mi fai ce n’è una sulla fondazione dell’etica a prescindere da ogni religione.
Alessandro: Credo sia l'unica strada. La morale altro non è che l'istinto di conservazione e miglioramento della specie, e pertanto l'unica misura della morale è la razza umana stessa, e la necessità di renderla migliore e più sana. Non ho altri punti di riferimento che me stesso e il mio simile, so che sono pochissimo rispetto ai grandi punti di riferimento assoluti che molti altri ritengono di avere, tanto più non li posso ignorare.

Credi che, nel laicato cattolico, si possa distinguere fra clericali, anticlericali e non praticanti? Quale ti sembra la posizione necessaria, opportuna o da evitare?
Carlo: L'uso dei termini penso sia fuorviante: per clericali usualmente si intendono quelle persone che hanno la propensione a vedere di buon occhio i sacerdoti; per anticlericali, coloro che propendono per vederli con un pre-giudizio negativo; i non praticanti sono invece coloro che non frequentano i Sacramenti (in particolare la Santa Messa e la Comunione settimanale).
Se si è cattolici, poco ha importanza la prima distinzione, a patto di riconoscere l'altezza del ruolo che un sacerdote riveste. Ha molta importanza invece la seconda, perchè la pratica ai Sacramenti è condizione necessaria per la crescita spirituale di un cristiano.
Kosmos: Oddio, quante etichette! Non saprei, il laicato cattolico è una realtà molto eterogenea. Io ravviso in primo luogo persone che prendono per oro colato tutto quello che viene dalla chiesa: queste probabilmente rientrano nei clericali. Il loro principale difetto è l’avere sospeso il senso critico se ce l’hanno, o il non averne affatto uno. Questo è pericolosissimo, perché, se per un qualche motivo viene dato un comandamento cattivo anziché buono, queste persone lo seguiranno, non sapendo valutare autonomamente. Ci sono poi persone che si professano cattoliche, però non fanno niente di quello che dovrebbero fare se davvero fossero cattoliche (non pregano, non vanno a Messa, non vivono esperienze di comunione e di carità, sono arriviste, emarginano i deboli). Questi a me stanno un po’ sul cazzo, perché con l’etichetta di non-praticanti liquidano un atteggiamento fondamentalmente incoerente, che vorrebbe prendere in giro Dio e gli altri. Se uno crede, pratica. Anche in questo caso però è difficile classificare, perché ci sono molti livelli di “non praticanza”. Ci sono poi persone che criticano la chiesa per partito preso (gli anticlericali). Anche questa posizione lascia il tempo che trova, perché ci sono miriadi di cose lodevoli e ammirabili dentro la chiesa, che sono invisibili solo perché non fanno notizia (e si trovano quasi tutte al livello più basso della gerarchia, quello delle parrocchie diffuse nel territorio): mense per i poveri, oratori, servizi di accoglienza a barboni, drogati, handicappati, raccolte di viveri e medicine per i poveri. Tutte queste posizioni sono da evitare. La posizione opportuna è, se si ha fede in Cristo, viverla nel proprio cuore ma anche nel quotidiano con gli altri, manifestarla apertamente, in un atteggiamento di pluralismo e di tolleranza, mantenendo sempre il senso critico e sforzandosi di essere onesti con se stessi e con gli altri.
Alessandro: Credo che la distinzione sia valida. Cominciando dai clericali, sicuramente difendere a spada tratta un potere precostituito che non è nelle proprie mani è un atto sconsiderato nella migliore delle ipotesi, in quanto richiede una smisurata fiducia in uomini pressoché sconosciuti, malvagio nella peggiore, perché compiuto in nome di un tornaconto personale. Il “non praticante” è una creatura difficile da catalogare nelle Religioni rivelate, che di solito coinvolgono la totale accettazione o il totale rifiuto delle proprie dottrine, credo si possa definire in linea di massima una persona piuttosto debole che non vuole né uscire da un gruppo sociale “comodo”, né fare i conti con ciò che la sua partecipazione ad esso comporta. Quanto all'anticlericale, è la posizione più naturale, sopratutto in un culto come quello Cattolico, nato per dare ai meno abbienti la capacità di sopportare la loro croce quotidiana. L'anticlericale sconta la contraddizione interna del fenomeno Religioso organizzato: tale fenomeno, pur essendo nato per le classi sociali inferiori, vive per sua natura grazie al concetto di “peccato”, ovvero di azione sbagliata che porta a temere il giudizio della divinità e ad affidarsi ai dettami del culto, e pertanto non esiste religione senza un'autorità terrena preposta a condannare gli errori ed indicare la retta via, perché non ci fosse tale condanna nessuno si sentirebbe pressato a far parte di alcuna setta.

Ritieni che sia possibile sviluppare l'etica prescindendo dal cristianesimo o, eventualmente, dalle altre religioni?
Carlo: Etica, letteralmente, significa "relativa al costume", per estensione "abitudine, uso". Qui la intendo come l'insieme di norme che si sviluppano per distunguere ciò che è lecito o giusto da ciò che non è lecito. In quest'ottica è certamente possibile sviluppare un'etica a prescindere da una religione. Però nel cristianesimo l'etica non è semplicemente un insieme di consuetudini convenzionali (come passare con il verde e fermarsi con il rosso), ma richiama invece una natura che è data e non inventata: si dice ad esempio che la persona umana ha una dignità intrinseca, dal suo concepimento alla morte naturale, e da ciò ne consegue automaticamente che non è lecito uccidere. "Non uccidere" allora non è semplicemente una convenzione data dalla necessità di convivere in una società, ma è anche e soprattutto una declinazione pratica del riconoscere la natura dell'uomo. Ma con il relativismo, se si nega ogni verità ed ogni natura, non è possibile sviluppare un'etica che non sia esclusivamente norma convenzionale, e rispettare queste norme è solo questione di necessità di convivenza e null'altro.
Kosmos: Sì, certo. La più grande conquista delle Scienze Umane nei secoli è stata dimostrare che l’uomo è un essere grande, con un potenziale enorme, e quindi è chiamato ad agire bene. Ci sono persone e movimenti di pensiero, svincolati da ogni religione, che professano la solidarietà, il rispetto, la tolleranza, l’onestà materiale ed intellettuale, e questo è tutto a loro merito.
Alessandro: Credo che sia l'unica cosa possibile, visto che ritengo l'etica religiosa frutto dei tempi e delle interpretazioni più che del messaggio originale in sé (d'altronde quasi sempre ormai antiquato). Al centro dell'universo che noi conosciamo c'è la nostra Terra e gli esseri che la abitano. Tutto il resto è buio, desolato o ignoto. Non si vede perché allo stesso modo la nostra etica non debba essere incentrata sulle nostre necessità e sulla dignità di tutti gli esseri umani piuttosto che sui dettami promulgati da un essere umano solo in nome di un demiurgo che, nonostante l'impegno, in questa enorme vastità noi ancora non scorgiamo.

Cosa pensi delle religioni diverse dal cristianesimo? In che misura le ritieni fallaci?
Carlo: Ciascuna religione ha, in quanto tentativo di avvicinarsi a Dio, un barlume di verità in sè. Personalmente, ho molto rispetto per ogni uomo che ricerca Dio con cuore sincero, sia esso cattolico, protestante, ebreo, musulmano o di una qualsiasi altra religione. Può sembrare una risposta presuntuosa, ma io credo che la Chiesa Cattolica abbia la pienezza della verità, e dunque ogni altra religione è tanto più fallace quanto più si discosta dalla religione cattolica.
Kosmos: Dietro ogni dio c’è Dio. Tutte le religioni, o meglio tutte le fedi, rispondono a quella percezione, a quella chiamata che gli uomini sentono verso il trascendente. Cambiano i rituali, in una certa misura le prescrizioni morali, ma la sostanza è sempre la stessa. Il fondamentalismo, le guerre fatte “in nome di Dio” sono tutti errori la cui colpa è da mettere in conto agli uomini, non a Dio. A nessun Dio. Una religione, qualunque sia, secondo me è fallace solo nel momento in cui esclude qualcuno, nel momento in cui alza barriere anziché cercare di costruire una comunità basata sull’accoglienza.
Alessandro: Alcune delle mie opinioni espresse precedentemente sono valide in generale per le Religioni monoteistiche, altre no. In generale le ritengo fallaci per le stesse ragioni per cui ritengo fallace il Cristianesimo: non ne vedo la necessità, anzi mi crea forte imbarazzo l'idea di dare fiducia a ipotesi di estrema complessità senza nemmeno considerare prima possibilità razionali.

