29 dicembre 2009

Stupidi romantici

Ferrovia. Piazza Garibaldi. Cinesi, marocchini e puttane. Potrebbe anche piacermi. Vedere 'sta piazza farebbe bene a molti. Lascia intendere quanto faccia schifo il sistema. In piazza c'è pure una centrale di polizia. Di fianco un mercato di falsi. Il più grande mercato di falsi. L'unico. I neri vendono scarpette Nike, Prada, D&G, Adidas, Louis Vitton a 40 euro. Jeans a 30, magliette a 10, Rolex a 5. Inculano le multinazionali. Però i neri sono solo spacciatori, quelli che vengono arrestati. Dietro c'è qualcun altro, e inculare le multinazionali diventa un pro troppo piccolo. E lo sanno tutti. Ma fa comodo, pure a me fa comodo. Io 300 euro per una Prada non li spendo. E lo so, che è un pro troppo piccolo. Ma cazzo, di fianco c'è una centrale. E tutti i giorni si continua a vendere. Con una centrale.
E' il centro di Napoli: pochi chilometri dal porto, la stazione ferroviaria, un quarto d'ora dall'aeroporto. Il peggio del peggio non è in periferia. Là si dorme e si fugge, o si diventa bestie. Il peggio è dove sgorga il nettare della vita, già sporcato dalla corruzione. Tumori nelle api, e terre rigogliose di nulla restano mute.
E' bello vedere come si sviluppano le cose. Un uomo chiede la carità, due giovani si avvicinano e gli sputano nel bicchiere. Impreca, il vecchio. Ridono, i figli di puttana. Due donne stanno là. I marciapiedi son più vecchi, ma loro ne hanno viste di più. Dentro qualche container, forse son venute così. Il rosso di Mao sostituito dal rosso del sangue. Dal rosso degli aborti. Una Mercedes accosta, ne porta una via. Verrà a piovere, spero per l'altra. O forse le piace. C'andrei vicino, se non fossi un codardo, c'andrei vicino e le direi: " Ti piace scopare con 'sti malati borghesi?". E poi la salverei. Che stronzate che penso, io che salvo qualcuno. La verità è che verrebbe chissà quale altro cinese. Un Bruce Lee qualsiasi e neanche più mia madre mi riconoscerebbe. Che schifo di posto che è questo.
Ci sono pure i comuni, qui in ferrovia. Passano distratti, osservano nascosti, comprano spavaldi, aspettano paurosi, lavorano imbrogli.
Da Napoli nessuno se ne va, nessuno torna. Ci vogliono le pinze per staccarsi dal petto di mammà. Eterni Lucarielli, questo siamo. In ferrovia entrano solo certe persone. Persone che hanno i motivi forti. Entrano i lavoratori, che si fanno 200 chilometri a mattina per i figli che volevano, ancora troppo presto. Quando sono finiti i lavoratori, il sole più alto, entra la gente che mi piace: chi s'è staccato per piacere, per inseguire qualcosa che non è materia. In treno ci sono amori che viaggiano e fremono ore e ore per rivedere il sorriso di una donna. In treno ci sono chitarre che siedono e pensano per trovare la nota, perché il loro genio non muoia in un solo scantinato, in una sola città. In treno ci sono stracci che borbottano e tossiscono perché dei soldi non sanno più che farsene, e rubano alla morte ancora un po' di mondo. E poi ci siamo noi, stupidi romantici, che per bere succo di ricordo ci svegliamo alle 6 di mattina.

L'insostenibile leggerezza dell'essere provole

Per proseguire, mi sembra corretto soffermarmi su un altro aspetto del ragazzo sfigato medio, ossia l’incredibile incapacità di riuscire a rimorchiare non le ragazze conosciute, ma quelle non ancora conosciute. Si approccia sempre via chat, ovviamente. Delle altre tipologie di provolamento me ne occuperò se avrò tempo e/o voglia in un prossimo futuro (leggete “mai”).


La chiacchierona

Solitamente questa è una categoria che si addice ad una fascia di età piuttosto bassa (14-16 anni) e si distingue per una notevole velocità di risposta e apparente disponibilità surrogata però da una totale assenza di argomenti, risposte secche, domande pressoché inesistenti, punteggiatura nulla.

Carming Man: ciao
Lei: ciao
CM: come va?
Lei: bene
CM: quanti anni hai?
Lei: non si chiede
CM: ho capito, non ti va di parlare… scusa il disturbo
Lei: voglio parlare con te, mi piaci (cambiando la sua frase personale in: voglio parlare)
CM: allora se provo ad indovinare quanti anni hai tu mi dici sì o no, ok?
Lei: ok
CM: 17?
Lei: no
CM: 16?
Lei: no
CM: di più o di meno? non sono meno di 14 vero? (preoccupato dalla possibilità di un natale dietro le sbarre)
Lei: non lo so
CM: …
Lei: …
CM: che stai facendo?
Lei: niente

Charming si volta sconsolato verso l’amico Hugo, che nel frattempo si sta scaccolando con il plettro della sua chitarra elettrica, e poi si lamenta che li perde facilmente, provate a farlo starnutire, chiedendogli consiglio. Ed arriva una sentenza sbrigativa: "ma prendila un po’ per il culo, dai, avrà 12 anni!" (ma una volta non era così, Hugo, l’ho visto persino piangere, giuro! Ma non ditelo in giro, potrebbe denunciarmi)

CM: io sto andando a caccia di cinghiali
Lei: bello
CM: non per i cinghiali, l’altra volta ne ho sgozzati 12. Uno mi aveva pure chiesto l’amicizia su facebook.
Lei: come scusa?
CM: sì, perché era prematurato leggermente a destra, non so se hai presente..c ome se fosse antani..
Lei: ah ok
CM: tu pure sbriruleggi a sinistra?
Lei: a volte
CM: io solo a giovedì alterni
Lei: capito
CM: che begli occhi *_*
Lei: grazie
CM: mi piacciono i tuoi occhi *_*
Lei: grazie
CM: sono belli i tuoi occhi *_*
Lei: già detto
CM: scusa devo andare, ho la cruccia in doppia fila
Lei: ciao


La spaesata

Questa categoria racchiude invece solitamente un target piuttosto vario di ragazze (17-25) che scocciata dal dovere continuamente rispondere a maschi in cerca di pelo, decide alla fine di liquidare il malcapitato, il quale però non si arrende facilmente, mettendo a repentaglio l’intero sistema nervoso della fanciulla

CM: ciao!
6 ore di nulla
CM: si, hai ragione, lo so che "ciao" è un messaggio che scrivono tutti però non posso contattarti la prima volta con un "al fuoco" oppure "buon compleanno". Ti dico "ciao", ma magari sono un tipo interessante lo stesso, no?
Lei: ciaooooo
CM: buon compleanno!!!
Lei: nn è il mio compleanno
CM: vale per tutti i tuoi compleanni che ho saltato, una 20ina giusto?
Lei: sì ma chi sei? Ci conosciamo?
CM: non ancora, infatti mi presento. Piacere, sono Charming, un povero blogger che morirà misero e pazzo sotto un ponte qualsiasi di una statale qualsiasi
Lei: quindi non ti conosco..
CM: parli solo con la gente che conosci?
Lei: no, però siccome mi hai detto “buon compleanno” credevo mi conoscessi..
CM: era per scriverti qualcosa, o preferivi “al fuoco”?
Lei: però non ti conosco
CM: vediamoci domani e mi conoscerai!

