22 dicembre 2010

Filtri ed infiltrati

Sono ormai trascorse le 4 di notte, ed invece di dormire il sonno del giusto studente universitario sto infilando il casco nello zainetto che fra poco mi accompagnerà a Roma. Il mio presidente mi consiglia invece di darmi da fare con le ragazze.

Ho provato a dargli ascolto, così mi ha presentato una tipa fantastica, pensavo già di metter su famiglia con lei, anche perchè pratica dell'impareggiabile sesso orale. Poi ho scoperto che era un ottimo angelo del focolare, ma solo di quel focolare che si accende nottetempo sull'Aurelia. Infine è diventata ministro.

Non gliene faccio certo una colpa, intendiamoci, anche io una volta ho avuto due donne contemporaneamente fra le mani. E mi è andata bene, poi è entrato un fantastico full.

Ma torniamo al treno da prendere: questo fa di me un fannullone, un bamboccione, un violento ed un potenziale assassino. Non fingerò di non essere compiaciuto!

Se nessuno si chiede perchè un ragazzo di 22 anni senta la necessità di portare un casco ad una manifestazione, beh, provate a far cadere un'anguria da un metro di altezza. Ecco, immaginate ora di sostituire il pavimento con un manganello in mano ad un agente incazzato, che peraltro lo sfoggia con dantesco contrappasso insieme ad un fallo insignificante. Va bene, la smetto con le illazioni contro i poliziotti, in fondo sono esseri umani come noi, che come gli insegnanti sottopagati trovano una collocazione sicura da pochi euro al mese e come loro si sfogano sui malcapitati studenti. Certo, poi ci sono quelli che lo fanno per vocazione, e spero vivamente di non incontrarli mai. Ma se acchiappo quello che ha detto che la penna può più della spada gli pratico una rettoscopia con un una Bic. Nessuna immotivata insufficienza ha mai aperto la testa ad un ragazzo.

Che poi, a voler essere schietti, se ai cortei i poliziotti sono travestiti da black bloc ed i black bloc sono travestiti da studenti, gli studenti dove sono?

Forse sono a casa per Natale, intenti a guardare un televisore che li spia e gli dice cosa fare.
Forse non sono mai esistiti.

Fumo una sigaretta senza filtro: è amarissima. Forse ne guadagnerei se la accendessi, invece di masticarla, ma io non fumo. Mi dicono che il filtro va messo, che la merda che respiri non puoi aspirarla tutta, sennò stai male.

Ecco, forse è questo che mi potrebbe servire più tardi. Un casco in testa, per attutire i colpi. Un filtro all'anima, per respirare senza esser pervaso dalla nausea.

20 dicembre 2010

La cosa migliore delle idee

La cosa migliore delle idee è che, in un modo o nell’altro, se ne vale la pena, riesci sempre a portartele a letto, e perfino con quelle scadenti almeno una doccia ce la fai. Tutti sanno che la mattina, mentre si è sotto l’acqua, con la testa leggera e le palpebre ancora pesanti, il cervello inizia a oliare gli ingranaggi e spesso sfoga le prime energie del nuovo giorno correndo libero per praterie inesplorate, prima di chiudere i rubinetti e tornare costretto nel recinto della quotidianità, pressato insieme a tantissimi altri cervelli bisognosi di libertà, stretti come animali in un allevamento. Mugugnando ci infiliamo nei nostri accappatoi e lanciamo un’occhiata fuori dalla finestra per scegliere i vestiti più adatti a uscire, mentre l’idea che ci è piovuta dentro la testa insieme al getto d’acqua calda, ammaliante e attraente più che mai, si va a nascondere in qualche angolo della testa, aspettando un momento più opportuno. Rimane lì, la piccola seduttrice, aspettando un’altra occhiata per catturarti di nuovo lo sguardo. Tu lo sai, cerchi di non degnarla di attenzione mentre sei impegnato al lavoro, perché sai che anche solo uno sguardo fuori dal tuo recinto potrebbe esserti fatale: il sogno di libertà ti impedirebbe di concentrarti sul tuo ruolo per l’intera giornata. E purtroppo, la propria maschera bisogna saperla indossare, per cui non ci si possono permettere distrazioni.
Ultimamente, sono diventato solo maschera, niente distrazioni per me. Che stia imparando a indossarla fin troppo bene? Fatto sta che pesa troppo per i miei gusti. Non ci sono più piccole idee birichine, niente fatine magiche e seduttrici nella mia testa, solo il grigiore del recinto. Questo mi distrugge. E’ terribile tornare a casa, ed essere così solo dentro la tua testa. Non intendo “solo” in quanto senza compagnia, solo dentro, come posso spiegarlo? Nessuna con cui fare la doccia, nessuna con cui andare a letto. Un vuoto cosmico.
Forse la mia epoca d’oro è finita. Una volta dentro la mia testa c’era sempre una folla, ed era sempre un’orgia di idee. Che abbia sprecato troppe energie allora ed adesso sia rimasto prosciugato? Non credevo di durare così poco, tutto sommato. Evidentemente dovrò ricredermi, perché è troppo tempo che non scrivo niente di significativo, niente di niente, nemmeno una riga, nemmeno un’ombra o uno straccio di storia che valga la pena di esser raccontata. Aspetto ogni mattina quella sensazione di amorevole complicità con te stesso, quando ti dedichi al tuo lavoro “vero” - che poi è tutto un mondo di maschere, finto come cartapesta – ma intanto coccoli amorevolmente quella giovane principessa che, dentro il tuo cranio, aspetta di diventare regina sulla carta.
La chiamo “principessa” non tanto perché ne abbia un particolare rispetto, quanto perché so che le principesse vanno educate con molta attenzione, non bastano i nobili natali per aspirare alla corona. A una giovane idea, occorre impartire un’istruzione da monarca, insegnarle ad avere il giusto portamento e i giusti modi per conquistare la sudditanza del lettore. A chi piacerebbe farsi governare da una regina che si comporta come una sguattera?
Spesso queste giovani e speranzose fanciulle non durano che il tempo di un giorno, e spariscono all’aurora, travolte dalla responsabilità di dover guidare un regno da sole. A volte non gliene importa nulla, e basta loro di passare una notte insieme a te, per poi defilarsi all’alba come ogni amante occasionale, forse spaventate dal fatto che tu possa trovarle brutte non appena illuminate dalla luce del giorno, o forse pronte a presentarsi, da lì a pochi minuti, nella doccia di qualcun altro, sicure di sedurlo col loro sguardo complice e malizioso.
Ma quando arriva quella giusta, te ne accorgi immediatamente.
Al mattino, la passione non si è ancora spenta, né in te né in lei. La sera prima sembrava ancora timida e innocente, ma era solo una raffinata tattica femminile per incuriosirti e spingerti a invitarla a ballare. La musica la sceglie quasi sempre lei, ma poi tocca a te insegnarle i passi giusti, perché per quanto sfrontata è ancora inesperta. E così alcune volte ti ritrovi sulle note di un tango o di una danza ungherese, altre volte su note più moderne, ma in ogni caso è a quel punto che capisci se lei ci sta o no. Se si lascia guidare, se si muove con disinvoltura, se senti quel calore speciale mentre le stringi la mano, allora ti attende una notte magica, amico mio, e un po’ ti invidio. Ma certo, non sarà un regalo che ti farà, quella prima notte insieme, perché dopo la dovrai curare, amare e rispettare, e soprattutto insegnarle a navigare da sola senza paura. Avrà bisogno di tanto affetto e comprensione, di essere ascoltata e confortata, e ovviamente di imparare a sostenere il peso di quella corona che, ormai lo sai, l’attende. A questo punto, potresti essere tu a tirarti indietro. Ma bada, bisogna essere veramente senza cuore per metterla alla porta - dopo che ti si è perfino concessa - soltanto perché non hai il tempo di occuparti di lei. Se hai fatto la scelta giusta, allora da quel momento in poi te la porti dentro, ovunque tu vada. A quel punto non ci rinunceresti mai, ormai state insieme.
Purtroppo, non è tutto rose e fiori. E’ vero, le idee sono più facili delle donne, ma una donna si può avere per sempre, un’idea ha una scadenza. Anche se le vuoi tanto bene, sai già che non appena sulla tua tastiera sarà stata composta l’ultima parola, allora lei sarà irraggiungibile e perfetta come una regina, o una stella. Potrai talvolta correggere i piccoli errori e le sbavature, ma lei ormai sarà stata consegnata alla storia, o al firmamento, e ogni volta che oserai disturbarla ti guarderà con uno sguardo comprensivo e nostalgico, sapendo che non riesci proprio a scordarti di quanto siate stati felici insieme. Ma per lei sarà acqua passata, e ti accetterà non più come un amante focosamente desiderato, ma come un paggio, al massimo un sarto che le sistemi l’orlo del vestito. Ti permetterà, alle volte, di starle vicino e sospirare, ma solo per poco, e per riconoscenza più che per amore. Non saprei dirti da chi avrà imparato, ma lei a quel punto sarà in verità diventata più saggia di te, e tu dovrai capire cosa il suo atteggiamento stia a significare: ella saprà che là fuori ce ne sono tante altre come lei, che aspettano solo la gioia del tuo entusiasmo, l’intelligenza dei tuoi ammaestramenti, la passione del tuo cuore, e l’arte delle tue mani e delle tue parole, per dargli un viso e un corpo, un carattere e un’anima, per danzare sempre più su, di parola in parola, di pagina in pagina, per diventare stelle o regine.