Trovi che alcune ideologie politiche abbiano punti in comune con la tua posizione? Se sì, cosa consideri sbagliato in esse?
Carlo: Più che altro, sono certo di quali ideologie politiche sono incompatibili con la mia visione del mondo. Il discorso ora si può articolare in due rami contigui ma distinti. In quanto cattolico, ci sono alcuni punti programmatici ben precisi sui quali non posso (nè voglio) transigere, cioè i cosiddetti principi non negoziabili: vita, famiglia, educazione. Non sostengo chi mostri disprezzo per il valore della vita umana (attraverso la promozione di aborto o eutanasia, ad esempio), chi non riconosce la famiglia naturale, formata da un uomo e una donna, come cellula fondamentale della società, eccetera. Chi invece rispetti questi punti può avere il mio appoggio, e qui intervengono pareri puramente personali di preferenze di questa o di quella linea di pensiero, di azione, di coerenza, o di fiducia per quella o quell'altra persona. Ho in simpatia la Lega, sopporto a stento i democristiani centristi, alle ultime elezioni non ho vergogna di dire che nonostante qualche indecisione ho votato PdL.
Kosmos: Io sono cristiano, e ci sono partiti politici cristiani (DC, CDU, Udeur, Unione di centro, e direi anche PD e PdL). Ma non hanno proprio niente in comune con me. Queste ideologie politiche usano la parola “cristiano” per accaparrarsi i voti dei cristiani, ma promuovono politiche che oltre a non piacermi come cittadino, non mi piacciono come credente: spesso discriminano, escludono, giudicano, si alleano col pesce più grosso dando prova di sommo opportunismo. Penso che nessuna ideologia politica debba abbracciare una religione e che nessuna religione debba adottare un’ideologia politica. Lo stato deve essere laico. La politica serve a gestire la cosa pubblica, è una scienza estremamente materiale, la religione invece è spirituale per definizione. Non mi piace per niente che un politico utilizzi la sua fede vera o recitata per farsi propaganda politica. Un credente può essere di sinistra e un ateo di destra. Io sono un cristiano che non sopporta i partiti di centro.
Alessandro: Spesso le mie posizioni politiche (affini al Socialismo e al Marxismo) sono state accostate al Cristianesimo. A parte la stravaganza di un paragone tra un profeta di basso ceto sociale di epoca romana ed un luminare di filosofia ed economia della Germania del diciannovesimo secolo, io ritengo che ciò sia privo di senso, per almeno due ragioni: la prima è perché trovo, senza voler offendere nessuno, che il Cristianesimo sia una “morale per perdenti”, ovvero che la morale del perdono e della sopportazione siano adatte a chi non è in grado o non ha voglia di ottenere di meglio per sé, ma incompatibili – parafrasando Marx – con un movimento volto a sovvertire l'ordine presente ed a mutare le gerarchie della società. La seconda ragione è che nel momento in cui diventa organizzata, lo scopo della religione diventa mantenere il proprio potere ed ottenerne altro, diventando una forza prettamente reazionaria, per cui ovviamente non si sposa con un ideale che mira invece all'abbattimento delle differenze tra gli esseri umani.

Ritieni che una nazione debba promulgare le sue leggi tenendo conto della religione ufficiale o preminente fra i propri abitanti? Ed, in particolare, l'Italia?
Carlo: Nel momento in cui una religione sia diventata parte integrante della cultura, sì. L'idea di un apparato di leggi che sia totalmente slegato e a priori rispetto a ciò che anima il popolo a cui si applica è un'idea a mio avviso ingenua e irrealistica. La legge è fatta per l'uomo, e non viceversa. Uno stato che decidesse di ignorare ogni riferimento trascendente non sarebbe semplicemente imparziale, ma semplicemente ateo. E l'ateismo è una presa di posizione e una scelta. Dunque, la cosiddetta laicità dello stato non si difende facendo sparire i simboli che animano una cultura, o garantendo alle minoranze i diritti che spettano alle maggioranze, bensì garantendo che la cultura e le tradizioni possano operare il loro fondamentale ruolo educativo.
Kosmos: L’Italia è, anzi dovrebbe essere, un paese come gli altri, quindi quello che dirò per gli altri vale anche per il nostro stato. Lo stato deve promulgare leggi laiche, cioè che non rispecchino questa o quella fede, ma lascino a tutti piena libertà di azione, nel rispetto della libertà degli altri. Se uno stato adotta leggi ispirate a una religione, i cittadini di ogni altro credo saranno discriminati; se invece uno stato adotta leggi laiche, ognuno è libero di agire come meglio crede. Io cristiano non praticherò l’eutanasia, tu che vuoi farlo devi essere libero di farlo. Io cristiano mi impegnerò nel sociale per farti capire che l’eutanasia è una cosa sbagliata, e tu potrai darmi retta oppure mandare affanculo, ma è inaccettabile che lo stato ti imponga una religione. Anche perché le religioni non si possono imporre.
Alessandro: Credo che il mio paese abbia bisogno di una nuova Kulturkampf, la Bismarckiana battaglia per affermare con aggressività la superiorità dello Stato sulla Religione. La Religione quasi sempre, e specialmente in Italia, è un potere estraneo allo Stato Italiano, e pertanto tenerne conto nella scrittura delle leggi è una forte limitazione di sovranità che un paese moderno non si può permettere, in questo senso è anzi vitale che i cittadini imparino a sentirsi italiani prima che membri di un qualsiasi culto, in modo da strappare ai ministri del culto quel potere che contendono allo Stato; in riferimento al Cattolicesimo, è importante anche considerare che i principali oppositori all'unità italiana, storicamente, furono Papi, e che i loro successori non hanno lesinato gli sforzi per ricondurre all'ovile la pecorella smarrita “Italia”, ovvero per ridurla all'impotenza nei loro confronti.

Ritieni che sia in corso un'offensiva contro la tua posizione religiosa? Se sì, su che scala?
Carlo: Sì, in maniera molto subdola, spesso non apertamente, ma su scala mondiale: la globalizzazione diffonde rapidamente e in tutto il mondo le cose buone come quelle cattive. Nel momento in cui il fatto stesso di affermare che esiste una verità viene fatto passare per infantile; affermare che questa verità sia conoscibile sembra sciocco; affermare poi che sia comunicabile, e che la Chiesa Cattolica la proclama è fatto scandaloso; ogni volta che queste semplici affermazioni vengono messe a tacere senza possibilità di replica in nome del dubbio perpetuo, allora è in corso un'offensiva contro la mia posizione di fede, ma cosa ancora più grave contro la mia posizione di ragione. Un grande scrittore inglese che visse a cavallo tra l'800 e il 900, Gilbert Keith Chesterton, concludendo il suo libro Eretici, scrive un pezzo che mi sento di riproporre per intero, per sottolineare l'apparente paradosso costituito dal fatto che la forza della ragione e della realtà appare oggi difesa quasi che fosse un credo mistico. Chesterton scrive: "La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. E' una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. E' una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto".
Kosmos: No. La sentenza sul crocifisso è stata un evento isolato, non vedo un’offensiva organizzata contro il cristianesimo. Anche perché il cristianesimo è così diffuso e radicato nella popolazione che sarebbe un’impresa vana tentare di estirparlo.
Alessandro: Non saprei dire precisamente se nel mio paese ci sia una crociata contro la mia posizione religiosa, l'ateismo in Italia è sempre stato visto come una cosa tra il ripugnante e il fastidioso, non so se adesso sia più avversato che in altri periodi. Personalmente mi è capitato molte volte di essere considerato senza morale in quanto senza Dio, o passibile ad accettare qualsiasi cosa fino a prestarmi a rituali religiosi a cui non credo completamente semplicemente in quanto “per me fa lo stesso”. Considerare l'ateo come un “eunuco della religione”, come l'elio o un altro gas nobile in una reazione chimica, o ancora peggio un fenomeno da baraccone, è un costume particolarmente amato in Italia, ma se è in corso un'offensiva nel nostro paese è più contro i non clericali in generale che contro gli atei. Chi in misura minore, chi in maggiore, tutti coloro che non sono allineati hanno una morale di serie B.

In che misura la tua fede, o la mancanza di essa, influisce sulla tua quotidianità?
Carlo: E' molto semplice. Se Dio esiste e le descrizioni della Chiesa Cattolica sono corrette; se Gesù ha fatto e ha detto quello che viene raccontato nei Vangeli; se è realmente morto per la salvezza di ogni uomo e donna, per ciascuno di noi; se è risorto, per aprirci la strada alla vera felicità; e se quello che ci chiede è unicamente di affidarci a questo amore, con la promessa che riceveremo non solo la vita eterna, ma anche cento volte in questa; beh, allora credere in Dio è davvero una cosa seria! Per rispondere alla domanda, la Fede influisce sulla mia vita nella misura massima con la quale la lascio influire, e mai abbastanza: è una questione di coerenza e integralità. Guai ai tiepidi e agli indifferenti. E' necessario fare scelte decise, prendere posizioni forti ed essere pronti a mettere in discussione e rendere ragione di queste posizioni tanto più spesso quanto più sono influenti per la propria vita.
Kosmos: Abbastanza, e se io fossi un cristiano migliore dovrebbe influenzarla ancora di più. Se avessi solo l’antico testamento farei fatica a credere. Invece so che Dio mi ama teneramente, che è disposto a perdonarmi e a lasciarmi libero di scegliere anche il male, so che a Dio piacciono le persone semplici e oneste, non i furbi (questa cosa è ganzissima!!!). Senza la fede sarei diventato arrogante e presuntuoso, e probabilmente tenterei ancora di convincere tutti che le mie idee sono le migliori, col carattere che mi ritrovo. Gesù che permette ai soldati di umiliarlo, che si lascia torturare e uccidere, che porge l’altra guancia, che insegna a perdonare un figlio ingrato o una prostituta pentita o un usuraio ravveduto, sono tutti gesti che mi sconvolgono e mi costringono a riflettere, e a non agire come vorrei io, ma secondo quello che so essere il vero bene. Quanto a riuscirci, è un bel dilemma, una provocazione da cogliere giorno per giorno.
Alessandro: Penso di aver trovato un maggiore equilibrio perdendo la Fede, e nel complesso sono sicuro di averci guadagnato. Non amo parlare delle mie posizioni se non mi sono espressamente richieste ed esse non entrano quasi per niente nella mia quotidianità, se non quando sento il bisogno di riflettere sulle implicazioni che gli atti del governo vaticano hanno sulla mia vita, ma in verità è più un fatto politico che religioso.