Lei si è disconnessa (per sempre)


L’infastidita

Scrive che vuole parlare, innamorarsi, viaggiare, volare con la fantasia. Ma quando la contatti le porte (e le cosce, soprattutto) restano chiuse.

CM: ciao! Piacere charming!
Lei: non mi seccare, scocciatore.
CM: che accoglienza! Hai il ciclo?
Lei: si dice “hai le tue cose?”, ignorante.
CM: ognuno ha le proprio cose, in effetti. Ma non mi piace questa mania politically correct per dare un nome alle cose, è roba da filosofi da quattro soldi.
Lei: faccio filosofia
CM: e siete tutte così acide lì? Tromba di più!
Lei: non essere volgare con me, porco ***
CM: amen


La baitta

Rientri in questa categoria, dal nome intraducibile tipicamente messinese, se hai meno di 17 anni, vai ad uno dei licei classici della città e tuo padre senza fare nulla di utile prende dai 20mila euro in su. Snob si nasce, baitti si diventa.

CM: ciao!
Lei: ciao! Che macchina hai?
CM: l’slk 320 della mercedes, è un regalino del papi..
Lei: in che università vai?
CM: giurisprudenza, sarò un grande notaio..come il mio papi
Lei: quante case hai?
CM: 7, se escludiamo l’attico a new york e la palafitta in Indonesia che ancora devono terminare.
Lei: sei l’uomo della mia vita, lo vuoi il mio numero?
CM: ...
Lei: ti amo!


La parsimoniosa

Se si è in presenza di questo esemplare di ragazza vi sono due sintomi inconfondibili: 1) leggendo le risposte vi sembrerà di essere ad una puntata de “la ruota della fortuna” e vi chiederete: ma perché diavolo non comprano una cazzo vocale? 2) per capire dovreste utilizzare il traduttore di google in versione antico runico-italiano

CM: ciao! Ti va se parliamo un po’?
Lei: k6 n vgl prlr cn te
CM: eh?
Lei: m h cpt bnssmo
CM: sei simpatica!
Lei: fncl
CM: come un riccio nelle mutande..


E poi ci sono anche le ragazze che ci stanno. Quelle di Hugo, ad esempio.

Hugo88: ciao, rispondi in fretta che non ho tempo da perdere!
Lei: ciao bello! Me lo daresti il numero?
Hugo88: 34*******0
Lei: ci vediamo in centro per le 8?
Hugo88: forse ho da fare, mi vedo con quella che ho contattato prima di te. Facciamo domani?
Lei: va bene, fatti sentire eh

Ce ne sono poi altre che sono di larghe vedute e disposte al dialogo; ma presumibilmente sono tua sorella e la tua ex, ma solo se ne sei ancora innamorato. Ed ovviamente, non dialogano con te.

(Ps: per qualunque ragazza volesse il numero di Hugo mi mandi un pm privato e vedrò di farle avere il numero. Il mio numero si intende.
PPS: sì Hugo, ti sto usando per rimorchiare.)

L'insostenibile leggerezza dell'essere pirla

C'era una volta, e forse c'è ancora, un momento nella vita di ogni ragazzo prima del quale riuscire ad interagire con l'altro sesso, ed intendo a livello elementare, per poi magari soffermarsi su aspetti più edonistici, risulta praticamente impossibile. Non ci sono motivi particolari, come una bruttezza ancestrale accompagnata da pessimismo leopardiano, oppure leggende su quel brutto scolo che proprio non accenna a sparire ed anzi sembra annunciare gaiamente il prossimo incombere della sifilide; si tratta di uno stadio di oggettiva incapacità e mancanza di fascino nelle pubbliche relazioni, condizione che presenta il vantaggio di poter essere facilmente curata quando la prima ragazzetta, impietosita, vi spiegherà senza bisogno di parlare i rudimenti dell'arte della conquista, ovvero la fiducia in sè stessi. Fiducia che si premurerà di far scorrere dentro di voi soffiandola direttamente nelle vostre cavità, ma mi rendo conto che una frase del genere funziona bene solo in inglese, diciamo quindi che una fanciulla che si intrattiene con la sala giochi può essere considerata un buon innesto di autostima. Anche se ha 12 anni di meno, si intenda, ma lei è donna e non ha bisogno di imparare nulla.
Insomma, un buon modo per capire quanto il destino possa essere benigno consiste nell'accedere sulla chat di Facebook o su messenger, contattare tutte le ragazze della propria lista, che poi è tutta gente conosciuta, in teoria, quindi amiche che potrebbero persino essere felici di salutarvi, ed osservare le reazioni. A seconda della gentilezza ognuna:
a) disconnetterà all'istante, dopo aver emesso davanti al proprio pc un grugnito di fastidio.
b) risponderà "Scusa devo andare" e disconnetterà. Forse ricomparirà dopo 6 mesi, possibilmente scrivendo da una nuova nazione.
c) scriverà "Non mi scocciare, abominio"
d) scriverà "Cazzo, di nuovo! Ma sei de coccio!"
e) bestemmia in bacheca
f) vi denuncia

C'è poi una casistica di gente che risponde abbastanza prontamente, e si tratta solitamente di:
i) ragazze di rara bruttezza che per la disperazione pregano ogni sera di poter arrivare a contrarre lo scolo.
ii) ragazze molto carine, ma in quel caso la risposta sarà "Che piacere sentirti, sai che sono fidanzata da 6 mesi con un lottatore di wrestling a 3 ante? E' molto geloso ed odia i blogger"
iii) sorelle, cugine,
iv) maschi con il nome che termina in A contattati per sbaglio (Andrea, Luca e Nicola sono perfetti per questo)

Ignorare su internet è molto più semplice che dal vivo, anche se infastidire via chat presenta il notevole effetto di elevare al quadrato la faccia di bronzo, che come si è detto risulta fondamentale per raggiungere qualsiasi obbiettivo.
La cosa positiva di tutto questo è che si evitano le onnipresenti fastidiose risatine delle amiche, almeno quelle a viso aperto, fra di loro rideranno allegramente, non dubitate.