14 dicembre 2010

Canecrazia


Il motivo semplice per cui la democrazia non funziona è che non è in grado di sciogliere un paradosso piuttosto elementare: ovvero, cosa accade se democraticamente la maggioranza decide di rifiutare la democrazia? O se ad esempio la maggioranza stabilisse che devono votare soltanto i biondi, o i bambini, o le parrucchiere?

Il problema di fondo è la confusione di termini, perchè si tende a spacciare per democrazia la volontà, o presunta tale, della superiorità numerica, il che pone un governo eletto con la maggioranza, eventualmente relativa, cioè una minoranza, dei voti nelle condizioni di poter affermare di essere democratico semplicemente perchè ha ricevuto un numero maggiore di X sulle schede. In sostanza, si riduce la scienza politica alla sola necessità di vincere le elezioni.

In quest'ottica, Hitler era garante della democrazia e Mussolini praticamente un esempio fulgido di libertà, eletti entrambi con maggioranze più o meno schiaccianti. Si spaccia per democrazia il diritto di starnazzare la propria opinione, anche quando essa comporti la soppressione dei più elementari diritti civili.

La verità, o almeno la mia verità, è che l'accezione greca del termine può fugare molti dubbi: il governo del popolo presuppone da parte del popolo stesso una reale partecipazione alla vita politica e facoltà decisionale sulle leggi da varare. Quindi potrebbe realmente funzionare se la gente incapace di scegliere, che poi è la maggioranza, avesse il buon gusto di stare a casa invece di apporre X in base a criteri di dubbio gusto. O, utopicamente, si sforzasse di capirci qualcosa.

Invece no, in Italia ci sono 41 milioni di elettori e quasi 30 fra questi hanno difficoltà a comprendere un testo scritto, con le conseguenze che ne derivano. Così il politico, invece di preoccuparsi del benessere del paese, deve indirizzare i propri sforzi migliori per ottenere il consenso popolare. E, se vuole vincere, deve puntare ad un certo target, cui non può evidentemente parlare di politica, ma solo di calcio, spauracchi inventati di sana pianta, televisione, farcendo tutto di frasi fatte e luoghi comuni. Ecco perchè i nostri rappresentanti non sono politici, ma piazzisti, il che spiega anche perchè il premier sia quello più bravo di tutti come piazzista, e non ci sono dubbi.

Quando sento parlare i politici mi sembra di sentire me quando mento spudoratamente ad una ragazza raccontandole ciò che vuole sentirsi dire per andarci a letto un'altra volta anche se non mi sono comportato nel modo che lei avrebbe voluto. E di solito ci riesco, diamine, non le interessa affatto cosa faccia dal momento che sono sufficientemente bravo a riempirla di fandonie. Ci sono due modi per riuscire a truffare la gente intontendola di chiacchere: essere particolarmente abili a raccontare cazzate oppure avere a che fare con un uditorio dotato di pessima memoria o intelligenza. Meglio quando le cose coincidono, potreste anche prenderle apposta il culo senza neppure sentirla protestare nonostante il dolore.

Se la metafora di orwelliana memoria non fosse abusata direi che questo è un mondo di porci cui gettare ghiande e fumo negli occhi. Ma forse questa maggioranza è solo di cani, creature assoggettate e stolide sempre pronte a scodinzolare in cerca di cibo, fedeli sino alla stoltezza, pronti a ricevere bastonate in cambio di un misero tozzo di pane.

Questo è ciò che abbiamo scelto. Vince la canecrazia.

Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all'assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell'Uguaglianza, che dispensa l'ignorante di istruirsi, l'imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull'uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze perché non riconosce la DISUGUAGLIANZA DI VALORE, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell'appiattimento. L'adorazione delle apparenze si paga.

Tratto da Diario Intimo di Henri-Frederic Amiel , 12 Giugno 1871

12 dicembre 2010

Quasi a modo

Credere

Gennaio

Risultare antipatici è sempre meglio che essere inutili. Magari si vive nella piena acriticità e gli anni si trascorrono tranquilli, magari si incontra anche qualcuna che come te non ha mai cercato di comprendere le cose, oltre che vederle, e puoi morire felice con un sorriso ebete stampato in volto, mentre i nipoti ebeti del futuro che ti spetta rubano i soldi della tua pensione per comprarsi le stecche di lucky strike.
Probabilmente vivere così, senza chiedersi il perché è più comodo, si vive felici. Ma come si fa quando ci si accorge di quanto restare fermi senza interpretare le cose ci renda schiavi? Come si fa a restare nella mediocrità della tanto decantata semplicità quando di fronte hai un mondo che è la più grossa costruzione logico-matematica   che tu possa concretizzare? Non che porsi delle domande ti renda migliore, alla fine la mediocrità sorge ugualmente di fronte ai limiti della tua comprensione o all'infinità delle tue ambizioni. Tuttavia, conscio che dopo non c'è nessun paradiso ad attenderti, cerchi di migliorarti e migliorare il mondo. La vera felicità sta nell'esser sicuri di aver fatto qualcosa. I sorrisi, i dolci ricordi non sono nulla. E' la convinzione di esser stati fedeli a sé stessi che permette di morire in pace. E io, se per amore della tranquillità seguissi i tuoi consigli, tradirei me stesso.

Febbraio

La forza degli ideali è superiore a ogni cosa. Ho visto nobili uomini aprire le porte dei propri palazzi e rifornire gli operai di armi e viveri. Ho visto i contadini della steppa trascinarsi lentamente dal confine con i loro muli, portavano viveri e medicamenti dai loro campi. Morivano di fame ma erano felici di farlo per la rivoluzione. E ho visto la folla diventare rossa della nostra bandiera e del sangue reale, ho udito le urla delle nobildonne spogliate e stuprate. Ho sentito la puzza dei crani spappolati e l'odore dei profumi mischiarsi al marciume del sangue in volto a bambini di 10 anni, le mascelle schiacciate dai tacchi. E il pianto di vecchi signori, padroni del mondo che imploravano pietà ai loro servi. E la pietà che fu sempre negata loro ora è stata negata al signore. Quanto ci è costata la libertà non lo sappiamo. La convinzione della giustizia mi rende sicuro che ogni prezzo non sarà mai troppo alto. E finché a morire sono i malvagi, finché la fine dei buoni è un sacrificio volontario allora continuerò a lottare. Stiamo costruendo il futuro, stiamo costruendo l'utopia.

Ottobre

Chi ci riforniva delle armi, chi diceva di essere con noi era meschino e falso. L'esperienza può far molto più dello studio. Nelle battaglie e nella rivoluzione è fondamentale. Comprendere chi sia davvero con te e chi invece stia cavalcando l'onda per il proprio tornaconto è necessario. Se si vuole continuare a credere in qualcosa, se si vuole che ciò per cui si è lottato e per cui ci si è spesi viva davvero e non resti illusione bisogna coltivare il sospetto e prender come prove gli indizi. La fiducia ci ha portati al regresso, i borghesi hanno preso il posto dell'aristocrazia e nulla pare essere cambiato. Chi moriva di fame continua a farlo, chi muore al fronte è ancora a soffrire per la guerra di chi è stato scacciato. Finché resteranno uomini come noi e l'ordine resterà debole la lotta non potrà terminare. Tuttavia queste condizioni risultano essere molto rare. Questa è l'ultima opportunità che ci è concessa per cambiare le cose. La giustizia è con noi, il popolo è con noi. La città  è bianca e silenziosa, mentre mi preparo a vederla di nuovo tingersi di rosso durante un concerto di schioppi e morte.

Agosto

Ho sbagliato tutto. Ho perseguitato innocenti fondandomi sul sospetto e nella foga della cieca violenza ho lasciato che crescessero e prosperassero intorno a me le iene. Il mio sogno non è mai nato e ogni riflessione che ho fatto è stata vana, buttata al vento di fronte alla natura umana. Ogni sistema filosofico è destinato a cadere di fronte all'animale che è l'uomo, lo leggevo tra le righe di uno scrittore Italiano che mi consigliò Rivera pochi mesi or sono. Nel caldo di questa terra di sabbia che non è mia, dove le idee che difendevo sono solo uno specchio per le allodole mi accorgo di quanto sia stato stupido a pensare di poter sovvertire le classi e sradicare l'oppressione, io credevo d

3 dicembre 2010

Save tonight

La tua immagine che resterà per sempre scolpita nella mia memoria fa a meno dei trucchi e delle parrucche che talora usavi per mascherare gli effetti quotidiani, solo apparentemente meno significativi, della malattia. La tua testa liscia e lucida, così resa dalle devastanti cure cui eri sottoposta, era tuttavia l'emblema della tua forza e della tua dignità; la esibivi con una scioltezza che non ho mai scorto altrove, abituato a considerare sempre vagamente innaturale la mancanza di capelli. Non riesco invece ad immaginarti in altro modo, con la stessa regale imponenza dei faraoni egizi che sfoggiavano la forma perfetta del proprio capo completamente glabro.

Non è certo l'abitudine all'estetica l'unico tratto distintivo della tua malattia: non mi è mai capitato di provare disagio nel parlarne, di doverti compatire per la tua sorte. Al contrario, la esibivi non con lamento, nè con la pretesa di godere di credito verso il destino o verso il prossimo, come sarebbe invece naturale. Sembravi quasi fiera che il tuo corpo riuscisse contemporaneamente a resistere alla violenza delle terapie e del tumore che lui stesso produceva, ne parlavi sempre come se fossi affascinata dalla sfida che sapevi di dover perdere. Ricordo che ho dovuto riflettere a lungo per decidere se stessi ostentando tutta quella determinazione e risolutezza che a tratti sconfinava nella noncuranza.