Ritieni che le tue convinzioni sulla religione debbano assumere un peso rilevante sulle tue opinioni politiche? Se sì, in che misura?
Carlo: Nella misura in cui la propria religione non è semplicemente un fatto privato e trascurabile, sì. Ora, questo non significa imporre a tutti dei precetti religiosi; rabbrividisco al pensiero di uno stato che bandisca il peccato per legge: sarebbe irrealismo puro, dove invece una prospettiva religiosa non deve mai abdicare la realtà. Ma se la prospettiva religiosa è convinta, questa non può non influire sulle scelte anche politiche di un uomo coerente. D'altra parte, si tratta di tre possibilità: o chi crede decide di agire come se Dio non ci fosse, o chi non crede decide di agire come se Dio ci fosse, o ciascuno si comporta coerentemente, senza lamentarsi della posizione dell'altro. "Ut si Deus non daretur" oppure "ut si Deus daretur", per usare le espressioni latine più precise. La storia stessa poi e i grandi totalitarismi del ventesimo secolo ci insegnano che laddove Dio scompare dall'orizzionte umano, anche da quello politico, grandi disastri accadono all'umanità. Pensiamo anche solo al comunismo e al nazional-socialismo: paradossalmente, la matrice che li origina è la stessa, ed è il totale rifiuto del piano trascendente, con la conseguente elevazione di questa o di quella ideologia utopistica, che in quanto tale richiede la distruzione della realtà per potersi innestare sulla tabula rasa. Laddove la natura stessa delle cose parla di Dio, l'unico modo per rifiutare totalmente Dio è porsi a nuovi creatori della natura.
Kosmos: No. La politica riguarda tutta la popolazione, la religione si rivolge ai soli credenti. Quindi come cristiano mi impegno ad agire secondo il Vangelo ma come cittadino mi preoccupo che vengano tutelati tutti. Mi pare di avere anche detto che effettivamente, per non discriminare nessuno, il crocifisso dalle aule debba essere tolto, perché spetta ai cristiani, e non alla repubblica, ricordarmi che credo in Cristo.
Alessandro: Ritengo di no. La superiorità dello Stato, e quindi della politica, rispetto a qualsiasi costume religioso è qualcosa di indubitabile. Ritengo che la politica debba, come ho detto prima, rigettare con violenza le istante religiose e farsi guidare dai bisogni del proprio popolo, anziché da quelli del tempio.

Sei a favore della pena di morte? Motiva la risposta.
Carlo: Sono contrario. Non però perchè rifiuti l'eventualità di principio: in questo caso ci sono due principi che vanno a mio avviso salvati. Da una parte, la dignità irrinunciabile di ogni persona, che è la stessa anche per il condannato a morte. Dall'altra, il diritto alla legittima difesa, che si basa sulla dignità della vita di tutte le altre persone che potrebbero essere minacciate dall'aggressore. Fin dove possa spingersi una difesa per rimanere legittima è argomento controverso; certamente vale il principio che la difesa dev'essere proporzionata all'offesa: sparare in testa ad un aggressore lontano e dotato solo di coltello è certamente sproporzionato, mentre sparargli ad una gamba potrebbe non esserlo. Seguendo queste considerazioni, ritengo che la pena di morte sia una soluzione sproporzionata, dati i mezzi che dispone il nostro mondo civilizzato per rendere inoffensivo un determinato criminale, e dunque una soluzione inaccettabile.
Kosmos: No, sono assolutamente contrario alla pena di morte, per diversi motivi. Moralmente è insostenibile. Nessun uomo deve uccidere nessun uomo, per nessun motivo. Pragmaticamente, i paesi che la adottano hanno tassi di criminalità maggiori dei paesi in cui non c’è, quindi la pena di morte ha ampiamente dimostrato di essere inefficace, oltre che barbara. Per me è sconvolgente e inconcepibile che esistano persone che di lavoro fanno il boia: "che lavoro fai? Ammazzo i condannati a morte." Agghiacciante.
Alessandro: Escludendo la possibilità di una “vita dopo la morte”, è ovvio che ritengo la morte di qualsiasi essere umano una sconfitta, e l'annullamento una punizione eccessiva per qualsiasi reato, anche visto l'enorme sforzo compiuto dalla società per la formazione e la crescita di un individuo, e l'enorme perdita che consegue dunque con la sua morte. Inoltre, spesso nei reati vi è una responsabilità sociale non indifferente: se fossimo capaci di costruire società con meno disparità, avremo anche meno reati e non avremo bisogno di molte condanne.

Cosa pensi del sesso per fini edonistici? E della masturbazione?
Carlo: Sono contrario ad entrambi. Il sesso deve essere a mio avviso vissuto nella pienezza dei suoi elementi: c'è il piacere, certo, ed è un fattore importante; ma c'è anche l'apertura potenziale alla vita e l'elemento di amore che conferiscono la pienezza della dimensione unitiva. Se viene a mancare l'elemento unitivo, il sesso diventa in sostanza masturbazione assistita. Non è più comunicazione, ma consapevole uso dell'altro per il proprio piacere. Anzichè essere un piacere liberante e pieno, diventa una schiavitù, la semplice necessità di soddisfare un prurito. Si trasforma una delle cose più belle di questo mondo (la forma più alta di amore e condivisione che un uomo e una donna possano sperimentare) in una semplice questione di istinto primordiale, in una dinamica di bisogni e soddisfacimenti. Per quanto riguarda la masturbazione, il discorso è simile: è un'azione "gravemente disordinata", che porta un piacere effimero al costo di un utilizzo improprio e incompleto dei propri genitali. Alla fine, provoca più danni che altro. Al giorno d'oggi non è questione facile vivere serenamente la propria castità: ma a mio avviso è uno sforzo che ripaga la sua fatica, non solo in vista di un ipotetico futuro, ma anche in termini di autocontrollo e di esercizio della propria libertà.
Kosmos: Il sesso è parte della natura umana, e fa bene alla salute, è stato assodato. L’esperienza mostra inoltre che chi non scopa non ha una bella cera, soffre di irritabilità, acidume ecc. Secondo me scopare solo per godere, senza sentimenti, è un’attività di cui ci si stanca facilmente, perché è priva dell’elemento essenziale in un rapporto di coppia, che è l’amore, quello che ti fa continuare a essere felice quando l’orgasmo è finito. Ad ogni modo, finché non si usa violenza a nessuno, ognuno faccia come vuole. La masturbazione? Una pratica normalissima, vecchia quanto l’uomo, senza controindicazioni. Ho chiesto più volte ai preti perché la morale cattolica la consideri un peccato, ma le spiegazioni che mi hanno dato mi sono parse tutte al limite dell’inconsistenza. Applicando la morale cristiana, è un peccato più grave mandare a quel paese una persona o parlarne male alle spalle che utilizzarla nelle proprie fantasie mentre ci si fa una sega. Non riesco a vedere tutta questa gran mancanza di rispetto.
Alessandro: Ognuno nel privato è libero di fare quello che vuole, finché non arreca danno ad altri. Per esempio un uomo pubblico è liberissimo di darsi alla prostituzione, purché non finanzi trafficanti nel farlo, non lo faccia coi soldi del contribuente e non riveli segreti di Stato ad occasionali compagne.

Cosa pensi dell'equiparazione totale sul piano giuridico delle coppie omosessuali con quelle eterosessuali? (dai diritti di convivenza all'adozione)
Carlo: Sono contrario. Credo nella famiglia naturale, formata da un uomo e da una donna, come cellula fondamentale e sostanzialmente insostituibile della società, nucleo privilegiato per la crescita di ogni persona dal concepimento al momento di autosufficienza. L'equiparazione, sul piano giuridico, delle coppie omosessuali a quelle eterosessuali, non essendo l'unico possibile strumento per garantire i giusti diritti di ogni persona a prescindere dalle sue tendenze e dai suoi comportamenti sessuali, si situa in una posizione di ideologia. Non essendoci necessità di una tale equiparazione, a fronte di una serie di norme già esistenti o eventualmente migliorabili atte a garantire le richieste lecite (la possibilità di testamento o le visite e i trattamenti in caso di malattia in ospedale, ad esempio), questa pretesa è un aperto attacco all'affermazione della famiglia naturale come cellula prima e privilegiata della società.
Kosmos: Che quando la promulgheranno sarà sempre troppo tardi. Ho qualche perplessità sull’adozione, su tutto il resto mi sembra una cosa talmente ovvia che solo in un paese occupato da un vaticano talebano come il nostro ancora non è stata promulgata. Le coppie omosessuali di fatto oggi sono discriminate dalla legge, e non sono tutelate nemmeno contro le aggressioni di matrice omofoba. Questo perché secondo il vaticano riconoscere loro tali diritti implicherebbe un’ulteriore discriminazione. Non ho mai capito nei confronti di chi.
Alessandro: Credo nella totale equiparazione dei diritti. L'omosessualità esiste anche tra molte specie animali e, riguardo all'adozione, credo che molti bambini crescano circondati da tanti e tali abomini che di sicuro avere un po' di affetto da una coppia omosessuale sia enormemente meglio che vivere abbandonati, o privi di genitori, o perennemente affamati.