27 dicembre 2009

Nonno Archirio in: "Live from casa sua"

Cari fan di Nonno Archirio dovete ringraziare la mia meravigliosa ragazza (che per Natale mi ha regalato una videocamera) se in futuro potrete godere di perle come questa.

video

25 dicembre 2009

What if God was one of us?

Non vi è mai capitato di pensare a come potrebbe essere la fine della vostra vita? Ok, dai, sono permessi gesti apotropaici come toccarsi i gingilli di famiglia, fare le corna, eventualmente non solo con le mani, toccare ferro (non scappate tutti in bagno con pc al seguito cercando il porno tra i preferiti) e via discorrendo..

Però ecco, passando al-di-là di questo, come potrebbe essere il mio incontro con il mio vecchio amico Dio?

San Pietro: signor Charming Man attenda in sala d’attesa, prego. Al momento l’Altissimo è impegnato con Silvio, rimasto ucciso dopo essere stato vittima di un attentato..
Charming Man: Ah davvero? E cosa è accaduto?
SP: è stato colpito da un temperino..
Charming: davvero? ed è morto per questo?
SP: no, però abbiamo pensato che era ora di farlo tornare dal Padre, era da troppo in missione..
Charming: ..capisco..

30 minuti di attesa

SP: si accomodi signor charming (sghignazzando)

Charming si avvia lentamente al suo incontro con Dio, è la sua prima volta, è emozionato: vuole fare bella figura!

Dio: (da dietro una scrivania, scartabellando nervosamente dei documenti impolverati) Entri entri, si segga..
Charming: Buon compleanno!
Dio: ma che sta blaterando?
Charming: ieri era natale.. non è il suo il compleanno?
Dio: (con aria sospetta) sta per caso cercando di rimorchiarmi?
Charming: ma no! Volevo essere cortese..
Dio: ad ogni modo, il compleanno lo fa mio figlio.
Charming: Silvio?
Dio: …
Charming: mi scusi; e lei quando lo fa?
Dio: io non lo faccio, ci sono da sempre!
Charming: ah, bello! E i regali quando li riceve?
Dio: …
Charming: …

10 secondi di silenzio

Charming: bell’ufficio comunque! non credevo avesse tanto gusto! (proseguendo nella mente tra sè e sè: "dopo che negli ultimi 5 anni si è dimostrato interista, stronz…")
Dio: (con gli occhi bassi a scrutare i suoi fascicoli) guardi che la sento. Si ricorda che sono onnisciente? Anche i pensieri non sono un mistero per me..
Charming: Ah, ma io niente stavo pensando così, niente in particolare! (sempre tra sè e sè: "ma che cazzo! Solo questo ci mancava!")
Dio: ah, regazzì! mi prendi per il culo? c’è poco da ridere, sai? La tua non è una bella situazione.
Charming: (con viso angelico) no? Sono un uomo buono, io..
Dio: hai intenzione di continuare a lungo? qui vedo 287658 offese ad una delle mie tre persone e 12983756354 parolacce: ti sembra che possa non mandarti all’inferno? Mettiti un po’ nei miei panni…
Charming: direi che l’ho sempre desiderato, potremmo fare a cambio.. le va?
Dio: poco spirito Charming, ti conosco da quando eri un piccolo spermatozoo che vagava indifeso tra le tube di tua mamma, ti ho indicato io la strada sai? Portiamo rispetto..
Charming: mi scusi, ma avrò fatto anche delle azioni buone, io, o no?
Dio: sì, ma non contano, qui il gioco è a perdere punti; sono tutte bilanciate dalle 78083 seghe e/o eiaculazioni avvenute fuori dal matrimonio che ha avuto durante la sua vita: alla prossima manifestazione di sarcasmo le timbro il cartellino e va a fare compagnia al suo amico Hugo88. Spero si sia portato dei vestiti leggeri, fa caldo lì sotto.. (con un sorriso poco promettente indica una botola aperta e dalla quale sgorgano fiamme intense)
Charming: Hugo è finito lì? Ma come? non è ancora vivo?
Dio: per poco, se continua così; ma il suo posto è lì non può salvarsi. (altra risata)
Charming: (speranzoso, cercando di prendere la palla al balzo) ecco vede, è stato lui a convertirmi indicandomi la strada sbagliata; io non c’entro niente!
Dio: …
Charming: le dico che è così..si ricorda? Andavo sempre a messa, mai un dubbio; e poi incontrai hugo.. fu la fine (mostrando degli occhi pietosi)
Dio: non ci provare con me…

Una decina di secondi di silenzio..

Charming: ma non possiamo fare niente? Magari un paio di millenni in purgatorio e siamo pari e felici?
Dio: fammi pensare. (alzandosi dalla sedia ed andando a posare un braccio attorno al collo di charming) Ho una proposta da farti.
Charming: mi dica!
Dio: ecco, sai che mi stai molto simpatico, vero?
Charming: a dire il vero no, ha provato in tutti i modi a rovinarmi la vita, che cazzo di simpatia è questa? Non mi faccia i discorsi da ex-ragazza di turno eh..
Dio: suvvia, dettagli. Come dicevo, mi sei molto simpatico e pensavo..
Charming: (cambiando espressione) che pensava?
Dio: ecco..
Charming: Sì? ("non ci vuole provare con me, vero?")
Dio: farò finta di non aver sentito. Beh, potresti tornare giù e rivivere la vita che hai vissuto, piena di fallimenti amorosi sempre nuovi; sai, il pomeriggio è così noioso senza di te che agonizzi pietoso; che dici, ti andrebbe bene? (con gli occhi dolci e ricchi di speranza)
Charming: (guardando i documenti che prima l’Altissimo aveva tra le mani) e di questi cosa ne facciamo?
Dio: si strappano, sono onnipotente, ricordi? (facendo l’occhiolino) che ne dici quindi?
Charming: Dovrei tornare là sotto a soffrire facendo il giullare per Lei?
Dio: se la vuoi mettere così..
Charming: saprebbe dirmi dove è il bagno?
Dio: (voltandosi ad indicare) laggiù, in fondo a destra.. fà pure..

Charming, prendendo la rincorsa, si lancia senza alcuna esitazione tra le fiamme giù per la botola.