E' curioso come persone che sono state, a causa del breve lasso di tempo in cui le strade si sono incrociate, poco più che lampi nella nostra vita occupino un posto stabile ed invalicabile nel tempio dell'esperienza personale. E non mi riferisco a sporadici colpi di fulmine o magnetiche attrazioni di un paio d'ore. Parlo della pretesa sciocca e presuntuosa di aver colto l'essenza di una persona pur senza conoscere che le linee guida della sua storia, di essere riuscito ad assorbire gli insegnamenti che era in grado di dare.

Non saprei dire se l'intima consapevolezza che il tempo a tua disposizione era troppo poco abbia in qualche modo amplificato il valore delle nostre conversazioni, ma ritengo di no. Non ho mai considerato una tua opinione più corretta perchè così precaria, nè mi sono risparmiato di contraddirti qualora lo ritenessi opportuno. Però mi hai insegnato, mostrandomelo orrendamente nella pratica, che le opportunità di esprimersi sono assai limitate. E che allora vale davvero la pena sforzarsi di comprendere qualcosa del prossimo, ammesso ovviamente che ci sia qualcosa da carpire, senza dare per scontato che sia per sempre a nostra disposizione.

Ripenso a tutto quello che mi è passato per la mente il giorno del funerale, alla lucidità che mi consentiva di ascoltare le parole vuote del prete e contemporaneamente ricordare le tue, pienissime e roboanti, di un paio di giorni prima, che non si possono raccontare perchè sembrerebbero un impacciato riadattamento cinematografico, ed invece erano tutte vere, studiate con cura sia nei contenuti che nel momento, di cui eri perfettamente consapevole.

Adesso non ho nessuno da consolare esibendo a tratti una leggerezza che sembrava spontanea senza sensi di colpa, perchè sapevo che l'avresti approvata; nè ho qualcuno da cui cercare sostegno, qualcuno che avrei piuttosto dovuto essere io a confortare, piombando egoisticamente nel baratro della rievocazione. Adesso sono libero di pensare a te ogni volta che mi vieni in mente e approfittare, due anni dopo, di quel lampo che sprigiona ancora pura linfa vitale.

27 novembre 2010

Scacco a re con sacrificio di torre

Osservo i lampioni schierati in fila a distanze regolari sino a perdersi in lontananza. La foschia sembra quasi amplificare la loro fioca luce giallastra.

Alla nebbiolina si unisce il fumo delle sigarette di sporadiche figure isolate che gustano qualche tiro con evidente soddisfazione. Chissà cosa passa per le loro teste, oltre a quei lenti vortici di arabeschi svolazzanti. Io, seduto su un duro muretto di mattoni, non fumo, ma come loro emetto fiotti di vapore visibilissimi nell'umido della notte.

Si avvicina una ragazza. Qui sembrano tutte belle, forse lo sono davvero. Mi regala un sorriso che scalda l'animo e quando mi passa accanto mi carezza i capelli con estrema dolcezza. Varrebbe la pena di passare lì settimane intere, mesi, solo per questi gesti. E' incredibile pensare che domani griderà fino a perdere la voce con la stessa grazia di adesso.

Fa freddo, ma basta una maglietta o poco più a coprirsi. E' più importante una sciarpa abbondante, potrebbe rivelarsi utile anche domani per vincere il gelo. Ma non del clima. Perchè l'inverno è dentro, fatto di sensazioni di sconforto che si depositano silenziose come la neve. Il disgelo non arriva, tutto il ghiaccio lo dobbiamo sciogliere noi.

Finalmente è totale silenzio. Mi volto verso le stanze illuminate solo da qualche raggio lunare che ospitano quelle che sembrano salme. O meglio mummie, apparentemente immobili ed avvolte fra le coperte ed i sacchi a pelo, che si sollevano ad intervalli regolari. Questo respiro è il nostro polmone, la nostra forza. Sono decine, centinaia di tasselli che domani si comporranno armoniosi per realizzare l'ultimo progetto.

Entro dalla porta socchiusa in cerca di calore o compagnia. Trovo quella di un fortissimo odore di vernice spray. Ci sono persone che dipingono sul pavimento un enorme velo bianco. Domani quei colori li vedranno in tutto il mondo, sospesi a 50 metri di altezza.

E magari domani qualcuno penserà a questi ragazzi che si muovono con gesti nervosi, chiaramente sintomo di mancanza di sonno, abuso di caffè ed adrenalina alle stelle. Magari invece questa gente spaventerà solo qualche ragazza venuta da migliaia di km di distanza che scoppierà in lacrime sentendosi perduta. Ma non si farà male, la abbracceremo tutti insieme, tranquillizzandola. Bisogna saper essere duri senza perdere la tenerezza.

Penso poi che tutto questo non ha senso. Posso accettare l'ingiustizia dell'eredità pesante di una società piena di errori. Posso esser pronto anche a calarmi nei panni stereotipati del giovane che sogna stoltamente di poter cambiare qualcosa.
La vera beffa è che qui lottiamo proprio per mantenere tutto com'è, nell'assurdo obiettivo che non peggiori drasticamente. Forse questo è ciò che mi fa chiedere se davvero valga la pena di perdere tempo, risorse e sonno perchè tutto possa restare immutato nei limiti evidenti che si trascina da decenni, con le frasi lì fuori di chi ci taccia di conservatorismo e volontà di preservare lo status quo.

Ma poi, è forse questa una lotta contro un nemico che neppure si accorge se proviamo a pungerlo e, se infastidito, può schiacciarci come fossimo piccoli insetti?

Non lo è, è tutta un'illusione. E probabilmente non servirà a nulla. Però mi fa stare bene pensare che se fossero tutti qui allora non oserebbero toccarci. Che sono in compagnia di un elite di persone che considerano naturale che sia la propria dignità a guidarle.

E domani da quella torre pendente lo grideremo a tutti, che non vogliamo niente e non siamo nessuno, ma abbiamo dentro di noi tutti i sogni del mondo.



25 novembre 2010

the times they are a-changin'


Come gather 'round people
Wherever you roam
And admit that the waters
Around you have grown
And accept it that soon
You'll be drenched to the bone.
If your time to you
Is worth savin'
Then you better start Swimmin'
Or you'll sink like a stone
For the times they are a-changin'

Come writers and critics
Who prophesise with your pen
And keep your eyes wide
The chance won't come again
And don't speak too soon
For the wheel's still in spin
And there's no tellin' who
That it's namin'.
For the loser now
Will be later to win
For the times they are a-changin'

Come senators, Congressmen
Please heed the call
Don't stand in the doorway
Don't block up the hall
For he that gets hurt
Will be he who has stalled
There's a battle outside
And it is ragin'.
It'll soon shake your windows
And rattle your walls
For the times they are a-changin

Come mothers and fathers
Throughout the land
And don't criticize
What you can't understand
Your sons and your daughters
Are beyond your command
Your old road is
Rapidly agin'.
Please get out of the new one
If you can't lend your hand
For the times they are a-changin'

The line it is drawn
The curse it is cast
The slow one now
Will later be fast
As the present now
Will later be past
The order is
Rapidly fadin'.
And the first one now
Will later be last
For the times they are a-changin'

19 novembre 2010

Loro sanno dov'è la felicità

Ho visto l’orrore nel volto di qualcuno. Al limite di ogni disillusione, di ogni sconfitta, di ogni paura c’è sempre l’orrore. Ho visto timore. Ho visto delusione. Ho visto cattiveria, rabbia, infamia, sconforto, malvagità, tristezza, dolore. L’orrore. Ogni essere umano che ho visto, nel suo volto scuro ed arrugginito celava orrore. L’orrore è il mix perfetto di ogni forma di male che si possa instaurare nell’animo umano. Qualcuno ha pianto. Qualcuno ride per non piangere. Ma qualcuno non sa neanche cosa sia l’orrore. Ebbene io amo quest’ultimi: io li invidio e potrei seriamente continuare ad invidiarli fino al secondo prima della mia morte. Chiamano questi personaggi bambini. Piccoletti di statura, cicciottelli, con un sorriso da deficienti, una testolina grande quanto un cuore, due mani e due piedi utili solo a costruire giocattoli e correre nei prati. Per strada non riuscirai ad incrociare un sorriso sincero, tra sguardi funesti e labbra raggrinzite. Tutti robot alla ricerca di qualcosa di ignoto, forse utopico, per soddisfare chissà cosa. Tutti attaccati ai soldi, delusi dall’amore, arrabbiati per l’amico, sconcertati dal lavoro, afflitti per il parente, estraniati dal mondo per una malinconia inspiegabile. E poi abbassi la testa e guardi quel piccolo nano che non sa neanche di cosa stiamo parlando. Lui è incantato da quel giocattolo buzzurro, oppure dal lecca-lecca multi - color, o da stronzate che l’essere umano non intende – troppo preso dall’orrore. Sembra che a noi piaccia quest’orrore. Non siamo bravi né vogliosi di cacciarlo via – per sempre. L’orrore è come un seme che diviene pianta fino a diventare albero e prendere il nostro posto. Il bambino non intravede l’orrore, non sa cosa sia e non vuole saperlo. Ride, scherza, gioca, mangia, beve come se la vita fosse tutta lì. Aldilà del suo piccolo grande mondo non c’è niente che possa appagarlo più del dovuto. Vive felice perché non ha bisogno di sapere come si fa. Solo da espressioni ed occhiate riesce a capire cosa vuoi dirgli. Se ne frega dei tuoi problemi, se ne frega degli altri che piangono o si prendono gioco di lui, se ne frega di chi lo invidia, se ne frega della povertà, della ricchezza, del denaro. Quante cavolate.