Sei favorevole all'aborto? Se sì, con quali vincoli?
Carlo: No, sostengo il diritto alla vita di ogni persona, dal suo concepimento alla morte naturale. La scienza ci dice che nel momento in cui avviene il concepimento, lo spermatozoo e la cellula uovo che si fondono insieme danno luogo ad un qualcosa che, pur essendo generato dai due gameti, è completamente diverso; e che crescerà con il sussidio unicamente di un luogo dove annidarsi (l'utero) e del nutrimento necessario, fino alla nascita.
Se è necessario sostenere la dignità e il diritto alla vita di ogni persona in quanto tale, non si può ignorare la continuità dello sviluppo che porta quella singola cellula a diventare un uomo o una donna formata, ed è necessario quantomeno usare una enorme prudenza: se queste considerazioni sono vere, oltre che ragionevoli, il genocidio che ogni giorno viene silenziosamente perpetrato è immane, e il fatto che le vite soppresse siano piccole e incapaci di alzare la voce non è un buon motivo per ignorare la questione. Troppo spesso leggi profondamente ingiuste e ragionamenti aberranti sono portati avanti sottoponendo all'attenzione pubblica solo i "casi pietosi", la ragazzina stuprata, la donna malata, sbandierando l'aborto come un diritto della donna, e provocando più danni anche alle donne stesse, ad esempio ignorando sistematicamente i disastri della cosiddetta sindrome post-abortiva.
Kosmos: Sono personalmente contrario all’aborto fatto solo perché la gravidanza è indesiderata (esistono pillole e preservativi, non si ammazza una vita incipiente solo perché non è desiderata). Non mi permetto di giudicare invece i casi di gravidanza indotta da stupro o quando sia necessario interrompere la gravidanza per curare la madre che altrimenti morirebbe. In ogni caso sono fermamente convinto che lo stato debba permettere a tutte le donne di abortire, se lo vogliono, perché lo stato deve essere laico e per scongiurare i tentativi di aborto clandestino.
Alessandro: Non credo di potermi definire “favorevole all'aborto”, semmai alla sua legalizzazione, visto che indubbiamente è un diritto della donna, peraltro duramente conquistato, e non penso sia possibile definirsi contrari in occidente nel 2009. E' un dato assodato che un aborto non può essere vietato o imposto, ma è una scelta personale estremamente difficile e dolorosa, per la quale ogni caso è un caso a sé. C'è chi potrebbe volerlo compiere perché ha concepito il nascituro in occasione di una violenza, chi perché non sarebbe in grado di assicurare un avvenire al bambino, chi per i motivi più disparati. Fatto sta che la scelta spetta alla madre e alla famiglia, e che gli unici ad avere il diritto di intervenire oltre ai sunnominati sono i medici competenti che conoscono l'argomento.

23 gennaio 2010

Tremo al pensiero di vivere con un dollaro al giorno

Volevo parlare di Haiti, ma noto che una settimana dopo il violento sisma la notizia dell'ecatombe non è più troppo interessante rispetto alle molte altre che la sovrastano sulle prime pagine di tutti i quotidiani nazionali.
La cosa è perfettamente comprensibile: del resto a nessuno di noi fotte niente di Haiti, se non per quei pochi fortunati che possono permettersi vacanze costose e sono costretti a cambiare itinerario, o magari no, se i cadaveri li seppelliscono in fretta. Lo dico tristemente e forse molti di noi crederanno di non essere indifferenti alla faccenda, ma la realtà dei fatti è piuttosto palese: in Haiti il 54% della popolazione viveva con meno di un dollaro al giorno. Vedete, la tragedia è esattamente questa, il fatto che una nazione sia costretta a soccombere a dei normali e prevedibili fenomeni naturali perchè è troppo povera per opporsi ad essi. In Giappone con un terremoto di magnitudo 7 ci si puliscono il culo. Laggiù nel mar dei Caraibi invece, milioni di disperati. E si finisce per encomiare la generosità e la prontezza della nazione che è causa stessa del disastro. Non c'entra veramente un cazzo il terremoto, Haiti è distrutta perchè la grande macchina colonialista americana l'ha rasa al suolo.
La prima invasione degli USA in Haiti è datata 1915 perchè, pensate che tempi, i neri avevano un pò troppo potere laggiù. Dopo vent'anni di occupazione e con la nazione consegnata ai mulatti, gli americani tolgono il disturbo. Dopo la guerra ed il primo colpo di stato ai danni di un altro presidente nero (toh!) gli USA adottano la solita vecchia tattica del dittatore militare, piazzando un uomo retto dalla violenza e finanziato dal traffico di droga dal 1957 al 1986. A questo punto la popolazione inizia a ribellarsi sulla scia del Sudamerica ed, in un gioco di potere e consenso internazionale non privo di interventi vaticani, gli Stati Uniti ritengono opportuno deporre la dittatura e installare un presidente democratico, Aristide, che favorisca il commercio con l'estero. Tradotto, le multinazionali americane cominciano a mangiare Haiti sfruttando la manodopera locale a basso costo (2/3 $ al giorno). L'idillio dura poco, gli USA finanziano un nuovo golpe militare che, dopo essersi rivelato troppo indipendentista, viene ulteriormente deposto con l'intervento dei marines inviati da Bill Clinton che riportano al potere Aristide. E' il 1994. Nel 1996 Aristide viene sostituito con un suo ministro più compiacente ed alla fine del decennio la popolazione sotto la soglia di povertà supera l'80% del totale, contro il 48% del 1986 ed il debito di Haiti verso l'europa e gli USA, solo in parte ridimensionato dalla sottomissione in occasione di ogni voto dei consigli di sicurezza internazionali, è enorme. Nel 2001 Aristide vince nuovamente le elezioni, ma il golpe del 2004 con marines mandati da Bush nella capitale lo costringe a riparare in esilio. Haiti torna in mano al ministro compiacente, Preval, l'attuale presidente che sta cercando in tutti i modi di tenersi lontano da questo casino.
Adesso gli aiuti americani, criticati persino da Berlusconi e Sarkozy, sono coordinati da Obama, Bush e Clinton, che hanno ritenuto di dover mandare i parà per occupare il palazzo presidenziale prima degli ingegneri che costruiscano dei pozzi per l'acqua. Ecco, il fatto che Obama sia abbronzato non fa di lui un buon uomo, sapete. E' un presidente degli Stati Uniti e come tale persiste nel compiere crimini umanitari con sconcertante frequenza. Un uomo, e mi piange il cuore ad ammetterlo, al cui confronto Berlusconi potrebbe persino meritare un nobel per la pace.
Ecco perchè sostengo che in definitiva non importa a nessuno dei danni del terremoto. Perchè parlarne e mostrare le propria solidarietà è soltanto una maschera per piangere di fronte alla morte e sentirci persone migliori, sparare le solite frasi fatte "laggiù si muore", "noi non abbiamo problemi politici" e "poveri bambini, adottiamoli". Nel peggiore dei casi, un modo per osservare cosa la natura può fare anche nel nostro paese, perchè un terremoto del genere farebbe altrettanti danni sullo stretto di Messina, rappresenta un anello di collegamento con un mondo così lontano, l'unica disgrazia che siamo in grado di comprendere perchè ogni tanto colpisce da vicino anche noi. Io la chiamo "sensibilità da culo che brucia". Il terremoto è soltanto un ottimo, annebbiante, capro espiatorio.

22 gennaio 2010

A caccia di merda

Questa settimana avrei potuto scrivere 10 post. Avevo idee a morire. Ma avevo anche da studiare come un monaco. E in effetti questo è il primo giorno di libertà da Lunedì. Da Lunedì in clausura, che schifo. Oggi però esco, vado in centro. Senza motivo, giusto per respirare un poco d'aria. Però voglio anche scrivere qualcosa. Niente che debba mettere in funzione la mia mente. In realtà voglio unire le cose che mi son venute in testa. E quindi, visto che mi son letto "Se questo è un uomo", voglio fare un bel diario. Che è una cosa molto interessante. Poco pioneristica. Però è sempre qualcosa di nuovo. Per me, almeno.

Lunedì. Non mi ricordo cosa ho fatto.  Il giorno prima ero allo stadio. Il Napoli ha pareggiato, c'erano schiere infinite di tossici in curva e a casa sarò tornato verso l'una. Ho dormito tutto il pomeriggio. Poi la sera ho studiato qualcosa. Credo matematica. Si, ho fatto un po' di esercizi e ho ripetuto delle formule. Che son tante. E' stata una giornata di merda.

Martedì. C'era il compito di matematica, poi rimandato al giorno dopo. Ho scritto una preghiera alla Madonna della trigonometria. Che c'era religione e mi son sentito ispirato.

Ave Maria, piena di gamma,
il coseno è con te.
Tu sei la circonferenza tra i triangoli
e benedetta è l'alfa del tuo seno Gesù.
Santa Maria, madre di X,
spiega per noi le funzioni,
adesso e nell'ora del nostro compito
Amen.