24 dicembre 2009

Quando ti lascia una donna - 2

Strano caso del destino ma alla fine mi ritrovo sempre qui, volente o nolente, a sparare cazzate, magari belle per carità, ma pur sempre cazzate, sul nostro amato (?) gentil (?) sesso (qui niente punto interrogativo, marpioni). Tra le immense variabili da considerare ce n'è una, ovvero l’essere cornuti di professione, talmente esilaranti quando accade un evento drammatico del genere da indurre il Giustissimo (?) ad utilizzarti come diversivo per allietare i pomeriggi barbosi del Paradiso, che ti fa esclamare: ma perché proprio a me?

Ore 15:00 in paradiso di un pomeriggio qualunque di un giorno qualunque di un mese qualunque di un anno qualunque di un secolo qualunque ecc ecc

Dio: San Pietro, potresti accendermi la tv?
SP: (borbottando) onnipotente eh? (ad alta voce) certamente mio Signore!
Dio: cosa fanno in tv quest’oggi?
SP: (borbottando) onnisciente eh? (ad alta voce) quello di ieri alla stessa ora, Signore.
Dio: che palle!
SP: vuole che le metta l’ultima serie di Nip/Tuck?
Dio: Ma per Me! L’ho scritta io, vuoi che non la ricordi?..

..il silenzio pervade l’atmosfera..

Dio: Ho trovato. Come si chiamava quel tipo simpatico, quello che ho creato dopo la siesta pomeridiana una ventina di anni fa?
SP: no, ancora lui no..
Dio: abbiamo di meglio da fare?
SP: …
Dio: suvvia, lo faccio per scrupolo di scienza!
SP: charmingman..
Dio: ecco, lui! Perfetto!

Dopo una rapida occhiata verso il basso sporgendosi dal suo divano..

Dio: mmm.. si è ripreso però.. mmm.. è un tipo testardo, va punito. Via la donzella!
SP: ma, o Misericordioso, non mi sembra gius……
Dio: hai detto qualcosa per caso? Sento una strano bisbiglio.. Hai idea che palle sia poter avere tutto quello che si vuole e se non si ha, poterselo creare? È una vita difficile la mia, vuoi togliermi questi piccoli piaceri? Vuoi che ti metta a far compagnia a Caronte, laggiù a dirigere il traffico?
SP: ..no, no, signore, certo! Cosa metto nella voce “motivazioni”?
Dio: nulla, lascia in bianco che ti importa..fai iniziare lo spettacolo. ADESSO!


Ebbene sì. Di nuovo. Punto. E a capo. Ma analizziamo le possibili soluzioni..

1) Munirsi di calendario, possibilmente di un anno bisestile (se le cose si fanno, vanno fatte bene), e cominciare ad assegnare ai santi riconosciuti appellativi poco invidiabili. Provato e non funziona.

2) Passare direttamente al grado successivo, al Fattore. Provare a fare il record mondiale di bestemmie a tono e in rima nell’arco di mezz’ora tenendo a mente che Dio e Gesù sono considerate due entità distinte e che lo Spirito Santo vale doppio. Eventuali combo prevedono almeno un trittico in rima baciata. Provato e non funziona.

3) Prendere a pugni e calci qualsiasi cosa capiti a tiro, compresa la testa della tua lei magari, cercando al limite di frantumarti la mano contro un muro. Provato e, a parte un persistente dolore, non funziona.

4) Tirarsi una bella sega. Provato e, a parte un effimero sollievo, non funziona.

5) Giocare a qualsiasi sport conosciuto per svagare la mente, anche il Chinlone (variante cinese del calcio) o la lotta libera con cetacei di grosse dimensioni. Provato, e non funziona.

6) Contattare qualunque esse vivente di sesso femminile e limonarci anche chiudendosi gli occhi o tappandosi il naso, se necessario.
Nota bene: la dizione “essere” include eventualmente anche l’enorme cetaceo nominato al punto 5.
Nota bene: la dizione “vivente” esclude gli oggetti inanimati dotati di fori, comprese le bambole gonfiabili.
Provato e non funziona.

7) Ubriacarsi e/o stonarsi fino a non ricordarsi il proprio nome e/o se si è di destra o di sinistra per un considerevole numero di sere consecutive. Provato e non funziona.

8) Piangere disperatamente finchè i bulbi oculari nn invocano pietà chiedendo i danni per l’inondazione. Possibilmente di notte, al buio, con singhiozzi annessi. Provato e non funziona.

9) Provare a capire i motivi, il perché. Tornare sconfitti e sconsolati al punto 1. Provato e non funziona.

10) Stappare una bottiglia di champagne ed essere coscienti che non ci sono soluzioni. Non provato, chissà se funziona.

22 dicembre 2009

Son soddisfazioni (piccole piccole)

Hanno pubblicato un mio articolo su una rivista locale, chiamata Fuga di notizie. Dato che ci sono io, anche se non v'interessa, anche se forse non collaborerò più (non conosco la redazione, ringrazio il prof. Corbo per la marchetta), dovete abbonarvi.
 Visto che mi hanno tagliato mezzo articolo, che non sapevo neanche quando m'avrebbero pubblicato, che il lavoro è stato svolto a titolo gratuito, e soprattutto che
a Natale siamo tutti più buoni, credo d'avere il diritto a postare la versione integrale del testo su questo blog.

Napoli 25/11/09. I minuti scorrono lenti, l’attesa è snervante. Manca poco alla conferenza che Raffaele Cantone, ex pubblico ministero della Dda napoletana, terrà al liceo polifunzionale di Scampia Elsa Morante. Cantone, negli ultimi anni, è stato uno dei principali attori della lotta alla camorra. Le sue indagini sul clan dei casalesi hanno portato alla condanna all’ergastolo di alcuni tra i più spietati boss della cosca come Francesco Schiavone, detto Sandokan, e Francesco Bidognetti, meglio noto come Cicciotto ‘e mezzanotte. Nel 2008 ha pubblicato per Mondadori il libro Solo per giustizia, autobiografia in cui ripercorre la sua vita, racconta le indagini compiute, le persone che l’hanno supportato, le angosce di una vita sempre più difficile, tormentata dal grave pericolo della vendetta. Spesso ricorda: i clan non dimenticano i loro nemici.

Cantone però non vuole apparire come un eroe; nel libro si rileva la paura vissuta, il ricorrente desiderio di abbandonare la lotta ai clan, l’inquietudine che accompagnava ogni sua azione. Fobie che lasciano brillare ancora più forti gli ideali di giustizia che l’hanno spinto a continuare. Fobie che ritraggono tutta la sua umanità, rendendo il suo operato ancora più eroico.