Con il tempo l’uomo diventa così cinico da far paura anche al buon Dio. La semplicità della vita viene stravolta da eventi inutili, che sembrano diventare inevitabili e disperatamente vitali. Anche ciò che può essere oggettivamente superfluo, per l’uomo diventa un problema. I veri padroni del mondo sono proprio i bambini. Tanti sono i guai sparsi per la terra, insiti in ogni persona, questione e circostanza. E noi ci affanniamo a risolvere tutto, con sudore e lavoro, convinti di poter cambiare qualche cosa. Ma saranno tutti cambiamenti utili quanto un gelato al Polo Nord. Ed appena non riusciamo a ricavare del buono da qualcosa, il nostro viso viene trafitto dall’orrore. Ricordiamoci il passato. Ricordiamoci quando eravamo anche noi piccoli folletti, senza alcuna preoccupazione dell’esistenza, consapevoli che per essere felici bisognava semplicemente vivere. Nessuno può cancellarci dalla mente quei magnifici ricordi e nessuno può impedirci di emularli, o almeno provare a farlo. Forse l’uomo realmente cerca ma non trova la felicità. Forse l’uomo non si rende conto che cercare la felicità non serve – perché può solo condurlo a trovare l’orrore. Qualsiasi cosa noi cercassimo sarebbe “un di più”, un optional, una banalità. Tutto ciò che noi vogliamo, l’abbiamo già. L’abbiamo sempre avuto. Finché da piccoli nani siamo diventati grandi coglioni. Così da ritrovarci ad avere solo l’orrore.

16 novembre 2010

Jessica

Correva veloce lungo strade nere d’asfalto nuovo, l'alfa. Superava agilmente le macchine in strada, come un serpente girava prima a destra, poi a sinistra per andare dritto. Un cielo lontano, grigio e vacuo, scalava la fitta coltre di palazzi, i vetri di grattacieli lontani riflettevano i pensieri di  un’intera generazione. Alberi spogli e cumuli di immondizia. Un ammasso di gente protestava per qualcosa, mentre un bus ribaltato iniziava ad ardere, i fumi si liberavano alti, una pira in onore del caos.
Cazzo chiedono, ora. Si domandava l’ispettore Garro, mentre con la fiamma del bus si accendeva una sigaretta. E’ la Banca, questa qui, ispettore. I prezzi dei mutui sono saliti, e questi qua non hanno i soldi per pagare. Gneo non aveva dubbi, leggeva il finanza, lui, sapeva tutto. Era un bastardo figlio di puttana, pensava Garro. Si fottessero loro e il mutuo, ipotecarsi una vita per un pelo di figa. Le vere puttane, Gneo, le troie vere sono quelle che tieni in casa, che per scopartele gli devi la vita. Capisci perché l’altra notte abbiamo lasciato libera Jessica? Ah, non per il servizio che le ha fatto? No, cazzo, sono un uomo di valori io, quello era un regalo, un omaggio al mio fascino.
Gneo avrebbe volentieri sputato in faccia all’ispettore, non fosse che quel lurido era un nipote del ministro. Allora cosa facciamo, ispettore, facciamo arrivare i cellulari? Certo, non ci sono altre soluzioni. Quante squadre? Ne bastano due; la prima in assetto antisommossa, pure lacrimogeni, seppur sia lavoro per i manganelli, la seconda di ballerine brasiliane, che non siano trans, però. A meno che non ti piaccia il cazzo. Non mi piace il cazzo. Ero sarcastico, pirla. Chiama questi fottuti rinforzi!

Due vetture correvano veloci lungo le strade, una fora lungo il tragitto, l’altra arriva in un viale di alberi spogli e cumuli d’immondizia. Una folla ha dato fuoco a un bus, sulla pira ardono due persone, sono Garro e Gneo. Son morti.
20 sbirri scendono dal furgone, hanno le maschere antigas e i manganelli ben saldi nel pugno, nell’altra mano stringono lo scudo. Lanciano i lacrimogeni, si riversano sulla folla. Colpiscono i primi con forza e rabbia, a un nero si spezza il collo, cade a terra morto. La folla dietro si scompone, c’è chi fugge e chi cerca vendetta. L’urlo di orrore si spande nell’aria. L’anarchia sa essere dolorosa. Un tizio ha una bottiglia di birra, qualcuno nota che dentro v’è imbevuto un fazzoletto. Una fiammella è l’ultimo segnale, il fuoco mangia tutto, protestanti e poliziotti, bruciano. Il calore corrode la loro pelle, nel crepitio della fiamma s’intravedono le interiora, si ferma il cuore, muore la gente, sotto il cielo grigio come i vetri dei grattacieli, sotto il cielo grigio come niente. Giunge infine l'altra vettura, ma il fuoco ha già ucciso tutti. 
Nel più alto piano della banca, c’è l’ufficio del direttore. Altre urla cancellano il suono della strage di sotto. Ah, entra di più, di più! Vai così, Cristo! Dio! Gesù santo! Aah. T’è piaciuto eh? E mo che ti dico il regalo che t’ho fatto, Jessica, sarai ancora più soddisfatta.

12 novembre 2010

Bioparco!

Diciamocelo, la barzelletta di Berlusconi con la bestemmia è un vero e proprio scandalo.

Decisamente migliore la versione col ciclista livornese al santuario di Montenero. Almeno quelle sugli ebrei ed i malati di cancro facevano ridere.

Ovvio, non sarò certo io a scandalizzarmi se il premier bestemmia in visita ufficiale. O se suggerisce ai malati terminali di fare le sabbiature per abituarsi a stare sottoterra. Questa è una preoccupazione che dovrebbe affliggere i malati ed i cattolici. Dove i cattolici sono in realtà un sottoinsieme dell'enorme insieme dei malati psichiatrici. Ma non è questo il punto.

Voglio dire, mi aspettavo che qualcuno si offendesse ed invece è arrivato monsignor Fisichella, che io preferivo nei panni di pilota di Formula1, a spiegarci che la bestemmia va interpretata prima di essere, eventualmente, condannata. Nel dettaglio, ha praticamente sostenuto che in determinati contesti e condizioni d'animo può essere considerata come priva di alcun significato.

In soldoni, se sei tanto incazzato o superficiale da bestemmiare, significa che la tua bestemmia è del tutto irrilevante.

Il comma 22 applicato al moccolo ed all'improperio. Tutti assolti.

Questo suppongo farà schizzare le adesioni al mio corso di bestemmia creativa di prossima apertura.

Sto scherzando. Non mi aspettavo veramente che i cattolici si sentissero offesi solo perché il loro rappresentante offende la loro ragion d'essere. A loro fotte solo del diritto alla vita, che casualmente è un insieme di norme complementari con quelle dei basilari diritti civili. Che il loro premier salga su un palco violentando una vergine mentre lancia insinuazioni sul tariffario della Madonna non importa. Anche perchè fra l'altro pare ormai certo che abbia abbassato i prezzi per abbattere la concorrenza di Arcore.

Allora, memore delle belle filastrocche che ci facevano imparare quando eravamo troppo piccoli per capire che stavano cercando di obnubilare le nostre menti, mi sono premurato di elencare il decalogo del buon cattolico per capire quanto effettivamente questi cari milioni di elettori tengano alle loro posizioni al momento di andare alle urne:

1. Non avrai altro Dio all'infuori di me.
Già qui non sono proprio sicuro che Berlusconi ne sia convinto. A sua parziale discolpa possiamo dire che forse è meno egocentrico di Mourinho.

2. Non nominare il nome di Dio invano.
Usalo quando si sta per votare.

3. Ricordati di santificare le feste.
Tutte le domeniche c'è il Milan.

4. Onore il padre e la madre.
E, soprattutto, il fratello.

5. Non uccidere.
Non voglio querele.

6. Non commettere adulterio.
Se proprio devi, non usare il preservativo.

(sopra, Ruby che canta nel coro degli angeli di Arcore)

7. Non rubare.
Ponzi ponzi popopò.

8. Non dire falsa testimonianza.
Meglio, fallo solo se hai qualche figlio sulla cui testa spergiurare. Altrimenti giura su Dio, che fa audience.

9. Non desiderare la donna d'altri.
Comprala.

(Berlusconi al mercato degli schiavi mentre elogia la competenza di una mulatta)

10. Non desiderare la roba d'altri.
Monopolizza. Non ci sarà altro proprietario al di fuori di te.

Sì, la logica dei cattolici mi ha sempre affascinato.

3 novembre 2010

Mestieranti

Mi hanno fatto notare la mia tendenza a fare inopportune battute sessiste e razziste, come se fosse responsabilità mia se le donne non sanno parcheggiare all'americana. Scherzi a parte, non ho colpa, giuro che mi passerà non appena mi sarò scopato una negra.

Va bene, ho detto una cosa brutta, ma sarà sempre meglio che andare con un finocchio.

Dai, ne dico solo un'altra e poi mi candido come premier.