Dopo scuola, che mi pare solo aver fatto questo quel giorno, sono tornato a casa. Ho studiato di nuovo matematica, latino, altra roba inutile. La matematica non è inutile eh, sia chiaro. Ho giocato con la xbox almeno un'ora. Ho giocato a Bayonetta. Parla di una strega con un vestito attillatissimo che combatte coi capelli (che poi sono il vestito), quindi più ti distruggi i tendini a premere i tasti, più lei fa mosse strane e si denuda. Bel gioco. Ho mangiato qualcosa di orrendo e sono andato a dormire. Svegliatomi la mattina da sogni agitati, mi trovai trasformato, nel mio letto, in un'enorme formula di prostaferesi.


Mercoledì. Ho fatto un compito di matematica. E' andato bene. Ho fatto un compito di latino. E' andato bene. Sono tornato a casa. Ho letto gli ultimi capitoli di Se questo è un uomo, poi ho giocato a Bayonetta con un mio amico, che lui preme i tasti ancora più veloce di me e s'è imparato un bel po' di combinazioni. Ha ucciso Iustitia ottenendo oro a difficile.

Giovedì. Ho fatto un test di matematica, un compito di italiano. Il test è andato come quello del giorno prima. Ho messo una sola risposta a caso. Ho seguito un ragionamento però: se tutto questo casino di roba deve diventare come il piccolo coso che sta di fianco, devo per forza diminuire il suo valore. E ciò si può fare solo con un numero negativo, che c'è + davanti. Quindi la risposta è C. Il prof, quando ho consegnato, ha detto che era un bel ragionamento. Forse ho fatto un perfect score. Il compito di Italiano è andato bene. Una cosa classica, piena di artifizi retorici e citazioni di cattivo gusto. Si, è un bel tema per una scuola retrograda. Il pomeriggio ho studiato filosofia, poi ho corso. Alla sera son stato un po' a chattare su msn. Mi son visto Annozero e ho pensato a una cosa su Beppe Grillo e il movimento. I suoi candidati. C'era quello alla Campania. Non mi ricordo il nome, però era frocio, quindi lo chiamerò frocio. Che è una constatazione, non un'offesa. Almeno se è frocio. Frocio è offensivo solo se lo dici a un non frocio. Un etero, insomma. Ma son sicuro che quello fosse frocio. Se non lo sei, candidato presidente, ti chiedo scusa. Comunque il frocio ha detto che lui aveva fatto, aveva raccolto gente su internet, aveva organizzato il meet-up. Tradotto significa: ho lasciato commenti sul blog, ho portato nuovi lettori e ho speso 200 euro per organizzare incontri mai celebratisi. Però son giovane e sto con Grillo, votami! Votami che abbiamo un programma interessante, non segnarti però che vogliamo abolire il valore legale della laurea! Un fallito di trent'anni che passa le sue giornate a commentare e moderare sui forum non mi sembra idoneo. E' solo uno che vuol far carriera, entrare nel sistema. Ci vuole tanto a capirlo? Peccato che tanti coglioni andranno a votarlo. Ho spento la tv e sono andato a dormire, che tanto ne dicono solo stronzate.

Venerdì. Mi sono fatto l'interrogazione di filosofia. Nei cessi della scuola, da circa una settimana, c'è uno che caca per terra feci liquide. Ho cercato di risolvere il caso attraverso le rigide leggi della probabilità. Una malattia che costringe a defecare merda liquida dura in media 3 giorni. I colpevoli sono almeno 2. Il bagno è quello degli uomini, i colpevoli sono due uomini. Il bagno si trova al piano terra, la diarrea è una malattia (o un sintomo, il doc nei commenti saprà sicuramente dare delucidazioni) che colpisce all'improvviso. I colpevoli sono 2 uomini del piano terra. I ragazzi di prima hanno così paura di sbagliare qualcosa che si cacherebbero addosso pur di non avere problemi. I colpevoli sono sicuramente 2 uomini che frequentano classi superiori alla prima del piano terra. Nella mia classe son tutti innocenti. Stamattina, quando c'è stato l'ultimo attentato, nessuno aveva ancora frequentato i bagni. Nella classe di mio cugino, a suo dire, nessuno ha cacato a terra. Son tutti bravi ragazzi, è molto probabile. La cerchia dei responsabili si restringe dunque a sole 4 classi di indiziati. Nelle 4 classi del piano inferiore in cui non ci siamo né io, né mio cugino, ci sono i 2 uomini defecatori. Domani chiuderò il caso e vincerò 5 euro con un mio amico. Inoltre fin'ora ho detto una frase bellissima. Strappa dal cuore quest'amore morto e piantaci un bel fiore.

Domani scriverò un post. I diari sono noiosi.

19 gennaio 2010

Prefe libero!

(immagine tratta dal sito di Prefe)

Che l'informazione sia su internet non è oggetto di discussione. Sul web si può trovare qualsiasi dato l'umanità abbia partorito, per cui quando sostengo che, pur non acquistando quotidiani o accendendo la televisione, so perfettamente cosa accade ritengo di non essere in errore. Ed i blog, a loro volta, consentono talora di analizzare le notizie, conoscerne le sfumature ed, ovviamente, analizzarle e discuterne. Fra i molti di questi strumenti magari banali, ma certamente stimolanti, seguo abitualmente Blog Log III. Il suo autore, Prefe, è un ragazzo in gamba che scrive molto, condendo i suoi post con l'ironia e l'arguzia tipica dei bravi blogger. Fra le sue pagine sono venuto a conoscenza di tale Nicholas Farrell, giornalista inglese che periodicamente ci rallegra con perle di mediocrità pubblicate su Libero, che Prefe analizza per i suoi lettori con minuziosa attenzione e grande allegria. Tuttavia, dopo oltre un anno di questo divertimento, Farrell, accortosi della pubblicità fatta ai suoi pezzi, ha ritenuto di dover parlare della vicenda sul suo giornale, con un articolo che parte dalla prima pagina, nel quale vuole passare per martire demonizzato dai comunisti. Ma Prefe è un blogger come ce ne sono, o potrebbero essere, centinaia e migliaia di altri, ciò detto non per sminuire le sue doti, ma per ricordare che non è un giornalista con un'ampia visibilità. E che per lui deve essere stato curioso trovare il proprio blog citato su Libero come esempio di depravazione della sinistra italiana e della rete.
Farrell incarna perfettamente il prototipo dell'uomo di destra privo di qualsiasi spunto culturale, ma sostanzialmente non cattivo. Sembra credere profondamente a quello che dice e non pare viziato dalla malafede che invece traspare con evidenza dalle parole di gente come Feltri e Facci, per citarne un paio. Al contrario Farrell, persino nei limiti del proprio italiano palesemente sgrammaticato, parzialmente giustificabile data la sua nazionalità, esprime concetti molto chiari nella loro semplicità: sembra di assistere ad una discussione dal barbiere, col tassista o in qualche bar di periferia, in circostanze in cui i problemi si liquidano con massime e frasi fatte, sordità e manifestazioni di assoluta ignoranza.
Farrell trasferisce appunto la politica da bar, farcita di "i neri puzzano e stuprano", "i terroni rubano il lavoro", "le donne non devono lavorare", "la colpa è del comunismo", nel quotidiano con più contributi politici d'Italia e da oltre 100mila copie vendute al giorno, un pò come Biscardi trasferisce in televisione le discussioni da bar sul calcio: c'è chi si esalta guardandolo, immedesimandosi nei suoi interventi tanto inutili quanto sobillatori e nella cagnara di sottofondo, chi lo osserva divertito come si fa coi pagliacci e chi invece, nauseato, si limita a considerarlo un danno per lo sport. E come lui Farrell colleziona, piuttosto che degli ammiratori sinceri, dei fans delle sue grottesche abitudini; diventa, in sostanza, un personaggio popolare di una commedia plautina, goffo, prevedibile e ridicolo.
E difatti, il nostro inglese, non si rende conto che attaccando un blogger qualunque dalla prima pagina del suo giornale e facendolo peraltro con un articolo ulteriormente mediocre ed invitando i suoi lettori a difenderlo dai comunisti, contribuisce a rafforzare l'immagine di sè come di un clown che scrive, probabilmente coadiuvato dal Sangiovese a lui tanto caro, sull'impeto di emozioni non ragionate, senza riflettere inoltre sul rapporto di forze in campo, che lo ridicolizza ulteriormente. E, ne sono certo, continuerà a scrivere altri fantastici articoli senza nessun dubbio sulla bontà delle proprie opinioni.

16 gennaio 2010

Biiiiip biiiip

Il goverrno dei fatti ancora una volta ci sorprende con una manovra brillante per rilanciare il paese:

Aumenti ai prof di religione
È la "sorpresa" di Tremonti

Nella busta paga del mese di maggio troveranno circa 220 euro in più

Lascio a voi i commenti, i miei comincerebbero con una divinità e finirebbero con un aggettivo.