L’ex pm è quasi arrivato. Le porte dell’Aula Magna dell’istituto vengono aperte. Gli studenti iniziano a occupare i posti. Mi siedo in fondo, la presenza di una cassa sopra la mia testa mi permetterà di seguire meglio l’incontro. Il magistrato arriva, viene accolto dagli applausi, poi un leggero brusio. Nell’aria si avvertono le conversazioni degli studenti, non tutti conoscono l’uomo che sta per parlare. Altri spiegano ai compagni chi sia, le tematiche del best seller da lui scritto. Il silenzio torna solo quando il preside della scuola, il Professor Carlo Antonelli, apre la conferenza con un discorso di benvenuto.

Alcuni studenti iniziano a porre domande al magistrato. Spesso si tratta solo di curiosità, da alcune emergono problematiche di sicuro interesse. Un ragazzo alto, i capelli rossi, chiede delucidazioni sul ddl sul processo breve, sulle conseguenze di tale norma. Il magistrato non ha dubbi, la sua risposta è certa e articolata. Definisce il processo breve un grave errore, una norma inopportuna e non idonea alle esigenze della giustizia, il cui risultato sarà solo la prescrizione di migliaia di processi, l’impunità di molti, troppi, criminali. Reputa illegittima l’estensione di tale norma ai processi di primo grado, accenna alle connessioni del decreto con le inchieste contro il premier, al conflitto d’interessi.

Gli studenti si accalcano per porre le loro questioni, una ragazza chiede al giudice cosa ne pensi degli attacchi politici alla magistratura, delle indagini sul candidato alla regione del PDL Nicola Cosentino. Anche questa volta la risposta è diretta, senza mezzi termini. Cantone accusa i politici di chiudersi a riccio contro le accuse, di strumentalizzare il normale corso della giustizia, di colorare le toghe a ogni pericolo. Per l’ex pm non esistono colori, ma solo un goffo opportunismo da parte di una classe politica sempre più vicina a un certo tipo di connivenze. L’allusione alla questione Cosentino si fa evidente quando invita la politica a liberarsi di presunte connessioni già prima dell’inizio delle indagini giudiziarie.

Un altro studente si alza in piedi, parla delle connessioni tra stato e mafia, chiede come sia possibile lottare contro il sistema criminale con uno stato chiaramente colluso. Il magistrato non nasconde il problema, richiama alla moralità le istituzioni, vede nel cittadino la soluzione. La criminalità nasce anche dalle abitudini, da modi di fare scorretti, da atteggiamenti prepotenti e illiberali. Il cittadino è il primo nella lotta contro la camorra. Denunciare le irregolarità deve essere una prassi, bisogna, nonostante tutto, avere fiducia nelle istituzioni. Essere consapevoli che la camorra, come ogni fenomeno umano, è destinata a tramontare. Un altro studente si alza in piedi, controbatte alle parole del magistrato. Crede che non sia impossibile sconfiggere la camorra, ma che comunque sia lo stesso stato a non volerla eliminare. La camorra crea posti di lavoro laddove ci sono povertà e ignoranza, sostituisce lo stato dove ce n’è bisogno. Cantone ammette che la mafia, più che essere un antistato, va spesso a convergere con la politica stessa, ma non accetta le conclusioni finali del giovane. La camorra non fa nient’altro che alimentare il degrado  laddove prolifera. Insinua nelle menti la rassegnazione alla barbarie, preclude ogni aspettativa di progresso economico con l’imposizione del pizzo, l’usura. Un imprenditore del nord non verrebbe mai a investire qui, nessuno vuole avere a che fare con la camorra, non credi?

E’ evidente la sfiducia nelle istituzioni da parte dei giovani, il richiamo del pm è forte, ma troppo idealizzato, decido di porgli una domanda, di portare il magistrato a dare corpo alle idee. Scavalco altri studenti con fare ammiccante, c’è un po’ d’emozione. Non nascondo la mia stima nei confronti di questo personaggio. Mi ritrovo di fronte a Cantone. Gli stringo la mano. Inizio a parlare. Do una provocazione, faccio un’analogia. La legge elettorale italiana prevede, alle elezioni parlamentari, la scelta del solo partito. Sono poi i capi dei partiti a selezionare chi siederà ai vari seggi. Ciò ha portato il parlamento a diventare una casta fatta di amici, avvocati, parenti dei potenti che paradossalmente somiglia fin troppo alle logiche della famiglia mafiosa, in cui ad avanzare sono solo i figli e i fidati dei boss. Com’è possibile avere fiducia in una politica che è largamente inquinata dalla criminalità, dal nepotismo, e dall’interesse personale? Segue un applauso. Il giudice si stupisce di un’analisi così attenta (ndr: non è che sia egocentrico, riporto solo gli avvenimenti!). Cantone esprime la necessità di riportare la politica in comunicazione diretta con il cittadino, e il dovere del cittadino stesso di interessarsi della politica. Le mafie si sono introdotte negli apparati statali partendo dalle piccole realtà, dai comuni. Quando si votano i rappresentati comunali sono disponibili le liste con i candidati. Il cittadino serio deve impegnarsi a conoscere chi sta per votare. Solo partendo dalla politica di strada è possibile arrivare a cambiare i vertici. Non possiamo immaginare di azzerare tutto d’un tratto.

Torno a posto. La conferenza è giunta quasi al termine. Alcuni chiedono delucidazioni sul libro, Cantone narra alcuni aneddoti della sua vita. Racconta di quando partecipò al concorso per diventare auditore giudiziario, della presenza di moltissimi figli d’arte, della paura di non riuscire a passare, dei sacrifici compiuti dal padre e della voglia di riscattare il suo paese di origine, Giugliano. Narra di come sia riuscito a portare avanti le indagini senza lasciarsi intimorire dalle minacce dei casalesi, senza curarsi dell’odio dei vicini, intimoriti dal suo coraggio. Di come reputi fondamentale il contatto diretto con i giovani e di quando, in una scuola elementare, un figlio di un boss abbandonò l’aula a seguito di un suo discorso. Storie che tendono a portare a un unico pensiero, al messaggio che Cantone intende lasciare, e con cui si chiude la conferenza. Non aspettate che arrivino salvatori, la lotta alla camorra la fa innanzitutto chi l’ha vista, chi ha pagato la sua presenza sulla pelle. Io sono nato a Giugliano, così come Borsellino e Falcone erano siciliani. La lotta alla mafia dobbiamo farla noi stessi. Siamo noi a dover estirpare per primi i mali della nostra terra. Se aspettiamo l’arrivo degli altri, marcirà tutto.