La verità è che non è semplice fare il blogger. Essenzialmente perchè non ti paga nessuno, scrivi senza obiettivi (a meno che non si abbia intenzione di pubblicizzare i propri libri o spammare con virulenza su tutti gli altri blog che capitano a tiro per aumentare i visitatori, cosa che forse comincerò a fare se mai dovessi scrivere un libro) e non è un'attività che viene vista di buon occhio dalla società:

-Papà, ma io amo lui!
-E' uno sfaccendato! Alla tua età sarebbe anche ora di metter su una famiglia, trovati un blogger e sistemati.

Non è credibile.

Però ha il grande pregio di fornire uno stimolo, almeno per chi come me non lo considera un lavoro ma un registro da aggiornare a proprio piacimento senza preoccuparsi dell'opinione altrui ("vaffanculo" sottinteso).

Ci sono invece occupazioni davvero problematiche, che non ti stimolano ed anzi ti espongono a situazioni di pericolo: prendete un minatore, ad esempio. Ecco, un minatore passa l'esistenza al buio in una cava ad estrarre roba cancerogena col rischio enorme che non solo tutto possa crollargli addosso, ma anche di dover passare 2 mesi al buio con altri 30 minatori cileni. Che non solo non si lavano da due mesi, ma, giovani e forti, provano anche forti impulsi sessuali. Pensateci, due mesi, al buio. Ma, come se non bastasse, costantemente monitorati.

Certo, preferirei passare una nottata di fuoco con un minatore sudamericano sudaticcio appena estratto da una miniera di carbone dopo 2 mesi piuttosto che con Rosy Bindi. Consideratelo un altro punto a mio favore per la prossima candidatura.

Notizie che spuntano fuori come funghi proprio quando l'immagine della maggioranza appare ogni giorno più lesa distogliendo l'opinione pubblica dalle vere notizie. Come l'aggressione a Capezzone. Che peraltro è l'anagramma di cazzopene. Insomma, ne è venuto fuori che un'infermiera romena, dopo aver cercato di uccidere Belpietro, ha colpito Capezzone con un pugno violento. Ma magari faccio confusione. Tuttavia mi piace immaginare l'effetto di un pugno su Capezzone, su quel suo corpo viscido e tremolante, dev'essere un po' come affondare un cucchiaio nella marmellata.

Fra l'altro anche Capezzone ha dichiarato di essere bisessuale. Nonchè vergine. Intravedo una soluzione per Rosy Bindi. Beh, dal modo in cui cambia opinione ogni quarto di luna non c'è da stupirsi che sia una checca.

Che poi insomma, ad onor del vero si parlava di donne, non di Rosy Bindi. Anzi, di ragazzette, no? Purtroppo non ho cugine in Puglia, ma dovendo scegliere fra Sarah Scazzi ed il sopracitato minatore cileno, farei quello che fareste tutti voi. A patto che la biondina sia ragionevolmente non troppo saponificata.

Secondo voi per quanto tempo una ragazza morta può ancora essere fecondata? Per me poteva avere figli. Pensate quanti consensi avrei guadagnato fra l'elettorato cattolico.

Niente riuscirà a convincermi che se la ragazza uccisa fosse stata un cesso di proporzioni bibliche questa storia non avrebbe avuto tanta pubblicità. Pensateci, il prodotto era ottimo, biondina chiara col viso angelico e genitori che venderebbero un'altra figlia ai tuareg pur di tornare a godere di un ulteriore quarto d'ora televisivo.

Ma non facciamo gli schizzinosi, tutti vorremmo andare a parlare in televisione, soprattutto senza avere un cazzo da dire. A Sanremo vogliono cantare "Bella ciao". Emblematico di come i valori partigiani siano nella merda, visto che sarà messa in bocca a Morandi.

PS: nessuna minorenne è stata ingravidata o prezzolata per la stesura di questo post che ha da intendersi come puro prodotto di fantasia.

19 ottobre 2010

Mi piace sulla lavatrice accesa.

Se siete soliti utilizzare Facebook vi sarete accorti della moda di recente sostenuta da molte donzelle di scrivere nel proprio stato il posto dove sono solite mettere la borsa rientrando a casa, o almeno questo è ciò che sostiene un articolo del Corriere, a quanto pare con l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica in occasione del mese di prevenzione contro il cancro alla bitumata con scappellamento a destra.
Un articolo così interessante che già mi sono scordato di quale fosse l'obiettivo della campagna, avrete notato, e sono certo che molti di quelli che fra voi sanno di cosa parlo hanno saltato a piè pari la mia altrettanto noiosa introduzione (a ripensarci, non sono così sicuro che nell'articolo del Corriere non ci fossero supercazzole).

Non sono poi così convinto che queste manifestazioni pubbliche servano davvero a qualcosa; oltre naturalmente a crearmi fastidio sulla bacheca di Facebook e farmi passare per insensibile alla causa, come se scrivere che rientrando a casa adoro appoggiare la borsetta sulla tavoletta del cesso renda i fondi per la ricerca contro il cancro magicamente infiniti, per quanto tutto questo serva a farsi un'idea ulteriore sulla banalità delle proprie amicizie. E rendere pubblico che uso quotidianamente una borsetta tigrata che appoggio sulla tavoletta del cesso appena rientrato a casa. E dare una visione chiara dei miei problemi di metabolismo, oltre che di identità sessuale.

Insomma, mi sembra significativo che molte nostre donne trovino la voglia di aderire a sciocche manifestazioni solo apparentemente di parte (come se il problema della mancanza di fondi alla ricerca fosse limitato alle patologie femminili, ma potrei fare lo stesso discorso coi diritti della donna, ovviamente) lasciando correre sui ben più fastidiosi limiti loro imposti dalla visione prettamente utilitarista che larga parte della società, donne comprese, ha del corpo femminile. E, difatti, vedete, parlo di corpo e non di donna nella sua interezza, questo mi sembra già esemplificativo come esempio.

Soprattutto, mi fa ridere che si scelga come punto d'incontro della femminilità la borsa, come se quella fossa la caratteristica ontologica per eccellenza. E forse è davvero così.
Ma per mostrare la mia solidarietà all'universo femminile, che grazie al cielo è composto anche da donne che per loro disgrazia sono vittime non solo della stronzaggine e dell'indifferenza degli uomini, ma anche dell'idiozia delle donne stesse, voglio creare un'iniziativa analoga per noi uomini, in modo tale da svilire anche la nostra parte con orrende iniziative stereotipate. E cosa è caratteristica ontologica per eccellenza di tutti gli uomini, più ancora del calcio o della capacità di parcheggiare all'americana? Esatto, ci siete arrivati da soli.

Siete arguti.

Avevo pensato in un primo momento di invitare i miei 4 lettori abituali (compresa mia madre e mia sorella) a scrivere solo un numero che indicasse segretamente le dimensioni (eventualmente anelate) del proprio membro, ma converrete con me che questo avrebbe in breve tempo scatenato un'asta (letteralmente) al rialzo priva di qualsiasi credibilità.

Così, per sensibilizzare l'opinione pubblica all'annoso e mai risolto problema dell'astinenza maschile, causa abituale di nervosismi repressi, calli da masturbazione eccessiva e assassini di familiari, suggerisco di cambiare il proprio stato su Facebook con un "Mi piace + posto dove vorreste fare sesso violento proprio in questo istante".


Il che, oltre a fungere da valvola antistress e da richiamo per tutte le donne fra i vostri contatti, può servire a spiegare anche il titolo del post.

10 ottobre 2010

Una vita chiamata Amore

« Ehi, ehi, ehi non fare stronzate! Cosa ti prende? Calmati… Ok, adesso calmati. Non muoverti. Non muovere un cazzo di niente. Fermo. Posala… ti ho detto che non devi muoverti, cazzo!! POSALA! Posa quella cazzo di pistola! Santo Dio… Frank, cazzo, ma cosa ti prende? Ma cos’hai in quella testa di merda? Dimmi che stai scherzando, perché se non è uno scherzo io ti rompo il culo… »


« Mi dispiace amico. E’ inevitabile. Non resisto. Sai, quanto ti prende dentro… il cuore sembra scoppiarmi. Non ragiono, non conosco nessuno, ho mandato a fanculo - pensa - pure George! No cazzo io lo faccio… A te cosa cazzo ti frega? Senti levati dai coglioni… Non sai niente. Vaffanculo: io m’ammazzo. »


« Merda, merda, MERDA!! Senti ok parliamone… In fondo era una puttana! Una puttana del cazzo! Ricordi Jessica? Dopo una settimana già scopavi con Margaret… E vogliamo parlare di Linda? Hai passato più guai te che quel figlio di puttana di Michael... Ma ne sei sempre uscito! Oddio, quante bevute da Nick ci siamo fatti! E le corse in autostrada? Cazzo, più ti mollavano e le mollavi, più ti vedevo sorridente come quel coniglio del cazzo nella pubblicità! »