14 gennaio 2010

U ciucciu 'e due patruni, more d'a fame e d'a site

Quando ero piccolo adoravo andare in campagna da mio nonno. Sapeva tante cose, mio nonno, e me le mostrava infarcendole di proverbi calabresi da contadini, quelli semplici che sono sempre i migliori. Mi portava a vedere come l'uomo coltiva la terra e mi faceva assaggiare tutti i prodotti della campagna.
Mi piaceva giocare con gli animali, inseguirli fino ad ottenere versi di fastidio o esasperazione. In assoluto preferivo guardare le api: potevo fermarmi per ore a pochi metri da un alveare e osservare quell'incessante brulichio, immaginando questi piccoli insetti farsi largo dentro l'arnia per depositare il proprio polline mentre altri lo impastavano per regalarci il nettare della dolcezza. Non avevo paura delle api, ma il nonno mi sembrava sempre impensierito e, dopo aver cercato senza successo di distrarmi con qualche altra attrazione agricola, mi pregava di allontanarmi sempre un pò di più. Temeva che potessi irritarle o schiacciarne qualcuna inavvertitamente o per gioco e che i loro pungiglioni potessero vendicare terribilmente le loro compagne. Io avevo sentito dire che le api lasciavano il loro pungiglione dopo aver punto e che per questo ne morivano e non riuscivo a capire quindi perchè mai una di loro avrebbe dovuto sacrificare la propria vita per arrecarmi un danno tutto sommato contenuto. Mi sembrava che niente di dannoso potesse giungere da quel paradiso di verde sulla piana distesa sul golfo di Gioia Tauro. Il nonno cercava di spiegarmi allora che le api attaccano quando si sentono in pericolo e che non importa loro di morire, perchè per il bene dell'alveare, per il prosperare della propria comunità, sono disposte ad allontanare i pericoli con tutti i mezzi a loro disposizione. E che bisogna trattare le api con rispetto, perchè sono creature del Signore che ci aiutano e ci forniscono qualcosa che non siamo in grado di replicare. Ed in cambio noi ci limitiamo ad ospitarle a migliaia in sicure teche di legno. Mi diceva anche che non potremmo mai fare a meno delle api e che anche un famoso scienziato l'aveva sostenuto, che l'uomo senza le api non potrebbe sopravvivere che per poco tempo. Io non comprendevo perchè mai quelle insignificanti creature fossero così importanti, ma credevo al nonno anche senza capirlo.
Però gli chiedevo come mai le api non si infuriano quando sottraiamo loro il miele, frutto del loro lavoro e necessario per il loro sostentamento. Allora il nonno sospirava e scrutava in lontananza, verso il mare, ed il suo sguardo si perdeva fra gli aranceti che stanno qui, proprio sotto i suoi campi. Osservava per un po' tutti quegli alberi che non si capiva di chi fossero, e che nonostante questo sembravano sempre curati.
A questo punto, con un nuovo sospiro, mi prendeva per mano conducendomi lontano dagli alveari e mi diceva che probabilmente le api hanno ancora abbastanza da mangiare.

13 gennaio 2010

Qualcuno lo fermi

Per sbaglio (ci tengo a precisarlo) mi sono sintonizzato sul tg1 e mi sono ritrovato davanti il solito direttore, con la solita enciclopedia finta alle spalle stile Ikea e la solita vocina fastidiosa, che in una botta sola è riuscito a beatificare Craxi, appoggiare Silvio nella battaglia contro i magistrati che si inventano le inchieste e demonizzare i comunisti. Siamo messi proprio male...


12 gennaio 2010

11 gennaio 2010

Addio: il mondo è a colori!

Questo è il triste racconto di una storia d'amore, nata molti anni fa in un nebbioso pomeriggio bresciano (in realtà non rimembro se fosse nebbioso, ma conferisce autenticità al ricordo, dato il clima a quelle latitudini). L'ho vista per la prima volta e subito sono rimasto ammaliato dalla grazia dei suoi movimenti, dal suo spiccare alla vista, seppur con quell'apparente discordanza di colori che indossava, ieri come oggi. Già allora sapevo che non avrei potuto desiderare nessun'altra.
Sono cresciuto con lei, cullato dai suoi successi ed anche approfittando della sua grandezza per deridere chi non fosse in grado di comprenderla e di amarla. Ho vissuto alti e bassi che solo le grandi storie d'amore sanno concedere, pianto lacrime intrise di rancore ed amarezza, gioito di perle che ci han fatto sentire invincibili. Ho sofferto nella miseria, restando sinceramente al suo fianco.
Ma adesso non la riconosco più, la mia creatura: non ha solo perso la sua bellezza, quel fascino che esercitava agli occhi del bimbo che può svanire legittimamente con gli anni per lasciare tuttavia posto a nuovi obiettivi; ha smarrito anche il suo stile e la sua eleganza. Conserva la dignità di un vecchio animale ferito, ormai agonizzante: ma, semplicemente, non mi sorprende e non mi emoziona più.
E sono lentamente giunto ad un disinteresse verso le sorti di quella Signora che ho imparato a conoscere e prevedere: non trovo più nulla di quello che aveva fatto luccicare gli occhi del bambino. Non ho speranze in un futuro insieme, non accetto di ridimensionare il nostro rapporto e non tollero oltre questo mix di noia e delusione.
A questo punto, non mi resta che salutarla, prendendo atto che crolla un altro dei capisaldi della mia vita, uno dei più antichi.
Arrivederci, mia vecchia Signora, mi auguro che tu possa e sappia riconquistarmi.


10 gennaio 2010

Elettromagnetismo

vorrei star fermo e restare
fuori dal cosmo e oltre le cose
che scorrono e che cambiano
vivendo fisso nell'illusione
d'un brivido eterno e sensuale
fingendo che i nervi
non ignorino mai l'ovvio

9 gennaio 2010

Rock DJ

Il gioco è semplice: domande sparate a caso da qualche cialtrone di passaggio e risposte scelte dal DJ dell'iTunes, che ho provveduto a sostituire quando inadatte o dai titoli non evocativi o quando mi vergognavo di farvi vedere che fra la mia musica si insidia anche Jesse McCartney. A voi:

1. SE QUALCUNO TI CHIEDE COME STAI, COSA RISPONDI?
Johnny B. Good- Chuck Berry (yeah!)

2. COME DESCRIVERESTI TE STESSO?
A pugni col mondo - Articolo 31 (o.O)

3. COSA TI PIACE IN UNA RAGAZZA O UN RAGAZZO?
The garden - Guns N' Roses (vi proibisco di fare commenti)

4. OGGI COME TI SENTI?
Child in time - Deep Purple (puffunghè..)

5. QUAL E' LO SCOPO DELLA TUA VITA?
All the small things - blink182 (siamo sul filosofico, noto)

6. QUAL E' IL TUO MOTTO?
If I had a hammer - Trini Lopez (non sapevo nemmeno di avere sta canzone)

7. COSA PENSANO DI TE I TUOI AMICI?
C'è chi dice no - Vasco Rossi (manica di bastardi che siete)

8. COSA PENSANO DI TE I TUOI GENITORI?
Brown eyed girl - Van Morrison (devo fare a mia madre una lezione sulla cicogna, mi sa..)

9. A COSA PENSI SPESSO?
Ain't it fun - Guns N' Roses (devo essere proprio una persona triste)

10. COSA PENSI DEL TUO MIGLIORE AMICO?
Dio è morto - Francesco Guccini (conosco gente importante)

11. QUAL E' LA STORIA DELLA TUA VITA?
Born to run - Bruce Springsteen (che du' palle.. sono un sedentario, io!)

12. COSA FARAI QUANDO SARAI PIU' GRANDE?
Let it Be - The Beatles (della serie.. "fatti i cazzi toi")

13. COSA PENSI QUANDO VEDI UNA PERSONA CHE TI PIACE?
Mezz'ora - Zero Assoluto (beh, se mi piace molto anche di più, però..)

14. COSA BALLERAI AL TUO MATRIMONIO?
La banda del sogno interrotto - Modena City Ramblers (e fu così che fu evirato alla prima notte di nozze)

15. COSA SUONERANNO AL TUO FUNERALE?
Impressioni di settembre - PFM (ok, ho imbrogliato, ma era uscita prima Brit.. ce la vedete al mio funerale?)

16. QUAL E' IL TUO PASSATEMPO PREFERITO?
Free bird - Lynyrd Skynyrd (se ridete vi denuncio)

17. QUAL E' LA TUA PAURA PIU' GRANDE?
Photograph - Def Leppard (si, ma solo col flash.. e tremo pensando a cosa sarebbe accaduto se la precedente fosse finita qui)

18. QUAL E' IL TUO SEGRETO PIU' NASCOSTO?
Let me live - Queen (fischiettando)

19. COSA STAI FACENDO ADESSO?
Happy hour - Ligabue (non è una canzone, è un consiglio)

20. COSA PENSI DEI TUOI AMICI?
Zombie - The Cranberries (diciamocelo, non è che siate bellissimi)

21. COME TI IMMAGINI A 35 ANNI?
Clint Eastwood - Gorillaz (non credo di dover aggiungere altro)

22. COSA FAI QUANDO TI SENTI ANNOIATO?
Whiskey bar - The Doors (and don't ask why)

23. COSA ESCLAMERESTI SE INCONTRASSI IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO?
Cult of personality - Living Color (anche "il budello di tu mà" sarebbe una valida alternativa)

24. COSA FAI SE SCOPRI CHE IL TUO CANE HA ORINATO SUL CUSCINO DEL TUO LETTO?
Grazie mille - 883 (si, e poi glielo faccio ingoiare. E farei lo stesso sulla sua cuccia)

25. COSA FAI SE USCENDO LA MATTINA TROVI DAVANTI CASA IL BANCHETTO DI UN FIORISTA ABUSIVO CHE IMPEDISCE L'USCITA?
Looking out my back door - Creedence Clearwater Revival (non l'ho scelta io, vi giuro! è uscita da sola!)