Silvio fai schifo ai maiali

Visto il momentaccio che sta attraversando anch'io ci tenevo a mandargli un messaggio di solidarietà.
Fare schifo ai maiali è una tipica espressione toscana (ma non solo, forse): sul fatto che questi simpatici animali siano poco schizzinosi credo che nessuno abbia dei dubbi, ma solo chi li ha visti di persona può realmente rendersi conto di quanto poco attenti al design siano i nostri succulenti amici.
Pensando però al nome del nostro blog, quello serio nella barra degli indirizzi (non "Le Saghe di Onan" di cui tutti noi andiamo molto orgogliosi), mi viene in mente un significato più profondo per la mia frase. Credo che pure i maiali di Orwell, non esattamente dei principi di moralità, di fronte a un tale personaggio se ne andrebbero disgustati, grufolando il proprio dissenso.

16 dicembre 2009

Cagao Meravigliao!

Non so se quello che sto per scrivere sia dovuto al mio rinomato cinismo o, come dicevo nel post precedente, alla totale mancanza di speranza per questo paese. Magari sono due facce della stessa medaglia; fra l'altro mi piacerebbe indagare sul cinismo dei blogger, ma lo farò un'altra volta.
Ci pensavo notando un paio di miei amici su Facebook aderire ad un gruppo come "No al decreto Maroni, si a Valsoia" (forse la seconda parte non c'era e l'ho appena inventata). Non discuto dell'opportunità e dell'efficacia insita nell'iscriversi ad un gruppo su Facebook, tanto sappiamo tutti che è un modo simpatico di perdere tempo, voglio dire, può essere bello fare numero con un insieme di persone che la pensano come te su qualcosa ed io stesso risulto iscritto a dei gruppi che certamente non potranno ottenere alcun risultato, come ad esempio "No all'omeopatia per curare l'Italia dalla mafia", "Ragionevole salvaguardia dei congiuntivi" oppure "Spieghiamo a Totti come usare la lettera Q". Quello che mi sorprende davvero è la sorpresa stessa. (beh, cosa vi aspettavate da un cinico?)
Non comprendo l'abitudine, del tutto superpartes, di soprendersi per fatti che sono all'ordine del giorno da anni, decenni o secoli. Non capisco perchè enfatizzare notizie scontate, banali o già note. Per esempio, in questo caso, perchè tutto questo allarmismo per la censura della rete? perchè tutte queste prese di posizione per salvaguardare un nostro diritto? provate a cercare "Massimo Tartaglia" o "Berlusconi duomo" o "Berlusconi faccia" su Google immagini e poi venitemi a riferire. Magari potremmo parlare dello stesso Facebook, che mi ha iscritto automaticamente a 3 gruppi di sostegno a Berlusconi (no, non hanno cambiato il nome del gruppo, mi hanno proprio iscritto). O del fatto che siamo il paese occidentale che usa meno internet. Cosa volete che mi importi di Maroni?
Non mi capacito di come le dichiarazioni di un pentito come Spatuzza, per dirne un'altra, possano assumere tutto questo rilievo: porca puttana, è dal 1996 che decine di pentiti dicono la stessa cosa e ancora la gente è disposta a prenderla come una novità? ed è disposta a sorprendersi se c'è qualche processo che parla di Silvio come di un mafioso o un ladro o un corruttore. Magari la gente accoglierà con un grido di meraviglia il perdono di Berlusconi, la sua visita a Tartaglia con carezze e preghiere e stuoli di pennaioli e telecamere a riprendere l'evento.
Probabilmente si è nel giusto affermando che l'Italia manca completamente di memoria storica, io aggiungerei che anche quella a breve termine mostra segni di cedimento. La vitalità della democrazia si misura con la coscienza civile; con la capacità di indignarsi, non di sorprendersi. I colti di sorpresa sono uomini facili da sconfiggere e semplici da gestire.

14 dicembre 2009

Il triangolo di Tartaglia

Latrice del fatto del giorno, in barba alle continue assoluzioni interne per guardie carcerarie e medici del caso Cucchi, ne deduco evidentemente morto in maniera non violenta, e ai rapporti sul vertice di Copenaghen, fu mia nonna, giunta nella mia camera al grido, rauco per l'età, di "c'è stato un attentato a Berlusconi". Lì il mio cervello ha reagito con sorprendente velocità: mentre aggiornavo le pagine online per cercare qualche notizia mi ero già immaginato a sgommare in macchina con il colbacco, spumante, maglietta d'ordinanza "Sirvio Puppa", CD degli Inti Illimani a palla e clacson strombazzante che nemmeno avessimo vinto i mondiali. Avevo già pregustato una nazione divisa fra una malcelata soddisfazione ed uno spaesamento alla ricerca del prossimo mandriano, le istituzioni inattive per qualche giorno, finalmente.
Nemmeno il tempo di illudermi di tutto questo e leggo di una statuetta del Duomo di Milano scagliata in faccia al suo illustre conterraneo. In sostanza, un paio di giorni di riposo, bisogna rifare il trucco e magari sostituire la valvola della camera d'aria e poi il capo torna in campo con un altro lustro in meno sul groppone. A questo punto, come parziale risarcimento per la cocente delusione, ho pensato al post che certamente Spinoza avrebbe dedicato all'evento.
Però ho provato un certo piacere nell'immaginare Berlusconi sanguinante, scalfito, confuso ed insicuro. Lui che si è costruito un muro pronto a parare ogni attacco, a raffreddare ogni critica, a contestare ogni fatto e sovvertire ogni realtà, sanguinante per colpa di uno squilibrato armato di una piccola statuetta. Un gesto che non avrei mai fatto nè organizzato, essenzialmente perchè potrebbe valere la pena di sacrificare la propria vita per un'ideale, magari, ma non per un gregge, e perchè fine a sè stesso come persino un attentato, uno vero, dico, con mezza tonnellata di tritolo a far saltare quella merda che distrugge il mio Paese, risulterebbe essere, dinanzi all'abulica indifferenza di troppa gente.
Il berlusconismo non può essere abbattuto in nessun modo, allo stato attuale delle cose, perchè manca una coscienza sociale in grado di abbatterlo. Quanto accaduto non è un gesto sintomo o conseguenza di qualcosa, o di un particolare clima. Molti si chiedono dove andremo a finire, con quest'aria che si respira. Io credo che ci siamo già arrivati da un pezzo.
Supponiamo che domani venti milioni di iraniani diano il via ad una rivoluzione armata contro la dittatura islamica, sanguinaria come non potrebbe essere altrimenti. Non mi sentirei di condannarne la violenza, gioirei se coloro che governano laggiù finissero lapidati a testa in giù nella pubblica piazza. Ma come si fa a stabilire un limite oltre il quale la violenza può essere tollerata o magari persino invocata? Con le dovute proporzioni, anche nel nostro paese siamo vittime di soprusi, di furti, di violenza verbale su milioni di persone, di ottundimento statalizzato, di instabilità sociale e persino di violenza fisica. La quasi totalità del paese, a prescindere dalle proprie preferenze politiche e dalla cultura o capacità espressiva, vive nel profondo convincimento che nessuno dei nostri politici agisca nel comune interesse. Una nazione che è disposta a dare per scontato che la classe politica agisca esclusivamente come una casta ha già perso in partenza. Qualcuno disse che la democrazia bisogna guadagnarsela, mentre la dittatura la si merita. Ma quanta violenza ha dovuto subire e continua a subire il mio popolo per adagiarsi, come un cane addestrato a bastonate, in un clima di totale sordità?
Ho perso la speranza di un mutamento politico e sociale in Italia, ma non posso che gioire quando l'emblema delle cause e delle conseguenze del più becero italiotismo viene colpito, seppur simbolicamente. Mi sembra che un pò della rabbia per l'uomo che sta distruggendo la mia patria si sfoghi con un gesto istintivo, mi compiaccio del male fisico che l'uomo ha provato, l'unico che possa affliggerlo nella sua torre d'avorio. Ma non provo nessuna pena guardando il suo sangue ed i suoi denti rotti:

"Sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime"


PS. ecco il mio personale suovenir pisano per il nostro amato premier.

12 dicembre 2009

Muoio

Onde cancellano i segni,
venti coprono i suoni,
mentre osservo
il cocente saluto
di un sole calante.
Vivo l'attesa.

Di trovare lo spazio,
condividendo i pensieri.
Di smarrire il tempo,
ascoltando le tue manie.
Di arrivare alla bellezza,
perdendomi nei tuoi occhi.

Alzo lo sguardo.
Non ci sei, 
non verrai.
Muoio.

7 dicembre 2009

Le fiabe di Niccolò Ghedini


C'era una volta un drago. La fiera viveva lieta nella pianura in compagnia dei suoi amici elfi. Un dì si svegliò e scoprì che i suoi affezionati l'avevano abbandonato. Possenti castelli si ergevano dove c'erano campi e risaie, acque scure e inquinate scorrevano nel fiume, prima puro e limpido.

 Il nobile drago allora bussò alle porte del maniero, aprì un elfo, gli domandò: - Oh minuto compagno, un tempo mi fosti amico, in virtù del comune passato rivelami chi ha costruito questa colossale fortezza!-. L’elfo, aperto in due, rispose: -E’ stato il mago! Mi pento d’aver accettato danaro in cambio di questi terreni, ma, ti prego, chiudimi di nuovo!-. Il mostro acconsentì, comprò in un vicino supermercato dell’attack, e chiuse il vecchio amico, consapevole della tradizione di rispettare i pentiti. Dopo aver chiuso l’amico dentro il castello gettò l’attack, dubbioso sul perché di quell’acquisto.

Il drago andò in città dove viveva il mago. Chiese un incontro alla segretaria e aspettò il turno. Terminato l’appuntamento con l'avvenente signorina ebbe modo di parlare al veggente. L’ incantatore osservò l'orrida creatura e disse: -Oh altissima bestia, io sono il mago, trasformo l’oro in appalto, la ricchezza in virtù, se vuoi godere dei miei prodigi devi offrire moneta sonante-. Il drago, adirato dalle parole del mago, lo incendiò. Si era dimenticato di non essere provvisto di tasche e aveva lasciato i soldi a casa.

Tornò nel suo giaciglio, appagato dalle gesta compiute. Stanco della lunga giornata, si distese sul letto e accese la tv. Le fiamme apparvero quanto mai insolite. Allarmato dall’evento telefonò suo cugino e disse: -Oh, gentile consanguineo, la mia televisione non si accende come dovrebbe, c’è di sicuro un’interferenza!-. Il parente, al corrente, affermò: -Ma no, stolto fratello! Ciò che vedi è un nuovo canale, i programmi son nuovi e alquanto bizzarri, adocchio anch’io un uomo vestito da donna, ma lo seguo comunque con larvale attenzione-. Il drago, che vedeva solo fuoco, restò lievemente perplesso, ma deciso a risolvere la tenzone, richiese al parente: - Oh carissimo, dove potrò mai trovare l’autore di cotanto turbamento?- Al che, repentina la risposta: -Lo troverai in un modesto borgo, dove vive in un sontuoso palazzo, circondato da cortigiani e concubine, egli è il nobile cavaliere-.

Il drago andò nel paesino e incontrò il cavaliere. Era deciso a incenerirlo. Il prode allora chiamò uno scudiero, detto Corleone, per il coraggio e la fedeltà alla famiglia. Corleone, taciturno, consegnò un pizzino alla bestia e l'animale fu domato. Fu fatto eroe e stalliere di corte.

Morale: puoi avere anche buone intenzioni, il potere di uccidere maghi ed elfi, ma ricorda che nelle favole i buoni e gli eroi sono solo cavalieri e scudieri.

3 dicembre 2009

Pastori berberi della maremma (maiala)

Il mio Nokia n73 ha sempre avuto un'anima anarchica, ma con il clima di impunità e di Hiroshima culturale che regna nel paese ultimamente si è lasciato un po' prendere la mano sentendosi in diritto di fare ciò che vuole. L'altro giorno digitando 3 appariva 7, con 1 entrava nei messaggi, con c nella rubrica e cercando di spegnerlo mi faceva puppa. Ho deciso quindi di formattarlo.

Deep reset: si esegue digitando sul cellulare *#7370# si formatta completamente la memoria del telefono e si riporta allo stato di fabbrica (come ve l'hanno dato quando era nuovo) e potrebbe chiedere il codice di protezione, se non l'avete cambiato è 12345 per default.
Hard reset
: si esegue con il telefono spento, bisogna premere contemporaneamente tasto verde (chiamata), asterisco e il tasto 3 tenendoli premuti accendere il telefono con il tasto di accensione. Vanno rilasciati solo quando viene richiesto il pin o dopo che è stato avviato il sistema (per intenderci alla stretta di mano). In questo modo si effettua una formattazione completa e vengono ripristinati i file di default, cancellati tutti i dati e i programmi della memoria.

Scettico per la presenza di tutti quei 3 (e pure qualche 1) provo ad eseguire entrambe le istruzioni e naturalmente non accade nulla tranne la crescita esponenziale della mia incazzatura. Dopo una mezz'ora di tentativi vari, tipo spegnerlo togliendo la batteria, supplicarlo, minacciarlo e così via, decido di passare alle maniere forti. Lo lascio cadere da mezzo metro d'altezza sullo spigolo in basso a destra recitando una formula sciamanica nota solo a me, nonno Archirio e Franco Battiato, che coinvolge in un crescendo di aggettivi pastori berberi, la maremma, la prima donna sulla Terra, il suo presunto creatore, la madre del figlio di quest'ultimo e un santo dalle mani così bucate da avere una tomba in oro massiccio.