« Raymond, sei un amico. Lei era diversa dalle altre… Mi ha mollato così… Eravamo uguali! Vedevamo le partite dei Mets insieme… Era una tifosa pazzesca. Cazzo, più di me! Stessi gusti a tavola, a letto era una bomba… Non si lamentava, non mi rompeva le palle, stessa musica, stessi film, stesse passioni, stessa merda! Se n’è andata Ray, se n’è andata!! Io m’ammazzo, l’ho comprata ieri questa figlia di puttana… Guarda quant’è bella… Grigia, tonda, lunga, potente! In grado di levarmi per sempre questa sofferenza, io sono felice con questa. Ma la guardi? Un colpo alla testa e fanculo mondo crudele! Ho le palle per fare questo, hai visto? Ha detto che non avevo le palle! Io non ho le palle?!?!? Adesso vediamo se ho le palle o meno… Voglio proprio vedere se verrà al mio funerale. Io amo quella stronza. Quanto la amo. Merda!!!! Stammi bene Ray, salutameli. »


« Aspetta stronzo FERMATI! Ok vuoi ammazzarti… Ma sai sono d’accordo con te! Hai proprio ragione, eravate fatti l’uno per l’altra! Quanto tempo siete stati insieme? Cinque anni? Sei? Che bellezza che eravate! Fantastico, sono proprio d’accordo stronzo… Ma ora basta. Chiuso. Non devi ammazzarti. E’ semplice! Tu posi la pistola sul tavolo, io la butto nel cestino, e non parleremo più di questa brutta storia! Facile eh? Assurdo, è così semplice! Provaci! Sì! Posala quella pistola di merda… In fondo è solo una pistola, cosa risolvi? Vuoi morire? Nah, tu non vuoi morire! Ehi ho visto una sventola prima passare nel corridoio giù… Cazzo, io direi proprio di provarci! Non è niente male Frank! Non so se l’hai notata anche tu! Ahahaha assomiglia tanto a Felicia! Ok Frank? Adesso posala… Posa quella merda!! »


« Finiscila. Ormai ho deciso. Le ho scritto anche una lettera… la vuoi leggere? Stupenda. Scrivo tutto quello che sento. E’ davvero fantastica questa lettera. Incredibile. Leggila dai. Adesso basta, addio Ray. Smettila, non costringermi ad ammazzare prima te! »


« Vuoi ammazzarti? E va bene. Mi hai rotto le palle stronzo di merda. Dai cosa aspetti? Premi quel grilletto! Dai, premilo!! Là fuori ci sono alberi che oscillano a destra e sinistra come palazzi per un terremoto… scoiattoli che mangiano, sazi e gioiosi… bambini iperattivi - affacciati, guarda quanto sono belli… Frank tu stai per rinunciare alla cosa più bella che potessimo possedere. Tu non puoi né disperarti né rattristarti per aver perso per sempre una persona. Una persona è solo tale, non è paragonabile a cosa c’è in questo mondo. Ma non ami quel sole prepotente e giallo che illumina i nostri volti di merda? Ma non ami quel mare, immenso, direi infinito, sede di mille esseri viventi, navi e barche? Gli amici, guardali, ti vogliono bene Frank… Il mondo va avanti, la vita continua, anche senza chi si è impossessato del tuo cuore per cinque lunghi anni. Perché quei lunghi cinque anni li hai vissuti intensamente, sei stato l’uomo più felice della terra, ma prima o poi sarebbe comunque finita. Non puoi tirarti indietro. Fa male perdere qualcosa o qualcuno integrato nella tua anima. Fa ancora più male, però, perdere direttamente la tua anima. Frankie, amico caro… non dire e fare stronzate. Lì fuori ho visto uomini morire per la patria, ho visto donne morire stuprate e schiaffeggiate, ho visto bambini morire perché mancava pane e acqua, ho visto gente morire per sbaglio, involontariamente, in un giorno di sole, stracolmo di gioia e amore. Frankie… Frankie vivi la tua vita, vivila, assaporala, gustala, scatenati, fai quel che cazzo di pare! Ma non ammazzarti. Non chiudere la porta. C’è ancora tanto da fare. Non sei ancora pronto a morire. Frank… Frank posala. Posa quella pistola. »


« Raymond… ti ringrazio. Beh hai ragione, Ray… sì, hai ragione. Ok. »


« Bravo stronzo… mi hai fatto prendere uno spav… CAZZO NO FRANKIEEE!!!... »


Ma che cos’è l’amore? Da bambini ti insegnano che l’amore è la cosa più bella che ci sia. Ci viene quasi spontaneo amare una persona. Farne il nostro idolo. Oppure amare qualcosa. Farne la nostra ragione di vita. Le nostre maniere, le nostre passioni dipendono talmente tanto dall’amore che non sappiamo controllarci – né prima, né durante, né dopo. Ma si può vivere, allora, senza amore? Neanche. E’ tutto inutile, siamo costretti a scegliere se soffrire dopo aver amato oppure soffrire e basta. Non saprei cosa optare tra le due opzioni. E’ ingiusto. E’ davvero ingiusto. Sapete chi invidio? Invidio quel vecchio decrepito, fermo e statico, che non riesce a ricordare il suo secondo nome. Quel vecchio con una moglie da cinquant’anni. E lui per cinquant’anni ha vissuto accanto alla sua donna, l’ha amata, l’ha sempre amata. E moriranno insieme, soffriranno insieme, mano nella mano, proprio come quando promisero a Dio il loro amore. Ecco, io invidio quel pezzo di merda. Perché lui non ha mai sofferto. Ma è riuscito a vivere sino all’ultimo con chi poteva definirsi la sua vita. Dio benedica chi seguirà il suo esempio.

8 ottobre 2010

I say I want an evolution

Il problema del leggere i giornali è la legge che regola domanda e offerta, ovvero che se la gente chiede merda, allora questa viene loro fornita, anche perchè ha un costo di produzione piuttosto trascurabile. Per cui, in effetti, lo spazio dedicato alle notizie viene scelto in funzione delle esigenze e dei pruriti del pubblico.

Sì, sapete anche voi di cosa sto per parlare, è stata la notizia del giorno ieri e presumibilmente resterà sulla cresta dell'onda almeno fino al prossimo pagliaccio che si schianta col paracadute o fino a quando uno sguattero del potere non verrà assalito nell'androne di casa sua da Batman.

Insomma, Tiziano Ferro ha dichiarato di essere omosessuale.

Scusate, ma mi sono perso qualcosa negli ultimi dieci anni?

L'avevo sempre dato per scontato, ma non perchè l'avessi intuito, l'aveva già dichiarato, o me lo sono sognato? Mi sento come il personaggio di Orwell che ripensa al taglio della cioccolata, in barba alle chiacchere del regime. Cazzo, è da quando andavo alle medie che Tiziano Ferro è omosessuale, ma la cosa mi importerebbe solo se fosse resuscitato Freddy Mercury. In ogni caso, non mi sembra proprio una news, ecco, un po' come se venisse fuori che Balotelli è nero, che Moccia è dislessico e che Capezzone è stato picchiato da piccolo.

Notevole anche osservare come siano del tutto scomparse le tracce delle campagne di solidarietà a favore di Sakineh. Semplicemente perchè il giorno dopo che si scopre che una bambina è stata scannata e violentata non è più molto di moda schierarsi contro la pena di morte. Almeno fino a quando a suggerirlo non saranno i musi gialli o i negri o quegli inferiori degli islamici. Ma anche qui niente di nuovo.

La novità è la mia opinione, davvero, perchè non usarla anche noi la pena di morte? Voglio dire, c'è un sacco di traffico e problemi di parcheggio in giro, per non parlare della fila alle poste o alle casse dei supermercati. I benefici in fondo sono evidenti, e facciamo anche contenti tutti quelli che vogliono risparmiare sulle enormi spese sociali che comporta un carcerato, ma poi sono ben felici di pagare decine di guardie del corpo ad un senatore che invece in carcere ci dovrebbe stare davvero (anche se io, a questo punto, lo farei fuori più che volentieri).

Insomma, notavo le graziose intersezioni fra gli insiemi "cristiani cattolici apostolici decaffeinati" (cit.) e "ammazziamo lentamente questo pezzo di merda dopo avergli concesso la cittadinanza rumena e se non siete d'accordo con me spero che stuprino lo vostre sorelle così potrete essere d'accordo con me". Effettivamente potrebbe essere un grande gesto di amore, di comprensione e di perdono finire un mentecatto con evidenti problemi mentali a colpi di badile. D'accordo, facciamolo allora; ma le regole le stabilisco io.

Catone, in uno slancio di originalità incomprensibile ai giorni nostri disse che "i ladri delle cose private passano la vita in catene, quelli della cosa pubblica vivono nell'oro e nella porpora". Allora, supposto che un assassino o un borseggiatore mi recheranno danno personale solo nell'improbabile caso che colpiscano direttamente me fra 60 milioni di italiani, diciamo che creiamo un paio di campi di raccolta per tutti quelli che evadono tasse, esibiscono finti tagliandi degli handicappati, truffano le assicurazioni e fondano partiti. E, poichè 20 milioni di proiettili sono troppo onerosi, lasciamoli morire di fame.

Bene, questa era la prima scrematura. Poi voglio considerare un bene non procurato, per accidia o mancanza di responsabilità, come un danno a tutti gli effetti. Voglio dire, questo vale a tutti i livelli, basti pensare allo sport: se perdi significa che non vinci, a meno che tu non sia particolarmente onesto, nel qual caso puoi vincere anche perdendo per 15 anni. Allora via dalle palle tutti i non lavoratori, tutti quelli che non sanno leggere e scrivere, tutti quelli che non entrano a scuola per andare ad infrattarsi in qualche piazza lontana da occhi indiscreti. E quindi quelli che per ignoranza sostengono un governo che peggiora le condizioni economiche. Via, fuori tutti dalle palle.