26. COSA FAI OGNI MATTINA APPENA TI DESTI?
Hysteria - Muse (prendo la sveglia con filosofia. E la scaglio per terra)

27. COSA FAI QUANDO UN VENDITORE AMBULANTE CERCA IN MODO MOLTO INSISTENTE DI PIAZZARTI LA SUA INSULSA MERCE?
Leaving, on a Jet plane - Chantal Kreviazuk ("e sono molto di fretta, fratello, scusami")

28. COSA FAI SE SALTA LA CORRENTE PROPRIO NEL MOMENTO IN CUI, TRAMITE MSN, STAVI ORGANIZZANDO UN APPUNTAMENTO CON LA RAGAZZA PIU' BELLA CHE TU ABBIA MAI CONOSCIUTO?
Hallelujah - Leonard Cohen (giusto perchè quella di Guccini era giù uscita, suppongo)

29. COSA ESCLAMA UNA RAGAZZA QUANDO VEDE IL TUO PACCO PER LA PRIMA VOLTA?
For the love of God - Steve Vai (questo conferma che la mia teoria è valida anche fra gli anglofoni. Di solito canta "74-75")

30. COME SI CONCLUDE, SOLITAMENTE, UN'USCITA A DUE CON UNA RAGAZZA?
Please, please, please - James Brown (una tipa difficile eh? ma non sono così insistente, dai! La sua risposta è la 27.)

31. COSA ESCLAMA SOLITAMENTE UNA RAGAZZA IN SEGUITO AD UNA FOCOSA NOTTE CON TE?
Paint it black - The Rolling Stones (vuole scoprir se è vero quanto si dice intorno ai neri, ma bimba, il nero snellisce!)

32. E COSA LE DICI TU, INVECE, DOPO AVERLA DELUSA?
Quello che non ho - Fabrizio De Andrè (ma chi manovra il mio iTunes???)

33. SALUTA I LETTORI DEL BLOG
Don't go away - Oasis (davvero *_* vi voglio bene!)

7 gennaio 2010

And so this is a new year!

Ora che le varie ricorrenze, come da vecchio proverbio, si possono considerare concluse, posso esprimere la mia opinione senza passare per guastafeste: trovo che il capodanno sia una grandissima presa per il culo.
Non che io disdegni le occasioni di mangiare e bere in quantità e perdere tempo con gli amici, s'intenda. Tuttavia il capodanno, più ancora che il Natale, che considero una festa pagana e consumistica tutto sommato piuttosto innocua se trascorsa per i fatti miei, senza zampognari, preti e carole, incarna perfettamente gran parte delle caratteristiche umane che più mi infastidiscono.
Innanzitutto è il momento nel quale si concentrano buona parte delle promesse disattese, come se entrare in un nuovo anno dilatasse il tempo e rendesse possibile spenderlo per attività encomiabili. Adesso inizio la dieta, comincio a studiare, chiamare vecchi amici, lavorare, smetto di tradire mia moglie.
Mi da fastidio l'affannarsi delle folle a comprare regali, le telefonate di gente che non ha la grazia di farsi sentire negli altri giorni. Non so, il 3 settembre non è un bel giorno per farsi vivi? Peggio ancora quelle di sconosciuti parenti, di cui ti sforzi di ricordare il nome e qualche legame, per poter fare un paio di domande di rito, rispedire gli auguri e fingere di avere l'arrosto nel forno. Mi danno fastidio i tags nelle foto di Facebook, tutta questa gente che si affanna a fare auguri a 500 passanti e poi non ha il tempo di andare a prendersi un caffè quando glielo chiedo. E, a questo proposito, dovrebbe lo stesso FacciaLibro limitare la sua invadenza nel cercare di farmi relazionare con il prossimo: lo so che quel cazzo di tizio ha 98 amici in comune con me, era mio compagno di classe, ma non lo voglio aggiungere fra i miei amici, grazie, per quanto mi riguarda può bollire in una pentola di sperma mentre cinquanta Watussi intorno a lui rinnovano periodicamente quello che evapora in una sorta di enorme bukkake (se siete donne e conoscete questa pratica, la mia mail è in alto a destra).
Non mi piace la consuetudine del messaggio del capo dello Stato, che sembra il tema delle elementari di un bambino svogliato e non mi piaceva prima ancora che lo ascoltassi, è il concetto che mi infastidisce; voglio dire, sei un vecchio rimbambito, non per cattiveria, ma mia nonna ha la tua età e non si ricorda cosa ha pranzato prima ancora di finire di sparecchiare, che passa le sue giornate a firmare fogli, recitare "mi spiace, era una brava persona" quando muore qualcuno e tenere buoni quei pagliacci che si dice siano, ed io non ho dubbi, nostri fedeli rappresentanti, il tutto garbatamente con frasi di circostanza, e non sei in grado di raccontare qualcosa di diverso dalla crisi e dalla necessità di valorizzare i giovani, mentre metà dei miei coetanei pensa di cambiare paese, non potendosi permettere un mutuo nemmeno per pagarsi le mutande con cui bisogna girare per strada?
E cos'è questa assurda mania del concerto di Capodanno? Simbolo perfetto di un popolo privo di amore per la propria patria e soprattutto di memoria storica, applaudire gioiosamente in onore del più grande sterminatore di eroi italiani della storia. Vi immaginate le televisioni israeliane che trasmettono in diretta dalla Germania una lettura del MeinKampf? Ogni anno!
L'unica cosa che io riesco a fare è guardare indietro e accorgermi che gli anni passano sempre più in fretta e che non c'è davvero proprio nulla da festeggiare. E che un mese vale l'altro e un anno vale l'altro e che mi rende perplesso che il tempo si debba misurare in maniera così rigida, senza la sufficienza di chi cerca di assaporare la vita, o magari stravolgerla prima che ci inquadri lei.

2 gennaio 2010

Una conversazione tripla con perno centrale

Le sinergie tra i laboratori di Che c'azzecca il mitocondrio e Le saghe di Onan hanno permesso di sviluppare questo esperimento: ecco cosa accade se due blogger comunicano via chat mentre uno è al cellulare.

Premesse sperimentali:
-Nomi, cognomi, sono stati sostituiti da pratici nickname di facile identificazione
-Non è stato possibile ricavare l'orario esatto delle comunicazioni telefoniche, a causa della mancanza di un apparecchio di registrazione Audio/Video.
-Le conversazioni telefoniche sono state ricostruite basandosi sulla memoria delle cavie. Non si tutela la totale corrispondenza ai discorsi originali. I concetti riportati sono tutti originali.

Legenda:
-Le conversazioni via Facebook sono colorate in nero.
-Le conversazioni via telefono sono colorate in violetto.
-Commenti, pensieri, azioni sono annotati in corsivo.

Si ringraziano le cavie, Facebook, Telecom Italia, Tim tribù per il sostegno.

23:12 Hugo88
che dice la fanciulla?
23:13 Gennarobat
ancora devo telefonarla
io son molto lento a fare le cose
vabbè in realtà m'ero scordato, ecco
23:13 Hugo88
non avevo dubbi
Fanciulla
Pronto Gennarobat, m'hai chiamato per una volta!
23:15 Gennarobat
uuh mi ha risposto subito
Gennarobat
Guarda, io ti chiamo e tu subito inizi a fare allusioni, avrei dovuto lasciarti soffrire, così mi chiamavi tu, e non c'era tutto 'sto casino.
Fanciulla
Sisi, ma tu di dire qualcosa in modo normale no, eh?
23:16Hugo88
se provo a farti ridere mentre parli con lei?
così le ridi in faccia al telefono?
non è cosa buona e giusta?
GennaroBat
Adesso m'offendi pure. Si vede che non mi vuoi proprio bene. Mi sento offeso.

Gennarobat si sente offeso, accetta inconsciamente la proposta di Hugo88

23:16 Gennarobat
cazzo! non dire 'ste cose
.. ok fallo!

Inaspettatamente la situazione viene capovolta.

Fanciulla
Tu subito te la prendi, sei proprio un bimbo
Gennarobat
però il tuo bimbo soltanto
Fanciulla
(Sorride) ti voglio bene
Gennarobat
Anch'io, lo sai che non riesco ad arrabbiarmi con te
23:17 Hugo88
fallo!
qual parola migliore di questa per iniziare una conversazione con la ridarella?
"perchè ridi?"
"sto parlando di falli con un siciliano, sta tranquilla"
mi vien sempre da ridere alle partite di calcio, ogni tanto c'è qualcuno che urla "era fallo da dietro, espulsione"
di solito è la cosa più bella che accade al bar mentre vedo le partite
anche perchè sono juventino (con amarezza)
Fanciulla
Ma se è la prima cosa che hai fatto quando hai telefonato?
Gennarobat
Nono, aspetta. Sei stata tu a iniziare, che non capisco da dove t'esca tutto 'sto sarcasmo. E' difficile lo sai.
Fanciulla
Cos'è che è difficile?
Gennarobat
E' difficile capire cosa stiano pensando gli altri, se quello che facciamo sia la cosa esatta o meno. Io... Io non so come comportarmi, cosa fare.
Fanciulla
Ma nessuno lo sa, che ti credi. Però con me dovresti sapere che fare, ecco.
Gennarobat
Nessuno è troppo grande come concetto, capiscimi. Si tratta di dire "tutti". E non è vero. E poi ci sta un motivo, se non ci riesco. E che sei troppo, troppo bella, quando penso a te, mi perdo.