Nemmeno da nuovo funzionava bene come adesso.

2 dicembre 2009

Franco Frattini legge questo blog e io vendo sciarpe

Sono stato impegnato a scrivere cose che non posso pubblicare qui. E' ignobile!
Questo spazio resta comunque sotto controllo. Lo sapevate che in quel periodo lontano in cui si discuteva su Repubblica scuola c'è stato un lettore che risponde alla figura del ministro agli affari esteri Franco Frattini? Adesso lo sapete.
Ecco la prova annessa:

Forse il lettore non era Frattini, ma di sicuro era un dipendente del ministero. Potrei scrivere per ore di come sia vergognoso che un dipendente pubblico si metta a leggere i blog invece di lavorare, ma in fondo agli esteri la mansione più diffusa è denunciare giornali esteri. Potrei fare un elogio all'operato di Brunetta, ma credo resti comunque un nano dal cuore troppo vicino al buco del culo. Potrei vantarmi di avere lettori sopraffini, ma su questo è lecito nutrire dubbi.
Scriverò invece della pratica di vendere sciarpe a scuola, e anche fuori. Capita che il sottoscritto, legato da vincoli familiari alla temibile corporazione della lana, riceva in dono dal nobile nonno la fornitura di 50 paia di cappelli e sciarpe di vario colore e design. Un regalo inaspettato, di dubbia adeguatezza. Insomma, capisco che sia prossimo l’avvento del natale, ma non conosco certo 50 persone a cui donare sciarpa e cappello? I modelli sono 3, i colori 6, non posso di sicuro trattenerli tutti per me! Così, animato da borghesi istinti, ho abbandonato il mio fare elitario e ho preso una coscienziosa risoluzione, vendere i cappelli. Devo dire che è stata una scelta alquanto dura, ma imprescindibile. Scrollarmi le abitudini baronali e bagnarmi di avidità mercantile non è stato facile, ma ci son riuscito più che bene. Per ciò che concerne tali soverchierie vi basta rammentare che si tratta di completi d’alta fattura, tutti originali, di eccellente finitura, cuciti da sapienti artigiani nostrani con materie prime d’altissima qualità. Prodotti di nicchia selezionati e venduti solo a chi di denaro ne ha da gettare.
In offerta, fino all'esaurirsi delle scorte, dal fabbricante al consumatore, privi di dazi e di altre imposte. 10 euro per appagare le membra, 10 euro per allietare le tasche.

Voi siete interessati? Su, che il natale si avvicina! Ordinatene qualcuna!

1 dicembre 2009

Il triangolo nei bermuda

C'è qualcosa di sadicamente affascinante nel modo in cui gli oggetti tecnicamente inanimati si dispongono nella maniera più scomoda possibile, di modo che, al momento in cui fra il ciarpame che decora le nostre case si elegge a strumento utile un solo diabolico elemento, quello si trova nel luogo più improbabile, raggiungibile solo con l'aiuto di un machete e del proprio santo di fiducia. Troppo spesso capita di imbattersi in oggetti di cui neppure si conserva la memoria, che attendono fedelmente di essere evocati, oppure di averne sempre fra le scatole degli altri, che previdentemente provvedono a rifugiarsi in angusti cassetti proprio quando ci servono. Magari non si trovano proprio nel momento del bisogno, ma tutti questi oggetti tendono a saltar fuori, prima o poi. Tutti, tranne uno.
Chiunque suoni la chitarra lo sa, ci sbatte la testa e poi impara la lezione, si arrende e si adegua; e per chitarristi non intendo necessariamente gente che suoni Jimi Hendrix con le dita dei piedi e con una benda sugli occhi, ma anche persone come me che iniziano con tre accordi per strimpellare malamente le canzoni di Battisti davanti ad un falò e finiscono con gli stessi tre accordi a canticchiare, sempre malamente, qualche classico del Liga per ammaliare le ragazzette. Lo sappiamo tutti, nello stesso modo: i plettri spariscono.
Approfittando delle loro esigue dimensioni, questi piccoli arnesi di plastica si volatilizzano non appena persi di vista. E' solo una questione di tempo, ma sono destinati a mancare tutti, uno dopo l'altro, per non comparire mai più, anche se una legge fondamentale della fisica spiega che nulla si crea o distrugge, al più qualcosa si trasforma. Posso supporre che si sacrificano per aiutare l'amplificazione della mia chitarra elettrica a disturbare il vicinato, disintegrandosi per diventare energia pura, perchè altrimenti non si spiega. In casa ogni chitarrista perde decine, centinaia, di plettri e non ne ritrova mai neppure uno. Talora ne salta fuori qualcuno senza nome nè volto da posti nei quali non poteva in nessun modo essere stato riposto, come il presepe, il barattolo con i Canestrelli, il pendolo o il bicchiere degli spazzolini, per poi tornare poco dopo nell'oblio degli oggetti perduti.
Chiunque abbia suonato una chitarra per più di 5 minuti, sa che appoggiare il plettro su un qualsiasi piano, magari per pizzicare le corde con le dita o per bere un bicchiere d'acqua o rispondere al telefono, significa con buone probabilità non rivederlo mai più. E' così che i chitarristi imparano a fare gli arpeggi senza guardare la chitarra, per non dover staccare gli occhi dal plettro che innocentemente attende il momento propizio, sia esso uno starnuto o un battito di ciglia protratto troppo a lungo, per fuggire in dimensioni a noi ignote.
Tuttavia, ancora mi viene da piangere nel constatare che questi miei piccoli sadici amici diminuiscono costantemente ed ineluttabilmente. Una volta, in bagno, me ne cadde uno da una tasca interna di un pantaloncino che avevo appena usato per un'intera partita di pallone, pantaloncino che peraltro prima di quel giorno non aveva mai avuto tasche, interne o esterne che fossero. Felice per l'inconsueto ritrovamento mi attardo sotto la doccia per poi uscire e scoprire che nel bagno, chiuso a chiave, ero rimasto da solo. Mi piace immaginarlo mentre si tuffa nelle tubature e festoso finisce nell'Arno, a pizzicare i baffi dei pesci-gatto prima di terminare la sua corsa nell'enormità del mare, alla ricerca di qualche mistero più grosso del suo.


PS. dato che novembre è finito, piove e si parla di chitarre, vi lascio in compagnia di qualcosa che, anche a causa delle continue sparizioni, non sarò mai in grado di emulare.