Poi abbattiamo quelli che scoreggiano rumorosamente, quelli che non usano il deodorante ed infine tutti quelli col raffreddore, che sono una evidente minaccia sociale.

Mi piace, sì, la pena di morte come solving del problema "umanità".

4 ottobre 2010

La Genesi delle Saghe - Settembre

Classifica delle chiavi di ricerca notevoli del mese scorso:

10° "mi piace ma non sono abbastanza stronzo". Il problema atavico di generazioni e frutto di inevitabili insuccessi. Prova a lapidarla.

"come si fa a diventare un power ranger?". Non so ipotizzare perchè qualcuno dovrebbe mai essere spinto dal prurito di diventare un idiota in tuta colorata, se escludiamo quelli che cercano lavoro alla FIAT, naturalmente. Eppure c'è chi si pone questi interrogativi.

"schizzofrenia dio". Ipotesi affascinante, spiegherebbe molte cose. In effetti la faccenda dell'uno e trino lasciava spazio a qualche sospetto.

"ragazze che mangiano il calippo". Quantomeno un prurito più giustificabile. Ma mi piace pensare che qualche sito possa raccogliere materiale di questo genere, forse dovremmo creare una rubrica.

"onan solitario". Questa possiamo interpretarla come la naturale prosecuzione della ricerca precedente. Mi piace la velata malinconia che traspare dall'essenzialità dell'accoppiata: la masturbazione interpretata come modo elegantemente edonista di arrendersi al destino.

"frasi con necrofagia". Se sembrava improbabile una raccolta di immagini di donzelle atte a suggere nutrimento da un calippo, che dire di una raccolta di aforismi su quest'altra attività? In compenso conosco l'IP di Giuliano Ferrara.

"il cazzo di nonno". Secondo l'antica arte della comparazione, detta altrimenti "mal comune, mezzo gaudio", potrebbe essere la ricerca adatta ad un giovine impotente ipodotato. Oppure si tratta di puro dileggio.

"esistono macumbe per scoparsi una donna?". Ci ho provato anche io per mesi senza successo, se trovi qualcosa facci sapere!

"racconti di masturbazione di gruppo dei militari". Wow, mi lubrifico al solo pensiero. Sdoganata l'espressione "Quelle seghe dei nostri soldati all'estero difendono la nostra libertà". Anche quando non esplodono necessariamente.

"poesia blocco intestinale". Giuro che ne comporrò una. Le rime baciate avranno un sapore particolare. E le dedicherò a Gianni Morandi

25 settembre 2010

Mors Tua

Quello che mi dà veramente fastidio della morte è constatare quanto l'uomo sia poco avvezzo a considerarla come parte integrante della propria natura. Non so se sia per paura, ignoranza, tradizione religiosa (questo supposto che le tre non coincidano), ma credo che ci si soffermi sempre troppo poco a pensare alla fine nella sua essenza, e non come avvenimento parte di un disegno più grande, sia esso divino o meramente umano. Credo che se avessimo un rapporto più naturale con la morte, tenendo sempre presente che si tratta dell'unica certezza della vita, forse non correremmo il rischio di incappare in evidenti distorsioni.
Per esempio, cosa davvero ha creato tanto scalpore in merito alla condanna di Sakineh? Probabilmente il fatto che una nazione si arroghi il diritto di sottrarre la vita, che in definitiva è l'unica cosa che abbiamo, in funzione di leggi più o meno eque. Forse anche, all'occidente non piace pensare che possa essere uccisa una donna a pietrate, ma io non credo che il metodo faccia molta differenza: sarebbe assurdo protestare per modificare la proceduta dell'esecuzione. Certamente, la necessità di pulirci le coscienze immaginando che basti dichiararsi contrari ad un atto barbaro ogni due o tre mesi per considerarci a ragion veduta candidi di spirito.
Il problema è che la morte, appunto, assurge al ruolo di massima carnefice, interpreta il ruolo della cattiva per eccellenza. Forse per questo, nel momento in cui sopraggiunge, siamo pronti a schierarci dalla parte di chi viene da essa abbattuto, compatendolo e lavandone i torti e dimenticando gli atti compiuti in vita, che dovrebbero essere gli unici rilevanti nel giudizio dell'individuo.
Eppure, quando non sono ormai più in vita, fioriscono statisti, eroi, simboli. Qualche tempo fa avevo scritto, mi cito testualmente, che "la morte raccontata non ha una causa, ma soltanto un fine, sia esso mostrare la generosa solidarietà di un governo verso i suoi figli o piuttosto vituperare popoli, razze, etnie nel nome di esigenze politiche".
In sostanza, che Sakineh sia una barbara omicida piuttosto che una povera donna incastrata dal maschilismo dei fanatici iraniani, diventa del tutto irrilevante. Ed intendiamoci, non sarò certo io a sostenere che se fosse appurata la sua natura di omicida allora meriterebbe la condanna. Al contrario, mi rendo conto che non è questo il motivo di tanta risonanza, non può esserlo, non si può essere contrari alla pena di morte solo per i presunti innocenti, o per le donne.
Già, ma allora, se non si tratta delle modalità ed il punto non è la revisione del processo, allora perchè soffermarsi sul caso di Sakineh in maniera così reiterata e non, per esempio, sulla donna uccisa oggi negli Stati Uniti, peraltro dotata di un QI di 70 (cioè più basso di quello di Forrest Gump e di Gasparri. No, forse di Gasparri no)? O sulle altre 52 donne americane che attendono l'esecuzione?
Perchè stavolta il ruolo della signora con la falce lo vogliamo attribuire ad una nazione in particolare, trasferendo quindi la frustrazione verso questa morte così invalicabile su qualcosa di tangibile: uno stato, una cultura, un popolo. Credo che sia tanto odioso dover compatire un omicida quanto ammettere che il capo di uno degli stati più barbari del mondo, l'Iran, ha ragione nell'affermare che tutta questa mobilitazione non è nulla più che un complotto inscenato dall'occidente, USA in testa. E stiamo attenti, perchè il nostro cieco buonismo, anche se impiegato per una causa nobile, diventa semplicemente uno strumento per amplificare le differenze fra popoli. Perchè quello che emerge dalla storia di Sakineh non è l'assurdità della pena di morte, ma che questi arabi del cazzo conservano delle usanze da cultura inferiore. Raccontate la storia a 60 milioni di italiani e provate a immaginare quanto l'impressione di voler fare a meno degli immigrati, questa gente così rozza, si sedimenterà ulteriormente nelle menti di questo popolo. Rendendo di fatto legittimato un governo che agli immigrati va incontro sparando loro prima che possano mettere piede nel nostro paese.
Con tanti saluti alla pena di morte, maledetti negri.

17 settembre 2010

Diventare l'Inter

Se dopo un pareggio in casa con tre gol subiti da una squadra polacca l'allenatore della Juventus non trova di meglio da dire che "abbiamo fatto il massimo" bisogna ammettere che la trasformazione ormai è completa. Siamo diventati l'Inter.

Il mercato e la competenza

Il primo punto di convergenza non può che essere questo: le astuzie estive dell'Inter anni '90 hanno fatto la storia del calcio. Una squadra rinnovata ogni 2 anni con brocchi selezionati accuratamente dai peggiori campionati del globo, allenatori improvvisati degni dei migliori circhi ed una dirigenza che conferma tutti i peggiori sospetti della fisiognomica.



(l'espressione compiaciuta di Massimo Moratti alla notizia dell'acquisto di Vampeta)

L'Inter è la squadra che ha ceduto Pirlo, Seedorf e Cannavaro per Domoraud, un buon muratore, Helveg, un ottimo barzellettiere nello spogliatoio, e Carini, modello di Dolce&Gabbana, la stessa squadra che ha puntato per dieci anni su Recoba per vederne in tutto 3 o 4 partite giocate decentemente (nelle altre indossava il pigiama).

Adesso tocca a noi. Immagino già le discussioni in sede per la campagna acquisti:
-Hai visto quel giovane? Mi sembra promettente..
-Rinaudo? Non so, io preferirei Pepe, si vede che è un giovane di talento.
-Purtroppo entrambi sono troppo costosi.
-Vendiamo Diego allora, mi da fastidio questa sua fissazione di voler fare passaggi precisi.
-Davvero! Ma chi si crede di essere? Nemmeno avessimo bisogno di una soubrette.

Così siamo riusciti ad indebolirci risultando contemporaneamente la squadra che ha speso di più sul mercato. Questo mentre al Milan si facevano regalare Ibrahimovic, però di questo non parlo, ho deciso che lascio perdere la politica.

Le ambizioni

Prima dell'inizio del campionato la squadra può vincere tutto, non ci sono limiti, puntiamo allo scudetto, alla Champions, ah, non giochiamo la Champions? Vogliamo vincerla ugualmente, i nuovi sono bravi, i nuovi si sono già integrati, la squadra gira, vedrete, torneremo al successo.
Abbandonate le amichevoli estive contro il Mezzocorona, inizia il campionato e già alla prima giornata veniamo legnati senza discussione. La squadra è giovane, dateci tempo per amalgamarci, uno stop può capitare a tutti, i muscoli sono freddi, era venerdì 17.
Alla seconda giornata si perde ancora e ad Agosto ti trovi già a -5 dal Chievo. Non puntiamo allo scudetto, ci sono squadre più forti, siamo un buon gruppo, dobbiamo lavorare, è un brutto periodo e ci gira tutto male, Del Piero ha il ciclo.
Arriveremo a metà campionato che l'obiettivo, accolto con gioia, sarà non retrocedere. E quando il prossimo anno affronteremo il Pizzighettone ed il Grosseto saremo ancora felici ed ottimisti. Ci divertiamo a giocare, siamo simpatici, Lanzafame prepara degli ottimi panini con la porchetta e Del Neri è il migliore imitatore di Hitler che imita Charlot. Sarà un grande anno, daremo spettacolo ovunque.