(GennaroBat legge i messaggi di Hugo88, proprio mentre stava sviscerando tutta la sua vena romantica. Nasce una spontanea risata)

Fanciulla

Ma stai bene? Tu mi dici delle cose e poi ti metti a ridere. Io veramente non lo so cosa hai questa sera. Ma hai bevuto?
23:19 Gennarobat
cazzo non vale, mi ha preso x 'mbriaco
il fallo da dietro non dovevi!
ecco, ora dice che la sto sfottendo
aspe che mi apparo (N.d.T. aggiusto la situazione) e continuo
23:19 Hugo88
adesso potrei parlarti della nobile arte dell'ingoio
che come avrai sospettato non si riferisce all'abilità nel degludire andando a mensa con il Bronx, lì servono i muscoli nell'esofago
ma si tratta invece di una pratica vecchia come il mondo atta ad assurgere nutrimento proteico
Gennarobat
No, quando mai, credimi. E che sono con uno che fa il comico, e fa battute troppo potenti. Davvero, credimi!
Fanciulla
Ma se io non sento niente? A quest'ora poi?
Gennarobat
(mentendo spudoratamente) Si, è un club nuovo, poi ti ci porto, ieri c'era un complesso jazz, stasera sono tornato e c'era il comico, non è un granché eh. C(io)é, solo una battuta ha fatto buona, e quando non doveva.
Fanciulla
Si, ma io non ti sento, cosa stai a fare?
Gennarobat
(arrabbattando con disinvoltura) Sto al club, non senti un cazzo perché ho l'auricolare bluetooth.

Gennarobat non sa se l'auricolare bluetooth abbia il potere di eliminare il rumore di fondo, sta di fatto che riesce nell'opera di depistaggio. Legge i nuovi messaggi di Hugo88, non gli fanno alcun effetto.

23:21 Gennarobat
le sto raccontando che conosco un comico famosissimo che mi sta facendo ridere da tre ore
23:21 Hugo88
oh, a scuola mi conoscevano tutti :P
alla fine dell'ultimo anno il mio compagno di banco si è ricordato il mio nome!
certo, era perché gli avevo inculato la ragazza
inculato in senso lato, stavolta
però se l'è ricordato

Gennarobat legge i messaggi di Hugo88, inizia nuovamente a ridere.

Gennarobat
Hahaha. che cazzo. Hahaha
Fanciulla
Sisi, ma quale club? tu chissà che stai a fare. E come stai combinato poi. Che ti sei bevuto?
Gennarobat
Ma no, cosa dici... io...
Fanciulla
Vabbe' ja (N.d.T. dai), non è cosa. Cia' strunz.

La Fanciulla attacca il telefono, Gennarobat si dispera.

23:22 Gennarobat
ecco, mi ha attaccato il telefono in faccia
23:22 Hugo88
davvero?
23:22 Gennarobat
si, mi è uscito "cazzo", perché non riuscivo più a distinguere le mani dalla lingua,
mi ha detto che non stavo bene e mi ha chiuso
23:23 Hugo88
ti spiace se rido?

Una conversazione tripla con perno centrale

Le sinergie tra i laboratori di Che c'azzecca il mitocondrio e Le saghe di Onan hanno permesso di sviluppare questo esperimento: ecco cosa accade se due blogger comunicano via chat mentre uno è al cellulare.

Premesse sperimentali:
-Nomi, cognomi, sono stati sostituiti da pratici nickname di facile identificazione
-Non è stato possibile ricavare l'orario esatto delle comunicazioni telefoniche, a causa della mancanza di un apparecchio di registrazione Audio/Video.
-Le conversazioni telefoniche sono state ricostruite basandosi sulla memoria delle cavie. Non si tutela la totale corrispondenza ai discorsi originali. I concetti riportati sono tutti originali.

Si ringraziano le cavie, Facebook, Telecom Italia, Tim tribù per il sostegno.

23:12 Hugo88
che dice la fanciulla?
23:13 Gennarobat
ancora devo telefonarla
io son molto lento a fare le cose
vabbè in realtà m'ero scordato, ecco
23:13 Hugo88
non avevo dubbi
Fanciulla
Pronto Gennarobat, m'hai chiamato per una volta!
23:15 Gennarobat
uuh mi ha risposto subito
Gennarobat
Guarda, io ti chiamo e tu subito inizi a fare allusioni, avrei dovuto lasciarti soffrire, così mi chiamavi tu, e non c'era tutto 'sto casino.
Fanciulla
Sisi, ma tu di dire qualcosa in modo normale no, eh?
23:16Hugo88
se provo a farti ridere mentre parli con lei?
così le ridi in faccia al telefono?
non è cosa buona e giusta?

Gennarobat si sente offeso, accetta inconsciamente la proposta di Hugo88

GennaroBat
Adesso m'offendi pure. Si vede che non mi vuoi proprio bene. Mi sento offeso.
23:16 Gennarobat
cazzo! non dire 'ste cose
.. ok fallo!
Fanciulla
Tu subito te la prendi, sei proprio un bimbo
Gennarobat
però il tuo bimbo soltanto
Fanciulla
(Sorride) ti voglio bene
Gennarobat
Anch'io, lo sai che non riesco ad arrabbiarmi con te
23:17 Hugo88
fallo!
qual parola migliore di questa per iniziare una conversazione con la ridarella?
"perchè ridi?"
"sto parlando di falli con un siciliano, sta tranquilla"
mi vien sempre da ridere alle partite di calcio, ogni tanto c'è qualcuno che urla "era fallo da dietro, espulsione"
di solito è la cosa più bella che accade al bar mentre vedo le partite
anche perchè sono juventino (con amarezza)
Fanciulla
Ma se è la prima cosa che hai fatto quando hai telefonato?
Gennarobat
Nono, aspetta. Sei stata tu a iniziare, che non capisco da dove t'esca tutto 'sto sarcasmo. E' difficile lo sai.
Fanciulla
Cos'è che è difficile?
Gennarobat
E' difficile capire cosa stiano pensando gli altri, se quello che facciamo sia la cosa esatta o meno. Io... Io non so come comportarmi, cosa fare.
Fanciulla
Ma nessuno lo sa, che ti credi. Però con me dovresti sapere che fare, ecco.
Gennarobat
Nessuno è troppo grande come concetto, capiscimi. Si tratta di dire "tutti". E non è vero. E poi ci sta un motivo, se non ci riesco. E che sei troppo, troppo bella, quando penso a te, mi perdo.

(GennaroBat legge i messaggi di Hugo88, proprio mentre stava sviscerando tutta la sua vena romantica. Nasce una spontanea risata)

Fanciulla

Ma stai bene? Tu mi dici delle cose e poi ti metti a ridere. Io veramente non lo so cosa hai questa sera. Ma hai bevuto?
23:19 Gennarobat
cazzo non vale, mi ha preso x 'mbriaco
il fallo da dietro non dovevi!
ecco, ora dice che la sto sfottendo
aspe che mi apparo (N.d.T. aggiusto la situazione) e continuo
23:19 Hugo88
adesso potrei parlarti della nobile arte dell'ingoio
che come avrai sospettato non si riferisce all'abilità nel degludire andando a mensa con il Bronx, lì servono i muscoli nell'esofago
ma si tratta invece di una pratica vecchia come il mondo atta ad assurgere nutrimento proteico
Gennarobat
No, quando mai, credimi. E che sono con uno che fa il comico, e fa battute troppo potenti. Davvero, credimi!
Fanciulla
Ma se io non sento niente? A quest'ora poi?
Gennarobat

(mentendo spudoratamente) Si, è un club nuovo, poi ti ci porto, ieri c'era un complesso jazz, stasera sono tornato e c'era il comico, non è un granché eh. Ce, solo una battuta ha fatto buona, e quando non doveva.
Fanciulla
Si, ma io non ti sento, cosa stai a fare?
Gennarobat
(arrabbattando con disinvoltura) Sto al club, non senti un cazzo perché ho l'auricolare bluetooth.

Gennarobat non sa se l'auricolare bluetooth abbia il potere di eliminare il rumore di fondo, sta di fatto che riesce nell'opera di depistaggio. Legge i nuovi messaggi di Hugo88, non gli fanno alcun effetto.

23:21 Gennarobat
le sto raccontando che conosco un comico famosissimo che mi sta facendo ridere da tre ore
23:21 Hugo88
oh, a scuola mi conoscevano tutti :P
alla fine dell'ultimo anno il mio compagno di banco si è ricordato il mio nome!
certo, era perché gli avevo inculato la ragazza
inculato in senso lato, stavolta
però se l'è ricordato

Gennarobat legge i messaggi di Hugo88, inizia nuovamente a ridere.

Gennarobat
Hahaha. che cazzo. Hahaha
Fanciulla
Sisi, ma quale club? tu chissà che stai a fare. E come stai combinato poi. Che ti sei bevuto?
Gennarobat
Ma no, cosa dici... io...
Fanciulla
Vabbe' ja (N.d.T. dai), non è cosa. Cia' strunz.

La Fanciulla attacca il telefono, Gennarobat si dispera.

23:22 Gennarobat
ecco, mi ha attaccato il telefono in faccia
23:22 Hugo88
davvero?
23:22 Gennarobat
si, mi è uscito "cazzo", perché nn riuscivo più a distringuere le mani dalla lingua,
mi ha detto che non stavo bene e mi ha chiuso
23:23 Hugo88
ti spiace se rido?