Lo zimbello

Esatto daremo spettacolo ovunque. Una sorte di tournée di cabarettisti, per la precisione. Tutte le squadre adesso sanno che possono esaltarsi contro di noi, e ci segnano davvero tutti: attaccanti rinati, difensori occasionali, guardalinee intraprendenti. La difesa è un colabrodo e giocare contro la Juve è diventato ormai sinonimo di divertimento garantito.
Persino fra tifosi gli sfottò del lunedì vanno scemando, perchè è stancante prendere in giro sempre gli stessi, che già ci pensano da soli a farsi ridere dietro da tutta Italia, con quelle loro magliette nerazzur.. ops, bianconere!

13 settembre 2010

Cinquant'anni

Columbia (SC), 07/01/1999


Mi chiamo Robert Life, nato nei pressi di Fulton St., Columbia nel South Carolina, l’8 Gennaio 1949. Mio padre morì quando avevo sei anni, fu colpito involontariamente da un proiettile vagante durante una sparatoria. Faceva il macellaio. Mia madre non faceva un cazzo oltre a ciò che fanno tutte le madri. Da bambino mi piaceva…

Oh, al diavolo. Sono Robert Life e scrivo questa lettera come ultimo atto di un qualche cosa di meraviglioso. A dir poco. Sono passati cinquant’anni e guardandomi alle spalle, oggi, noto qualcosa che è sempre sfuggito alla mia mente, al mio cuore. Qualcosa che solo gli uomini i quali si trovano attualmente nella mia stessa situazione, possono notare. Proprio ora che dinanzi a me scorgo il buio, la luce entra di prepotenza nella mia testa. E ricordo tutto. Ricordo il mio primo regalo di Natale, uno dei primi, una chitarra. Non potrò mai dimenticare la mia felicità e le mie lacrime ed il sorriso di mio padre. Ricordo il primo giorno di scuola, tra pianti e urla, mi mancava il mio papà, quasi come se già sapessi che dopo quel giorno non l’avrei più rivisto. Ho vissuto nella merda e con astuzia sono sopravvissuto fino ad oggi. Ho sempre guardato le mie tasche, ragguagliato mia madre, difeso il mio fratellino e mangiato quello che c’era. E ricordo quando attraversavo quei bui e stretti vicoli, osservato anche dal cane randagio. E piansi, piansi per la scomparsa di colui che per sei anni mi ha amato, difeso, addestrato. Ma nel South Carolina non c’è tempo per piangere. Nella mia vita non c’era tempo per piangere.

Non scordo il mio primo lavoro. Ero un fottuto lustrascarpe come quei negri figli di puttana. Ero il miglior lustrascarpe del Sud. Lustravo signori, ricchi, mafiosi. Era un lavoro di merda, ma mia madre era lì, povera ed indifesa, con due figli da sfamare anche con un dollaro a settimana. Li ricordo tutti quegli stronzi: Vincent Langella, Sonny Cady, Johnny “la roccia” Corrado, Michael Winnfield. E qualcuno si scopava pure mia madre. Ma io non ho mai aperto bocca. Non era mio compito farlo. E ricordo Kathleen, la mia prima ragazza. I miei primi baci, le mie prime scopate, le gelosie, le liti, l’amore. A vent’anni era già passata un’eternità. Ma avevo già fatto tutto, tutto per la prima volta. Ricordo tutto lo sporco ed il sudore per vivere, vivere bene. Gelataio, assistente barbiere, scaricatore di merci al porto, cameriere, commesso, salumiere, macellaio, prestigiatore, falegname, operaio, meccanico, cuoco. In tasca mi restava quel tanto che bastava per le sigarette. Ricordo tutte le birre scolate con Joe, Martin, Red, Jerry, il football, il basket, Jim Rice, Elvis, gli anni ’70. Ricordo tutte le mie donne, e mia moglie, Rita, ed i miei figli, Tom e Lisa, ed i viaggi a Los Angeles, Chicago, Dallas, Rio, Roma, Berlino, Londra.

Si riaccendono i fari su di me e sento urla provenire da fuori. Gridano anche il mio nome. Ma intanto non posso fare a meno di pensare. Tutta la mia vita, adesso, sembra scorrermi nelle vene, accecandomi gli occhi. È strano il modo in cui un uomo come me si ritrovi così, ora, tra inferno e paradiso senza via di scampo, con un passato tanto vicino quanto la puzza del proprio sedere. Io non ho rimpianti, non ne ho mai avuti. E neanche rimorsi, mi sento di aver fatto tutto ciò che potevo fare, senza esagerare, senza rinunciare a quello che volevo. Ho giocato, ho vinto e perso; ho rischiato, ho inghiottito e vomitato. Ho riso, ho pianto, diavolo quanto ho pianto.

Ricordo quando fui ferito: 19 Agosto 1991, non lo dimenticherò mai. Le circostanze furono simili a quelle tragiche di mio padre. Sparatoria, S. Gregg Street, come si suol dire in questi casi mi trovavo nel posto sbagliato al momento sbagliato. Sembrava una maledizione. Rita era al corrente di ciò che successe a papà, i miei figli sapevano qualcosa, io vedevo la morte cogliermi impreparato. Il proiettile sfiorò il cuore, mio padre fu colpito alla testa. Le conseguenze di questa stronzata furono solo un po’ di compassione da parte di chi, sembrava, non mi conoscesse più ed un’eterna cicatrice. In questi lunghi e sporchi anni sono riuscito a farmi conoscere, a dettar legge – quando potevo – a divertirmi, soprattutto. La vita non è una gara e non può essere interpretata con una filosofia. Necessita solo di essere vissuta. Amare ogni singola cosa che ci è accanto e scoprire che ci si può sempre sorprendere. Anche a cinquant’anni.

Ricordo dieci minuti fa, quando né io né voi sapevamo di questa lettera. Per voi adesso, beh, sembra non essere cambiato nulla. Sentivo di scrivere queste parole, cercando di ricordare e capire se la mia vita ha avuto un senso. Ma credo che ogni piccola vita di ogni fottuto essere umano, abbia un senso. Qualsiasi cosa potessimo fare, qualsiasi sbaglio potessimo commettere sarà nostro, ci entrerà anche nel nostro più misero capillare e ci renderà quello che siamo, ad un secondo dalla morte. Non preoccupatevi, amici miei, di me. E neanche dell’invidia, della gelosia o della cattiveria! Consumereste vita come un vecchio incallito fumatore, per poi morire bruciacchiati e senza respiro.

Tra cinque minuti verrò attraversato da duemila volt. Lì fuori è tutto pronto. Il pubblico attende, la sedia aspetta solo di sfogarsi contro di me. Sono pronte le catene, e la spugna. I secondini raccolgono cella per cella ogni animale, volgarmente, sputati e sbeffeggiati, perché forse per loro “animali” non è il termine giusto. Dopo Jack Weinstein, sarà il turno di Robert Life. Sento le urla. Sento l’approssimarsi progressivo di una morte troppo veloce e sofferente. Respiro con affanno, voglio una sigaretta. Le preoccupazioni, adesso, mi attanagliano. Ho paura. Quella notte mi trovai di fronte ad una carneficina. Non avevo mai visto così tante sagome immobili, con gli occhi trafitti dall’orrore, ancora impressionati da quell’immensa malvagità nei loro confronti. Il sangue sembrava non finire più, chiazze rossastre ovunque. Ed io ero lì, da solo, con una pistola a terra senza impronte. Potevano essere cinque, dieci, venti morti. Non ricordo. Mi voltai e vidi ambulanze, FBI, forse l’esercito. Capii che per la seconda volta nella mia vita mi trovavo nel posto sbagliato al momento sbagliato. Voci di strada mi hanno sempre insegnato che la fortuna non bussa mai due volte. Ebbi la conferma della mia fine quando un sopravvissuto senza braccia, magro, quarant’enne scapolo e medico, John O’Brian, un irlandese del cazzo, scorta la mia faccia mi accusò. Non ho mai capito perché l’abbia fatto. Forse neanche lui. O forse era convinto di aver pescato la persona giusta. Ogni uomo ad un certo punto del suo cammino si rende conto di quando sia veramente finita. Chi prima, chi dopo. Il mio percorso è stato talmente pieno che sento ancora parecchio vuoto da colmare. Non sono ancora pronto a morire. Ma il mio momento è arrivato. Weinstein ha tirato le cuoia. Ascolterò in prima persona la sadica sinfonia dell’uomo morto che cammina. Mi mancava quest’esperienza. Dicono che sulla sedia inizialmente si provi piacere. Un piacere irresistibile, prima del tramonto. Senza rendermene conto diverrò un pezzo di carne bruciato lungo un metro e ottanta, lontano da una moglie e due figli e dal mondo, dopo cinquant’anni. Soltanto cinquant’anni.


Sento i passi del secondino avvicinarsi meticolosamente. Ancora dieci secondi per ricordare tutto. Ancora dieci secondi per un’ultima lacrima.


Claudio Morgese